18 Agosto

18 agosto 2019

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Quella domenica 18 agosto è, fra i giorni della mia vita, uno dei tre o quattro che mi recito da cima a fondo, quando voglio cercare di raggiungere l’estasi di rivivermi. Mi spiego: io col passato ho rapporti di tipo vizioso, e lo imbalsamo in me, lo accarezzo senza posa, come taluno fa coi cadaveri amati. Le strategie per possederlo sono le solite, e le adopero tutt’e due. Dapprincipio mi visito da forestiero turista, con agio, sostando davanti a ogni cocciopesto, a ogni anticaglia regale; bracconiere di ricordi, non voglio spaventare la selvaggina. Poi metto da parte le lusinghe, l’educazione, lancio a ritroso dentro me stesso occhi crudeli di Parto, lesti a cogliere e a fuggire. Dagli attimi che dissotterro – quanti ne ho vissuti apposta per potermeli ricordare!- non so cavare pensieri, io non ho una testa forte, e il pensiero o mi spaventa o mi stanca. Ma bagliori, invece… bagliori di luce e ombra, e quell’odore di accaduto, rimasto nascosto con milioni d’altri per anni e anni in un castone invisibile, quassopra, dietro la fronte… Sento a volte che basterebbe un niente, un filo di forza in più o un demone suggeritore… e sforzerei il muro, otterrei, io che il Non Essere indigna e l’Essere intimidisce, il miracolo del Bis, il bellissimo Riessere

Gesualdo Bufalino, Diceria dell’untore, 1981, ed. cons. Bompiani, 1992, p. 75

I giorni dell’estate del 1946, al sanatorio della Rocca nei pressi di Palermo, passano come i gradini della “scala mobile di una Rinascente”, che si assottigliano inesorabilmente e spariscono uno dopo l’altro. Di tutti i giorni che il narratore trascorre nella casa di cura, in compagnia di altri ammalati di tubercolosi – ai quali è destinato a sopravvivere – uno, in particolare, torna nei suoi ricordi. Domenica 18 agosto è la data dell’incontro con la giovane Marta per una passeggiata in città, fra chioschi di granite, viali di palme e confidenze via via più intime, che porteranno ad altri rari ma intensi appuntamenti. Una giornata degna di essere rivissuta, richiamata al presente come un bis a teatro.

Vai a Cartolina per un 18 agosto

Dicono del libro

Altre storie che accadono oggi

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“… Il diciotto d’agosto il sole splendeva e tutti ne apprezzavano ancor più la provvida giocondità dopo i tristi giorni piovosi…”
George Eliot, Adam Bede

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“… Il pomeriggio di quel giorno (il mio diario tascabile mi dice che era martedì 18 agosto), almeno sei o sette tamburi rullarono da vari punti…”
Arthur Conan Doyle, Il mondo perduto

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“…. Ecco qui. Il 18 agosto, capisci, è il 18 agosto 1936… C’è una piccola stazione, come quella di Grafenegg, la vedi?…”
Franz Werfel, Il cielo rubato

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“… E Phili non può più muoversi dal 18 agosto, mentre noi non possiamo più ripassare da questo 18 agosto…”
Franz Werfel, Il cielo rubato

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“… Strappai ai miei editori un anticipo di un migliaio di dollari e il 18 agosto ripartii per la Francia…”
Frederic Prokosch, Voci


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