Incipit saggi in catalogo

Incipit dei saggi pubblicati nel catalogo della mostra Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea, Manfredi Edizioni 2016 (in collaborazione con Grafica Eletti)

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Oggi, una mostra. Introduzione (Antonella Sbrilli)
“Un giorno, nella definizione dell’Enciclopedia Treccani, è uno “spazio di 24 ore compreso fra una mezzanotte e l’altra”. In quelle ore, la Terra compie una rotazione intorno al proprio asse e il nostro orologio biologico fa adattare pressione, temperatura, fame, sonno al ritmo circadiano (circa diem, intorno al giorno). Grande e piccolo, cosmico e locale s’incontrano nella misura quotidiana del giorno, l’oggi: hoc die, questo giorno, è la scansione temporale che indica una porzione di presente controllabile, visualizzata nei calendari e nelle agende. Con la sua data, l’oggi segna l’accumularsi del tempo storico e il ricorrere del tempo ciclico, provocando aspettative e memorie”.

Da “Tempo!” a Oggi (Maria Grazia Tolomeo)
“Renato Nicolini, nella presentazione della mostra Tempo! (2000) al Palazzo delle Esposizioni  di Roma – mostra proveniente dal Centre Pompidou e curata da Daniel Soutif, – cita la Ricerca del tempo perduto di Marcel Proust per sottolineare come ‘ritornano i nomi delle cose ma non denotano più le stesse cose e, nonostante la resurrezione della memoria, tanto più forte quanto più involontaria, l’emozione prevale sulla consapevolezza e il tempo trascorso è destinato ad essere definitivamente perduto’.
Con queste parole Nicolini sottolineava l’impossibilità di far tornare il tempo passato riaffermando il concetto fatto suo quando era stato assessore alla cultura del Comune di Roma (1976-1985), quello di riattivarne la forza attraverso il nostro essere nel presente, nel tempo quotidiano. Erano stati anni difficili e lui si era fatto promotore di quell’effimero che avrebbe decretato una rinascita culturale della città legando al suo meraviglioso passato storico il teatro, le performance, i concerti, i reading di poesia consumati giornalmente dai suoi cittadini”:

In corsa con il Tempo. Conversazione con Achille Bonito Oliva
Fra il 2010 e il 2015 sono usciti, per Electa, 3 dei 5 volumi dell’Enciclopedia delle arti contemporanee. I portatori del tempo, che hai ideato e che stai curando con una schiera di specialisti. Un’impresa editoriale imponente, che indaga il tempo quale componente essenziale della ricerca artistica. Quando emerge l’interesse per questo tema?
Emerge con l’attività critica: una mostra per me è sempre un esercizio di scrittura espositiva, perché non si scrive solo con le parole, ma anche con le opere esposte, che creano una frase, una proposizione, uno svolgimento. Quando a Roma nel 1973 allestii la mostra multidisciplinare Contemporanea, nel parcheggio di Villa Borghese, il percorso prendeva avvio con il 1973 e indietreggiava fino al 1955. L’idea era di dare al pubblico la possibilità di partire dal proprio presente per andare a ritroso lungo la storia dell’arte, invece che subire l’imposizione di un punto di partenza nel passato da cui muoversi in avanti”.
Vivere in loop (Costantino Dorazio)
“È difficile immaginare che oggi abbia ancora un senso riflettere sul concetto di giornata sulla funzione delle ventiquattro ore. Di fatto, negli ultimi dieci anni – se non da prima – la diffusione capillare di Internet ha spalmato la giornata di lavoro e delle relazioni per un tempo infinito e circolare, che non è più ritmato dal passaggio di testimone tra il sole e la luna né tra un giorno e l’altro del calendario”.

