J.T.Fraser e la Società del Tempo

KronoScope“L’attacco a Pearl Harbor del 1941 avvenne una domenica mattina; era sabato sera quando, nel 1981, il governo polacco schiacciò Solidarność. Nei sistemi totalitari moderni, il momento in cui è più probabile che il poliziotto bussi alla porta sono le primissime ore del mattino”. Sono osservazioni di Julius Thomas Fraser su come il tempo pervada e determini qualunque manifestazione della vita, intrecciando rotazione della terra, ritmi biologici, scelte sociali, e sono tratte da uno dei libri più popolari di questo singolare studioso, Time. The Familiar Stranger, 1987 (tradotto in italiano da L. Cornalba col titolo Il tempo: una presenza sconosciuta, Feltrinelli 1991).
Julius Thomas Fraser (Budapest 1923 – Westport CT 2010), dopo studi tecnico-scientifici (e diversi brevetti di giroscopi, sensori, circuiti a microonde), si rivolge allo studio del tempo, con metodo profondamente interdisciplinare. Nel 1966 fonda l’International Society for the Study of Time (ISST), un’associazione che riunisce chi si interessi del tempo, dal punto di vista della fisica o della psicologia, della sociologia o dell’analisi letteraria, del montaggio filmico o degli strumenti di misurazione, della biologia o della musica. Figura carismatica, in grado di coordinare le materie più disparate, Fraser ha scritto molto e soprattutto ha creato una rete mondiale di ricercatori interconnessi, su base volontaria  e senza vincoli accademici. L’ISST (diretta ora da Paul Harris e Jo Alyson Parker) pubblica la rivista “KronoScope” e organizza ogni tre anni un simposio di studi. Fra le sedi, negli anni scorsi, è stata spesso scelta l’Italia, alla cui cultura Fraser ha reso omaggio, con letture di Michelangelo e Galileo. 
Antonella Sbrilli (ISST member)

 

28 Gennaio

28 gennaio 2013

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28 gennaio. […] Notte

Comincia, segue. Fra la fine del concerto e il primo bis trovai il suo nome e la strada. Piazza Vladas, ponte dei Mercati. Attraversando piazza Vladas proseguii fino all’inizio del ponte, un po’ camminando svelta, un po’ col desiderio di fermarmi davanti a case e vetrine, bambini ben coperti e fontane con alti eroi dagli imbiancati mantelli, Tadeo Alanko e Vladislav Néroy, bevitori di tokay e suonatori di cembalo. […]
(È più comodo parlare al presente. Questo succedeva alle otto, quando Elsa Piaggio suonava il terzo bis, credo Julián Aguirre o Carlos Guastavino, una cosa con prati e uccellini). Ma sono diventata un’imbrogliona con il tempo, non lo rispetto più 

Julio Cortázar, Lontana in Bestiario, 1951, tr. it. F. Rossini Nicoletti, Einaudi, 1965, pp. 28, 29

Terzo racconto della raccolta Bestiario, Lontana (Lejana) riporta il diario di una giovane di Buenos Aires, Alina Reyes, abile nei giochi di parole, come i palindromi (“salta lenin el Atlas”) e gli anagrammi, fra cui risalta quello del suono nome “es la reina y”, attraente perché la frase non si conclude. Il diario racconta l’inquietante sensazione che un’altra se stessa esista, a Budapest, e che sia una vecchia mendicante. La notte del 28 gennaio, i soggetti, i tempi dei verbi, i luoghi, le distanze, si confondono, preludendo all’incontro inquietante che accadrà di lì a pochi mesi. 

 

Dicono del libro
“Il misterioso, l’irrazionale, il tragico germogliano dalla più corporea descrizione del quotidiano. Sugli scenari reali si stacca il ‘bestiario’ metafisico: animali invisibili, come la tigre del racconto che dà il titolo al libro, o immaginari, o creati dal nulla come i coniglietti della Lettera a una signorina a Parigi, oppure descritti con tanta dolorosa precisione da finire per immedesimarsi in essi. Bestiario è il libro che nel 1951 ha rivelato Cortázar, ed è forse la migliore ‘introduzione’ all’arte di questo scrittore capace di pagine folgoranti”
(dalla quarta di copertina dell.ed. Einaudi, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Arrivai ai ‘Cigni’, ripeto, il 28 gennaio del 1930, con la mia doppietta…”
Silvina Ocampo, L’impostore

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“… la notte del 28 gennaio 1943, l’ultima che Tom Jericho aveva passato con Claire…”
Robert Harris,

Enigma

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“… Piuttosto intelligentemente, il vernissage era stato fissato per il 28 gennaio…”
Michel Houellebecq, La carta e il territorio

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28 gennaio. […] Notte

Comincia, segue. Fra la fine del concerto e il primo bis trovai il suo nome e la strada. Piazza Vladas, ponte dei Mercati. Attraversando piazza Vladas proseguii fino all’inizio del ponte, un po’ camminando svelta, un po’ col desiderio di fermarmi davanti a case e vetrine, bambini ben coperti e fontane con alti eroi dagli imbiancati mantelli, Tadeo Alanko e Vladislav Néroy, bevitori di tokay e suonatori di cembalo. […]
(È più comodo parlare al presente. Questo succedeva alle otto, quando Elsa Piaggio suonava il terzo bis, credo Julián Aguirre o Carlos Guastavino, una cosa con prati e uccellini). Ma sono diventata un’imbrogliona con il tempo, non lo rispetto più 

Julio Cortázar, Lontana in Bestiario, 1951, tr. it. F. Rossini Nicoletti, Einaudi, 1965, pp. 28, 29

Terzo racconto della raccolta Bestiario, Lontana (Lejana) riporta il diario di una giovane di Buenos Aires, Alina Reyes, abile nei giochi di parole, come i palindromi (“salta lenin el Atlas”) e gli anagrammi, fra cui risalta quello del suono nome “es la reina y”, attraente perché la frase non si conclude. Il diario racconta l’inquietante sensazione che un’altra se stessa esista, a Budapest, e che sia una vecchia mendicante. La notte del 28 gennaio, i soggetti, i tempi dei verbi, i luoghi, le distanze, si confondono, preludendo all’incontro inquietante che accadrà di lì a pochi mesi. 

Dicono del libro
“Il misterioso, l’irrazionale, il tragico germogliano dalla più corporea descrizione del quotidiano. Sugli scenari reali si stacca il ‘bestiario’ metafisico: animali invisibili, come la tigre del racconto che dà il titolo al libro, o immaginari, o creati dal nulla come i coniglietti della Lettera a una signorina a Parigi, oppure descritti con tanta dolorosa precisione da finire per immedesimarsi in essi. Bestiario è il libro che nel 1951 ha rivelato Cortázar, ed è forse la migliore ‘introduzione’ all’arte di questo scrittore capace di pagine folgoranti”
(dalla quarta di copertina dell.ed. Einaudi, op. cit.)