31 Luglio

31 luglio 2014

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Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts
Preside: Albus Silente
(Ordine di Merlino, Prima Classe, Grande Mago, Stregone Capo, Supremo Pezzo Grosso, Confed. Internaz. dei Maghi)

Caro Signor Potter,
siamo lieti di informarLa che Lei ha diritto a frequentare la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Qui accluso troverà l’elenco di tutti i libri di testo e delle attrezzature necessarie.
L’anno scolastico avrà inizio il 1° settembre. Restiamo in attesa del Suo gufo entro e non oltre il 31 luglio p. v.

Distinti saluti,
Minerva McGonagall
Vicepreside

Joanne K. Rowling, Harry Potter e la Pietra Filosofale, 1997, tr. it. M. Astrologo, ed. cons. a c. di s. Bartezzaghi, Salani, 2011, pp. 61-62

È allo scoccare del suo undicesimo compleanno, il 31 luglio, che Harry Potter – un orfano ospitato di malavoglia dalla zia materna Petunia e dal marito signor Dursley – viene a conoscenza della sua natura di mago, destinato ad avventure straordinarie, che lo porteranno lontano dal sottoscala di Privet Drive n. 4, dove ha vissuto fino a quel giorno. Il gigante Hagrid, custode della Scuola, lo mette al corrente delle sue doti e di quelle dei suoi genitori, morti in un duello con un mago malvagio, e gli consegna la lettera della Scuola, che gli zii gli avevano impedito di leggere in tutti i modi, giusto in tempo, nel giorno della scadenza: 31 luglio. Il 31 luglio è anche la data di nascita dell’autrice della saga di Harry Potter, la scrittrice britannica Joanne K. Rowling.

Dicono del libro
“Harry Potter è un predestinato: ha una cicatrice a forma di saetta sulla fronte e provoca strani fenomeni, come quello di farsi ricrescere in una notte i capelli inesorabilmente tagliati dai perfidi zii. Ma solo in occasione del suo undicesimo compleanno gli si rivelano la sua natura e il suo destino, e il mondo misterioso cui di diritto appartiene. Un mondo dove regna la magia; un universo popolato da gufi portalettere, scope volanti, caramelle al gusto di cavolini di Bruxelles, ritratti che scappano”
(Dal sito dell’editore Salani)

Altre storie che accadono oggi

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“… L’ultimo giorno di luglio era giunto. Il mese prediletto di Klingsor…”
Hermann Hesse, L’ultima estate di Klingsor

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“… Ancora otto ore e luglio sarebbe terminato, ma il calore delle sue 31 giornate di sole furibondo scorreva ancora…”
Vitaliano Brancati, Paolo il caldo

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“… D’improvviso non era una sera come tutte l’altre che prima s’erano adagiate sulla faccia della terra, come tutte l’altre che dopo verranno. Era il 31 luglio 1914…”
Giuseppe Antonio Borgese, Rubè

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“… Lunedì scorso (31 luglio) eravamo quasi completamente circondati dai ghiacci che serravano la nave…”
Mary Shelley, Frankenstein

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“… Erano le prime ore del pomeriggio di quel 31 di luglio, e il sole batteva caldo molto…”
Riccardo Bacchelli, Il diavolo al Pontelungo

30 Luglio

30 luglio 2014

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La ragazza scrive la cartolina. Sulla cartolina, dalla parte della corrispondenza ora c’è il nome della ragazza, la data, 30 luglio 1980 e la data e l’ora in cui lui dovrà tornare tra dieci anni, il 30 luglio 1990, a mezzanotte. Dalla parte dell’illustrazione c’è il punto della spiaggia del giorno prima, all’incrocio tra il sentiero per i campi da tennis, la passeggiata e la rue de Londres, così bella dice lei, la più bella di tutte, la sua preferita, bella come un tunnel di luce del sole davanti al mare

Marguerite Duras, Yann Andréa Steiner, 1992, tr. it. L. Prato Caruso, Feltrinelli 1993, p.75

Estate del 1980: la storia della convivenza della narratrice con un giovane, Yann, che potrebbe essere suo figlio, è intrecciata con altre storie, immaginate o intuite nella stessa estate nella località delle Roches Noires, nel nord della Francia. In una di queste storie, la giornata del 30 luglio, una giornata in cui il cielo sembra “di lacca azzurra”, è richiamata due volte: nel presente del racconto (il 1980) e nel futuro 1990, in uno strano appuntamento nel tempo fissato su una cartolina comprata nel bazar.

Dicono del libro
“È una storia vera, come quella dell’Amante, la storia di un’altra passione ‘proibita’, l’amore che Marguerite Duras sta vivendo per Yann Andréa, un giovanotto che potrebbe essere suo figlio. Yann conosce Marguerite alla proiezione di India Song (uno dei film più importanti della Duras cineasta), le scrive per molto tempo, a volte due lettere al giorno. Poi le lettere si interrompono e solo allora, nel vuoto e nella solitudine in cui la mancanza di quelle lettere l’hanno lasciata, Marguerite si decide a rispondergli. Due giorni dopo, nell’estate del 1980, ‘un’estate di pioggia e di vento’, Yann arriva alle Roches Noires ed è questo incontro (da cui inizia la loro convivenza) che Marguerite descrive, intrecciandolo alla sua maniera, con altre due storie”.
(Dalla bandella dell’ed. Feltrinelli, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Spero che vorrà intervenire alla festa del trenta di luglio, signora Poyser…”
George Eliot, Adam Bede

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“… Rimasto solo, scrisse sul muro, con un pezzetto di intonaco staccato dal soffitto: ’30 luglio 1816’…”
Alexandre Dumas, Il conte di Montecristo

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“… Sidi b. M. 30 luglio 189.. Ti scrivo sotto una perfezione d’azzurro…”
André Gide, L’immoralista

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“… Uno dei più vecchi ricordi che mi sia possibile di precisare nel tempo, perché si riferisce a un fatto storicamente controllabile, risale al 30 Luglio 1900…”
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, I ricordi

 

 

29 Luglio

29 luglio 2014

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Il giorno 29 luglio dell’anno 2157 la temperatura esterna a Parigi era di meno undici gradi. Nevicava esattamente da un mese e sei giorni, e quasi tutti gli edifici della città vecchia erano sepolti. La vita proseguiva però regolarmente sottoterra nelle metropolitane, nelle vie-condotto, nei giardini botanici e nei forum a temperatura costante di otto gradi. Dall’ultimo piano dell’immensa piramide incastonata nel ghiaccio un uomo infreddolito guardava la distesa gelata e spoglia stendersi per chilometri e chilometri, interrotta solo dalla luce di qualche slitta

Stefano Benni, Terra!, 1983, Feltrinelli 1983, p.14

Dopo una serie di guerre mondiali e una crisi energetica, la terra è immersa in una nuova glaciazione. La popolazione di uomini, robot, cyborg, vive in un inverno perenne, in città verticali e paesaggi simulati, mentre il potere è spartito fra grandi alleanze e una piccola federazione. Il 29 luglio del 2157 è la data, a Parigi, di una riunione segreta di questa federazione: si decide l’avvio di una missione verso un pianeta simile alla terra – Terra due – scoperto proprio all’inizio di quel mese. In una gelida giornata di fine luglio, inizia la ricerca, che dai confini dello spazio s’intreccia con i segreti degli Inca, passando per i nodi del tempo: “Una è la vita / dal futuro / torna il passato / dal passato / torna il futuro”.

