Compiere gli anni, di Gianluca Giraudo

Compiere gli anni*
di Gianluca Giraudo

Tempo fa una mia conoscente mise al mondo un bambino, era un giorno qualunque per tutti, era un giorno che da quel momento non sarebbe più stato qualunque per quella nuova vita. Qualche settimana dopo, venni a sapere che sua madre aveva riposto in un cassetto il quotidiano del giorno del parto, pagine che molti anni dopo avrebbero sfogliato insieme, madre e figlio, per rimirare ciò che il mondo fuori aveva discusso e opinato in quella data speciale.

bdayLa mia è una storia meno romantica: nato in una famiglia giornalisticamente inattrezzata, ho dovuto ricercare da me le notizie sul giorno del mio compleanno. A condividere con me la gioia di questa ricorrenza c’è, incredibilmente, Angelina Jolie: me lo comunicò la mia Comix al liceo, notificandomi la coincidenza insieme al promemoria delle interrogazioni di fine anno. A scuola imparai che nel mio giorno, qualche decina d’anni prima, le truppe alleate avevano liberato Roma dall’occupazione nazista. Su Wikipedia ho poi scoperto che il mio compleanno era anche quello di alcuni sconosciuti cantanti americani, nonché di una pornostar piuttosto famosa: ero già all’università e questa notizia aprì un divertente e futile dibattito tra me e i miei amici durante una lezione decisamente noiosa.
Oggi scopro che trent’anni fa esatti è uscito uno dei dischi più amati e ascoltati di Bruce Springsteen. Cose che portano la data del mio compleanno succedono anche nelle storie, immaginarie o meno, dei libri: «Il 4 giugno – si è verso la fine della vicenda – Van è imbarcato su una nave, dove si trova anche la sorella minore di Ada, Lucette, che va incontro al suo destino». Questo passo di Ada o ardore di Nabokov mi è ricordato da un meraviglioso progetto editoriale che quotidianamente mi rispolvera la mente, oltre che lo scaffale più alto della libreria.
Dal passato ci aspettiamo sempre che dica qualcosa in più su di noi, sul nostro presente. Dimenticandoci che, la maggior parte della vita, la passiamo nel tentativo di liberarcene, del passato: «If it was worth forgetting, it’s not worth remembering» dice la scrittrice Pat Cadigan. Abbiamo alternative? Nel bel libro di Valeria Parrella Tempo di imparare  una madre ha un rapporto problematico con il figlio, i passi delle sue giornate sono scanditi dalle paure, dalle cadute d’umore, dalle gioie incondizionate dei momenti passati insieme. Trecentosessantaquattro giorni uguali fra loro. Ma nel dì del suo compleanno la madre va a prendere il figlio a scuola un po’ prima che la campanella suoni. Si ritrova in un bar con gli amici, genitori come lei, a festeggiare. «Io […], guance gonfie e pronta al soffio, alzo gli occhi per guardarli mentre cantano». È adulta, intorno a lei nessun giornale, né una connessione a Wikipedia, niente che le riporti il passato, solo gli amici. «Dentro, un desiderio da esprimere per ognuno di loro. Fuori le candeline, e loro che sanno quanto tempo ci ho messo per accenderle tutte». È tempo di chiedere agli altri qualcosa di noi, di leggerlo nei loro occhi, nelle loro mani, nelle loro rughe rassicuranti.  È il tempo di farci insegnare la storia da chi, anno dopo anno, la vive con noi. Perché ogni compleanno sia, sempre, tempo di imparare. (g. g.)
* pubblicato il 4 giugno 2014 col titolo Tempo di compiere gli anni, tempo di imparare  nel blog Posticci

