20 Maggio

20 maggio 2019

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Il venti di maggio, alle otto della sera, tutt’e sei le batterie della brigata d’artiglieria di stanza a N., in via di trasferirsi al campo, sostarono a pernottare nel paesino di Mjestèčki. Proprio al colmo della baraonda, mentre alcuni degli ufficiali s’affancendavano intorno ai cannoni, e altri, radunati così a cavallo sulla piazza presso il sagrato, ascoltavano le indicazioni dei furieri d’alloggiamento, di dietro alla chiesa apparve un cavallerizzo in panni borghesi, su una strana cavalcatura. Era una cavallina color isabella, di piccola statura, bella di collo e corta di coda, la quale non incedeva diritta, ma un po’ di sbieco, e scandiva con le zampe certi piccoli movimenti di danza, da parer che le battessero le zampe col frustino. Quando fu accosto agli ufficiali, il cavallerizzo si sollevò il cappello, e disse: “Sua Eccellenza il luogotenente generale von Rabbeck, proprietario di queste terre, invita i signori ufficiali a favorire immediatamente in casa sua, per una tazza di tè…”. La cavallina fece un inchino, si rimise a danzare e, sempre di sbieco, tornò sui suoi passi; il cavaliere, ancora una volta, si sollevò il cappello, e, di lì a un istante, lui e la sua strana cavalcatura dileguavano là di dietro alla chiesa.

Anton Čechov, Un bacio, 1887, tr. it. A. Villa, in Racconti, Einaudi 1974, vol. II, p.282

Il timido capitano Rjabòvič, in sosta con la sua compagnia, si trova a vivere un’avventura inaspettata in casa del luogotenente von Rabbeck, che ha invitato a cena tutti gli ufficiali, la sera del 20 di maggio. Mentre si aggira per la vasta casa, cercando di tornare dalla sala del biliardo al salone, il capitano entra per sbaglio in una stanza buia, dove una donna gli getta le braccia al collo e lo bacia, per poi ritrarsi subito, appena si accorge che egli non è la persona che stava aspettando. Da quell’incontro, la scialba vita di Rjabòvič – almeno per un po’ – cambia. Con la curiosità di indovinare chi possa essere la sconosciuta, ripercorre i dettagli della serata di maggio, finestre aperte, cognac, musica, profumi di lillà, di rose, di pioppi.  È maggio anche all’inizio della vicenda di un’altra opera di Čechov, Il giardino dei ciliegi.

 

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19 Maggio | May 19th

19 maggio 2019

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It was May nineteenth. He would remember the date because it was hos parent’s anniversary – or would have been, had his parents been alive – and his mother once told him that he had been conceived on her wedding night. This fact had always appealed to him – being able to pinpoint the first moment of his existence – and over the years he had privately celebrated his birthday on that day

Paul Auster, City of Glass (New York Trilogy), 1985

Era il 19 maggio. Avrebbe ricordato questa data perché era l’anniversario di nozze dei suoi genitori; o meglio, lo sarebbe stati, sei i suoi fossero stati ancora vivi; e una volta la madre gli aveva detto di averlo concepito la prima notte di nozze. Il fatto lo aveva sempre affascinato, la prerogativa di determinare con precisione il primo momento della propria esistenza, e nel corso degli anni aveva festeggiato privatamente il compleanno proprio quel giorno

Paul Auster, Città di vetro (Trilogia di New York),tr. it. M. Bocchiola, Einaudi 1996, p. 12

 

Dicono del libro

Dicono del libro
“In una città stravolta e allucinata, in cui ogni cosa si confonde e chiunque è sostituibile, i protagonisti di queste storie conducono ciascuno un’inchiesta misteriosa e dall’esito imprevedibile. Tutto può cominciare con una telefonata nel cuore della notte, come nel caso di Daniel Quinn (Città di vetro), autore di romanzi polizieschi che accetta la sfida che gli si presenta e si cala nei panni di un detective sconosciuto.” (dalla scheda nel sito Einaudi)

 

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18 Maggio

18 maggio 2019

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18.5.1930 […] Quest’alba è la prima alba del mondo. Questo colore rosa, che attraverso il giallo volge verso un caldo bianco, non si è mai posato prima sulla facciata occidentale che il caseggiato con i suoi occhi vitrei punta sul silenzio che sopraggiunge dalla luce crescente. Mai c’è stata quest’ora, o questa luce, o questo mio essere. Ciò che sarà domani sarà un’altra cosa e ciò che vedrò sarà visto da occhi ricomposti, pieni di una nuova visione. Alti monti della città! Grandi architetture che i pendii scoscesi reggono e ingrandiscono, slittare di edifici raggrumati in varie forme che la luce intesse di ombre e di ustioni: siete l’oggi, siete me

Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine, 1982 (post.), tr. it. M. J. Lancastre, A. Tabucchi, Feltrinelli 1987, p.72

Il diario di Bernardo Soares, contabile in una ditta di Lisbona, è “un’autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente”, pieno di “riflessioni, di appunti, di impressioni, di meditazioni, di vaneggiamenti e di slanci lirici”. La registrazione continua di sensazioni minime si avvale di una sottile competenza sul tempo, sull’antichità del presente e sulle singole date, distinte dalla luce sempre mutevole dei giorni. 

