25 Settembre

25 settembre 2018

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Lo sapevo, Eccellenza, lo sapevo. Sono stati visti baciarsi Martedì 25 Settembre, la vigilia della partenza di don Tancredi; nel vostro giardino, vicino alla fontana. Le siepi di alloro non sempre sono fitte come si crede. Per un mese ho atteso un passo di vostro nipote, e adesso pensavo già di venire a chiedere a Vostra Eccellenza quali fossero le intenzioni di lui

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, 1958 (post.), Feltrinelli 1993, p.119

Garibaldi è sbarcato in Sicilia, e l’Italia sta diventando una nazione, mentre a Donnafugata, nel giardino del palazzo di Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina, qualcuno osserva due giovani che si baciano. È un 25 settembre che sembra ancora estate e i due sono Tancredi Falconieri, nipote del Principe, e Angelica, bellissima figlia di Calogero Sedara, la cui recente fortuna è frutto di traffici e speculazioni. Il bacio è la prova che suggella l’unione delle due famiglie, un patto matrimoniale fra l’antica nobiltà e la nuova ricchezza, sotto lo stemma azzurro in cui campeggia il Gattopardo.

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24 Settembre

24 settembre 2018

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24 settembre
Mi sono svegliato tardi e senza appetito. Meglio così perché i soldi che mi restano sono pochi. La pioggia non è diminuita. Alla reception, quando chiedo di Frau Else, mi dicono che è a Barcellona o a Girona, al Gran Hospital, insieme al marito. Sulla gravità delle condizioni di quest’ultimo il commento è inequivocabile: sta morendo. La mia colazione è consistita in un latte e caffè e un croissant. Nel ristorante rimaneva solo un cameriere per servire cinque vecchi surinamesi e me.
L’Hotel del Mar, di colpo, si è svuotato. A metà pomeriggio, seduto sul balcone, mi sono reso conto che il mio orologio non funzionava. Ho cercato di caricarlo, gli ho dato qualche botta, ma non c’è stato niente da fare. Da quanto tempo è fermo? La cosa ha un qualche significato? Lo spero

Roberto Bolaño, Il Terzo Reich, 2010 (postumo), tr. it. I. Carmignani, Adelphi, 2010, p. 308

Il diario del giovane tedesco Udo Berger – in vacanza con la fidanzata in un albergo sulla Costa Brava – è cominciato il 20 di agosto e termina dopo poco più di un mese, insieme con la stagione balneare. Durante quel periodo si è dedicato a un wargame sul Terzo Reich, montato su un grande tavolo nella sua stanza. Oltre a Frau Else, la proprietaria dell’albergo, Udo conosce strani personaggi, con cui ingaggia partite piene di tensione, mentre il tempo del gioco si insinua in quello della vicenda. Fino alla fine del suo soggiorno, il 24 settembre, vigilia della partenza.

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23 Settembre

23 settembre 2018

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Stavo attento a tutto, anche ai passaggi di stagione, ma la natura non si preoccupa di dare i suoi avvisi. Il 23 settembre si passava dall’Estate all’Autunno, io stavo lì a aspettare, ma non succedeva niente. Nessuno sembrava accorgersene, non avevo notato nulla di speciale, la solita gente che passava con indifferenza sulla strada, niente. Il giorno dopo l’aria era diventata pesante, il cielo nero, carico di onde elettromagnetiche, lampi, tuoni. Forse forse qualcosa incominciava a succedere, mi dicevo

Luigi Malerba, Il serpente, 1966, ed. cons. Mondadori, 1989, pp. 129-30

Da dietro la vetrina del suo negozio di francobolli, il narratore – arrivato a Roma da Parma – guarda la città che si muove, con la sensazione che “alla fine della giornata non è successo niente, l’unica cosa che è successa è la giornata che è passata via senza che succeda niente”. Anche i fatti che vengono raccontati – amori, gelosie, sogni, addirittura un assassinio – sono incerti, forse mai accaduti, ma solo immaginati dal narratore, sullo sfondo di Roma e di Parma, in un tempo anch’esso incerto, in cui si riconoscono alcune giornate speciali, fra le quali quella dell’equinozio d’autunno (la cui data oscilla in genere fra il 22 e il 23 settembre) e che nell’anno del racconto cadeva (come nel 2018)  il 23 del mese.

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22 Settembre | September 22nd

22 settembre 2018

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The eldest of these, and Bilbo’s favorite, was young Frodo Baggins. When Bilbo was ninety-nine he adopted Frodo and his heir, and brought him to live at Bag End; and the hopes of the Sackville-Bazgginses were finally dashed. Bilbo and Frodo happened to have the same birthday, September 22nd. ‘You had better come and live here, Frodo, my lad’, said Bilbo one day; ‘and then we can celebrate our birthday-parties comfortably together.’ At that tine Frodo was still in his tweens, as the hobbits called the irresponsible twenties between childhood and coming of age at thirty-three.

