L’Eco delle date. Piccolo ricordo del professore

Il genio di Umberto Eco (5 gennaio 1932 – 19 febbraio 2016) ha toccato – con erudizione e creatività – il tema enorme del tempo, intrecciato alla storia, riflesso nel pensiero filosofico, indagato dalle scienze, connaturato al linguaggio e alla narrazione, interno alla memoria di sé.
Il tempo del racconto, con i suoi andirivieni; i tempi dei verbi; i crononimi; le date storiche intercalate nel romanzesco; le incongruenze e le coincidenze fra vero e inventato; e il tempo della memoria, in cui le date – vissute, lette, dimenticate, riemerse – lavorano nel profondo dell’identità personale.
Questo, e tanto altro, affiora anche nei suoi romanzi, con affondi e collegamenti di vertiginoso rigore e definizioni calzanti e incalzanti del tempo.
Eco bustina 1994

La storia del calendario occidentale e i 10 giorni cancellati dalla riforma di Papa Gregorio XIII si ritrovano ne Il pendolo di Foucault (1988), capitolo 71, dove – mentre  imprimono una svolta nella comprensione della vicenda – illustrano lo scacchiere politico dell’Europa fra ‘500 e ‘700 e il ruolo che vi ebbe la scelta di accettare la riforma calendariale:

“Ecco, la riforma viene promulgata nel 1582, e si aboliscono i giorni dal 5 al 14 ottobre, ma questo funziona solo per il papa. La Francia adotta la riforma nel 1583 e abolisce i giorni dal 10 al 19 dicembre. In Germania succede uno scisma e le regioni cattoliche adottano la riforma nel 1584, come in Boemia, mentre le regioni protestanti l’adottano nel 1775”.

E poi c’è una data-perno, prossima al solstizio estivo, sempre ne Il pendolo di Foucault, il 23 giugno 1984, quando la vicenda comincia, all’interno del  Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi, dove il celebre pendolo è conservato. Una data di “prima estate”, che Georges Perec qualche anno prima aveva fissato nel finale del suo romanzo La vita istruzioni per l’uso, del 1978: su questo, leggi qui Stefano Bartezzaghi.

Il “fiato ansioso” del tempo “fatto di ieri e di domani” è uno dei centri dell’Isola del giorno prima (1994), in cui la storia del protagonista Roberto de la Grive si intreccia a quella della ricerca della longitudine e al meridiano del cambio di data:

“A me importa che in questo punto della terra una linea c’è che da questa parte il giorno dopo è, e da quella parte il giorno prima” (p. 247).

Nella tortuosa storia di sdoppiamenti e falsificazioni raccontata ne Il cimitero di Praga (2010), c’è un diario, e un giorno scomparso dalla memoria del protagonista:
“Più sicuro era che in quel giorno, che credevo martedì, era mercoledì 23 marzo, e infatti era venuto quel Guillot per farmi redigere il testamento Bonnefoy. Era il 23 e credevo fosse il 22. Cosa era accaduto il 22?” (pag. 35).

E ancora la perdita di memoria è la sostanza de La misteriosa fiamma della regina Loana (2004). Il protagonista Yambo, dopo un incidente che gli ha fatto dimenticare la sua vita – ma non i libri che ha letto -, torna nella casa dell’infanzia, in cerca di ricordi autobiografici. Fra albi di fumetti, dischi e figurine, ritrova i libri di Conan Doyle e di Salgari. Nel leggerli, è colpito da due modi di presentare il tempo, quell’ibrido che unisce l’epoca e l’atmosfera, la geografia e la cronaca. La nebbia avvolgente di Sherlock Holmes: “Era una sera di settembre, e non erano ancora le sette, ma la giornata era stata tetra, e una nebbia densa e umida era calata sulla grande città” da una parte; e dall’altra la potenza degli elementi e la certezza della data: ”La notte del 20 dicembre 1849, un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra”.

Umberto Eco era nato il 5 gennaio e Stefano Bartezzaghi ricorda che il “pensiero-brivido” della morte si incontra in molti suoi scritti: “anche le Sei passeggiate nei boschi narrativi (le sue “Lezioni americane”), finiscono con Eco che pensa alla propria morte mentre in un planetario ammira il cielo stellato del 5 gennaio 1932, la notte della sua nascita”. Il “pensiero-brivido: l’appuntamento ineludibile con ciò che non significa nulla, che non può essere interpretato” e di cui –  per ora – non è dato conoscere la data.
gioco giorni giunti light

Era una notte buia e tempestosa. Va bene, ma in quale data?
Il sottotitolo del blog Diconodioggi è un dono  della “Bustina di Minerva” che – sull’Espresso del 2 dicembre 1994 – Umberto Eco dedicò all’antologia Il gioco dei giorni narrati, pubblicata dall’editore Giunti, da cui questo blog deriva.
Grazie anche di questo, professor Eco.
Antonella Sbrilli @asbrilli

 


CondividiShare on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Email this to someone