 

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17 Maggio

17 maggio 2019

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Alcuni, ai quali era parso di vedere, la sera del 17 di maggio, persone in duomo andare ungendo un assito, che serviva a dividere gli spazi assegnati ai due sessi, fecero, nella notte, portar fuori della chiesa l’assito e una quantità di panche rinchiuse in quello; quantunque il presidente della Sanità, accorso a far la visita, con quattro persone dell’ufizio, avendo visitato l’assito, le panche, le pile dell’acqua benedetta, senza trovar nulla che potesse confermare l’ignorante sospetto d’un attentato venefico, avesse, per compiacere all’immaginazione altrui, e più tosto per abbondare in cautela che per bisogno, avesse, dico, deciso che bastava dar una lavata all’assito. Quel volume di roba accatastata produsse una grand’impressione di spavento nella moltitudine

Alessandro Manzoni, I promessi sposi, 1827-40, Garzanti, 1981, p. 435

La peste ha già cominciato a diffondersi nella zona di Milano e le autorità la affrontano in modi incerti, affidandosi all’iniziativa di pochi volenterosi, mentre gli abitanti ondeggiano fra la paura, la sottovalutazione del pericolo, la disobbedienza e la superstizione.  Nel maggio del 1630, quando già i lazzaretti sono pieni di malati, si diffonde la voce che il morbo sia portato a Milano da persone straniere (gli untori) che avrebbero contaminato con sostanze tossiche diversi luoghi, fra cui addirittura –  all’interno del duomo – le panche e l’assito, cioè il tramezzo di assi che separa gli uomini dalle donne. Tutto è portato all’esterno, in un giorno reso infausto da false credenze, mentre il morbo si diffonde per altre ragioni e altre strade. 

 

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16 Maggio | 16 Maja

16 maggio 2019

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DNIA 16 MAJA 1973 ROKU
Jedna z tych wielu dat, / które nie mówią mi już nic. / Dokąd w tym dniu chodziłam, / co robiłam – nie wiem. / Gdyby w pobliżu popełniono zbrodnię / – nie miałabym alibi. / Słońce błysło i zgasło /poza moją uwagą. / Ziemia się obróciła / bez wzmianki w notesie….

Wisława Szymborska, Dnia 16 Maja 1973 roku (Koniec i początek), 1993

Il 16 maggio 1973 / Una delle tante date / che non mi dicono più nulla. / Dove sono andata quel giorno, / che cosa ho fatto – non lo so. / Se lì vicino fosse stato commesso un delitto / – non avrei un alibi. / Il sole sfolgorò e si spense / senza che ci facessi caso. / La terra ruotò / e non ne presi nota …

Wisława Szymborska, Il 16 maggio 1973,  La fine e l’inizio (1993), in Vista con granello di sabbia, a cura di P. Marchesani, Adelphi, 2008, p. 201

Dalle piccole misure degli attimi e dei secondi; alle ere geologiche; alle non-misure dell’eternità e dell’infinito: sono tanti i riferimenti che la poetessa polacca Szymborska (Premio Nobel nel 1996) dedica al tempo. Si può incontrare nelle sue poesie l’ora esatta del sorgere e calare del sole in un certo oggi, o la descrizione di quattro precisi minuti fra le 13 e 16 e le 13 e 20. E poi mesi e stagioni, giorni della settimana (“lo scorso martedì”) e anche, come in questo caso, la data completa di una giornata degli anni Settanta, in apparenza del tutto dimenticata.

 

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15 Maggio | 15 Mai

15 maggio 2019

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Le 15 mai, Claude, qui était rentré la veille de chez Sandoz à trois heures du matin, dormait encore, vers neuf heures, lorsque Mme Joseph lui monta un gros bouquet de lilas blancs, qu’un commissionnaire venait d’apporter.
Il comprit, Christine lui fêtait à l’avance le succès de son tableau; car c’était un grand jour pour lui, l’ouverture du Salon des Refusés, créé de cette année-là, et où allait être exposée son œuvre, repoussée par le jury du Salon officiel.
Cette pensée tendre, ces lilas frais et odorants, qui l’éveillaient, le touchèrent beaucoup, comme s’ils étaient le présage d’une bonne journée

Emile Zola, L’ oeuvre, 1886

 

Il 15 maggio Claude, che era rientrato dalla serata da Sandoz alle tre del mattino, stava ancora dormendo, verso le nove, quando Madame Joseph entrò con un mazzo di lillà bianchi, consegnati da un fattorino. Capì subito: Christine festeggiava in anticipo il successo del suo quadro. Era una grande giornata, per lui: si inaugurava il Salon des Refusés, una novità di quell’anno, in cui avrebbe figurato la sua opera, respinta dalla giuria del Salon ufficiale. Quel pensiero delicato, quei lillà freschi e odorosi che lo svegliavano, lo commosse profondamente, come il presagio d’una giornata fortunata

