Diteci di oggi, Album


Gioco Diteci di oggi – Pagina99 we: settimana 12 – 19 luglio 2014 (si partecipa fino a lunedì 14 luglio)

Diconodioggi collabora con il giornale Pagina99 con Diteci di oggi: una rubrica di giochi e interazioni che hanno a che fare con la scrittura e con il tempo raccontato, in particolare con le date.

Luglio 43

L’interazione di questa settimana è ispirata alle pagine del romanzo La Storia di Elsa Morante, dove è descritto il 19 luglio del 1943, quando il bombardamento del quartiere romano di San Lorenzo fece strage di persone e animali e distrusse case e parte della basilica di S. Lorenzo fuori le Mura.

L’invito è a segnalare – sulla base di memorie, fotografie, diari, racconti – un episodio di distruzione o decadenza di un bene pubblico o privato, un monumento, un’opera, un paesaggio. In non più di 800 caratteri e/o due immagini, da inviare a giochi@pagina99.it entro lunedì 14 luglio. Appuntamento col giornale in edicola sabato 19 luglio, per una scelta e un commento. Ma poi, continuate a inviare immagini ed esempi per tutta l’estate.

March 2525 Marzo

25 marzo 2013

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MARCH 25, MORNING. A troubled night of dreams. Want to get them off my chest.

A long curving gallery. From the floor ascend pillars of dark vapours. It is peopled by the images of fabulous kings, set in stone. Their hands are folded upon their knees in token of weariness and their eyes are darkened for the errors of men go up before them for ever as dark vapours.

James Joyce, A Portrait of the Artist as a Young Man

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Il giorno del gran commiato fu appunto il venticinque di marzo del mille ottocento ottanta cinque, fuori della Porta Pia, in una carrozza. La data era rimasta incancellabile nella memoria di Andrea. Egli ora, aspettando, poteva evocare tutti gli avvenimenti di quel giorno, con una lucidezza infallibile. La visione del paesaggio nomentano gli si apriva d’innanzi ora in una luce ideale, come uno di quei paesaggi sognati in cui le cose paiono essere visibili di lontano per un irradiamento che si prolunga dalle loro forme

Gabriele D’Annunzio, Il Piacere, 1889, Mondadori, 1990, p. 13

Andrea Sperelli, mentre attende di rivedere Elena Muti, la sua amante di due anni prima – ora sposata con un gentiluomo inglese – torna col pensiero al giorno della loro separazione, il 25 marzo del 1885. In quella giornata di vento forte, hanno percorso la via Nomentana in carrozza e si sono fermati in un’osteria romanesca, sull’Aniene. Nella luce suggestiva del tramonto, lei gli ha comunicato la decisione di partire e si sono separati, non senza passione, sotto l’arco di Porta Pia. Ora che ha incontrato di nuovo la sua vecchia amante, Andrea “rivedeva tutti i gesti, riudiva tutte le parole” di quel giorno, che viene richiamato ancora nel corso del romanzo, così come sono molti gli accenni al clima di marzo (mese in cui D’Annunzio era nato nel 1863 e sarebbe morto nel 1938).

Dicono del libro
“Edito nel 1889, nello stesso anno e con maggior fortuna del Mastro-don Gesualdo di Verga, Il Piacere è il primo dei romanzi dannunziani. L’esperienza biografica nella Roma di fine secolo, mondana e bizantina, si fa letteratura: ‘Nel personaggio di Andrea Sperelli’ scrive D’Annunzio ‘c’è assai di me stesso colto sul vivo'”

(dalla quarta di copertina dell’ed. Mondadori, op. cit.)