Dicono di oggi
“È l’anno 2156: da una Parigi sotterranea e da un mondo ghiacciato dalle guerre nucleari, parte un’incredibile corsa spaziale, verso una nuova Terra più vivibile. Contro la Proteo Tien, la scassatissima astronave sineuropea, e il suo ancor più scassato equipaggio, scendono in campo due colossali imperi: l’Impero militare samurai, con una miniastronave su cui un generale giapponese guida sessanta topi ammaestrati e la Calalbakrab, la reggia volante del tiranno amerorusso, il Grande Scorpione. Intanto a terra, per risolvere un mistero legato alla civiltà inca, si affrontano Fang, un vecchio saggio cinese, e Frank Einstein, un bambino di nove anni genio del computer. La chiave del mistero inca del “cuore della terra” è anche la chiave del viaggio nello spazio”.
(Dalla quarta di copertina dell’ed. Feltrinelli, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Lunedì 29 luglio. Il grande giorno è finalmente arrivato. Nel cuore della notte fummo svegliati da un battimani…”
Robert Louis Stevenson, Nei mari del sud

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“… 29 luglio 1900. È una giornata di fine luglio. Un ragazzo di nove anni, smilzo, con gli occhi azzurri trasognati è trascinato per un braccio da una giovane donna…”
Giani Stuparich, Cuore adolescente

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“… 29 luglio 1937 … Non che il tempo qui sia qualcosa di più di una parola…”
Lawrence Durrell, La grotta di Prospero

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“… Yes my baby taken sick on July twenty-nine…”
Sonny Boy Williamson, Ninety Nine (segnalazione di Michele Brescia)

 

 

28 Luglio

28 luglio 2014

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Delle funeste conseguenze che può comportare il convincimento che il 28 luglio cada il 28 luglio.
Isaac aveva convinto suo fratello Julio che il 28 luglio doveva essere festeggiato il 28 luglio! Julio Carbajal esitava.
“Siamo nel dicembre 2192, Isaac. Huarautambo si prepara per il Natale. Lo stesso padre Chasán sta organizzando un presepio nella chiesa di Yanahuanca.”
Isaac consultò un calendario dell’antichità.
“Siamo nel luglio 1962. Fra quindici giorni si celebra l’indipendenza. Tu festeggia il 28 il 28!”

Manuel Scorza, Cantare di Agapito Robles, 1977, tr. it. A. Morino, ed. cons. Feltrinelli, 1983, p. 98

Durante la tirannia del giudice Montenegro, nella regione peruviana di Huanuco, anche il tempo è stato modificato. I mesi hanno durata variabile, i giorni vanno avanti e indietro secondo l’arbitrio del tiranno, per cui l’anno della vicenda, il 1962, è diventato il 2192. E il mese di luglio, nel quale ricorre l’indipendenza del Perù – 28 luglio 1821 – è diventato periodo natalizio. Mentre l’indio leggendario Agapito Robles prepara la rivolta, i due fratelli Carbajal – uno dei quali è maestro di scuola – consultano un calendario gregoriano, precedente quello imposto dalla dittatura, e con coraggio decidono di festeggiare l’anniversario dell’indipendenza nel giorno in cui cade, il 28 di luglio. Ci vorranno molte lotte per spodestare il tiranno Montenegro e riportare anche il tempo nei suoi binari, ridando a mesi e giorni i nomi consueti e alle date la loro storia.

Dicono del libro
“il Cantare di Agapito Robles mette a fuoco un particolare episodio della lotta condotta dagli indios. L’obiettivo è la conquista dell’immensa proprietà del giudice Montenegro, il tiranno della regione. Guidata da Agapito Robles, un personaggio già comparso nei romanzi precedenti, la lotta si conclude vittoriosamente: gli indios riescono a impadronirsi del baluardo dal quale il giudice Montenegro proiettava la sua ombra terrorizzante sulla contrada”.
(Dalla quarte di copertina dell’ed. Feltrinelli, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Domenica 28 luglio. Karaiti venne a chiedere una replica dei ‘fantasmi’…”
Robert Louis Stevenson, Nei mari del Sud

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“… Dobbiamo rimandare ancora le vacanze, rimandarle alle calende greche, e siamo già al ventotto di luglio…”
Guy de Maupassant, Bel-Ami

27 Luglio

27 luglio 2014

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“E mi fecero aspettare particolarmente a lungo quel giovedì, 27 luglio, aspettare in piedi nell’anticamera per due ore buone; mi ricordo con tanta esattezza anche di questa data per un particolare motivo, perché nell’anticamera dove io – senza potermi sedere, naturalmente – dovetti starmene impalato per due ore, era appeso un calendario, e non so descriverle con quanta avidità di cose stampate, di cose scritte continuai a fissare quella cifra, quella parola, ’27 luglio’ sulla parete; le divoravo quasi nel cervello”

Stefan Zweig, Novella degli scacchi, 1941, tr. it. S. Martini Vigezzi, Garzanti, 1991, p. 65

Su una grande nave passeggeri, il narratore – assistendo a una partita di scacchi giocata da un campione mondiale – incontra il signor B., nel cui passato gli scacchi hanno avuto un ruolo cruciale. Per quattro mesi, il signor B. ha vissuto segregato in una stanza d’albergo, “fuori del tempo, fuori del mondo”. Senza orologio, libri, giornali, matite, senza contatti né distrazioni: è una forma di tortura della Gestapo per indurlo a rivelare delle informazioni. Lasciato nel nulla, in balia dei suoi pensieri, il signor B. trova una temporanea salvezza nell’incontro fortuito – prima di un interrogatorio – con un manuale di scacchi, su cui concentrerà, di lì in avanti, tutta la sua attenzione mentale. Anche il giorno in cui si è imbattuto nel manuale è rimasto impresso nella sua memoria, avendo guardato a lungo, in attesa della chiamata, il calendario con la scritta 27 luglio.

Dicono del libro
“Stefan Zweig scrisse Novella degli scacchi nel 1941, pochi mesi prima di suicidarsi, insieme con la seconda moglie, nella città brasiliana di Petropolis, il 22 febbraio 1942. La notizia della sua morte fu soffocata da quelle provenienti dai fronti di guerra e così anche la sua ultima, disperata protesta, non fu che un flebile grido, quasi inudibile nel frastuono di quegli anni.”
(Dalla quarta di copertina dell’ed. Garzanti, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Il 27 luglio, nella mattinata, una grande folla assisteva alla partenza dello steamer Mozik…”
Jules Verne, La caccia al meteorite

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“… Il pomeriggio del 27 luglio, Smurch fu spedito in una sala dove si trovavano ufficiali dell’esercito…”
James Thurber, Il più grand’uomo del mondo

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“…vaga, di sé dimentico e di tutto, / lungo le calme vie che si ridestano, / oggi, addì ventisette Luglio mille / novecento cinquanta – un milanese”
Sergio Solmi, Entro la densa lente dell’estate

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“… E il 27 luglio 1924 si imbarcarono a Marsiglia, destinazione lidi africani…”
Enrique Vila-Matas, Storia abbreviata della letteratura portatile

26 Luglio

26 luglio 2014

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A interrompere la sua foga ballerina venne il segretario, il quale lesse delle carte come se si trattasse di un foglio di annunzi governativi: “Ventisei luglio. Nel podere di Cuma, che è di Trimalcione, sono nati trenta bambini e quaranta bambine. Sono stati trasferiti dall’aia al granaio cinquecentomila moggi di frumento. Sono stati sottomessi al giogo cinquecento buoi. Lo stesso giorno è stato crocefisso lo schiavo Mitridate colpevole di aver parlato male del nostro Gaio. Lo stesso giorno sono stati messi in cassaforte dieci milioni di sesterzi per i quali non era stato trovato un investimento. Lo stesso giorno negli Orti Pompeiani è scoppiato un incendio iniziatosi nella casa del fattore Nasta”. “Cosa?” disse Trimalcione. “Quand’è che mi sono stati comperati i giardini di Pompeo?”

