5 Febbraio

5 febbraio 2018

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Barcellona, 5 febbraio
“Santino, guarda bene quello che devi fare:  la farina la metti a fontana, poi aggiungi la sugna, le uova e poi mescoli tutto insieme.”
“E la ricotta, mamma?”
“Dopo. Ma le mani le hai pulite?”
“Sì, mamma.”
“E allora impasta, che la forza ce l’hai, 
sennò che uomo sei?”
Santino è un bimbo dolce e vivace e oggi per la prima volta mi aiuta a preparare le magiche cascatelle. Il giorno del parto ho promesso alla Santuzza che mai più avrei dimenticato di preparare i dolci votivi il cinque di febbraio.
“Va bene, io impasto forte, ma tu, mamma, continua la storia…”

 Giuseppina Torregrossa,  Il conto delle mine, 2009, Mondadori

 

Dicono del libro
“Ogni anno nonna Agata vuole accanto a sé la nipote Agatina per insegnarle i segreti dei dolci in onore della Santa di cui entrambe portano il nome. Mentre impastano le cassatelle a forma di seno, le “minne”, la nonna racconta il martirio della Santuzza, cui il crudele console Quinziano, non sopportando di sentirsi respinto, fece tagliare le mammelle. La drammatica vicenda rivela una delle regole del mondo maschile: “… devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane”. Parte da qui il “cuntu”, il racconto, della storia di una famiglia siciliana e delle sue donne straordinarie. Per ciascuna di loro, fino alla piccola Agatina che dovrà diventare grande, le minne hanno un significato speciale: grandi o minuscole, aride o feconde, amate senza pudore o trascurate da uomini disattenti, sane o malate, diventano la chiave per svelare i più intimi segreti della femminilità e dell’orgoglio di generazioni di donne e di una in particolare, forse la più coraggiosa.'”
(dalla scheda del libro sul sito ibs)

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