Emile Zola, L’opera, 1886, tr. it. F. Cordelli, Garzanti 1978, p.111

La vicenda raccontata nell’Opera ha avuto inizio a Parigi in una notte di giugno, durante un temporale, che fa conoscere per caso il pittore Claude Lantier, ribelle alle regole dell’Accademia, e la giovane Christine, sperduta nella città che non conosce. Si sono rivisti dopo due mesi e da allora hanno continuato a frequentarsi, prima “senza una data regolare” e poi con sempre maggiore frequenza, finché la ragazza ha acconsentito a posare nuda per un grande quadro a cui Claude sta lavorando. Il 15 maggio si apre la mostra dei pittori rifiutati dal Salon ufficiale. È “una giornata meravigliosa, con un gran cielo sereno” e Claude si avvia pieno di speranza verso la sede dell’esposizione, dove dovrà affrontare critiche, dissensi e successo di scandalo.  

 

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14 Maggio | May 14

14 maggio 2019

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Just off the Okinawa beach, two kamikaze pilots attacked the flagship carrier Bunker Hill on May 14 – the day after the Swede went out four for four against Irvington High, a single, a triple and two doubles – plunging their planes, packed with bombs, into the flight deck jammed with American planes all gassed up to take off and laden with ammunition. The blake climbed a thousand feet into the sky, and in the explosive firestorm that raged for eight hours, four hundreds sailors and aviator died. Marines and the Sixth Division captured Sugar Loaf Hill, May 14, 1945 – three more doubles for the Swede in a winning game against East Side

Philip Roth, American Pastoral, 1997

Al largo della costa di Okinawa, il 14 maggio (il giorno dopo che lo Svedese fece quattro su quattro contro la squadra del liceo di Irvington con un singolo, un triplo e due doppi), due piloti kamikaze attaccarono la portaerei ammiraglia Bunker Hill centrando con i loro apparecchi imbottiti di bombe il ponte di volo gremito di aerei americani carichi di munizioni e pronti a decollare. La fiammata arrivò a trecento metri d’altezza, e nell’esplosiva tempesta di fuoco che infuriò per otto ore morirono quattrocento uomini, tra aviatori e marinai. Il 14 maggio 1945 – altri tre doppi per lo Svedese in una partita vincente contro l’East Side – le truppe della sesta divisione catturarono il Pan di Zucchero

Philip Roth, Pastorale americana, 1997, tr. it. Vincenzo Mantovani, Einaudi, Torino, 1998, pp. 210-11

La domenica di Pasqua del 1945 gli Americani invadono l’isola giapponese di Okinawa ingaggiando una battaglia che durerà fino a giugno. Nel New Jersey, il diciottenne Seymour Levov, detto lo Svedese, formidabile giocatore di baseball, segue le azioni dei Marines attraverso il Pacifico, appuntando su una carta le zone degli attacchi. La battaglia di Okinawa corre parallela al suo ultimo anno di liceo: il 14 maggio è una giornata di feroci combattimenti sul fronte e di successi sportivi per il ragazzo Levov, che cercherà di arruolarsi nei Marines, mentre la seconda guerra mondiale sta per concludersi e altri agoni lo attendono al varco della sua vita adulta.

 

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13 Maggio | May 13th

13 maggio 2019

 

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That punctual servant of all work, the sun, had just risen, and begun to strike a light on the morning of the thirteenth of May, one thousand eight hundred and twenty-seven, when Mr. Samuel Pickwick burst like another sun from his slumbers, threw open his chamber window, and looked out upon the world beneath. Goswell Street was at his feet, Goswell Street was on his right hand—as far as the eye could reach, Goswell Street extended on his left; and the opposite side of Goswell Street was over the way. ‘Such,’ thought Mr. Pickwick, ‘are the narrow views of those philosophers who, content with examining the things that lie before them, look not to the truths which are hidden beyond. As well might I be content to gaze on Goswell Street for ever, without one effort to penetrate to the hidden countries which on every side surround it.’ And having given vent to this beautiful reflection, Mr. Pickwick proceeded to put himself into his clothes, and his clothes into his portmanteau

Charles Dickens, The Posthmous Papers of the Pickwick Club, 1836-37

 

Il sole, puntuale servitore di tutti i mestieri, si era appena levato e aveva cominciato a risplendere sulla mattinata del tredici maggio milleottocentoventisette, quando Mr Samuel Pickwick, destatosi come un secondo sole dal sonno, balzò in piedi, aprì la finestra della stanza da letto e volse lo sguardo sul mondo sottostante. Ai suoi piedi si stendeva Goswell Street, alla sua destra – fin dove giungeva la vista – proseguiva Goswell Street, e di fronte, al di là della strada, ecco l’altro tratto di Goswell Street.
“Anguste”, pensò Mr Pickwick, “anguste sono le vedute di quei filosofi che, paghi dell’apparenza delle cose, non ricercano la verità che vi si cela dietro. Anch’io potrei accontentarmi di contemplare per sempre Goswell Street, senza fare il minimo sforzo di penetrare le contrade nascoste che la circondano da tutte le parti.”
E avendo così tradotto in parole questa bellissima riflessione, Mr Pickwick si accinse a infilar se stesso in alcuni abiti e a infilarne altri nella valigia

Charles Dickens, Il Circolo Pickwick, 1836-37, tr. It. G. Lonza, Garzanti 1990, col. I, pp. 28-29

Il “primo giorno di viaggio e la prima serata di avventure”  del Circolo Pickwick cadono il 13 di maggio del 1827. Il giorno prima, a Londra, è stata costituita una nuova sezione del Circolo, il cui nome è Inviati speciali e la cui missione è quella di viaggiare – a proprie spese – in cerca di curiosità e conoscenze, riportando all’associazione documenti e rapporti sulle esperienze fatte. Fedele a questa missione, all’alba del 13 maggio Mr Pickwick sta per uscire con valigia e telescopio verso quasi mille pagine di avventure, guai, scoperte e amicizie.  