Sherlock Holmes e il 6 gennaio: indizi di un compleanno

Sherlock Holmes e il 6 gennaio: indizi di un compleanno
di Caterina Marrone

The game is afoot, “il gioco è in atto”, “la partita è cominciata”. Questa è la frase shakespeariana (dall’Enrico V) con la quale Sherlock Holmes, ne L’avventura di Abbey Grange,  interloquisce con Watson. E questa è la frase con la quale gli sherlockiani di tutto il mondo spesso iniziano i loro meeting. Il gioco è cominciato! Ma quale gioco?
Un gioco che prevede due regole di base: 1. Sherlock Holmes è vivo; e 2. il dr. Watson è l’autore del Canone, la collezione originaria dei racconti.  Orbene, se Holmes è vivo bisognerà pur sapere qualcosa di più di un uomo tanto speciale,  per esempio: in che giorno è nato?  in che anno?Holmes Sulla sua data di nascita si è ingaggiata, nel tempo, una vera e propria gara (o gioco) per poi stabilire, da parte del suo pseudo-biografo più importante, W. S. Baring-Gould (1913-1967) – con la generale approvazione della maggioranza degli sherlockiani USA – che il famoso investigatore era nato il 6 gennaio, la Dodicesima Notte (dopo il Natale) del 1854. Si lasci da parte l’anno, che qualche sua ragione ce l’ha e che concorda con il parere di un altro pseudo-biografo M. Hardwick (1916-2003), e ci si concentri invece sul giorno, il 6 gennaio, l’Epifania, che sembra provenire dal nulla. Tale data si origina dal fatto che, secondo Baring-Gould, nel Canone, Holmes cita per due volte una frase tratta proprio dalla commedia La Dodicesima Notte di Shakespeare e che, per ciò, l’opera doveva essere  assai cara al detective. E perché gli era così congeniale?  Elementare! (frase celebre ma fuori Canone). Ma perché Sherlock era nato proprio in quella notte! Era il suo compleanno!  Non è priva di humor questa “deduzione” (si ricordi il metodo deduttivo holmesiano) che, procedendo però da premesse  incerte, non può che diventare illazione. Cos’ha di particolare il 6 gennaio? Ammettendo il trasporto di Holmes per il Bardo inglese, citato 28 volte nel Canone,  che rapporto c’è o può esserci tra Shakespeare, la Dodicesima Notte e Holmes?
ShakespeareAlcuni studiosi pensano che Shakespeare abbia scritto La Dodicesima Notte espressamente per le celebrazioni del periodo che assommava sia feste pagane sia cristiane legate al solstizio  d’inverno, culminanti nella dodicesima notte dopo il Natale. Era un’occasione per bere, per banchettare, per scambiarsi ruoli, per divertirsi, e il tradizionale plum pudding inglese, o Dolce della Dodicesima Notte, in cui si nascondeva un fagiolo nell’impasto del dolce che sarebbe poi stato trovato dal più fortunato,  può ben essere visto come paradigmatico della magia di quella nottata. Chi lo trovava veniva eletto Re del Fagiolo o della Dodicesima Notte e aveva per sudditi i partecipanti al banchetto; in chiave femminile poi era un pisello ad essere messo nel dolce e la donna che lo trovava diventava Regina del Pisello. In alcune zone, ancor oggi, nel plum pudding si mette  una moneta, un anello o un ditale.  È una notte speciale questa, buona per nascite speciali e fuori dal comune. Di fatto però il 6 gennaio è sì una data fittizia e immaginaria per il compleanno di Sherlock Holmes, ma è anche convenzionalmente abbastanza accettata, ove più ove meno:  le incongruenze, si sa, nel gusto del gioco si estinguono volentieri per poi risorgere al momento opportuno. E il bello sta proprio qui, nel fatto che, siccome non tutti i fans di Holmes sono completamente d’accordo sul giorno dell’Epifania come dies natalis di Holmes, si continui a congetturare e a discutere. È  così che the game is afoot. (c. m.)

7 Gennaio

7 gennaio 2013

 

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Per le anatre avevo inventato una specie di amo, fatto con spille e con acini di granturco, che mettevo a galleggiare nell’acqua sopra delle foglie che tenevo fissate con una bacchetta infilzata nel fango della riva; ma erano poche le anatre che abboccavano e se una rimaneva prigioniera, le altre andavano via con i loro voli che disegnavano una lettera altissima nel cielo.
Queste lettere delle anatre erano altri segnali del mutare dell’invernata, finché mi trovai al 7 gennaio, giorno del mio compleanno