J. R. Tolkien, The Lord of the Rings, 1954-55

Il maggiore ed il preferito era Frodo Baggins. A novantanove anni Bilbo lo adottò e lo portò con sé a Casa Baggins, e tutte le speranze dei Sackville-Baggins sfumarono. Si dà il caso che tanto Bilbo quanto Frodo festeggiassero il compleanno il 22 settembre.
“Sarebbe meglio che tu venissi a stare da me”, disse un giorno Bilbo, “così potremmo festeggiare insieme i nostri compleanni”.
A quell’epoca Frodo era ancora negli enti, come gli Hobbit chiamavano gli irresponsabili anni tra l’infanzia e la maggiore età (33)

John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli, 1954-55, tr. it. Q. Principe, ed. cons. Rusconi,1993, pp. 47-48

Nella terra di mezzo, mondo fantastico abitato da creature fatate, la Contea è un’isola di rustica serenità e spensieratezza abitata da piccoli esseri laboriosi chiamati hobbit. Creature per natura longeve, uno fra loro è in procinto di raggiungere la veneranda età di cento undici anni: si tratta di Bilbo Baggins, zio adottivo del protagonista Frodo e possessore di un anello incantato, oggetto della brama di re e stregoni. Ereditato il magico anello, il destino dei popoli liberi sarà nelle mani del giovane hobbit, che lascerà per la prima volta il proprio locus amoenus per un viaggio ricco di peripezie. È proprio il 22 settembre – compleanno sia del vecchio Bilbo che del giovane Frodo – che l’avventura ha inizio, con una grande festa nella giornata assolata. (Commento di Oliviero Eletti)

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21 Settembre

21 settembre 2018

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Quel 21 settembre i titoli dei giornali della sera annunciavano a tutti i baiani: CITTA’ IN FESTA – LA PRIMAVERA E I MARINAI.
Al bar Flor-de-São-Miguel, la sera precedente, prima che si sapesse dell’invasione di rua Barroquinha da parte delle forze di polizia della Sezione Giuoco e Buoncostume e del grido di guerra di Nilia Cabarè, e prima del pronunciamento di Exú Tirirí, il giovane Kalíl Chamas aveva biasimato con parole piene di infiammata indignazione la pletora di pedissequi imitatori dei costumi europei che festeggiavano l’arrivo della primavera nel bel mezzo dei piovaschi settembrini – una caterva di idioti, gli stessi che, in occasione della Pasqua, travestivano i figli da conigli e, nel più torrido dicembre, collocavano fiocchi di cotonina sugli alberi di Natale simulando le nevi invernali (…) Seduto al tavolino del bar si sfoga contro il vezzo idiota di importare abitudini straniere che in Brasile non hanno senso. Ai Tropici l’inverno dura sei mesi di pioggia e l’estate sei mesi di calore soffocante: parlare di primavera e d’autunno è ridicolo

Jorge Amado, Teresa Batista stanca di guerra, 1972, tr. it. G. Segre Giorgi, Einaudi 1975, p.485, 486

Dopo molte vicissitudini, dopo aver ucciso il suo violentatore, dopo essere stata amante, prostituta, infermiera, ballerina di samba, Teresa Batista si trova nella città brasiliana di Bahia. Grande è il disordine di quei giorni in cui gli interessi degli speculatori e degli sfruttatori della prostituzione – aiutati dalla polizia – si scontrano con la rivolta delle donne, mentre una nave americana piena di marinai, potenziali clienti, sta entrando in porto. Il calendario segna il 21 settembre e dunque – nell’emisfero meridionale – l’inizio della primavera. E proprio una festa della primavera, con la sfilata, si prepara, come annuncia il giornale della sera. Ma in quella zona del Brasile – fa notare uno studente – parlare di primavera e di autunno è “puro colonialismo”, una tradizione importata dall’Europa.

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20 Settembre

20 settembre 2018

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Settembre 20
Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d’oggi, che segna l’entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo

Vamba, Il giornalino di Gian Burrasca, 1912 (in volume), ed. cons. Giunti, 1994, p. 5

Il 20 settembre 1870 è il giorno della breccia di Porta Pia. Ventisette anni dopo, nello stesso giorno di settembre, nasce Giannino Stoppani, detto Gian Burrasca. Per il suo compleanno ha avuto in regalo dalla mamma un giornalino con la “rilegatura di tela verde e tutte le pagine bianche”. Su questo diario, racconterà le sue disavventure, le punizioni, gli slanci verso la libertà.
Per cominciare, non sapendo ancora cosa scrivere, ricopia proprio il foglietto del calendario del 20 settembre, 263° giorno dell’anno, Sant’Eustachio. Entrata delle truppe italiane in Roma. Luna piena.