 

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12 Maggio | 12 Mai

12 maggio 2019

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am 12. Mai.
Ich weiß nicht, ob so täuschende Geister um diese Gegend schweben, oder ob die warme, himmlische Phantasie in meinem Herzen ist, die mir alles rings umher so paradiesisch macht. Das ist gleich vor dem Orte ein Brunnen, ein Brunnen, an den ich gebannt bin wie Melusine mit ihren Schwestern.—Du gehst einen kleinen Hügel hinunter und findest dich vor einem Gewölbe, da wohl zwanzig Stufen hinabgehen, wo unten das klarste Wasser aus Marmorfelsen quillt. Die kleine Mauer, die oben umher die Einfassung macht, die hohen Bäume, die den Platz rings umher bedecken, die Kühle des Orts; das hat alles so was Anzügliches, was Schauerliches

Johann Wolfgang Goethe, Die Leiden des jungen Werther, 1774

12 maggio
Non so se spiriti ingannevoli aleggiano su questo paesaggio, o se è la calda, celestiale fantasia nel mio cuore, che rende così paradisiaco tutto quello che mi circonda. Proprio all’ingresso del villaggio c’è una fontana, una fontana alla quale mi sento legato come da un sortilegio, come Melusina con le sue sorelle. Scendi il pendio di un breve colle e ti trovi davanti a una grotta, in cui scendono almeno venti gradini e, in fondo, da rocce marmoree sgorga un’acqua purissima. Il muretto che la recinge in alto, formando un parapetto, gli alberi alti, che ricoprono tutt’intorno lo spiazzo, la freschezza del luogo, tutto è così attraente e così misterioso

Johann Wolfgang Goethe, I dolori del giovane Werther, 1774, tr. It. A. Pandolfi, Bompiani 1987, p. 11 (altra ed. Mondadori)

Nei primi giorni del maggio 1771, Werther si trova in campagna, da solo, per sistemare degli affari di famiglia. Quella del dodici maggio è la terza lettera che scrive all’amico Wilhelm per raccontare le sue giornate, durante le quali esplora il territorio, scoprendo luoghi quasi fatati e la bellezza del paesaggio tedesco in primavera. Non ha ancora conosciuto Charlotte, la ragazza di cui si innamorerà senza speranza, poiché lei andrà in sposa ad Albert. Ancora, in quel giorno di maggio, Werther è in grado di “godere del presente”, degli incontri e della natura, incondizionatamente.

 

 

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11 Maggio

11 maggio 2019

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Aprì il giornale. “Un atto di pirateria flagrante veniva consumato l’11 Maggio mercé lo sbarco di gente armata alla marina di Marsala. Posteriori rapporti hanno chiarito esser la banda disbarcata di circa ottocento, e comandata da Garibaldi. Appena quei filibustieri ebbero preso terra evitarono con ogni cura lo scontro delle truppe reali, dirigendosi per quanto ci viene riferito a Castelvetrano, minacciando i pacifici cittadini e non risparmiando rapine, devastazioni… etc. etc….” 
Il nome di Garibaldi lo turbò un poco. Quell’avventuriero tutto capelli e barba era un mazziniano puro. Avrebbe combinato dei guai. “Ma se il Galantuomo lo ha fatto venire quaggiù vuol dire che è sicuro di lui. Lo imbriglieranno.”
Si rassicurò, si pettinò, si fece rimettere le scarpe e la redingote. Cacciò il giornale in un cassetto

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, 1957 (1958 post.), ed. cons. Feltrinelli, 1993, pp. 54-44

L’11 maggio del 1860, le due navi partite da Quarto, con a bordo i Mille volontari al comando di Garibaldi, sono approdate a Marsala. È l’inizio della fine del Regno delle Due Sicilie. Nella sua villa presso Palermo, il Principe Fabrizio Salina apprende la notizia dello sbarco dal giornale che gli viene portato nel pomeriggio e riflette con lucido disincanto su quello che sta per accadere. Si è appena svegliato dal sonnellino, dopo il pranzo di famiglia, concluso con gelatina al rhum e vino, proprio di Marsala. La vicenda narrata dal Gattopardo inizia nel maggio del 1860, e termina nel maggio del 1910: cinquant’anni durante i quali la Sicilia diventa parte del Regno d’Italia, l’Italia diventa uno stato unitario e tutto si trasforma senza cambiare.

