5 Settembre

5 settembre 2018

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Il 5 settembre 1395 non ci fu milanese che non cercasse un posto nella piazza di Sant’Ambrogio. Era uno spettacolo di grandezza che rendeva pensosi gli antichi spiriti guelfi e comunali, ma che affascinava tutti. S’erano viste tante incoronazioni imperiali; ma non s’era mai visto incoronato un milanese. Nella dolce mattina appena brumosa, l’uscita della cavalleria dal castello di Porta Giovia è coloratissima, folta di principi di ambasciatori e di vescovi, seguita da una turba di cantanti e di musici che in ordine vivace si dispongono sulla piazza. Un palco ad anfiteatro coperto di tessuti purpurei occupava la parte della cittadella – le mura descritte dal Petrarca – di fronte alla chiesa. Lo riparava un gran baldacchino d’oro. Giangaleazzo e i familiari, il messo imperiale, i condottieri celebri, coloro che avevano una carica nello stato, stavano sotto il cielo d’oro; una squadra di veterani fedelissimi viscontei facevano la guardia. Sventolavano le biscie verdi sulle bandiere

Maria Bellonci, Tu vipera gentile, 1972, Mondadori 1993, p.255

La vita di Giangaleazzo Visconti – potente duca di Milano, durante il cui governo la città prospera – è costellata di date fatali. Quando morì, il 3 settembre del 1402, forse di peste o di malaria, “in cielo era apparsa una cometa”, in cui riconobbe, orgogliosamente, una specie di chiamata divina. Era stato nominato duca di Milano qualche anno prima, nel 1395, dopo lunghe trattative con il Sacro Romano Impero. La cerimonia che lo trasforma in duca si tiene il 5 settembre, una giornata di tempo sereno, appena nebbiosa al mattino, una delle date storiche rievocate – come se fosse ora – nel libro di Maria Bellonci che segue le vicende della famiglia Visconti e della serpe rappresentata nel suo stemma.

Dicono del libro

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