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19 Settembre | 19. September

19 settembre 2018

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Darum ging ich zuerst ins Bad und wollte ihn in die Klosettmuschel werfen, aber dann kam es mir zu einfach, zu praktisch und zu richtig vor, ich wollte mein Drama haben auch ich wollte dem Ring jetzt eine Bedeutung geben, und ich fuhr mit dem Auto bis Klosterneuburg, dort stand ich stundenlang auf der Donaubrücke im ersten Winterwind, dann holte ich die Ringschachtel aus der Manteltasche und den Ring aus der Ringschachtel, denn ich trug ihn schon einige Wochen lang nicht mehr, es war 19. September. An einem Nachmittag, als es noch hell war, warf ich ihn in die Donau. 

Ingeborg Bachmann, Malina, 1971

andai prima nel bagno e pensai di buttarlo nel gabinetto, ma poi mi sembrò troppo banale, troppo pratico e troppo giusto, volevo il mio dramma, volevo adesso anche attribuire un significato all’anello, e andai in macchina fino a Klosterneuburg, rimasi lì per ore sul ponte sopra il Danubio nel primo vento invernale, poi presi l’astuccio dalla tasca del cappotto e tolsi l’anello dall’astuccio, perché non lo portavo già più da qualche settimana. Era il 19 settembre. Un pomeriggio freddo, era ancora giorno, lo gettai nel Danubio

Ingeborg Bachmann, Malina, 1971, tr. it. M. G. Manucci, Adelphi, 1973, pp. 194-195

La narratrice – una giovane scrittrice viennese – sta raccontando a un uomo che si chiama Malina i suoi sogni, pieni di situazioni angosciose, che hanno al centro la figura temibile del padre. In questo dialogo si parla di un anello che il padre le ha comprato dopo molte insistenze e di cui lei ora vuole liberarsi, immaginando prima di tirarglielo in faccia, poi di buttarlo nel bagno e infine di lanciarlo nel Danubio. Il Danubio è pieno di anelli gettati dai ponti – le dice l’uomo: ogni giorno qualcuno si toglie un anello e lo butta nel fiume. E così fa lei in un pomeriggio, forse sognato, che porta la data del 19 settembre.

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18 Settembre

18 settembre 2018

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Conoscevamo la data precisa, 18 settembre 1867, in cui il bisnonno del dottor Hoffman era arrivato nel mio paese, un esponente della piccola nobiltà dai magri mezzi, sfuggito a imprecisabili rovesci in un montagnoso principato slavo infestato dai lupi, che in seguito era stato soppresso giuridicamente durante la guerra franco-prussiana o qualche altra simile. Sapevamo che, quando era nato il figlio, suo padre gli aveva fatto l’oroscopo e poi aveva offerto alla levatrice che lo aveva aiutato a venire al mondo una ricompensa di alcune migliaia di dollari

Angela Carter, Le infernali macchine del desiderio, 1972, tr. it. L. Perria, Interno Giallo, 1989, p. 27

Le infernali macchine del desiderio del dottor Hoffman, romanzo del 1972, è noto anche come War of dreams (e i sogni son Desiderio, come il protagonista del libro). Riecheggia H.G.Wells ma il romanzo forse più immaginifico di Angela Carter è fantarealtà più che fantascienza. Ci ha messo dentro tutto, come in una vignetta di Jacovitti, di quello che amava e abitava il suo subconscio: femminismo, ambiguità sessuale, rapporto media e società (ed era solo il 1972!), tra ragione e sentimento, tra finzione artistica e realtà. Nel recensirlo, il “Fancy Fantasy” scrisse “ci si dimentica subito che il terreno che la Carter scruta con tanta cura è l’interno della sua stessa immaginazione, perché il mondo che descrive diventa reale come un resoconto naturalista”: e infatti nessuno come Angela Carter riesce a descrivere con precisione botanica la frutta e la verdura esposte nel banco di un mercato e allo stesso tempo collocare quel mercato in un mondo tanto lisergico da sembrare inventato da un altro Hofman(n) – Albert, il padre dell’LSD.
La storia sarebbe quella di un Dottor Faust le cui diaboliche macchine del titolo liberano il potere dell’immaginazione e la cui figlia (Albertina…vien da pensare che la Carter avesse davvero in mente lo scienziato svizzero) seduce Desiderio, l’io narrante, segretario del Ministro della Determinazione di un non identificato paese che sfugge ad Hoffman e sopravvive ai suoi inganni perché “riesce a non arrendersi al flusso dei miraggi”. Di fatto il romanzo è un affresco fiammingo, pieno zeppo di trame e figurine (e qualche data da ricordare), apparentemente normali e un po’ naif, ma che viste da vicino rivelano ghigni goffi e pose assurde. È la realtà, bellezza. And there’s nothing you can do about it. Nothing! (Commento di Silvia Veroli)

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17 Settembre

17 settembre 2018

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17 settembre. – Stamani è partito Manuel. Siamo stati ad accompagnarlo fino alla stazione di Rovigliano. Verso il 10 di ottobre egli tornerà a prendermi; e andremo a Siena, da mia madre. Io e Delfina rimarremo a Siena probabilmente fino all’anno nuovo: due o tre mesi. Rivedrò la Loggia del Papa e la Fonte Gaia e il mio bel Duomo bianco e nero, la casa diletta della Beata Vergine Assunta, dove una parte dell’anima mia è ancóra a pregare, accanto alla cappella Chigi

Gabriele d’Annunzio, Il Piacere, 1889

 

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“Pubblicato nel 1889 è il primo dei tre ‘Romanzi della Rosa’. La rosa allude alla voluttà, tema comune ai tre romanzi. Gli ideali di sensibilità e di raffinatezza e il gusto del tecnicismo formale propri del decadentismo sono qui utilizzati con magistrale abilità dal poeta vate per esprimere una sensualità ostentata nel suo aspetto più morboso”. (dall’edizione elettronica sul sito liberliber).