 

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10 Maggio | May 10

10 maggio 2019

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He had reached the end of the house. A washing machine, mop hanging from a rack, package of Dash soap, a stack of magazine and newspapers. Reaching into the stack he dragged out a handful, dropping them, opening them at random. The date on a newspaper made him stop searching: he stood holding it. May 10, 1997. Almost forty years in the future. His eyes took in the headlines.Meaningless jumbo of isolated trivia: a murder, bond issue to raise funds for parking lots, death of famous scientist, revolt in Argentina. And, near the bottom, the headline: Venusian ore deposits object of dispute

Philip K. Dick, Time is out of Joint, 1959

Era arrivato al termine della casa. Una lavatrice, uno spazzolone appeso a un gancio, un fustino di Dash, una pila di riviste e giornali.
Pescando nel mucchio, ne tirò su qualcuna e l’aprì a caso.
La data di un giornale gli fece interrompere la ricerca; restò lì a fissarla.
10 maggio 1997.
Quasi quarant’anni nel futuro. Scorse i titoli. Un miscuglio insignificante di banalità senza relazione tra loro: un assassinio, un’emissione di buoni del tesoro finalizzata alla raccolta di fondi per la costruzione di aree di parcheggio, la morte di un famoso scienziato, una rivolta in Argentina. E, in taglio basso, un altro titolo: Contesi i giacimenti minerari di Venere.

Philip K. Dick, Tempo fuori luogo, 1959, tr. it. G. Pannofino, Sellerio, Palermo, 1999, pp. 194-95

In una cittadina americana, in un periodo che somiglia alla fine degli anni Cinquanta, le giornate di Ragle Gumm trascorrono in una routine stressante: entro la fine di ogni pomeriggio deve inviare la soluzione di un gioco a premi indetto da un giornale, per rimanere così in cima alla classifica dei solutori. Grazie al suo intuito e a un complesso sistema di calcolo, Ragle riesce a indovinare, con minimi errori, in quale zona di una mappa quadrettata apparirà l’omino verde del gioco. È un gioco. O almeno così sembra, fino a quando alcuni indizi fanno dubitare Ragle e la sua famiglia che la normalità della loro vita quotidiana (compreso il concorso a premi) sia autentica. Dettagli fuori posto, brevi allucinazioni, elenchi telefonici anacronistici. Quando Ragle si imbatte nella copia del giornale datato 10 maggio 1997, comincia ad avvicinarsi a una spiegazione di quello che sta accadendo (sulla terra e non solo) e in cui lui – con il suo talento per la decrittazione – ha un ruolo centrale.

 

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9 Maggio | May 9

9 maggio 2019

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Song to accompany The Book of Memory, Solitude, as sung by Billie Joliday. In the recording of May 9, 1941, Billie Holiday and Her Orchestra. Performance time: three minutes and fifteen seconds. As follows: In my solitude you haunt me / With reveries of days gone by. / In my solitude you taunt me / With memories that never die… Etc. With credits to D. Ellington, E. De Lange, and I. Mills

Paul Auster, The Invention of Solitude, 1982, Faber & Faber

Canzone per accompagnare Il libro della memoria. Solitude, interpretata da Billie Holiday. Registrazione del 9 maggio 1941, di Billie Holiday e la sua orchestra. Durata del brano: tre minuti e quindici. Fa così: In my solitude you haunt me / With reveries of days gone by. / In my solitude you taunt me / With memories that never die… ecc.  Si ringraziano anche D. Ellington, E. De Lange e I. Mills

Paul Auster, L’invenzione della solitudine, 1982, tr. it. M. Bocchiola, Einaudi, Torino, 1997, p. 124

Nell’affollata stanza della memoria, dove si muove il protagonista – indicato con la sola iniziale del nome A. -, tutto sembra collegato per affinità, per coincidenza o per necessità. Le cose accadute a lui o ad altri, le cose lette e viste, si connettono in un mosaico di pensieri sui difficili temi del caso, del destino, del rapporto padre-figlio, della solitudine. Le date non mettono ordine nel tempo del racconto, ma si presentano anche loro casualmente, trovate in una lettera, in un appunto o  – come in questo caso – su un disco di Billie Holiday, che il 9 maggio del 1941 registrava la canzone Solitude, perfetta colonna sonora, in anticipo, dei ricordi di A. 

 

Dicono del libro

Dicono del libro
“Se nel Ritratto di un uomo invisibile, la prima parte de L’invenzione della solitudine, Paul Auster veste i panni del figlio, nella seconda, Il libro della memoria, la sua attenzione si sposta sulla sua identità di padre. E attraverso un mosaico di immagini, coincidenze, associazioni, ‘A’ riflette su come il caso impercettibilmente governi le nostre vite, sulla natura solitaria dello scrivere e l’inevitabile distacco che lo separa dal figlio David”
(dalla quarta di copertina dell’ed. Einaudi, op. cit.)