Petronio, Satiricon, tr. it. P. Chiara, Mondadori 1988, p.133

Il giovane Encolpio, in giro per il meridione d’Italia vivendo alla giornata, è arrivato – dopo diverse avventure – a casa di Trimalcione. Ricchissimo commerciante e proprietario di terre sterminate, Trimalcione possiede una schiera di servitori che tratta capricciosamente e vive con la moglie Fortunata in una dimora di gran lusso, dove è solito offrire banchetti sontuosi, che durano giorno e notte. Avvicinandosi al triclinio, Encolpio ha avuto modo di ammirare gli oggetti preziosi, le pitture e anche un calendario con i giorni favorevoli e quelli contrari, i pianeti e gli impegni del padrone. Durante il banchetto, fra danze, bevute di vino Falerno, giochi e indovinelli, un amministratore legge una relazione su quel che è successo nelle proprietà di Trimalcione il giorno settimo prima delle calende di agosto, cioè il 26 di luglio di un’estate antica.

Dicono del libro
“L’autore del Satiricon può essere quasi certamente identificato con il Petronio, ‘elegantiae arbiter’, di cui parla Tacito negli Annales. L’opera può solo formalmente essere attribuita al genere della ‘satira’, mentre di fatto si tratta di un vero e proprio romanzo, che si potrebbe definire ‘realista’ per l’aderenza ai fatti della vita quotidiana e la descrizione dell’ambiente dell’epoca”.
(Dalla quarta di copertina dell’ed. Mondadori, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… All’alba del 26 luglio 1755, Messer Grande entrò nella mia camera. Svegliarmi, vederlo e udire le sue interrogazioni fu l’affare di un istante…”
Giacomo Casanova, Fuga dai Piombi

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“… 26 luglio. Nel cuore della notte i cantori di Makin sfilarono nella strada davanti a casa. Intonavano la romanza della principessa…”
Robert Louis Stevenson, Nei mari del Sud

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“… Il 26 luglio 1864, con una forte brezza di nord-est, un magnifico yacht si muoveva agilmente a tutto vapore sui flutti del canale del Nord…”
Jules Verne, I figli del capitano Grant (segnalazione di @gs_carpitano)

 

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“… Le bianche farfalle portate il 26 luglio dal misterioso carro avevano impestato la foresta di uova…”
Dino Buzzati, Il segreto del bosco vecchio (segnalazione di Sandra Muzzolini)

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“…. Erano le 10 e 45 di giovedì 26 luglio 1956. Pablo Picasso aveva fretta…”
Fabio Bussotti, L’invidia di Velazquez

 

25 Luglio

25 luglio 2014

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Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? (…)
Era il venticinque di luglio del millenovecentotrentotto, e Lisbona scintillava nell’azzurro di una brezza atlantica, sostiene Pereira

Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, 1994, Feltrinelli, p.10

Lisbona: la data del 25 luglio del 1938 segna l’inizio della storia narrata nel romanzo Sostiene Pereira. È in quel giorno, infatti, che Pereira, anziano responsabile delle pagine culturali di un giornale del pomeriggio, il “Lisboa”, fa la conoscenza del giovane Francesco Monteiro Rossi. Si sono sentiti al telefono: Pereira ha proposto al giovane di tenere una rubrica sul giornale e si incontreranno la sera stessa, a una festa in Praça da Alegria, dove Pereira conoscerà anche l’amica di Monteiro, Marta, entrando in contatto con le loro idee libertarie, antagoniste al regime di Salazar. Mentre nel pomeriggio dall’oceano arriva la nebbia e Lisbona “si trova avvolta in un sudario di calura”, la vita di Pereira comincia a cambiare, quel 25 luglio, 1938, trentotto gradi.

Dicono del libro
“Lisbona, 1938. L’opprimente dittatura di Salazar, l’infuriare della guerra civile spagnola alle porte, il fascismo italiano sullo sfondo. Pereira è un ex giornalista di cronaca nera cui è stata affidata la pagina culturale di un mediocre giornale del pomeriggio, il ‘Lisboa’. Pereira ha un senso mortuario della cultura: predilige gli elogi funebri degli scrittori scomparsi, la letteratura del passato, i necrologi anticipati. Trova in Monteiro Rossi, un giovane di origine italiana, e nella sua fidanzata Marta, due bizzarri quanto improbabili collaboratori. Una collaborazione che porterà a uno sconvolgimento nella vita del vecchio giornalista, a una intensa maturazione e infine a una dolorosa presa di coscienza”.
(Dalla bandella dell’ed. Feltrinelli, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Fatto ciò, rincasai, consolai come potei la mia padrona di casa e dopo essere stato con sua figlia mi coricai. Era la sera del 25 luglio 1755…”
Giacomo Casanova, Storia della mia vita

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“… La sera del 25 luglio del 1943, verso le undici, il Segretario della Regia Ambasciata d’Italia a Berlino, Michele Lanza, se ne stava adagiato su una poltrona…”
Curzio Malaparte, La pelle

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“… Il 25 luglio 1943 – questa data che poi non significò più un giorno di calendario, ma un imperioso richiamo alla fine e al principio di opposti periodi…”
Mario Tobino, Il clandestino

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“… Frattanto, il 25 luglio, il Duce, rimasto senza più séguito nella mala sorte, era stato deposto…”
Elsa Morante, La Storia

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“… Venne poi il 25 luglio e Leone lasciò il confino e andò a Roma. Io restai ancora lì…”
Natalia Ginzburg, Lessico famigliare

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“… La sera del 25 luglio 1880 Billy the Kid attraversò al galoppo, sul suo pezzato, la strada principale (e unica) di Fort Sumner…”
Jorge Luis Borges, Morti perché sì

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“… Alle sette della mattina del 25 luglio chiamò Ardis Hall dall’ufficio postale di Malahar…”
Vladimir Nabokov, Ada, o ardore

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“… consultai invano la mia agendina per sapere che cosa mai potesse festeggiare, quella baldoria. Era il 25 luglio…”
Michel Tournier, Mezzanotte d’amore

24 Luglio

24 luglio 2014

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Per il miei cinquant’anni, François organizzò una festicciola sublime da Armelle. C’erano gli amici di sempre e quelli recenti. Certe persone si rivedevano dopo lustri. Anche la meteorologia pensò di unirsi alla brigata: in quel memorabile 24 luglio ci beccammo un tornado seguito da una tempesta di grandine. In tre minuti, gli invitati erano fradici. Più tardi, dopo che ebbi spento le candeline, tutti anche i giovani Benjamin e Sarah, mi consegnarono una cassetta dove avevano registrato un brano del Viaggio. Era un’idea geniale

Annie François, La lettrice, 2000, tr. it. F. Bruno, Guanda 2000, p. 161

Ogni libro incontrato dalla narratrice durante la sua vita ha una storia, avvincente come un romanzo. Non solo per quello che il libro racconta, ma per il ruolo che ha nella stessa vita di chi lo legge. Che sia stato prestato o impacchettato per un trasloco, trovato su una bancarella, letto durante una malattia, è un testimone dell’esistenza a cui si è intrecciato. Al giorno del compleanno della narratrice, il 24 luglio, si collega per esempio la storia del romanzo dello scrittore francese Céline, Viaggio al termine della notte. Per tanti motivi, che risalgono alla sua adolescenza, la narratrice non è mai riuscita a leggerlo. E i suoi amici più cari decidono di registrarne la lettura, in tante cassette, come regalo per “quel memorabile 24 luglio”.