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16 Settembre | 16 septembre

16 settembre 2018

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A votre santé… En somme, personne ne sait ce qui s’est passé la nuit du 16 septembre.
Personne… C’était une nuit de brouillard, dans le genre de la nuit dernière… Moi, je n’était pas de garde… N’empêche que,  jusqu’à neuf heures, je suis resté ici, à faire une partie de cartes avec Joris et les amis que vous voyez.
Vous vous rencontriez tous les soirs?
A peu près.
A Ouistreham, il n’y a guère de distractions… Trois ou quatre fois, ce soir-là, Joris s’est fait remplacer pour aller assister au passage d’un bateau. A neuf heures trente, la marée était finie”

Georges Simenon, Maigret et le port des brumes, 1932

“Alla sua salute… Insomma, nessuno sa cosa è successo nella notte del 16 settembre…”
“Nessuno… Era una notte di nebbia, simile alla notte scorsa. Io non ero di guardia. Ciò nonostante, fino alle nove sono stato qui a fare una partita a carte con Joris e gli amici qui presenti…”
“Vi vedete tutte le sere?”
“Quasi tutte.. A Ouistreham non ci sono divertimenti. Tre o quattro volte, quella sera, Joris si è fatto sostituire per andare ad assistere al passaggio di un battello. Alle nove e trenta, la marea era finita… 

Georges Simenon, Maigret e il porto delle nebbie, 1932, tr. it. R. Cantini, ed. cons. Mondadori, 1974, p. 32

Il capitano Joris, comandante del porto di Ouistreham, una piccola località della Bassa Normandia, è scomparso il 16 settembre. Ritrovato a Parigi dopo sei settimane, ha una ferita alla testa e non parla. Il commissario Maigret lo riconduce a casa, dove – la mattina dopo – verrà trovato avvelenato. L’inchiesta ha inizio, in una atmosfera avvolta dalla nebbia, fra la chiusa, il faro, la taverna della Marina. Un conto in banca improvvisamente accresciuto, l’eredità lasciata alla domestica Julie, la goletta mercantile Saint-Michel, il sindaco del paese entrano via via nell’indagine, che torna sempre inevitabilmente alla giornata – e alla notte – del 16 settembre. C’era la nebbia anche allora, mentre il capitano Joris controllava il passaggio delle navi nella chiusa e l’andamento della marea. Che cosa c’è dietro la scomparsa e la morte di questi, Maigret lo scoprirà, ricostruendo infine una delicata storia familiare, e dopo aver chiesto – ed essersi chiesto molte volte – che cosa è successo il 16 settembre.

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15 Settembre | 15 septembre

15 settembre 2018

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Le 15 septembre 1840, vers six heures du matin, la Ville-de-Montereau, près de partir, fumait à gros tourbillons devant le quai Saint-Bernard.
Des gens arrivaient hors d’haleine ; des barriques, des câbles, des corbeilles de linge gênaient la circulation ; les matelots ne répondaient à personne ; on se heurtait ; les colis montaient entre les deux tambours, et le tapage s’absorbait dans le bruissement de la vapeur, qui, s’échappant par des plaques de tôle, enveloppait tout d’une nuée blanchâtre, tandis que la cloche, à l’avant, tintait sans discontinuer.
Enfin le navire partit ; et les deux berges, peuplées de magasins, de chantiers et d’usines, filèrent comme deux larges rubans que l’on déroule.
Un jeune homme de dix-huit ans, à longs cheveux et qui tenait un album sous son bras, restait auprès du gouvernail, immobile. À travers le brouillard, il contemplait des clochers, des édifices dont il ne savait pas les noms ; puis il embrassa, dans un dernier coup d’œil, l’île Saint-Louis, la Cité, Notre-Dame ; et bientôt, Paris disparaissant, il poussa un grand soupir.