 

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8 Maggio

8 maggio 2019

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L’otto di maggio, a Schloss Rosenbad nacque un piccolo Principe. Quando il primo stridulo e arcano vagito eruppe dalla camera della Principessa, intorno alla quale tutta la casa era rimasta in ascolto, il castello fremette e si trasformò dalla cantina ai solai. Un sospiro di felice sollievo percorse tutte le stanze. Ma dopo un attimo il silenzio divenne infinitamente più profondo e più solenne. Chi avrebbe avuto il coraggio di tradire la piccola, indifesa creatura appena giunta tra loro? Tutti, in quella casa, avrebbero preferito la morte

 

Karen Blixen, Ehrengard, 1963 (post.), tr. it. A. Motti, Adelphi, 1986, p. 44

La storia immaginata dalla Blixen si svolge in un piccolo principato della vecchia Germania, in un paese ormai “cancellato dalla carta geografica”, in un’epoca di ideali cavallereschi e sottili giochi di seduzione. Il bambino che viene alla luce l’otto maggio è il figlio del principe Lotario e della principessa Ludmilla, ed è stato concepito prima delle nozze. Per nascondere questo scandalo, il bimbo è fatto nascere nel castello di Rosenbad, lontano dalla corte. Le persone presenti all’evento devono tenere nascosta la nascita per due mesi e proteggere il bambino da intrighi e rapimenti, che pure avranno luogo, nel corso della storia. Ma intanto, tutti devono fare finta che quell’otto di maggio sia un giorno come un altro, in cui non è accaduto niente di speciale, mentre la data segna l’inizio di un tempo strano e segreto, portatore di cambiamenti e avventure.

 

Dicono del libro

Dicono del libro
“Riprendendo gesti e scenari del suo primo libro, le Sette storie gotiche, ma immettendoli in un gioco se possibile ancora più affilato, in una occulta matematica delle immagini, la Blixen ci racconta qui la storia della splendida vergine guerriera Ehrengard e del demoniaco pittore Cazotte, che vuole sedurla – ma senza neppure sfiorarla, facendola solo arrossire di complicità (così vuole la sua suprema perversione di artista) -, mentre intorno a loro e attraverso di loro si intreccia una contorta trama dinastica, in un felice, piccolo regno da operetta”.
(dalla quarta di copertina dell’ed. Adelphi, op. cit.)

 

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7 Maggio

7 maggio 2019

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Una luminosità gialloambrata era tutto ciò che appariva all’orizzonte, mentre, a destra, ancora s’intravedeva la costa bassa e nuda del Portogallo, finché non sparve, come un’ombra, definitivamente. Allora, a quella luce rosata si mescolò un certo verde-livido, e le onde, pur senza agitarsi, divennero più grosse. Era l’una del 7 maggio, e durante la notte e la mattinata erano passate altre miglia, senza che perciò lo scenario mutasse, allorché al Daddo che se ne stava sul ponte, un po’ pensieroso, al suo sguardo fanciullesco, si presentò lontanissimo, in quella luminosità, un punto verde-bruno, a forma di corno, o ciambella spezzata, che non risultava sulla carta. Chiese al marinaio di che potesse trattarsi (aveva pensato, in un primo momento, a un branco di cetàcei, dato che quel punto, per quanto piccolo, presentava delle gibbosità), e Salvato gli rispose che poteva sbagliarsi, ma sembrava proprio l’isola di Ocaña…

Anna Maria Ortese, L’iguana, 1965, Rizzoli 1978, p.20, altra ed. Adelphi, 1986

La storia è cominciata a Milano in aprile, quando Aleardo, chiamato anche Daddo, ha deciso di avventurarsi in barca in cerca di un lembo di terra da acquistare. Da Genova è arrivato a Lisbona e poi, dopo due giorni di navigazione, il 7 di maggio, è giunto in vista della piccola isola di Ocaña, non segnata sulle carte nautiche. Lì lo attende l’incontro con una strana famiglia di nobili portoghesi e con la bestiola, l’iguana, che dà il titolo al libro. Fra i misteri che avvolgono l’isoletta e i suoi abitanti, il tempo ha una presenza tutta sua: “ il tempo, o Senhora, non è che una distanza e il passato e il futuro  regnano insieme all’appassionato e fulmineo attimo”. 

 

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6 Maggio | May 6th

6 maggio 2019

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His majesty having often pressed me to accept some employment in his court, and finding me absolutely determined to return to my native country, was pleased to give me his license to depart; and honoured me with a letter of recommendation, under his own hand, to the Emperor of Japan.  He likewise presented me with four hundred and forty-four large pieces of gold (this nation delighting in even numbers), and a red diamond, which I sold in England for eleven hundred pounds. 
On the 6th of May, 1709, I took a solemn leave of his majesty, and all my friends. 

