20 Luglio

20 luglio 2014

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Il 20 luglio 1936, verso le tre del pomeriggio, l’autocarro ci aveva lasciati tutti e due in prossimità di una piccola spiaggia intorno a Lorient: il Fort-Bloqué. Non avevamo scelto di andare là piuttosto che altrove: avevamo preso la prima corsa. Il tempo era ‘minaccioso’, come sempre dal nostro arrivo in Bretagna, a parte i giorni di pioggia e di tempesta. Meno di una settimana prima ci eravamo già lasciati portare verso quel punto della costa dove pareva che, in tali condizioni, fossimo i soli a volerci avventurare (…)
Era dunque come se, il 20 luglio, quel muro si fosse mostrato, per me, trasparente. Il ruscello giallo era lo stesso. Una targhetta incisa si limitava a evocare l’attività del forte: ‘Forte del Loch 1746-1862’

André Breton, L’amour fou, 1937, tr. it. F. Albertazzi, Einaudi, 1974, p. 120-21, 133

Un pomeriggio estivo su una spiaggia bretone dove, guardando bene, si può trovare un osso di seppia, un legnetto colorato, una scatola di caramelle alla violetta, un piccolo scheletro di granchio, mentre il sole – che non si vede per via del maltempo – è nel segno del Cancro. Il 20 luglio del 1936, l’autore del libro percorre, insieme con una donna, quel tratto di costa; i due sono arrivati lì per caso e senza meta e quello che li attende – via via che si avvicinano a un fortino abbandonato – è una strana avventura, come se fossero attratti in una atmosfera misteriosa e perturbante che diminuisce quando si allontanano dall’edificio. Tornati a casa, vengono a sapere che il luogo è stato teatro – tempo prima – di un fatto di cronaca nera. Questa e altre circostanze si collegano fra loro – come i relitti sulla spiaggia – dando la loro impronta alla data del 20 luglio, una giornata trovata, nel tempo.

Dicono del libro
L’amour fou (1937) è un momento di affermazione piena nelle prospettive del desiderio. Breton, che qui si espone a una elucidazione minuziosa di episodi e luoghi (dal paesaggio solare delle Canarie, a un’esoterica topografia parigina), scompone la propria identità per lasciar spazio alle interrogazioni rivelatrici che vengono dal di fuori: oggetti, scenari, circostanze, secondo una sintassi che ha le stesse leggi che regolano il sogno”.
(Dalla quarta di copertina dell’ed. Einaudi, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“…’Tu, Menecrate, scappa: sarai preso!’ / dissi ai venti di luglio…”
Callimaco, Epigrammi, AP XII, 149

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“… Consegnata dal suddetto J.F. al signor W. Bones secondo del Walrus Savannah, venti luglio 1754 W.B…”
Robert Louis Stevenson, L’isola del tesoro

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“…E quando tornerai? Al più tardi entro il venti luglio. Si! Il venti luglio…”
D. H. Lawrence, L’amante di Lady Chatterley

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“… Il venerdì 20 luglio 1714, a mezzogiorno, il più bel ponte di tutto il Perù si spezzò…”
Thornton Wilder, Il ponte di San Luis Rey (segnalazione di Eva Cruciani)

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“… La festa del 20 luglio di quell’anno sarebbe rimasta impressa nella mente di Lina per molte ragioni…”
Marvel Moreno, In dicembre tornavano le brezze

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“… Non c’è nessuna foto che racconti quel pomeriggio. È di sicuro il 20 luglio 1943, una domenica…”
Mario Fortunato, Foto-ricordo

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“… E poi a un tratto legge che tutto si svolge sul TGV Parigi-La Rochelle delle 14,45, sabato 20 luglio…”
Emmanuel Carrère, Facciamo un gioco

L’anagramma di Stefano Bartezzaghi:
I venti di Luglio = gioventù, idilli

 

Zerocalcare

“… Il pomeriggio del venti luglio duemilauno io avevo diciassette anni e il fiatone…”
Zerocalcare, A.F.A.B. (una storia umiliantemente vera)