Gustave Flaubert, L’éducation sentimentale, 1869

Il 15 settembre 1840, verso le sei del mattino, il Ville-de-Montereau, sul punto di partire, lanciava grosse spire di fumo davanti al quai Saint-Bernard. Arrivava gente trafelata; barili, rotoli di corda, cesti di biancheria ingombravano il passaggio; i marinai non davan retta a nessuno; urti, spintoni; i bagagli venivano issati a bordo fra i due tamburi e il baccano si scioglieva nel fischio vago e denso del vapore che sprigionandosi tra fogli di lamiera avvolgeva tutto in una nube biancastra mentre la campana, a prua, non smetteva di rintoccare.
Finalmente la nave partì; e le due rive cominciarono a svolgersi come due larghi nastri trascinando via la loro processione di magazzini, fabbriche, cantieri. Un giovane di diciott’anni, con i capelli lunghi, se ne stava immobile vicino al timone tenendo un album sotto il braccio. Guardava passare, nella nebbia, campanili e palazzi di cui sapeva il nome; a un tratto, con un’ultima occhiata, abbracciò l’Île Saint-Louis, la Cité, Notre-Dame; poi, mentre Parigi scompariva rapidamente, si lasciò sfuggire un gran sospiro

Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale, 1869, tr. it. G. Raboni, Garzanti 1985, p.3

Ha inizio il 15 settembre del 1840 la storia di Frédéric Moreau, diciottenne di passaggio a Parigi sul battello che lo porta a casa dopo la fine della scuola e una visita a uno zio a Le Havre. È lì, ed è quel giorno, che fa la conoscenza dell’editore e mercante d’arte Jacques Arnoux, e della moglie di questi, Marie, il cui fascino segna per sempre la sua educazione sentimentale. Frédéric incontrerà altre donne, sarà coinvolto in diverse imprese, ma l’apparizione della donna sul battello, con i capelli neri, il profilo diritto, la linea del mento, tutta la figura incisa “nel blu-cielo dello sfondo” di quel 15 settembre, rimangono e ritornano nella sua memoria in tante stagioni successive.

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14 Settembre | 14 Septembre

14 settembre 2018

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Derrière tel regard, à la place de la bonne pensée que j’avais cru y voir autrefois, c’était un désir insoupçonné jusque-là qui se révélait, m’aliénant une nouvelle partie de ce cœur d’Albertine que j’avais cru assimilé au mien. Par exemple, quand Andrée avait quitté Balbec, au mois de juillet, Albertine ne m’avait jamais dit qu’elle dût bientôt la revoir, et je pensais qu’elle l’avait revue même plus tôt qu’elle n’eût cru, puisque, à cause de la grande tristesse que j’avais eue à Balbec, cette nuit du 14 septembre, elle m’avait fait ce sacrifice de ne pas y rester et de revenir tout de suite à Paris. 

Marcel Proust, A la recherche du temps perdue, La prisonnière, 1923

Dietro un dato sguardo, in luogo del buon pensiero che avevo creduto scorgervi in passato, mi si palesava un desiderio sino allora insospettato, che mi alienava una nuova parte di quel cuore di Albertine che avevo creduto assimilato al mio. Per esempio, quando nel luglio precedente Andrée era partita da Balbec, Albertine non mi aveva detto che avrebbe dovuto rivederla presto; e io credevo anzi che l’avesse riveduta prima del previsto, a causa della grande tristezza che avevo provata a Balbec, in quella notte del 14 settembre, in cui Albertine mi aveva fatto il sacrificio di lasciare Balbec per tornare immediatamente con me a Parigi

Marcel Proust, La prigioniera (Alla ricerca del tempo perduto), 1923 (post.), tr. it. P. Serini, Mondadori 1973, pp.381-382

Era un 14 settembre – dice il narratore – quando Albertine acconsente a lasciare la località balneare chiamata Balbec per tornare con lui a Parigi. È un episodio che si riaffaccia alla sua memoria, mostrando – via via che viene ricordato alla luce di dettagli allora invisibili – un significato diverso da quello che era apparso quando avvenne e un altro aspetto di Albertine, la giovane amata gelosamente e tenuta come prigioniera nella casa parigina. Quello che sembrava un gesto di generosità (lasciare il mare, accompagnare il narratore a casa) si carica di ambiguità, quando si viene a sapere che Albertine – che aspettava a Balbec l’amica Andrée – quel giorno di settembre ebbe la notizia che l’amica sarebbe rimasta a Parigi. Molte decisioni, slanci e frasi di Albertine dissimulano intenzioni sconosciute, e talvolta menzogne, come quando la sua affermazione di aver incontrato lo scrittore Bergotte “il giorno prima” – il giorno in cui Bergotte muore – fa dubitare il narratore dell’esattezza dei giornali che riportano la data del fatto. Le informazioni attraversano la trama della realtà in tutte le direzioni temporali, interne ed esterne, modificandosi a ogni passaggio. Non ci sono timbri a data né verbali nella memoria, ma solo le tracce del “gioco formidabile” fatto continuamente con il tempo.