 

Dicono del libro
“Che cosa trasforma un parallelepipedo di carta in un libro capace di influenzare la nostra vita? La passione, se non il furore, del lettore anzi della lettrice Annie François che narra le eroicomiche avventure di chi è libro-dipendente e a questo dio assoluto, tascabile o rilegato che sia, consacra la propria esistenza. Il bibliomane è vittima di una serie pressoché infinita di manie: la posizione, seduta o sdraiata; il luogo, solitario o affollato; i conforti accessori alla lettura, sigarette o cibo; le dimensioni del libro. Non solo: la patologia sviluppata dal lettore, che coinvolge, insieme all’intelligenza e alla vista, l’udito, l’odorato e il tatto, contagia anche la sua vita domestica, amorosa, sociale, professionale”.
(Dal risvolto di copertina dell’ed. Guanda, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… 24 luglio. Ci svegliammo meravigliosamente ritemprati nello spirito e nelle forze…”
Edgar Allan Poe, Le avventure di Arhur Gordon Pym

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“…un’offensiva di tredici divisioni britanniche (appoggiate da 1400 pezzi d’artiglieria) contro la linea Serre-Montauban era stata decisa per il 24 luglio 1916…”
Jorge Luis Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano

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“… sarebbe un buon giornale quello che al primo gennaio del millenovecentoquattordici avesse annunciato lo scoppio della guerra per il ventiquattro luglio…”
José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis

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“… 24 luglio 2003 Gillian, mia sorella, ha deciso di pronunciare il suo nome con la g dura lo stesso giorno in cui mia madre è tornata dalla luna di miele…”
Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile (segnalazione di Stella Bottai)

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“… Baia Novaglia, 24 luglio 1909. Muri nel mare! Rovine di un antico abitato…”
Hans Kitzmüller, Viaggio alle Incoronate (segnalazione di Sandra Muzzolini)

23 Luglio

23 luglio 2014

 

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La mattina del 23 luglio 1989, una domenica, mi trovavo all’Hotel Terminus di Lione nei pressi della stazione ferroviaria Perrache, in una camera che si affacciava direttamente sui binari. Oltre la ferrovia, in una breccia tra i fili dei treni e i caseggiati, il verde degli alberi, limpidissimo, lasciava intuire che non molto lontano scorreva un fiume, la Saona, poco prima della sua confluenza nel Rodano; sopra le rotaie le rondini volavano davanti alla luna calante, bianca, che sembrava perforata dal blu del cielo e che pian piano andava ritirandosi, sforacchiata come una nuvola

Peter Handke, Epopea del baleno, 1990, tr. it. L. Salerno, Guanda, 1993, p. 41

Come un medium che ha la capacità di mettere in contatto il passato con il presente, il narratore registra un’impressione avuta durante un soggiorno all’Hotel Terminus, nella città di Lione, la mattina del 23 luglio 1989. In stazione passano dei ferrovieri, arriva un treno merci; in cielo volano rondini; è una mattina calma e luminosa di piena estate. Eppure qualcosa lo inquieta, come se da quel luogo arrivasse un segnale. In un istante in cui la scena sembra ferma, si rende conto che l’albergo dove si trova è stato la sede del comando nazista durante la guerra. C’è stato un altro giorno come quello odierno – pensa l’osservatore del 23 luglio – in cui però la stazione, il cielo, le rondini sono state la scena di una tragedia, che si riesce ancora a captare attraverso gli strati del tempo.

Dicono del libro
“Ogni piccolo fatto trova nelle pagine di questo libro una rifrazione luminosa, un riflesso limpido e cristallino, un brivido di insondabile mistero. Handke, attraverso una scrittura impeccabile, ha la capacità di farci cogliere la malia segreta di ogni cosa, di ogni accadimento anche minino, di ogni fenomeno”.
(Dalla bandella dell.ed. Guanda, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Meno di due mesi dopo quella che ho chiamato ‘la nuit du tournesol’ – era esattamente il mattino del 23 luglio…”
André Breton, L’amour fou

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“…. La signora Maigret non vedeva il marito da quindici giorni e reclamava la sua presenza. Era il 23 luglio…”
Georges Simenon, La balera da due soldi

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“… 23 luglio. Siamo andati tutti a vedere la cascata meravigliosa, da cui scende l’acqua dolce che ieri ho bevuto nella baia…”
Stanislao Nievo, Le isole del paradiso

22 Luglio

22 luglio 2014

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Scorsi la pergamena aperta. C’erano mille ghirigori e sotto un nome, Pacifico Stalio, quindi una data, 22 luglio 1768. Il resto, in tedesco, non lo capivo. Tornai alla data: era lo stesso giorno in cui l’ammiraglio Bougainville aveva disegnato con i suoi assistenti la cascata a Port Praslin, quella che sarebbe passata alla storia con il suo nome. Disegni d’acqua, lontani oceani d’acqua, avvenuti nello stesso giorno tra i milioni di giorni della storia terrestre che presto dimentica tutto, tranne qualche uomo e qualche data

Stanislao Nievo, Le isole del paradiso, 1987, Mondadori 1989, p. 282

Nel diario dell’esploratore Bougainville – alla data del 22 luglio 1768 – è annotata la presenza di acqua dolce nella baia di un’isola dei Mari del Sud, poco distante dalla Nuova Guinea. Un secolo dopo, quell’isola sarà la mèta di un progetto avventuroso, ideato dall’affarista e visionario francese Charles de Rays : il tentativo di renderla abitabile e coltivabile, con il sogno di fondare una nazione nuova, possibilmente ricca e prospera. Seguendo quest’ideale, numerosi coloni – fra i quali molti contadini veneti – s’imbarcano nell’impresa, che si rivelerà durissima e frustrante, per via della natura equatoriale, dove tempo ed energia sono diversi. Sulle tracce di alcuni dei protagonisti di quell’episodio: Angelo e Lucia, la regina melanesiana Emma, il capitano Stalio, il narratore si imbatte in sorprese e coincidenze, come – in questo brano – la data del 22 luglio 1768 (lo stesso giorno registrato nel diario dell’esploratore francese) segnata in un documento che riguarda un altro Stalio, in un altro punto della terra.

Dicono del libro
“Protagonisti alcuni italiani e francesi imbarcatisi alla volta delle lontane isole della Melanesia, dietro al miraggio di una nuova patria da fondare. Incontaminate, bellissime e seducenti, le isole vedranno l’alternarsi degli emigranti con le loro storie di disperazione, di amore, di miseria e di volontà. Ma alla fine tutti dovranno arrendersi davanti al rifiuto della natura che, sorretta da una forza primigenia, respingerà la frenesia trasformatrice dell’uomo civilizzato. Quest’epopea, fatta di avventure esotiche, di vita di mare, di incontri con altre civiltà, ha affascinato l’autore tanto da ripercorrerne di persona le tappe. E sotto lo stesso sole le storie di ieri e di oggi si intrecciano, i fili si riannodano e, quasi per un gioco di arcane simmetrie, il cerchio si chiude.”
(Dalla quarta di copertina dell’ed. Mondadori, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Il 22 luglio 1848, prima delle sei antimeridiane, un distaccamento di esploratori, il secondo squadrone di corazzieri di Wallmoden…”
Hugo von Hofmannsthal, Storia di cavalleggeri

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“… Andò dritto nella sua cabina e aprì il diario. Scrisse la data, 22 luglio 1768, e annotò il fenomeno dell’acqua dolce…”
Stanislao Nievo, Le isole del paradiso
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“… Il mio nome è Laura Palmer, e da soli tre piccoli minuti, ho ufficialmente compiuto 12 anni! È il 22 luglio 1984…”
Jennifer Lynch, Il diario segreto di Laura Palmer (segnalazione di Laura Serranti)

21 Luglio

21 luglio 2014

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L’anno 356, nella notte del 21 luglio, la luna non era ancora sorta nel cielo, e il desiderio di Erostrato avendo raggiunto una forza inusitata, egli si decise a violare la camera segreta di Artemide. Scivolò giù per i tornanti della montagna sino alla riva del Caistro e salì i gradini del tempio. Le guardie dei sacerdoti dormivano vicino alle sante lampade. Erostrato ne afferrò una e penetrò nel naos. Un forte odore di olio di nardo si spandeva nell’aria. Le travi nere del soffitto d’ebano erano splendenti. L’ovale della stanza era diviso dalla tenda tessuta di filo d’oro e di porpora che nascondeva la dea. Erostrato, ansimando di voluttà, la strappò

Marcel Schwob, Vite immaginarie, 1896, tr. it. F. Jaeggy, Adelphi 1978, p.36

 

Lo scrittore Marcel Schwob racconta una data prodigiosa nella storia – e nella leggenda – del mondo antico. Il 21 luglio del 356 avanti Cristo andò distrutta una delle sette meraviglie del mondo, il ricchissimo tempio dedicato alla dea Artemide a Efeso, città dell’Asia minore, nell’attuale Turchia. Nel racconto, la causa della distruzione è l’incendio appiccato da un abitante di Efeso, di nome Erostrato, desideroso di avvicinarsi al tesoro e ai segreti del tempio. Catturato e imprigionato, continua a gridare il suo nome – che le autorità vorrebbero cancellare – “in mezzo alla notte”. Nella stessa notte, racconta lo scrittore, nasce Alessandro, re di Macedonia.