Jonathan Swift, Gulliver’s Travels, 1726

Sua Maestà, dopo avermi spesso pungolato ad accettare qualche incarico a Corte, e trovandomi assolutamente risoluto a tornare nel mio paese, si compiacque darmi licenza di partire; e mi onorò con una lettera di raccomandazione per l’Imperatore del Giappone, vergata di suo pugno. Mi fece altresì dono di quattrocentoquarantaquattro grandi pezzi d’oro (in quel paese ci si delizia con i numeri pari) e d’un diamante rosso che vendetti in Inghilterra per la somma di mille e cento sterline.
Il giorno 6 maggio 1709, presi solennemente congedo da Sua Maestà e da tutti i miei amici

Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, 1726 tr. it. G. Celati, Feltrinelli, 1997 (2011), pp. 209-210

Lemuel Gulliver, dopo studi di medicina, si è dedicato ai viaggi e ha già conosciuto diversi strani paesi, dove le dimensioni a volte si invertono e le regole sociali rispecchiano abitudini di pensiero arbitrarie e spesso bizzarre. Nell’anno 1709 arriva nel regno di Luggnagg, dove ha modo di conoscere degli esseri Immortali. Dapprima attratto dalla loro condizione, Gulliver – venuto a sapere che sono destinati a una vecchiaia perpetua – valuta gli svantaggi di una vita eterna di quel tipo. Intanto il tempo del calendario trascorre e giunge il 6 maggio, giorno della partenza per il Giappone, da cui Gulliver spera di tornare in patria. 

 

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5 Maggio

5 maggio 2019

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Corsi da un fioraio e scelsi un magnifico mazzo di fiori che indirizzai alla signora Malfenti accompagnato dal mio biglietto da visita sul quale non scrissi altro che la data. Non occorreva altro. Era una data che non avrei dimenticata più e non l’avrebbero dimenticata forse neppure Ada e sua madre: 5 Maggio, anniversario della morte di Napoleone.
Provvidi in fretta a quell’invio. Era importantissimo che giungesse il giorno stesso

Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923, ed. cons. Giunti, 1994, p. 93

È nel capitolo 5 che Zeno racconta le vicende che, nel 1891, l’hanno portato a sposarsi con Augusta, una delle quattro figlie dell’amico Giovanni Malfenti. Zeno frequenta la casa da cinque mesi, attratto dalla sorella di Augusta, Ada, che però pare non ricambiarlo. Il 5 maggio, la signora Malfenti lo invita a diradare per un po’ le sue visite. Zeno rimarrà lontano da casa Malfenti cinque giorni “cinque giorni memorandi che mi condussero al matrimonio”. Il 5 maggio (quinto mese dell’anno), uscendo, prova un senso di temporanea liberazione dai vincoli complicati del corteggiamento e decide di inviare i fiori col sintetico messaggio: la data del giorno, che deve risuonare come un monito, legata com’è all’anniversario della morte di Napoleone, figura esemplare con la quale il capitolo 5 si era aperto (“M’aspettavo perciò anch’io di divenire e disfarmi come Napoleone e l’onda”).

 

Dicono del libro

 

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4 Maggio | May 4th

4 maggio 2019

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“I have not yet described to you the most singular part. About six years ago—to be exact, upon the 4th of May, 1882—an advertisement appeared in the Times asking for the address of Miss Mary Morstan and stating that it would be to her advantage to come forward. There was no name or address appended. I had at that time just entered the family of Mrs. Cecil Forrester in the capacity of governess. By her advice I published my address in the advertisement column. The same day there arrived through the post a small card-board box addressed to me, which I found to contain a very large and lustrous pearl. No word of writing was enclosed. Since then every year upon the same date there has always appeared a similar box, containing a similar pearl, without any clue as to the sender. They have been pronounced by an expert to be of a rare variety and of considerable value. You can see for yourselves that they are very handsome.” She opened a flat box as she spoke, and showed me six of the finest pearls that I had ever seen.

Arthur Conan Doyle, The Sign of the Four, 1890

“Non le ho ancora raccontato la parte più strana. Circa sei anni fa, il 4 maggio 1882 per essere precisi, apparve un annuncio sul Times, in cui si chiedeva l’indirizzo della signorina Mary Morstan, precisando che ne avrebbe tratto vantaggio facendosi viva. Non c’era né nome né indirizzo. A quell’epoca, avevo appena preso servizio nella famiglia della signora Cecil Forrester, come governante. Mi consigliò  la signora stessa di scrivere il mio indirizzo negli annunci. Lo stesso giorno mi arrivò con la posta una piccola scatola di cartone, che conteneva una perla molto grande, splendente. Nessuno scritto l’accompagnava. Da allora, ogni anno alla stessa data, mi arriva sempre una scatola uguale, con dentro una perla uguale, senza alcuna traccia del mittente. Un esperto, dopo averle esaminate, le ha giudicate di rara varietà e di inestimabile valore. Potete voi stessi vedere come sono belle”

Arthur Conan Doyle, Il segno dei quattro, 1890, tr. it. M. Buitoni Duca, Rizzoli, 2002, pp. 26-27

Le date rivestono una notevole importanza nelle storie di Sherlock Holmes: giornali, timbri postali, lettere e biglietti scandiscono le vicende con precisione, offrendo la cornice temporale di molte deduzioni. È stato notato per esempio il ricorrere del giorno 4 di vari mesi nello Studio in rosso, il racconto che narra il primo caso risolto a cui partecipa anche il dottor Watson. Nel Segno dei quattro, il caso si presenta nelle vesti di una donna di ventisette anni, la signorina Mary Morstan (futura moglie di Watson), che racconta le strane circostanze che le sono capitate – a partire da sei anni prima – ogni 4 di maggio. 

