24 Ottobre

24 ottobre 2018

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Sul tavolo, altre carte, appunti, un testo di Caviglia, uno dell’austriaco Schwarte, le Note di Capello, i Ricordi di Ludendorff, sedicesimi in collezione con gli ordini d’operazione, i fonogrammi, i bollettini quotidiani, e fogli bianchi tenuti distesi da puntine da disegno.
Il problema consiste nel bloccare l’Alpenkorps bavarese che, scattato nella nebbia alle otto del mattino del 24 ottobre 1917, sulla riva sinistra dell’Isonzo, partendo dal campo trincerato di Tolmino, dà il via alla grande offensiva degli Imperi Centrali contro l’Italia. (…)
Cadorna come quell’altro, quel giocatore di bocce!, quell’astigiano innominabile, quella testa di popone secco, bell’esemplare di questo nostro popolo di schiavi: basterebbe la sua storia, dalle ore 20 del 24 ottobre 1917, come comandante del XXVII Corpo d’Armata, fino al settembre dei ventisei anni dopo, basterebbe la sua storia a qualificarci per quel che siamo…

Giovanni Arpino, L’ombra delle colline, 1964, ed. cons. Mondadori, 1970, p.30, p. 34

Stefano, il protagonista di questo racconto, torna da Roma – città dove lavora – in Piemonte, dove vive il padre, che è stato colonnello dell’esercito. Deluso dalla storia d’Italia, soprattutto dall’armistizio del 1943, il vecchio vive ritirato e passa le giornate in una stanza tappezzata di carte militari e mappe dei campi di battaglia della prima guerra mondiale. In quella stanza, rievoca le fasi della battaglia di Caporetto, immaginando variazioni nella strategia che potessero evitare la sconfitta delle truppe italiane. La data di inizio della battaglia, il 24 ottobre 1917, è ripercorsa nelle diverse ore: le otto del mattino, inizio dell’offensiva; le due del pomeriggio; le otto di sera, quando viene richiamato – senza farne il nome – Pietro Badoglio, che quel 24 ottobre comandava il 27° corpo d’armata. 

Dicono del libro

 

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