Quando una data diventa il titolo di un’opera (Ada De Pirro)
Adì 3 d’aprile feci quella gamba dal ginochio in giù, con gran fatica di buio e di vento e d’intonico; e la sera cenai once 14 di pane, radichio e uova.
Nel ‘quadernetto di appunti’, Il libro mio, Pontormo elenca fatti quotidiani dei suoi ultimi due anni riguardanti il menù dei pasti, le reazioni del corpo e notizie sul tempo.
Quello di Pontormo (dispettoso e violento lo definisce Giorgio Manganelli, sottolineando quanto spavento del mondo dovesse avere l’artista manierista) è un esempio lontano di come un artista parli delle abitudini giornaliere scandendo i giorni che passano, ma esistono numerosi esempi più recenti di diari di artista. Quando un artista scrive le proprie giornate, si mette in relazione con il tempo che scorre. E talvolta anche l’elaborazione dei titoli delle opere diventa un esercizio diaristico”.
24h. Quando un giorno fa la differenza (Laura Leuzzi)
“What a diff’rence a day makes / Twenty-four little hours: Quale differenza può fare un giorno, 24 piccole ore, cantava Dinah Washington nel 1959; e all’anno successivo risale una celebre scultura astratta di Anthony Caro, dal titolo Twenty-Four Hours. Molti artisti si sono confrontati con la misura del giorno, fonte di ispirazione, vincolo e sfida. E la durata è un elemento fondamentale di performance e azioni. Come nell’happening lungo un giorno, 24 Stunden, organizzato da Fluxus con inizio alla mezzanotte del 5 giugno 1965 alla galleria Parnass di Wuppertal: tra robot (Nam June Paik) e performance musicali (Charlotte Moorman), Joseph Beuys – dopo aver a lungo digiunato – passa la giornata su una scatola. Le 24 ore e la scatola tornano nella performance 24-Hour Fast (1970) del poliedrico artista francese Ben Vautier che, in chiave anti-consumistica, vi si rinchiude, facendo lo sciopero della fame, nella Eat Art Gallery di Daniel Spoerri”.

Le opere e i giorni fra sacro e quotidiano (Michele Brescia)
È il 29 febbraio, Michele. Ogni 4 anni, Febbraio ha un giorno in più! Sfruttalo al meglio!. Nell’anno bisestile 2016, Facebook dà il benvenuto, ricordando che il calendario ha in serbo 24 ore in più da vivere, con il loro potenziale di imprevedibili novità. Anche quell’avviso rimanda, a suo modo, al desiderio di governare il tempo: una vocazione che, manifestatasi nelle tradizioni sapienziali di diverse culture, continua a connotare la ricerca di alcuni artisti capaci di mantenere, talvolta, intatto il nesso con una dimensione spirituale del vivere il tempo. Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore recita il versetto 12 del salmo 89 dell’Antico Testamento: un’iniziazione alla conoscenza di sé e del mondo che potrebbe essere accostata, ad esempio, al lavoro di Laura Grisi, artista che, in una serie di opere denominate distillazioni, si è dedicata proprio alla misurazione del tempo”:

Un punto nel Tempo: l’Oggi (Caterina Marrone)
Che cosa è il tempo? Tutti noi ne abbiamo un’esperienza immediata (almeno da adulti) però è davvero arduo dire alla fine che cosa sia. Definirlo è certo più complicato che spiegare cosa sia lo spazio perché, in fondo, lo spazio lo possiamo mostrare anche con un gesto indicandolo dinanzi a noi, ma il tempo, sebbene percettibile, non è visibile e dunque è più difficile da designare. Sulla percezione del tempo ci sarebbe molto da dire, ma qui si accennerà solo al fatto che è agganciato a stati d’animo individuali relativi al piacere, al dolore, all’indifferenza; frasi spesso ripetute come: il tempo è passato in un baleno oppure così noioso che il tempo non passava mai, lo attestano. Ci sono state molteplici riflessioni filosofiche sul tempo, da Aristotele ad Agostino d’Ippona, da Machiavelli a Leibniz, a Vico, a Kant, a Nietzsche, a molti altri e ci sono stati numerosi modi di scandirlo e di misurarlo”. 