 

Dicono del libro
“Le Vite immaginarie, pubblicate nel 1896, segnano il culmine della sua opera: sono ventitré ‘percorsi di vita’, brucianti di rapidità, dove incontriamo personaggi illustrissimi, come Empedocle o Paolo Uccello o Petronio, e gli ignoti destini di Katherine, merlettaia nella Parigi del Quattrocento, o del maggiore Stede Bonnet, ‘pirata per capriccio’, o degli impeccabili assassini Burke e Hare – e tutti circondati dalle folle senza nome di mendicanti, criminali, prostitute, mercanti e eretici che abitano la storia”.
(Dalla bandella dell’ed. Adelphi, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Il 21 luglio, anniversario della battaglia di Bezzecca, Marco Leccio s’era chiuso nello studio…”
Luigi Pirandello, Frammento di cronaca di Marco Leccio

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“… Nel pomeriggio di martedì 21 luglio, Flush s’insinuava quindi dabbasso e attendeva nel vestibolo…”
Virginia Woolf, Flush

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“… Questo sospetto della nostra immaginosa tensione era divenuto scarica della realtà il 21 luglio 1931, durante l’imperversare d’una grandinata senza precedenti nel secolo…”
Carlo Emilio Gadda, L’Adalgisa

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“… Una bambina era nata il 21 luglio 1872 a Ardis, la residenza che il padre putativo possedeva nella contea di Ladore…”
Vladimir Nabokov, Ada, o ardore

20 Luglio

20 luglio 2014

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Il 20 luglio 1936, verso le tre del pomeriggio, l’autocarro ci aveva lasciati tutti e due in prossimità di una piccola spiaggia intorno a Lorient: il Fort-Bloqué. Non avevamo scelto di andare là piuttosto che altrove: avevamo preso la prima corsa. Il tempo era ‘minaccioso’, come sempre dal nostro arrivo in Bretagna, a parte i giorni di pioggia e di tempesta. Meno di una settimana prima ci eravamo già lasciati portare verso quel punto della costa dove pareva che, in tali condizioni, fossimo i soli a volerci avventurare (…)
Era dunque come se, il 20 luglio, quel muro si fosse mostrato, per me, trasparente. Il ruscello giallo era lo stesso. Una targhetta incisa si limitava a evocare l’attività del forte: ‘Forte del Loch 1746-1862’

André Breton, L’amour fou, 1937, tr. it. F. Albertazzi, Einaudi, 1974, p. 120-21, 133

Un pomeriggio estivo su una spiaggia bretone dove, guardando bene, si può trovare un osso di seppia, un legnetto colorato, una scatola di caramelle alla violetta, un piccolo scheletro di granchio, mentre il sole – che non si vede per via del maltempo – è nel segno del Cancro. Il 20 luglio del 1936, l’autore del libro percorre, insieme con una donna, quel tratto di costa; i due sono arrivati lì per caso e senza meta e quello che li attende – via via che si avvicinano a un fortino abbandonato – è una strana avventura, come se fossero attratti in una atmosfera misteriosa e perturbante che diminuisce quando si allontanano dall’edificio. Tornati a casa, vengono a sapere che il luogo è stato teatro – tempo prima – di un fatto di cronaca nera. Questa e altre circostanze si collegano fra loro – come i relitti sulla spiaggia – dando la loro impronta alla data del 20 luglio, una giornata trovata, nel tempo.

Dicono del libro
L’amour fou (1937) è un momento di affermazione piena nelle prospettive del desiderio. Breton, che qui si espone a una elucidazione minuziosa di episodi e luoghi (dal paesaggio solare delle Canarie, a un’esoterica topografia parigina), scompone la propria identità per lasciar spazio alle interrogazioni rivelatrici che vengono dal di fuori: oggetti, scenari, circostanze, secondo una sintassi che ha le stesse leggi che regolano il sogno”.
(Dalla quarta di copertina dell’ed. Einaudi, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“…’Tu, Menecrate, scappa: sarai preso!’ / dissi ai venti di luglio…”
Callimaco, Epigrammi, AP XII, 149

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“… Consegnata dal suddetto J.F. al signor W. Bones secondo del Walrus Savannah, venti luglio 1754 W.B…”
Robert Louis Stevenson, L’isola del tesoro

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“…E quando tornerai? Al più tardi entro il venti luglio. Si! Il venti luglio…”
D. H. Lawrence, L’amante di Lady Chatterley

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“… Il venerdì 20 luglio 1714, a mezzogiorno, il più bel ponte di tutto il Perù si spezzò…”
Thornton Wilder, Il ponte di San Luis Rey (segnalazione di Eva Cruciani)

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“… La festa del 20 luglio di quell’anno sarebbe rimasta impressa nella mente di Lina per molte ragioni…”
Marvel Moreno, In dicembre tornavano le brezze

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“… Non c’è nessuna foto che racconti quel pomeriggio. È di sicuro il 20 luglio 1943, una domenica…”
Mario Fortunato, Foto-ricordo

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“… E poi a un tratto legge che tutto si svolge sul TGV Parigi-La Rochelle delle 14,45, sabato 20 luglio…”
Emmanuel Carrère, Facciamo un gioco

L’anagramma di Stefano Bartezzaghi:
I venti di Luglio = gioventù, idilli

 

Zerocalcare

“… Il pomeriggio del venti luglio duemilauno io avevo diciassette anni e il fiatone…”
Zerocalcare, A.F.A.B. (una storia umiliantemente vera)

19 Luglio

19 luglio 2014

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Poi, le quattro pareti attorno erano coperte di stampe anch’esse guerresche: la battaglia di Calatafimi, la spedizione di Sapri, San Fermo, Aspromonte, la partenza da Quarto, la morte d’Anita; e di ritratti: quello di Mazzini e di Garibaldi, non c’è bisogno di dirlo, di Nino Bixio e di Stefano Canzio e di Menotti, di Felice Orsini e di Guglielmo Oberdan. Per giunta, nella parete di fronte, a mo’ di panoplia o di trofeo, ricordo della campagna del Trentino, Marco Leccio aveva appeso il suo vecchio schioppettone d’ordinanza incrociato con lo sciabolone d’ufficiale di Defendente Leccio suo padre. Sopra il motto di Garibaldi in grosse lettere: Fate le aquile; in mezzo il suo berretto di garibaldino e una fascetta di velluto – rosso s’intende – ov’erano affisse le medaglie. Più sotto, in cornice, una lettera scritta da lui il 19 luglio 1866 dal forte d’Ampola a un amico di Roma, con un ritaglio della bandiera austriaca presa in quel forte

Luigi Pirandello, Frammento di cronaca di Marco Leccio e della sua guerra sulla carta nel tempo della grande guerra europea, 1919, Appendice a Novelle per un anno, Giunti, 1994, III, p. 2716

 

Marco Leccio è un ex garibaldino che ha combattuto nella battaglia di Bezzecca e ha dato ai suoi figli i nomi di Giuseppe, Anita, Nino, Canzio, in onore degli eroi del Risorgimento. La seconda figlia l’ha chiamata proprio Bezzecca, in ricordo della battaglia, ma la sorte ha voluto che si sposasse con un orologiaio svizzero, dal cognome tedesco. Avvenimento tanto più sgradevole ora che – nel momento della narrazione – sta cominciando la prima guerra mondiale e Marco Leccio, all’età di 67 anni, vorrebbe arruolarsi volontario, insieme a figli e nipoti. Non verrà preso e seguirà le vicende belliche – come dice il lungo titolo del racconto – su delle carte geografiche e su “una plastica in rilievo di cartapesta colorata”, nel suo studio, piccolo santuario di ricordi della battaglia combattuta il 21 luglio del 1866 e di cui fanno parte la bandiera e la lettera del 19 luglio.