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Il tempo nello spazio di Kurokawa, a Modena

Transitorie, soggette al mutamento, fragili eppure resistenti, immerse nel flusso e nelle intermittenze del tempo, le percezioni visive e sonore  generate dalle sculture audio-visuali dell’artista giapponese Ryoichi Kurokawa (Osaka, 1978) invitano a un’attenzione multipla, diretta verso il ritmo, il colore-luce, l’intervallo, il margine. Queste “sinfonie di suoni che, in combinazione con paesaggi digitali generati al computer, cambiano il modo in cui lo spettatore percepisce il reale” sono in mostra dal 14 settembre 2018 al 24 febbraio 2019 alla Galleria Civica di Modena (Palazzo Santa Margherita), presentate da Fondazione Modena Arti visive in occasione del festivalfilosofia 2018. L’esposizione – la prima in Italia di Kurokawa –  è collegata a NODE – festival internazionale di musica elettronica e live media che si svolgerà a Modena dal 14 al 17 novembre 2018. 


Il titolo della mostra è al-jabr (algebra) e raccoglie opere audiovisive, installazioni, e anche sculture e stampe digitali sperimentali: una scelta delle ricerche di quest’artista nato in Giappone e residente a Berlino, che unisce competenze musicali, visuali, tecniche e pratica un’estetica collaborativa con scienziati esperti di astrofisica o di nanotecnologie, senza dimenticare elementi della tradizione artistica e filosofica orientale.
Erede della tradizione sinestetica che indaga il legame fra percezioni di norma intese come separate e che possono invece innescarsi reciprocamente, Kurokawa descrive i suoi lavori come sculture “time-based”, incastonate nel tempo e nelle sue misure. 
Nella mostra di Modena si incontrano – come si legge nel comunicato stampa –  “concetti e metodologie quali la decostruzione e la ricostruzione di elementi naturali (elementum, lttrans, renature), la riunione di strutture divise (oscillating continuum), la rielaborazione di leggi e dati scientifici (ad/ab Atom, unfold.alt, unfold.mod)”. 
Come si intuisce dalla terminologia che accompagna l’artista, la dimensione delle sue opere è la complessità indistricabile delle percezioni sonore e visive e della loro natura, allo stesso tempo interna ed esterna, individuale e comune, macro e microscopica, armonica e dissonante.  

a.s.

Ryoichi Kurokawa, al-jabr
Galleria Civica di Modena
Palazzo Santa Margherita
Corso Canalgrande, 103 – Modena
14 settembre 2018 – 24 febbraio 2019
Il sito dell’artista a questo link 

 

13 Settembre

13 settembre 2018

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Paul si massaggiò le tempie alzando gli occhi dai fogli che aveva riempito di calcoli per dimostrare la sua tesi. Era l’alba: mezzanotte era passata e lui era vivo. Chiuse il testo di Kummer, piegò i fogli, ripose la pistola, strappò il testamento e dimenticò la fanciulla. Gli avvenimenti avevano trovato la soluzione: la resurrezione grazie alla dimostrazione. Aveva un debito con Fermat e il suo ultimo teorema, e decise d’istituire un premio per compensare chi fosse riuscito a risolvere quel problema che gli aveva salvato la vita. La data che Paul Wolfskehl aveva scelto per suicidarsi era il 13 settembre

Denis Guedj, Il Teorema del Pappagallo, 1998, tr. it. L. Perria, Longanesi, 2000, pp. 459, 461

Un uomo, che ha deciso di suicidarsi a causa di un amore infelice, mette in ordine le carte sullo scrittoio e si trova ad aprire un libro, che parla di un difficile problema matematico, noto come l’ultimo teorema di Fermat. Mentre legge, gli sembra di trovare un errore nel testo che sta leggendo e si mette alacremente al lavoro per verificarlo. L’errore non c’è, ma intanto il tempo è trascorso, l’idea del suicidio si è allontanata ed è passata la mezzanotte della data che aveva scelto per compierlo, il 13 settembre, 13-9, 256° giorno dell’anno.

Dicono del libro

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12 Settembre | September 12

12 settembre 2018

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Look here, this is a book he had when he was a boy. It just shows you.
He opened ii at the back cover and turned it around for me to see. On the last fly-leaf was printed the word SCHEDULE and the date September 12, 1906. And underneath:
Rise from bed………………………………… 6 A. M.

Francis Scott Fitzgerald, The Great Gatsby, 1925

Guardate, è un libro che aveva da ragazzo. Fa vedere com’era.
Sulla pagina bianca era scritta la parola ORARIO e la data del 12 settembre 1906. E sotto: Sveglia 6:00

Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby, 1925, tr. it di F. Pivano, Mondadori, Milano 1950, p. 194

Dicono del libro
“Il romantico ed enigmatico Jay Gatsby organizza feste sontuose nella speranza di avvicinare la donna amata in gioventù, Daisy, che ha sposato un uomo ricco e rozzo. Ne diventerà l’amante, ma un incidente automobilistico darà una tragica svolta al loro amore. Una descrizione spietata e partecipe del mondo fastoso e frivolo degli anni Venti nelle pagine indimenticabili dello scrittore simbolo della “generazione perduta”.

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11 Settembre | September 11

11 settembre 2018

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I’d walk around looking for him. I put up a few signs when I realized what had happened: “To the man who bought the vase at the estate sale on Seventy-fifth Street this weekend, please contact…”. But this was the week after September 11. There were posters everywhere.”
“My mom put posters of him”.
“What do you mean?”
“He died in September 11. That’s how he died.”