 

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Notte bianca #24: Firenze, Museo Marino Marini

Durante l’estate a San Pietroburgo si assiste al fenomeno delle notti bianche, quando la luminosità, per quanto soffusa, permane anche a notte fonda. Sono queste ventitré notti bianche ad aver ispirato la Notte Bianca #24 del Museo Marino Marini di Firenze: un “festival di una sola notte dedicato alla creatività, alla cultura, all’arte e ai sogni”.
Dalle 21,30 di sabato 4 maggio all’alba di domenica 5 maggio 2019, nel museo che ospita le sculture di Marino Marini – l’ex chiesa di San Pancrazio – si avvicendano performance, musiche, dialoghi, esplorazioni, sui temi intrecciati del tempo, dello spazio, del museo, dell’immaginario.

La Notte Bianca #24 fa parte di Accents, Accenti, Акценты, il programma  allestito da Dimitri Ozerkov, visiting director del museo Marino Marini per il 2019. Ozerkov (San Pietroburgo, 1976), storico dell’arte, filosofo, curatore di numerose mostre (da ultima Futuruins a Palazzo Fortuny, Venezia),  è responsabile del Dipartimento di arte contemporanea dell’Ermitage. 

La parola accenti, modulata in tre lingue, evoca la pluralità di voci e di ritmi del programma, che vede tre artisti in residenza, Irina Drozd, Andrey Kuzkin e Ivan Plusch e la mostra Le Tre donne, allestita  nella Cappella Rucellai e dedicata a tre figure femminili del racconto biblico, Giuditta, Giaele e Dalila. 
A questo link il programma

 

3 Maggio

3 maggio 2019

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 Il giorno 3 maggio 1862, davanti al trionfo dell’economia e della scienza, il signor Alan John Huckabee, capitalista, sfruttatore e Padrone, capì all’improvviso che la rivoluzione operaia era persa. Solo a pensarci, si sentì molto vecchio.
Si trovava giusto al centro di un grande palazzo di vetro e metallo a South Kensington, presso i giardini della Royal Horticultural Society. Da quarantott’ore era arrivato il futuro. 

 Errico Buonanno, Lotta di classe al terzo piano. Storia di Marx e del suo Padrone. Di casa, Rizzoli, 2014

 

Dicono del libro
“È il 1861 e Karl Marx è senza un soldo. Vive in un vecchio condominio londinese, a spese del compagno Engels, e ha l’eroica missione di scrivere il libro del secolo. C’è un solo problema: non gli riesce di buttare giù una riga. Mentre il movimento operaio fibrilla e tutta l’Europa è una polveriera che attende il la per la rivolta, Marx tace, aspetta, si nasconde. Soltanto un uomo può capirlo, colui che in teoria è il suo nemico giurato: Alan John Huckabee, il Padrone (di casa). Capitalista, sfruttatore, nonché in segreto scrittore fallito, comprende di avere parecchio in comune con il suo celebre inquilino. Tra bombe anarchiche, rivoluzionarie russe e seri filosofi con la pistola, il borghese deluso e l’utopista in bolletta si troveranno fianco a fianco in una lotta inaspettata per la poesia e la libertà. Si aiuteranno così a riscoprire cosa significa sognare e partoriranno una nuova idea, che cambi il mondo dall’interno. Interno sette, terzo piano: la misteriosa casa Marx.”.
(dalla scheda nel sito Ibs)

 

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2 Maggio

2 maggio 2019

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Finalmente, voltando e rivoltando per ogni verso lo specchietto, s’avvide di qualche segno tracciato a punta di diamante sul vetro. Erano lettere e cifre segnate da una mano incerta. Con paziente attenzione Marina arrivò a leggere la seguente laconica scritta:

“Io – 2 MAGGIO 1802”

Parve a Marina che una luce lontana e fioca sorgesse nell’anima sua. 1802! Non viveva in quel tempo al Palazzo la infelice prigioniera, la pazza della leggenda? Forse era lei. Quel guanto, quei capelli erano reliquie sue. Ma nascoste da chi? Marina, quasi senza sapere che si facesse, afferrò il libro di preghiere e ne sfogliò le pagine. Ne cade un foglio ripiegato, tutto, tutto coperto di caratteri giallognoli, sbiaditissimi e vi legge: 
2 maggio 1802
PER RICORDARMI. Ch’io mi ricordi, nel nome di Dio! Altrimenti perché rinascere?

Antonio Fogazzaro, Malombra, 1881, Mondadori 1992, p.93

Dopo che la sua famiglia è andata in rovina, la giovane Marina di Malombra vive nella villa sul lago dello zio, in una camera che è stata abitata da un’antenata, Cecilia, su cui si narrano leggende sinistre. Tutta concentrata sulla sua interiorità, nell’atmosfera solitaria del luogo, Marina comincia ad avere l’impressione di avere già vissuto delle situazioni che le accadono finché non trova, nella sua camera, uno specchietto con una data e una lettera. Nello scritto Cecilia, molti anni prima – un due di maggio – ha lasciato un messaggio diretto a chi, leggendolo nel futuro, avrebbe ricordato (o creduto di ricordare) la sua vita precedente.

Dicono del libro

 

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