2 Agosto

2 agosto 2019

« »

È il 2 agosto 196… Eccomi da poche ore a New York, in questa città molto intima e geometrica, costruita in stile babilonese e abitata da americani. Ho appena lasciato a Roma il traffico dell’estate nelle vie verso il mare, le piccole auto con le barche di gomma sul tetto o carrozzine per bambini e altri fagotti coperti da veli che salutavano la mia partenza. E la luce sfocata dello scirocco che lega così bene con l’odore acre della nafta, nel piazzale dell’aeroporto, verso i lunghi itinerari. Ho trovato qui il caldo pieno del pomeriggio, ma un cielo terso e ampio; e il silenzio dell’ingresso a Manhattan, nelle vie quasi sgombre, tra i vecchi brown-stones con la scala a ponte levatoio, i recenti palazzoni, i vasti empori, i bar, i negozi in vacanza col cartello Closed nella vetrina spettrale

Ennio Flaiano, Melampus, 1970, Rizzoli 1988, p.19

È il pomeriggio di un 2 agosto – negli anni Sessanta – quando lo sceneggiatore Giorgio Fabro arriva a New York da Roma e inizia il suo diario di lavoro. Gli incontri con registi e scrittori, le feste, le visite ai musei, gli spunti per delle storie, le città e il paesaggio americani sono registrati mese dopo mese, e così anche la fine della sua relazione con Frances Baker, che lo lascia per sposarsi con un altro, e gli affida il suo cane Melampus. È per via del cane, che Fabro incontrerà Liza Baldwin, una ragazza molto più giovane di lui, con cui inizia una relazione via via più singolare, in cui la donna pare subire una metamorfosi canina. Ma al principio di agosto Giorgio Fabro è ancora ignaro di ciò, riflette sull’America, sulla noia e sulla condizione del viaggio che “è come tenere i rubinetti aperti e vedere il tempo che va via, sprecato, liquido, intrattenibile”.

Dicono del libro

Continue reading “2 Agosto” »

17 Settembre

17 settembre 2018

«»

“Ma bene,” pensò il giovine signore Andrea von Ferschengelder, quando il barcaiolo quel dì 17 settembre 1778 gli ebbe posato la valigia in cima alla scala di pietra e si allontanava, “ma benissimo, costui mi pianta qui e festa signori, carrozze a Venezia non ce ne sono, chi non lo sa, un facchino, e che verrebbe a farci? è un angolo sperduto dove non passa un cane. Come se alle sei del mattino si facesse scendere di posta sulla Rossauerlande o tra i Weissgarber chi non è pratico di Vienna. So la lingua, e con questo? fanno di me quel che vogliono egualmente. E come rivolgersi a gente che non s’è mai vista e se ne sta dormendo placidamente – busso e dico: ehi, di casa?” – Sapeva che non l’avrebbe fatto, – intanto passi si avvicinavano sul lastrico sonoro netti e distinti nel silenzio del mattino, ci volle del tempo perché si facessero vicini, e un uomo in maschera uscì da una piccola calle, si avviluppò stretto nel mantello, lo tenne chiuso con tutte e due le mani, e fece per attraversare la piazza

Hugo von Hofmannsthal, Andrea o I ricongiunti, 1930, 1932 in volume (post.), tr. it. G. Bemporad, Adelphi 1970, pp.11-12

Ha inizio in una mattina di settembre del 1778 il viaggio in Italia del giovane Andrea. Dopo una sosta in Carinzia, dove è caduto vittima di un imbroglio e si è innamorato di una ragazza, Andrea è arrivato a Venezia alle sei del mattino. Non sa a chi rivolgersi, quando vede un uomo in maschera, avvolto in un mantello, sotto il quale indossa solo la camicia, e ai piedi porta scarpe senza fibbie, che ha perso al gioco. Con aria affabile, lo sconosciuto lo conduce nella casa di un conte, dove Andrea prenderà in affitto la stanza di Nina, la figlia maggiore. In poche ore di quella giornata, Andrea entra in un mondo fatto di teatro e lotterie, di donne e personaggi emblematici, di enigmi e avventure, durante cui tutto si trasforma, a cominciare da lui stesso: “non esiste nulla di passato; tutto ciò che esiste è presente”.

Dicono del libro

Continue reading “17 Settembre” »