7 Novembre

7 novembre 2017

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Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don Abbondio, curato d’una delle terre accennate di sopra: il nome di questa, né il casato del personaggio, non si trovan nel manoscritto, né a questo luogo né altrove. Diceva tranquillamente il suo ufizio, e talvolta, tra un salmo e l’altro, chiudeva il breviario, tenendovi dentro, per segno, l’indice della mano destra, e, messa poi questa nell’altra dietro la schiena, proseguiva il suo cammino, guardando a terra, e buttando con un piede verso il muro i ciottoli che facevano inciampo nel sentiero: poi alzava il viso, e, girati oziosamente gli occhi all’intorno, li fissava alla parte d’un monte, dove la luce del sole già scomparso, scappando per i fessi del monte opposto, si dipingeva qua e là sui massi sporgenti, come a larghe e inuguali pezze di porpora

Alessandro Manzoni, I promessi sposi, 1827-40, ed. cons. Garzanti, 1981, pp. 7-8

La vicenda narrata ne I promessi sposi ha inizio nel novembre del 1628, a ridosso della rivolta di San Martino, provocata dalla carestia. La  data scelta da Manzoni per introdurre la storia, e il personaggio di Don Abbondio, è il 7 novembre. È una giornata autunnale, appena dopo il tramonto, con il sole che ancora illumina i monti, mentre Don Abbondio percorre la strada sulla quale incontrerà i bravi di Don Rodrigo che gli intimeranno di non celebrare le nozze fra Renzo e Lucia. Sempre a novembre, nell’anno successivo, le prime avvisaglie della peste faranno la loro comparsa a Milano e l’anno dopo ancora, il 1630, la vicenda iniziata il 7 novembre del 1628 troverà il suo compimento col matrimonio dei due giovani. 

 

Dicono del libro

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