Dicono del libro
“sono raccolte sotto il generico titolo di Appendice, le novelle che Pirandello non incluse nel corpus delle Novelle per un anno, e che scrisse dal 1883, quando esordì giovanissimo, al 1919”. Frammento di cronaca di Marco Leccio e della sua guerra sulla carta al tempo della grande guerra europea fu pubblicata “in Berecche e la guerra, Milano, Facchi, 1919; in Appendice a Novelle per un anno, a cura di Manlio Lo Vecchio-Musti e Angelo Sodini, vol. II, Milano, Mondadori, (Collezione Omnibus), 1938”.
(Dalla Prefazione all’ed. Giunti, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… 19 luglio. ‘La vedrò!’ esclamo il mattino quando mi sveglio e alzo gli occhi verso il sole in perfetta letizia. ‘La vedrò!’ E per tutto il giorno non ho più altro desiderio…”
Wolfgang Goethe, I dolori del giovane Werther

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“… Il 19 luglio del 1571, le sterminate orde turche comparivano dinanzi alla città, cominciandone l’assedio…”
Emilio Salgari, Capitan Tempesta

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“…Uscivano dal viale alberato non lontano dallo Scalo Merci, dirigendosi in via dei Volsci, quando, non preavvisato da nessun allarme, si udì avanzare nel cielo un clamore d’orchestra metallico…”
Elsa Morante, La Storia

 

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“… Seppi pure il giorno e l’ora del bombardamento: era stato sul mezzogiorno, il 19 luglio 1943…”
Elsa Morante, Aracoeli (segnalazione di Sandra Muzzolini)

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“… Intanto però quello stesso 19 luglio che lui stava a Feltre, bombardavano per la prima volta in assoluto Roma. 4000 bombe…”
Antonio Pennacchi, Canale Mussolini

 

18 Luglio

18 luglio 2014

 

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Un giorno, il 18 luglio 1936, un uomo dalla barba rossa, con cappello e bastone, passava su un asino bianco per le vie di Guernica. Era mezzogiorno e, barcollando dal caldo, l’uomo si fermò in piazza proprio davanti alla nostra casa, superbo su quell’asino come un imperatore e, come fanno i bovari in montagna, emise un lungo grido: “Eloheee!”. Noi bambini accorremmo dal giardino e giù dalle scale e attraverso l’atrio dal magico tetto di vetro azzurro dove i quattro più piccoli giocavano al Paradiso terrestre (…) Tutto il periodo agitato dal 18 luglio al 26 aprile mi risuona nella memoria col continuo riso squillante dello zio Pablo”

Hermann Kesten, I ragazzi di Guernica, 1939, tr. it. E. Pocar, Giunti 1983, p. 20

Carlos Espinosa, uno dei sette figli del farmacista della città di Guernica, racconta la storia della sua famiglia, segnata dall’intreccio dei destini del padre, rimasto nella città basca, e dell’avventuroso zio Pablo che, dopo anni di viaggi, torna a Guernica nell’estate 1936. Il 18 luglio lo zio fa la sua comparsa, in mezzo ai giochi dei ragazzi, mentre intorno comincia quella che sarà la guerra civile spagnola. Le vicende domestiche e familiari precipitano nel disordine, nell’inquietudine e infine nella tragedia del 26 aprile del 1937, quando l’aviazione tedesca bombarderà la città, decimando anche la famiglia Espinosa. Carlos sarà uno dei pochi sopravvissuti, destinato a raccontare, mantenendo la memoria delle date di quella guerra, perché “il tempo è troppo grande. Non ha tempo per noi”.

Dicono del libro
“Guernica, città basca, 1937. La marea della guerra civile risale lungo la Spagna, ma i cannoni sono ancora lontani; eppure le relazioni tra la gente hanno già preso a cambiare, le ostilità politiche si mescolano con le antipatie personali, gli odi e le vendette antichi riaffiorano col pretesto delle fazioni e dei partiti. E giorno dopo giorno le certezze quotidiane si sgretolano, la paura si insinua e diffonde. È così per tutti, anche per la famiglia del farmacista Espinosa: padre, madre e sette figli tra bambini e adolescenti.”
(Dalla quarta di copertina dell’ed. Giunti, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… 18 luglio. Wilhelm, che cos’è per il nostro cuore un mondo senza amore! Che cos’è una lanterna magica senza luce?…”
Wolfgang Goethe, I dolori del giovane Werther

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“… Il 18 di luglio /nel cortile di un convento / il partito comunista / formò il quinto reggimento…”
Anna Maria Ortese, Poveri e semplici

17 Luglio

17 luglio 2014

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Il diciassette luglio milleottocentottantatré, alle due e mezzo del mattino, Vincent, il custode del cimitero di Béziers, che abitava un piccolo fabbricato in fondo al campo dei morti, fu svegliato dai mugolii del suo cane, chiuso in cucina. Balzò subito dal letto e vide che l’animale fiutava sotto la porta abbaiando con furore, come se qualche vagabondo avesse ronzato intorno alla casa. Allora prese il fucile e uscì cautamente

Guy de Maupassant, La tomba, 1884, tr. it. E. Bianchetti, in Racconti fantastici, Mondadori 1990, p.119

Il giovane avvocato Courbataille non si rassegna alla scomparsa della sua amata, una ragazza di vent’anni morta di polmonite. La perdita lo ha reso così folle e disperato da recarsi al cimitero per dissotterrare il cadavere. Sorpreso dal custode e processato per questo atto criminale, il giovane si difenderà da solo, con un discorso che rivela il motivo del suo gesto. Il desiderio di tornare indietro nel tempo. Il luogo in cui lo scrittore Maupassant ambienta questo racconto fantastico è la cittadina di Béziers e il giorno è un diciassette di luglio.

 

Dicono del libro
“Il fantastico, per Maupassant, non consiste nella brutale intrusione di fenomeni straordinari in una realtà compatta: come è stato detto, anzi, esso ‘nasce da tutto ciò che rode l’uomo, vuoi originato da Forze esterne o interne, e che alla fine ne svuota la coscienza per mezzo dell’angoscia’.”
(Dalla quarta di copertina dell’ed. Mondadori, op. cit.)

 

Altre storie che accadono oggi

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“… il lord attuale, Alexander, la cui nascita, avvenuta il 17 luglio 1757, colmò la coppa della contentezza per il mio povero padrone…”
Robert Louis Stevenson, Il Master di Ballantrae (segnalazione di @gs_carpitano)

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“… il 17 luglio 1738 nacque Jean-Baptiste Grenouille. Era uno dei giorni più caldi dell’anno…”
Patrick Süskind, Il profumo

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“… 17 luglio. Oggi nebbia fitta e poco pesce. Gettato ancora verso nord. Così finisce questo giorno…”
Rudyard Kipling, Capitani coraggiosi

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“… Nel pomeriggio del 17 luglio 1937, alle 2 e tre minuti, il garzone meccanico portava il suo strambo apparecchio all’aeroporto Roosevelt, con un perfetto atterraggio…”
James Thurber, Il più grand’uomo del mondo