Paolo Volponi, La macchina mondiale, 1965, Garzanti 1973, p. 206

Dal suo angolo di campagna marchigiana, Anteo Crocioni – scienziato e filosofo autodidatta, fine osservatore della natura – riflette sul sistema dell’esistente, sulle generazioni di individui che, come macchine autopoietiche, producono altri individui, ripetendo autonomamente l’opera dei progettisti dell’universo. Lavora a un trattato sulla “genesi e sulla palingenesi”, per la costituzione di una “nuova Accademia dell’Amicizia”, corredato di schemi e disegni, e ragiona sulla costruzione di macchine esperte in grado di migliorare l’evoluzione dell’uomo stesso. Emarginato e avversato dalla famiglia di origine e da quella della moglie Massimina, che scappa a Roma, Anteo pellegrina fra le Marche e la capitale, sempre inseguendo le sue ricerche e la donna amata, finché viene rimandato a casa con un foglio di via. Il giorno del compleanno, 7 gennaio, è una data immersa nella natura, nella neve, nelle tracce degli animali. Una data naturale, tanto diversa dalle date burocratiche dei verbali dei tribunali, con cui il romanzo si apre, e da quelle di cronaca nera, che si affollano verso la fine della storia. 

Dicono del libro
“La macchina mondiale (1965) è il secondo romanzo di Paolo Volponi, che vi intreccia magistralmente i temi e i modi espressivi che gli sono cari: il rapporto fra mondo contadino e mondo industriale-cittadino, la carica eversiva dell’ideologia contro i ritardi, le chiusure e le sordità morali della società italiana, la fervida sperimentazione linguistica e stilistica. Per Volponi, come per Anteo, la vera pazzia è di quanti accettano l’infelicità e l’ingiustizia senza accorgersi della possibilità di una vita rinnovata e felice”

 

Altre storie che accadono oggi

 

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“… Tuttavia il mattino successivo, sette gennaio, un martedì, la cerca riprese…”
Rainer Maria Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge

 

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“… Il 7 gennaio, alle 4 e 14 a.m., sobriamente camuffato da andino boliviano, salii sul Panamericano…”
Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares, Le notti di Goliadkin 

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Per le anatre avevo inventato una specie di amo, fatto con spille e con acini di granturco, che mettevo a galleggiare nell’acqua sopra delle foglie che tenevo fissate con una bacchetta infilzata nel fango della riva; ma erano poche le anatre che abboccavano e se una rimaneva prigioniera, le altre andavano via con i loro voli che disegnavano una lettera altissima nel cielo.
Queste lettere delle anatre erano altri segnali del mutare dell’invernata, finché mi trovai al 7 gennaio, giorno del mio compleanno

Paolo Volponi, La macchina mondiale, 1965, Garzanti 1973, p. 206

Dal suo angolo di campagna marchigiana, Anteo Crocioni – scienziato e filosofo autodidatta, fine osservatore della natura – riflette sul sistema dell’esistente, sulle generazioni di individui che, come macchine autopoietiche, producono altri individui, ripetendo autonomamente l’opera dei progettisti dell’universo. Lavora a un trattato sulla “genesi e sulla palingenesi”, per la costituzione di una “nuova Accademia dell’Amicizia”, corredato di schemi e disegni, e ragiona sulla costruzione di macchine esperte in grado di migliorare l’evoluzione dell’uomo stesso. Emarginato e avversato dalla famiglia di origine e da quella della moglie Massimina, che scappa a Roma, Anteo pellegrina fra le Marche e la capitale, sempre inseguendo le sue ricerche e la donna amata, finché viene rimandato a casa con un foglio di via. Il giorno del compleanno, 7 gennaio, è una data immersa nella natura, nella neve, nelle tracce degli animali. Una data naturale, tanto diversa dalle date burocratiche dei verbali dei tribunali, con cui il romanzo si apre, e da quelle di cronaca nera, che si affollano verso la fine della storia. 

Dicono del libro
“La macchina mondiale (1965) è il secondo romanzo di Paolo Volponi, che vi intreccia magistralmente i temi e i modi espressivi che gli sono cari: il rapporto fra mondo contadino e mondo industriale-cittadino, la carica eversiva dell’ideologia contro i ritardi, le chiusure e le sordità morali della società italiana, la fervida sperimentazione linguistica e stilistica. Per Volponi, come per Anteo, la vera pazzia è di quanti accettano l’infelicità e l’ingiustizia senza accorgersi della possibilità di una vita rinnovata e felice”