26 Marzo | March 26

26 marzo 2020

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So in fetes, pleasures, and prosperity, the winter of 1815-16 passed away with Mrs. Rawdon Crawley, who accommodated herself to polite life as if her ancestors had been people of fashion for centuries past—and who from her wit, talent, and energy, indeed merited a place of honour in Vanity Fair. In the early spring of 1816, Galignani’s Journal contained the following announcement in an interesting corner of the paper: “On the 26th of March—the Lady of Lieutenant-Colonel Crawley, of the Life Guards Green—of a son and heir.”

William M. Thackeray, Vanity Fair, 1848

Così, tra feste, piacevoli trattenimenti e agi di ogni genere, Mrs. Crawley trascorse  l’inverno 1815-16, ed entrò a far parte della vita del bel mondo quasi la sua famiglia vi avesse appartenuto per secoli prima di lei. Del resto, in fatto di arguzia, talento, energia, nessuno, alla Fiera della Vanità, si meritava quel posto più di lei. All’inizio della primavera del 1816 il “Galignani’s Journal” pubblicava con particolare risalto la seguente notizia: “Il 26 marzo u.s. la consorte del tenente colonnello Rawdon Crawley delle Life Guards Green ha dato alla luce il suo primogenito.”

William Thackeray, La fiera della vanità, 1848, tr. it. R. Mainardi, Garzanti 1980,
vol I, p.445


 

Dicono del libro
“Straordinario quadro satirico dell’Inghilterra vittoriana, il romanzo rappresenta, in modo sottilmente complesso, le colpe di una società che premia solo l’ipocrisia. Scrittore aspro e amaro, Thackeray plasma magistralmente le figure emblematìche delle protagoniste, l’astuta arrivista Becky Sharp e la virtuosa quanto ingenua e insipida Amelia Sedley, e le contorna di uno stuolo di riusciti personaggi, tutti ugualmente vivi perché tutti profondamente umani” (dalla scheda del libro sul sito ibs)

 

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26 Marzo

26 marzo 2019

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26 marzo. Per la terza volta ho visto Kimura-san senza mio marito. Ieri sera c’era una nuova bottiglia di Courvoisier, ancora intatta, posata nell’alcova. “L’hai portata tu?” ho chiesto a Toshiko, ma lei ha risposto di no. “La bottiglia già c’era quando son rincasata, ieri” ha proseguito. “Ho pensato che l’avesse portata Kimura-san” “Non ne so nulla nemmeno io,” ha detto Kimura-san. “Dev’essere stato suo marito. Sono certo che è così. Ci sta giocando uno scherzo complicatissimo”

Junichiro Tanizaki, La chiave1956, tr. it. Satoko Toguchi, Bompiani, 2009, p. 67

Due coniugi giapponesi scrivono entrambi un diario, in cui raccontano – da due punti di vista –  i desideri, i sogni, le perversioni e gli accadimenti delle loro giornate. All’apparenza di nascosto, ma in realtà sapendo che ognuno leggerà quanto ha scritto l’altro, secondo il “tacito accordo di comportarci come se ignorassimo i reciproci segreti”. Questo gioco parallelo, che vede complice anche la figlia Toshiko e  Kimura, un amico di famiglia, è iniziato a gennaio e ora, in primavera, la donna ha scoperto che nel diario del marito sono attaccate le foto di lei nuda, scattate mentre dorme – o finge di dormire – ubriaca di cognac Courvoisier. La vicenda sta per giungere a un apice, con la morte dell’uomo, che cambia la prospettiva del gioco, ma non impedisce alla donna di continuare a scrivere il suo diario, in cui per 121 giorni si collegano il piacere, la memoria  e il tempo. 

 

Dicono del libro

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