16 Luglio

16 luglio 2014

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Il giorno dopo, 16 luglio, rifeci il medesimo percorso, spingendomi un poco oltre. Notai pertanto che il torrente e i prati a poco a poco scomparivano e subentrava una zona più boscosa; qui trovai frutti di varie specie, e in particolare un gran numero di meloni sul terreno, e uva che cresceva sugli alberi; infatti la vite si era abbarbicata ai rami degli alberi, e i grappoli, in piena maturazione, pendevano turgidi e succosi. Questa scoperta inaspettata mi allietò moltissimo; ma ne mangiai con parsimonia, memore della precedente esperienza vissuta in Barberia, ove molti prigionieri inglesi erano morti di febbre e dissenteria, causate appunto dall’ingestione dell’uva. Ma io ebbi un’eccellente idea: pensai di farla essiccare al sole per conservarla come si conserva l’uva passa, convinto che sarebbe stata, come infatti fu, tanto sana quanto gradevole al gusto, nella stagione in cui non avessi potuto disporre di frutta fresca. Trascorsi in quel luogo tutta la sera, senza far ritorno alla mia abitazione, e fu questa – lo dirò per inciso – la prima notte che dormii fuori casa

Daniel Defoe, Robinson Crusoe, 1719, tr. it. R. Mainardi, ed. cons. Garzanti, 2003, p. 106

Naufragato alla fine di settembre su un’isola “malaugurata e derelitta”, Robinson Crusoe, dopo un periodo di disperazione, ha iniziato la sua lotta per sopravvivere. Ha allestito una tenda e scavato un rifugio, mentre il tempo passa fra piogge torrenziali, vampate di caldo e anche un terremoto. In luglio – così racconta nel suo diario – è appena guarito da una febbre terzana, e ha cominciato a esplorare l’isola, risalendo un corso d’acqua. Il 16 luglio non solo trova meloni e uva utili per le sue provviste, ma ha anche la prima occasione di dormire lontano dal suo rifugio, passando la notte su un albero. Da quel 16 luglio, trascorreranno molti anni prima dell’incontro con Venerdì, dell’arrivo di una nave inglese e del ritorno a casa, anni durante i quali Robinson elabora una sua personale scansione del tempo, dove spiccano l’anniversario del naufragio e l’alternarsi delle stagioni secche e piovose.

Dicono del libro
“Inquietudine e solitudine sono gli elementi essenziali del personaggio e del mito di Robinson; sono gli elementi che sottolinea lo stesso De Foe e quanti per primi esaltarono il romanzo. Sono gli elementi che vengono in primo piano anche nelle letture più attuali e che continuano ad alimentare un fascino che non conosce diminuzioni. Il tempo sembra non essere passato per il mito del naufragio”.
(Dal Profilo storico-critico di A. G. Rossi nell’ed. Garzanti, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“…Martedì 16 luglio. È piovuto di notte, all’improvviso e forte, nel solito modo delle Gilbert…”
Robert Louis Stevenson, Nei mari del Sud

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“… Il 16 luglio all’alba partiva per la costa di Bretagna…”
Giuseppe Antonio Borgese, Rubè

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“… Il 16 luglio comprai una sterlina; durante il giorno non la guardai…”
Jorge Luis Borges, Lo Zahir

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“… Il 16 luglio del 1946 Gaspare Ferri s’imbarcò insieme a tanti altri per fare ritorno in Italia…”
Marco Rufini, Il lago

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“… e lei, il sedici luglio, pretende di trovare per il primo d’agosto una villetta sul mare?…”
Andrea Camilleri, La vampa d’agosto 

15 Luglio

15 luglio 2014

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“Dopodomani quindici luglio alle ore quindici, stazione di Grosseto, ti aspetterò al binario, hai un treno che parte da Roma verso le tredici.” Clic.
Uno torna a casa e trova un messaggio così nella segreteria telefonica dopo tanto tempo. Tutto inghiottito dagli anni: quel periodo, quella città, gli amici, tutto. E anche la parola gatto, anche quella inghiottita dagli anni, che riaffiora nella memoria insieme col sorriso che quel gatto si portava appresso, perché era il sorriso del gatto dello Cheshire. Alice nel paese delle meraviglie. (…)
E ora rieccola, la sua Alice delle meraviglie, il quindici luglio alle ore quindici, proprio una cifra da lei, che amava i giochi di numeri e collezionava mentalmente date incongrue

Antonio Tabucchi, Il gatto dello Cheshire, in Il gioco del rovescio, 1981, n. ed. Feltrinelli, 1988, pp. 137-138

In mezzo all’estate, il narratore di questa breve storia trova un messaggio nella segreteria telefonica. Una donna che non vede da tanto – e che chiama Alice, in omaggio all’eroina del paese delle meraviglie – gli dà un curioso appuntamento per il 15 luglio, alle ore quindici, alla stazione di Grosseto. Il viaggio in treno – il 15 di luglio – è riempito dall’immaginazione dell’incontro, dai ricordi della storia passata e da tanti pensieri sul tempo che, come il gatto di Alice a cui fa riferimento il titolo del racconto, fa evaporare tutto.

Dicono del libro
“Perché ci sono svariati giochi in questo libro, tutto sta nel lasciarsi tentare. Ma quello che importa è che tutte le sue variazioni, tutte le sorprese, i rischi e le audacie aprono strade che si dirigono verso un obiettivo finale, verso l’individuazione di un’unità contraddittoria.”
(Dalla quarta di copertina dell’ed. Feltrinelli, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Fu il quindici luglio, che cominciai a prendere una visione più compiuta dell’isola…”
Daniel Defoe, Robinson Crusoe

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“…Nell’anno 1689, la sera del quindici luglio, l’abate di Kerkabon, priore di Nostra Donna della Montagna, passeggiava con sua sorella…”
Voltaire, L’ingenuo

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“… Appena qualche settimana dopo la messa in opera, nella notte fra il 14 e il 15 luglio 1925, è rimasto bloccato sette ore…”
Georges Perec, La vita istruzioni per l’uso

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“… Il mattino del 15 luglio raccolse dal bidone della spazzatura all’ingresso l’opuscolo di una comunità cristiana…”
Michel Houellebecq, Le particelle elementari

14 Luglio

14 luglio 2014

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Mi diressi verso gli scaffali, ne estrassi una storia della città di Parigi e rimasi lì in piedi a sfogliarla. C’erano piante e disegni degli antichi quartieri sulla riva sinistra. E mi riaffiorò alla memoria quel singolare Quattordici Luglio che trascorremmo insieme davanti alla locanda del sidro, nell’angusta, vecchissima rue de l’Hirondelle, appoggiati a una botte a guardare la danza delle variopinte fanciulle del vicino Hotel

Franz Hessel, Romanza parigina, 1920, tr. it. E. Arosio, Adelphi, 1997, p. 31

Nel 1916, mentre – in una cittadina polacca di frontiera – attende di essere mandato al fronte, un giovane soldato tedesco scrive all’amico francese Claude. Non gli parla della guerra che li ha divisi, ma degli anni trascorsi a Parigi in compagnia di artisti, poeti, modelle, cameriere, abitando a Montparnasse, a Passy e attraversando la città in lungo e in largo, di notte e di giorno. Per sopravvivere al presente, si rifugia nella memoria di un tempo irripetibile e, mentre inizia a raccontare dell’incontro con Lotte, enigmatica diciannovenne con cui ha condiviso i vagabondaggi parigini, ricorda un episodio accaduto un Quattordici Luglio, uno dei tanti momenti perfetti della vita prima della guerra.