Un giorno > cinquant’anni (Jo Alyson Parker)
“Nel 2016 l’International Society for the Study of Time (ISST) festeggia i suoi 50 anni, un’età che corrisponde più o meno a 18.250 giorni, se li contiamo come la poetessa Symbroszka ha voluto contare il tempo, nella citazione in epigrafe nel saggio di Antonella Sbrilli. L’ISST è una creatura nata dalla mente di J. T. Fraser nel 1966 subito dopo la conferenza interdisciplinare sul tempo tenutasi a New York nella Academy of Sciences. Come lo stesso Fraser racconta, ‘dopo la conferenza, Gerald Whitrow, che allora era professore di Storia e Matematica applicata all’Università di Londra, Satoshi Watanabe, che insegnava Teoria dei quanti a Yale, e io ci ritirammo in un angolo tranquillo per parlare. Dopo la mia proposta di formare un gruppo per lo studio della natura del tempo, abbiamo preso coscienza che l’International Society for the Study of Time era stata appena fondata’.  Ma l’origine della società è da ricercare ancora più indietro, per essere precisi, nel 1944”.

Il tempo online esiste, resiste, insiste (Daniela Collu)
“Accendo il computer, apro questo documento e, come al solito, anche i social network. Facebook mi chiede A cosa stai pensando?, Twitter invece Che c’è di nuovo?. Sembra che in entrambi i casi la freschezza e l’attualità del contenuto siano la cosa più importante.
Rispondo, posto una gif animata di un ragazzetto disperato (è una giornata difficile di riunioni saltate e frustrazioni varie) e mi sembra un’istantanea concisa, ficcante ed esaustiva del momento.
Il momento.
Mi illudo che quello che sto scrivendo appartenga davvero a una contemporaneità che, come tutte le contemporaneità, sarà tra poco passato remoto, morto e sepolto, ma invece non è così.
Mi illudo anche che il mio trascurabilissimo post si perda nel flusso delle timeline (time-line, tanto per restare in tema) dei miei following, followers e amici, ma il tempo non mi darà ragione”.

 

C’era un oggi, hashtag del tempo (Michela Santoro)
“C’è un ritmo medievaleggiante che per chi lo conosce resta indimenticabile: stiamo parlando della Chanson balladée composta da Riccardo Luciani e che ritmava il ruotare dei mesi nella sigla dell’Almanacco del giorno dopo. Era il 1976 e la RAI trasmetteva – prima in bianco e nero, poi dal 28 febbraio 1977 a colori – la rubrica che ha segnato un’epoca dove i media erano la radio, la televisione e la partecipazione era collettiva ma ancora non attiva. Il Santo del giorno, i ritmi del sole e della luna, le curiosità della lingua italiana, gli avvenimenti celebri per ogni data, diventavano un irrinunciabile superfluo che riempiva di senso un particolare momento, quello che precedeva il telegiornale della sera, l’orario della cena, il concludersi della giornata. Le incisioni di un raffinato pittore bolognese del Seicento, Giuseppe Maria Mitelli, entravano con naturalezza nelle case degli italiani, facendo da supporto iconografico alle varie sezioni del programma. In particolare, nei primi anni della trasmissione, la rubrica Domani avvenne era introdotta dall’Allegoria del Tempo – un vecchio barbuto indicante una meridiana – tratta da Le Ventiquattr’hore dell’humana felicità, serie di 24 calcografie in cui ogni ora corrisponde a un tipo umano: il medico, il pittore, il birbante, il buffone di corte e così via”.

 

Ventiquattrore (Mario Perniola)
Giovedì 23 febbraio 2012 – San Policarpo di Smirne, vescovo e martire
San Policarpo, il cui nome vuol dire che dà molti frutti, visse tra il 69 e il 144 d.C. La storia della sua fine è la prima opera cristiana dedicata a un martire. Noto per la sua pazienza, ‘stette saldo come incudine sotto i colpi’. Condannato a essere bruciato, prepara lui stesso la catasta per il rogo. Non vuole essere legato. Morirà per una ferita infertagli con un oggetto acuminato.
ore 00,00 Prendete una compressa di Esilgan 2 mg. e vi infilate nelle orecchie due tappi di gomma piuma marca 3M Ear Classic. Lei russa, ma per voi questo rumore, in tutta sincerità, è sempre stato simile ad una musica celestiale in sottofondo.
Il testo di Mario Perniola è diventato una performance che ha aperto il Festival Family Film Project 2016 di Porto.