Jonathan Safran Foer, Extremely Loud and Incredibly Close: A Novel, 2005

“Camminavo sperando di incontrarlo. Ho persino attaccato dei volantini ‘All’uomo che ha comprato il tale vaso nella vendita della Settantacinquesima del tale weekend, si prega contattare…’ Ma era la settimana dopo l’11 settembre. C’erano manifesti dappertutto.”
“La mia mamma aveva attaccato la sua foto.”
“Non capisco.”
“Lui è morto l’11 settembre. È così che è morto”

Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino, 2005, tr. it. M. Bocchiola, Guanda, p. 323

Oskar ha nove anni, una domanda buona per ogni argomento, moltissime convinzioni e un padre morto nel crollo delle Torri Gemelle. Un giorno, per caso, trova una busta con una chiave e il nome “Black”: inizia una ricerca nei cinque distretti di New York, un viaggio di crescita attraverso paure e sensi di colpa e la scoperta di una storia familiare già toccata dal dolore. Ritroverà il proprietario della chiave, il rapporto con la madre e scoprirà la figura, molto poetica, del nonno.
Il tempo si snoda su diversi registri e epoche: per Oskar è una gara di velocità contro un ricordo che può svanire, per il nonno è il momento della confessione, del racconto e della riconciliazione. Il riferimento a una data storica così riconoscibile proprio per la natura dell’evento, è quasi mai esplicita, nonostante la giornata sia spesso ripercorsa nelle ore, nei minuti e nei secondi che hanno cambiato la vita di molti.
Jonathan Safran Foer non scrive un libro sull’attacco al World Trade Center, quanto piuttosto, in soggettiva dagli occhi del bambino, un romanzo intenso sul rimpianto, sul tempo perduto e sul coraggio della memoria. (Commento di Daniela Collu)

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10 Settembre

10 settembre 2018

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Mio caro Hans,

ti scrivo questa lettera dalla prigione di Spandau il 10 settembre 1944, tre giorni prima di essere assassinato come i miei amici: Schulenburg, Stauffenberg, Moltke che, come me, hanno preso parte al complotto per uccidere Hitler. Non so se riceverai mai questa lettera. Mi aiuterebbe in un certo qual senso a morire; perché affronterei la morte con la coscienza più leggera, sapendo che essa può aiutarti a perdonarmi e a capire perché ho trattato te, l’unico vero amico che abbia mai avuto e amato, in modo così sleale e vigliacco. Mi ricordo come fosse oggi quando ci siamo conosciuti: poco dopo la mia iscrizione al Ginnasio Karl Alexander, in una pungente giornata invernale del 1932

Fred Uhlman, Un’anima non vile,1965 (1979), tr. it. B. Armando, Guanda 1987, p.11

I due compagni di scuola Hans e Konradin non si vedono da diversi anni, da quando Hans, di famiglia ebrea, ha lasciato la Germania per gli Stati Uniti, appena in tempo per non subire la persecuzione nazista. Sono stati grandissimi amici, malgrado l’epoca in cui si sono conosciuti evidenziasse le differenze fra di loro: nobile e sostenitrice di Hitler la famiglia di Konradin, borghese ed ebrea quella di Hans. È soprattutto la madre di Konradin a spingere il figlio verso la carriera di ufficiale nell’esercito. Ma il giovane non condivide la politica del partito nazionalsocialista e quando viene a conoscenza dello sterminio degli ebrei, si unisce al piano di Stauffenberg per uccidere Hitler. Il complotto fallisce e Konradin è imprigionato a Spandau, in attesa dell’esecuzione. Da lì, il 10 settembre, scrive la sua ultima lettera all’amico più caro – che vive ignaro in America -, sperando che lo raggiungano, prima o poi, le ragioni delle sue scelte e le memorie della loro amicizia.

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9 Settembre

9 settembre 2018

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Quando, all’alba del 9 settembre del 1943, Jack era saltato dalla tolda di un LST sulla riva di Pesto, presso Salerno, s’era visto sorgere davanti agli occhi, meravigliosa apparizione, nella rossa nube di polvere sollevata dai cingoli dei carri armati, dagli scoppi delle granate tedesche, dal tumulto degli uomini e delle macchine accorrenti dal mare, le colonne del tempio di Nettuno, sul labbro di una pianura folta di mirti e cipressi, sullo sfondo dei nudi monti del Cilento simili ai monti del Lazio. Ah, quella era l’Italia, l’Italia di Virgilio, l’Italia di Enea! E aveva pianto di gioia, aveva pianto di religiosa commozione, buttandosi in ginocchio sulla riva sabbiosa, come Enea quando sbarcò dalla trireme troiana sul lido arenoso alla foce del Tevere, davanti ai monti del Lazio sparsi di castelli e di templi bianchi nel verde profondo delle antiche selve latine. Ma il classico scenario delle colonne doriche dei templi di Pesto nascondeva ai suoi occhi un’Italia segreta, misteriosa: nascondeva Napoli, quella prima terribile e meravigliosa immagine di un’Europa ignota, posta al di fuori della regione cartesiana, di quell’altra Europa di cui egli non aveva avuto, fino a quel giorno, se non un vago sospetto, e i cui misteri, i cui segreti, ora che li veniva a poco a poco penetrando, meravigliosamente lo atterrivano