Dicono del libro
“Per le strade di Parigi, «la città più carnale che ci sia», passeggiano instancabilmente un mite flâneur – ma la sua mitezza è un’insidiosa forma di seduzione – e una bionda diciannovenne tedesca, che dovrebbe migliorare il suo francese. Lotte vuole scoprire la «vera vita» della città, e il suo accompagnatore non chiede di meglio che iniziarla. Parigi sta vivendo un ultimo momento di inconsapevole felicità, poco prima che scoppi la Grande Guerra. E il flâneur la osserva come se già stesse per inabissarsi. Così comincia una storia su cui oggi, paradossalmente, sappiamo più di quanto non sapesse il suo autore quando la pubblicò nel 1920. Il flâneur è infatti Franz Hessel, che sarà Jules inJules e Jim di Henri-Pierre Roché, il grande amico a cui la Romanza parigina viene raccontata in forma di lettera, quasi per invitarlo a innamorarsi anche lui di Lotte. E Lotte – quella Helen Grund che diventerà la moglie di Hessel e l’amante di Roché – sarà Kathe in Jules e Jim. Ma le complicate geometrie sentimentali della vicenda non si sono ancora delineate: siamo sulla soglia, in un vagabondaggio malinconico e vibrante nel regno del possibile, immersi nelle sue variegate tentazioni.”
(Dalla bandella dell’ed. Adelphi, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… Il 14 luglio 1789 è l’ultima mia data sull’isola… O 14 luglio! Tu mi vedesti arrivare in città per la prima volta, nel 1751…”
Restif de la Bretonne, Le notti di Parigi

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“…Un lunedì, 14 luglio 1819 (non dimenticò la data), Victor annunciò che era stato arruolato nel lungo corso…”
Gustave Flaubert, Un cuore semplice

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“… Oggi è lunedì 14 luglio 1922, e sono le cinque e tredici minuti al mio orologio da polso, le undici e cinquantadue sul cruscotto e le quattro e dieci a tutti gli orologi della città…”
Vladimir Nabokov, Ada

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“… sono in grado di ricordarmi esattamente tutto ciò che si associa con la relazione di A….il calore e il cielo velato del 14 luglio ’89…”
Annie Ernaux, Passione semplice

 

13 Luglio

13 luglio 2014

 

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Venerdì 13 luglio […] Hélas! è un venerdì 13 e, in luogo di genovesi o di qualcos’altro di pari, incontro un costantinopoletano. Era fatale! Questa terribile giornata, accoppiata alla data ancor più terribile, non sarebbe trascorsa per me senza un intoppo in qualché di tremendo: lo prevedevo (ecco, qui sono coniglio). Il pregiudizio si avvera: Taranto mi riserbava l’incontro con questo bisantino, italiano di oriente, al presente soldato nel R. Esercito per una inverosimile concordanza di casi, di sudditanze, di fedi di nascita e tutto un oscuro lavorio di cancellerie consolari

Alberto Savinio, La partenza dell’Argonauta (Hermaphrodito), 1918, Einaudi 1974, p.186

Nel caldissimo mese di luglio, un giovane soldato italiano, nato ad Atene (si tratta di Andrea de Chirico), sta viaggiando da Ferrara a Taranto, con destinazione Salonicco, in Macedonia, dove le truppe italiane fanno base durante la prima guerra mondiale. Ha percorso lentamente la penisola – in vagoni di terza classe – e ora si trova nella città dei due mari, che gli appare come una faccia rasata a metà, la Taranto nuova e quella vecchia. Prima di raggiungere la sua destinazione, c’è un tempo d’attesa e di incontri con altri soldati, ufficiali, signore, tipi singolari, nella giornata venata di superstizione mediterranea di venerdì 13 luglio 1917.

Dicono del libro
“La chiave in cui si narrano nella Partenza dell’Argonauta le peripezie del soldato Andrea de Chirico, trasferito da Ferrara a Salonicco, è fondamentalmente burlesca, più prossima dunque al Pulci che a Apollonio Rodio. Ma di quest’ultimo Savinio ha lo spirito curioso e paradossale che indugia volentieri su storie soprannaturali o bizzarre, l’occhio che si ferma, sbigottito o compiaciuto, su spettacoli orridi o macabri.”
(Dalla Nota di G.C. Roscioni all’ed. Einaudi, op. cit.)

 

Altre storie che accadono oggi

13 juillet 1793 David Marat

13 luglio 1793, dettaglio del quadro La morte di Marat, di Jacques- Louis David, 1793,
Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts

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“… 13 luglio. No, non m’inganno! Leggo nei suoi occhi neri un sincero interesse per me e per la mia sorte…”
Wolfgang Goethe, I dolori del giovane Werther

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“… Era giunto il tredici luglio ed era una di quelle giornate tepide come talora sogliono capitare nel corso di un’estate piovosa…”
George Eliot, Adam Bede

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“…Non si fermò neppure il 13 luglio 1992, quando persi Marita …Il tempo non smette mai di passare, non conosce pietà…”
Almudena Grandes, Atlante di geografia umana

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“… È l’ultimo albero /questo / di un’anima in inverno…”
Stefano Benni, 13 luglio

pittura

Spencer Finch, Moonlight (Luna County, New Mexico, 13 July 2003)
la luce della luna piena del 13 luglio 2003 nel New Mexico

 

 

12 Luglio

12 luglio 2014

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Partì il dodici luglio, alle sette di mattina. Restai a J… la notte precedente. Nell’andarvi, mi promettevo di non chiudere occhio tutta la notte, per fare una tale provvista di carezze, da non avere più bisogno di Marta pel resto dei miei giorni.
Un quarto d’ora dopo essermi coricato, mi addormentai.
In generale, la presenza di Marta mi turbava il sonno. Per la prima volta, al suo fianco, dormii bene come se fossi stato solo.
Quando mi svegliai la vidi già in piedi. Non aveva osato svegliarmi. Non mi restava che una mezz’ora prima del treno. Mi rodevo di aver sciupato nel sonno le ultime ore che avevamo da passare insieme

Raymond Radiguet, Il diavolo in corpo, 1923, tr. it. M. Ortiz, ed. cons. Garzanti, 1966, p. 112

Ultimo anno della prima guerra mondiale, in una cittadina francese lungo il corso del fiume Marna, al primo piano di una villetta, la mattina del 12 luglio. Lei è la diciottenne Marthe. Lui è il narratore della storia, un ragazzo di sedici anni. Si sono conosciuti quando lui era uno studente brillante e poco disciplinato e lei era già fidanzata con Jacques, che ora è suo marito, ed è al fronte. Sono diventati amanti, mentre il mondo intorno è preso dalla guerra. Ora lei è incinta e sta per partire. Lui la accompagna a Parigi, fino alla stazione di Montparnasse, dove la attendono i suoceri. Mancano pochi mesi all’armistizio, al parto, al ritorno alla normalità, al termine di una passione da adolescenti. Per questo, anche, la data del 12 luglio resta impressa nella memoria.

Dicono del libro
“Il protagonista parla in prima persona, racconta, tornando a viverla nel giro di ogni frase, in ogni accostamento di parola a parola, la storia della sua adolescenza: l’incontro con la passione. Un ragazzo e una donna di poco più matura di lui, ma sposata, destinata, parrebbe, a un’esistenza diversa, si uniscono nelle retrovie sconvolte dalla guerra del 1914-18. Il marito della donna è soldato, il dovere lo chiama lontano dal focolare, la moglie è senza difese davanti alla tentazione. La guerra con la sua atrocità e i suoi pericoli diventa l’occasione di un’inaudita vacanza; la golosa, struggente, terribile vacanza che Radiguet ha fermato sulla pagina, prima di scomparire precocemente, ragazzo sventato, egoista, acerbo non meno del suo protagonista”.
(Dalla quarta di copertina dell’ed. Garzanti op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

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“… 12 luglio. Mi sono fatto coraggio e sono sceso dabbasso. L’ho incontrato nello studio…”
Matthew P. Shiel, La pietra dei monaci di Edmundsbury

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“…intessé a cavallo un lungo labirinto di andirivieni; tuttavia lo accerchiarono la notte del dodici luglio…”
Jorge Luis Borges, Biografia di Tadeo Isidoro Cruz

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“…attraverso Cerisy, Canisy, / [Coutances, Regnéville; (ma il 12 / luglio era chiuso il Louvre, martedì)”
Edoardo Sanguineti

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“…Mi chiamo Matteo. Sono nato il 12 luglio 1972. Io, della mia vita, ho quattro cose da dire…”
Aldo Nove, Amore mio infinito

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“…incise sul fianco del pino le cifre VII, 12. I mirtilli cominciavano a maturare, cosa che sembrava confermare la data…”
Arto Paasilinna, Il mugnaio urlante

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“…12 luglio, 1953. Era un gesto privo di storia…”
Don DeLillo, Underworld (segnalazione di Sandra Muzzolini)