 

27 Gennaio

27 gennaio 2013

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27 gennaio. L’alba. Sul pavimento, l’infame tumulto di membra stecchite, la cosa Sómogyi.
Ci sono lavori più urgenti: non ci può lavare, non possiamo toccarlo che dopo aver cucinato e mangiato. E inoltre, “rien de si dégoûtant que les débordements”, dice giustamente Charles; bisogna vuotare la latrina. I vivi sono più esigenti; i morti possono attendere. Ci mettemmo al lavoro come ogni giorno.
I russi arrivarono mentre Charles ed io portavamo Sómogyi poco lontano. Era molto leggero. Rovesciammo la barella sulla neve grigia. Charles si tolse il berretto. A me dispiacque di non avere berretto.
Degli undici della Infektionsabteilung, fu Sómogyi il solo che morì nei dieci giorni. Sertelet, Cagnolati, Towarowski, Lakmaker e Dorget (di quest’ultimo non ho finora parlato; era un industriale francese che, dopo operato di peritonite, si era ammalato di difterite nasale), sono morti qualche settimana più tardi, nell’infermeria russa provvisoria di Auschwitz. Ho incontrato a Kastowice, in aprile, Schenck e Alcalai in buona salute. Arthur ha raggiunto felicemente la sua famiglia, e Charles ha ripreso la sua professione di maestro; ci siamo scambiati lunghe lettere e spero di poterlo ritrovare un giorno

Primo Levi, Se questo è un uomo, (1947), ed. cons. Se questo è un uomo. La tregua, Einaudi, 1989, p. 153

 

Con queste frasi si chiude il libro di Primo Levi, il giorno dell’ingresso dei russi nel campo di concentramento di Auschwitz. Il 27 gennaio è il giorno della memoria dell’Olocausto. 

Dicono del libro
“Il bisogno di raccontare agli ‘altri’, di fare gli ‘altri’ partecipi, aveva assunto fra noi, prima della liberazione e dopo, il carattere di un impulso immediato e violento, tanto da rivaleggiare con gli altri bisogni elementari: il libro è stato scritto per soddisfare a questo bisogno; in primo luogo quindi a scopo di liberazione interiore. Di qui il suo carattere frammentario: i capitoli sono stati scritti non in successione logica, ma per ordine di urgenza. Il lavoro di raccordo e di fusione è stato svolto su piano, ed è posteriore.
Mi pare superfluo aggiungere che nessuno dei fatti è inventato”
(Primo Levi)

……..

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“…quali sono le circostanze che provocano una perdita di coscienza di massa? In questi giorni – fine gennaio del 1975 – ricorre il trentesimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz…”
Christa Wolf, Trama d’infanzia

Ricordarsi le date (e non solo)

 

Il testo che segue è un estratto dell’intervento di Antonella Sbrilli alla giornata di studi Giochi di memoria (San Marino, Centro di Studi sulla Memoria,  13 luglio 2012). Il testo completo è edito, col titolo Memoria per le date. Date per la memoria, presso l’editore Guaraldi – San Marino University Press, 2013.

“Non ho impresso quella data nella mia memoria, ho impresso la mia memoria in quella data”

Giacomo Balla autoritratto courtesy Elena Gigli

Giacomo Balla, Autoritratto, 1940, olio su tavola, 60×50 cm. Courtesy E.Gigli

La memoria per le date
Collettivamente, oltre alle date canoniche religiose o civili, si ricordano le date collegate ad eventi epocali, lo sbarco sulla Luna, la caduta del muro di Berlino, la morte di Lady Diana, l’attentato alle torri gemelle. Sul piano personale, si ricorda quello che, in virtù del coefficiente emotivo dell’evento, rimane impresso. Alcune date si fissano con sforzo, altre naturalmente. Ora i social network segnalano anniversari di ogni genere, con una funzione da maggiordomo della memoria, che avrà i suoi effetti, probabilmente, nello sviluppo di sistemi mnemonici condivisi.
Anche quando il senso autobiografico, la continuità dell’identità personale è compromessa da una malattia neurologica, le date possono permanere.Oliver Sacks ha raccontato più volte il caso di Rose R., malata di encefalite letargica. Non ricordava nulla di decenni della sua vita, ma poteva riferire “la data di Pearl Harbor, dell’assassinio di Kennedy… Io le ho tutte registrate, ma nessuna importa”.
L’evento drammatico accaduto all’esterno funziona come un agente, crea un collegamento con il qui e ora e fissa nella memoria – perfino in un caso limite come quello della paziente di Sacks – la sequenza numerica della data.