Curzio Malaparte, La pelle, 1949, ed. cons. Mondadori 1984, p.32

9 settembre del 1943: il giorno dopo l’annuncio dell’armistizio, il colonnello americano Jack Hamilton è sbarcato nel golfo di Salerno, “sotto il fuoco delle mitragliatrici tedesche”, da una di quelle navi LST (Landing Ship Tank), che trasportano soldati e mezzi. La sua esperienza diretta dell’Italia comincia da lì, dalla visione di Paestum, che gli ricorda i suoi studi e l’ammirazione per la cultura classica. Guidato da un ufficiale di collegamento italiano – che racconta la storia – Jack avrà modo di conoscere Napoli, nel momento in cui la liberazione e la corruzione s’intrecciano in modo inquietante. Un luogo pericoloso, dove i carri armati statunitensi “rischiano di affondare nella melma nera dell’antichità, come in una sabbia mobile”. Mentre Jack sbarca, in mezzo al tumulto e agli spari, ancora non sa che cosa si nasconde dietro le colonne, le rovine e il paesaggio bellissimo, in quella data destinata a fissarsi nei suoi ricordi e nella storia.

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8 Settembre | September 8

8 settembre 2018

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Perhaps Anne has another week before time stops for her. As for myself, three weeks? It’s curious to think that, say, precisely 3:47 P. M. September 8, time will stop forever. A single microsecond will flash past unnoticed for everyone else, but for me will last an eternity. I’d better decide how I want to spend it!

James G. Ballard, Memories of the Space Age, 1982

Forse Anne ha un’altra settimana prima che per lei il tempo si fermi definitivamente. Quanto a me, tre settimane, forse? È strano pensare che, diciamo alle 15:47 precise dell’8 settembre, il tempo si fermerà per sempre. Un unico microsecondo scorrerà senza che nessun altro lo noti, ma per me durerà un’eternità. Farei meglio a decidere come voglio trascorrerlo!

James G. Ballard, Ricordi dell’era spaziale, 1982, tr. it. L. Briasco, in Tutti i racconti, vol. 3 1969-1992, Fanucci, 2007, p. 446

C’è ancora qualche data nel mondo del dottor Mallory, ex medico della Nasa afflitto – come la moglie Anne – da strani attacchi durante i quali il tempo sembra rallentare. Arrivato da Vancouver a Cape Kennedy in cerca di Hinton – un astronauta che ha ucciso il co-pilota – e di una spiegazione del fenomeno, Mallory si accorge che tutto il centro spaziale e l’intera Florida è coinvolta nella deformazione del passaggio del tempo. Il tempo, “come una pellicola in un proiettore difettoso, si muoveva a ritmo irregolare, rallentando a tratti fino a fermarsi”. Nei grandi alberghi vuoti, fra le rovine del centro spaziale, fra pochi esseri viventi – gli animali di uno zoo, molti uccelli, la figlia del pilota ucciso, l’astronauta Hinton che sta cercando di fuggire dal tempo attraverso la competenza nel volo – Mallory si muove in un tempo “ agglutinato”. Fra la fine di agosto e i primi giorni del mese successivo, registra ancora gli effetti di questa esperienza su di sé e sulla moglie, in attesa del momento in cui il presente si sarebbe fermato su un unico istante, forse nella luce vivida del pomeriggio dell’8 settembre.

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7 Settembre

7 settembre 2018

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La sera del sette settembre, vigilia della festa di Maria, a Cherasco, a Bra, a Roreto, alla Morra, a Novello, a Roddi, a Verduno, su tutte le colline della Langa, si accendono i falò per celebrare la festa della Madonna. È un’usanza che testimonia la fede della gente, eppure quella sera le colline, coi fuochi rossi, con le cascate delle scintille che divampano all’improvviso e i cerchi urlanti e danzanti dei bambini intorno, hanno qualcosa di pagano. È come se la terra ribollisse, con la forza antica e intatta, esplodendo in rosse lingue divoratrici del cielo

Gina Lagorio, I villeggianti, in Il silenzio. Racconti di una vita, Mondadori, 1993, p. 44

Anche se mancano ancora alcuni giorni all’equinozio d’autunno, la data del 7 settembre segna, nella zona delle Langhe, il passaggio dell’estate. Chi è venuto in collina per le vacanze, sta per tornare a Torino o a Milano e la festa dei falò, che si accendono in quella data, e la cui origine risale ai tempi della peste, quando segnalavano – di collina in collina – la presenza di chi era ancora vivo, è l’occasione per i saluti, le dichiarazioni, le promesse fra le persone che si sono conosciute nei mesi estivi.

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