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20 Gennaio

20 gennaio 2013

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 “Non ti ricordi? Noi eravamo insieme in questo castello: ma sono memorie terribili! Non le evochiamo.”
“Sarebbe impossibile; io le ho dimenticate.”
“Le ricorderai dopo la tua morte”.
“Quando?”
“Fra venti anni, al venti di gennaio; i nostri destini, come le nostre vite, non potranno ricongiungersi prima di quel giorno.”

Igino Ugo Tarchetti, Le leggende del castello nero, 1869, in Racconti fantastici, Bompiani, 1993, p. 62

 Ambientato fra il 1830 e il 1850, questo breve racconto tocca  le corde del fantastico: la memoria di vite precedenti, oggetti che vengono dal passato, apparizioni, sogni, presagi, meditazioni sul tempo (“E d’altra parte come sentiamo noi di vivere nell’istante?”). Proprio in sogno, il protagonista viene a conoscere fatti che lo hanno riguardato trecento anni prima e, insieme, la data della sua morte. La cifra 20, ripetuta in più occasioni, chiuderà anche il racconto. 

 

Dicono del libro
“Tarchetti fu tra gli esponenti più caratteristici della Scapigliatura; entrato nella storia letteraria per una sua particolare nebulosità romantica, amato forse più per la sua vitalità artistica e per quello che avrebbe potuto dire e non ebbe il tempo di dire, morendo a meno di trent’anni. I cinque Racconti fantastici … assumono il valore di tracce dell’uomo Tarchetti”
(dalla quarta di copertina dell’ed. Bompiani, op. cit.)

 

 

Altre storie che accadono oggi

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“… Un pomeriggio (era il 20 gennaio 1839) Bouvard che, come al solito, si trovava seduto al suo tavolo d’ufficio, ricevette una lettera…”
Gustave Flaubert, Bouvard e Pécuchet

 

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“… 20 gennaio 1938. L’io vischioso. Mi vien data una buona, una buonissima notizia e mi tira gioiosamente su di morale…”
Michel Tournier, Il re degli ontani

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“… Non occupa alcun posto nel tempo della nostra storia, solo una data, 20 gennaio…”
Annie Ernaux, Passione semplice

 

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20 de enero, La Oreja de Van Gogh (segnalazione di Michele Brescia)

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 “Non ti ricordi? Noi eravamo insieme in questo castello: ma sono memorie terribili! Non le evochiamo.”
“Sarebbe impossibile; io le ho dimenticate.”
“Le ricorderai dopo la tua morte”.
“Quando?”
“Fra venti anni, al venti di gennaio; i nostri destini, come le nostre vite, non potranno ricongiungersi prima di quel giorno.”

Igino Ugo Tarchetti, Le leggende del castello nero, 1869, in Racconti fantastici, Bompiani, 1993, p. 62

 Ambientato fra il 1830 e il 1850, questo breve racconto tocca  le corde del fantastico: la memoria di vite precedenti, oggetti che vengono dal passato, apparizioni, sogni, presagi, meditazioni sul tempo (“E d’altra parte come sentiamo noi di vivere nell’istante?”). Proprio in sogno, il protagonista viene a conoscere fatti che lo hanno riguardato trecento anni prima e, insieme, la data della sua morte. La cifra 20, ripetuta in più occasioni, chiuderà anche il racconto. 

Dicono del libro
“Tarchetti fu tra gli esponenti più caratteristici della Scapigliatura; entrato nella storia letteraria per una sua particolare nebulosità romantica, amato forse più per la sua vitalità artistica e per quello che avrebbe potuto dire e non ebbe il tempo di dire, morendo a meno di trent’anni. I cinque Racconti fantastici … assumono il valore di tracce dell’uomo Tarchetti”
(dalla quarta di copertina dell’ed. Bompiani, op. cit.)