15 Dicembre | 15th of December

15 dicembre 2018

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The fifteenth of December was the dean’s hundredth anniversary. His daughters had long been looking forward to this day and had wished to celebrate it, as if their dear father were still among his disciples. (…)
Large snowflakes fell densely; behind the sledge the tracks were wiped out quickly. General Loewenhielm sat immovable by the side of his aunt, his chin sunk in the high fur collar of his coat.
As Babette’s red-haired familiar opened the door in the dining room, and the guests slowly crossed the threshold, they let go one another’s hands and became silent. But the silent was sweet, for in spirit they still held hands and were still singing. Babette had set a row of candles down the middle of the table; the small flames shone on the black coats and frocks and on the one scarlet uniform, and were reflected in clear, moist eyes. 

Karen Blixen, Il pranzo di Babette, 1958

Il 15 dicembre era il centesimo compleanno del decano. Le sue figliole avevano lungamente atteso quel giorno, e avevano sempre desiderato festeggiarlo come se il loro caro padre fosse ancora tra i suoi discepoli. […] 
Grandi fiocchi di neve cadevano fitti, e i solchi lasciati dalla slitta erano rapidamente cancellati. Il generale Loewenhielm sedeva impassibile a fianco di sua zia, col mento affondato nell’alto bavero di pelliccia del pastrano. Quando il folletto dai capelli rossi ch’era al servizio di Babette aprì la porta della stanza da pranzo, e gli ospiti ne varcarono la soglia lentamente, questi non si tennero più per mano e rimasero in silenzio. Ma era un dolce silenzio, perché in ispirito essi si tenevano ancora per mano, cantando. Babette aveva messo una fila di candele in mezzo alla tavola, e quelle fiammelle brillavano contro le giacche e le vesti nere, e contro l’unica uniforme scarlatta, e si riflettevano nei chiari occhi umidi

Karen Blixen, Il pranzo di Babette, 1958, tr. it. P. Ojetti, in Capricci del destino, Feltrinelli 1984, p.22, 34

Arrivata a casa delle sorelle Martina e Filippa nel 1871, dopo i fatti della Comune di Parigi, la cuoca francese Babette Hersant è al loro servizio da dodici anni. Nel paesino norvegese di Berlevaag, la vita è andata avanti tranquilla, regolata dalle abitudini di una comunità timorata di Dio che con gli anni ha accettato la presenza della straniera, senza però penetrarne mai del tutto il mistero. La data intorno alla quale i destini dei protagonisti si intrecciano è un 15 dicembre, anniversario della nascita del padre di Martina e Filippa, il decano, fondatore della setta religiosa a cui la comunità di Berlevaag si ispira. Le sorelle vorrebbero festeggiare quel giorno in modo sobrio e degno della memoria del padre, che avrebbe compiuto 100 anni. Intanto è accaduto l’imprevedebile: Babette ha vinto 10.000 franchi a una lotteria francese e ha chiesto  il permesso di partire per il suo paese. “Potevano sperare che ella sarebbe rimasta con loro oltre il 15 dicembre?” si chiedono le sorelle, non immaginando il piano che Babette ha in mente per la festa: la replica di un pranzo raffinatissimo a cui parteciperanno degli ospiti inattesi, chiudendo il cerchio di avvenimenti lontani.

Dicono del libro

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2 Novembre

2 novembre 2018

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Il giorno dei Morti i due fidanzati godevano di una grande occasione: anche Mussia accompagnava il marito nella consueta visita al cimitero ed essi potevano così fare tutto con loro comodo, giovandosi anche del letto dei genitori. Si spogliavano un poco alla volta e Mirella andava a dipingersi il viso e gli occhi con rossetto, bistri e matite perché così piaceva a Luigi. E poi compariva nuda nella cupa stanza di noce, dipinta come un’attrice o una ballerina, con un paio di orecchini arabi di filigrana d’argento che tinnivano per tutto il pomeriggio come due campanelli. 
Durante sei anni di fidanzamento il giorno dei Morti e l’amore nella camera buia e ingombra di mobili lucidi e torniti, di specchiere e di arazzi, trascorsero tranquilli fin dopo l’imbrunire: quando una vaga tristezza s’impadroniva dei due fidanzati al punto da far diventare Mirella sempre più intraprendente e fantasiosa come per cacciare l’oscurità e la solitudine

Goffredo Parise, Il fidanzamento, 1956, ed. cons. in La grande vacanza. Il fidanzamento. Atti impuri, Mondadori, 1993, pp. 185-186

Dicono del libro

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26 Settembre | the 26th of September

26 settembre 2018

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When everything was quiet we made the parties in the case come round to the mill-stone table, dip their thumb in cart-grease, and press their thumb-mark down upon the document of the agreement. Wainaina did it very reluctantly, whimpering a little when he set his thumb to the paper, as if it was burning him. The agreement ran as follows:
The following agreement has benn made at Ngong to-day, the 26th of September, between Wainaina wa Bemu and Kaninu wa Muture. The Chief Kinanjui is present and sees it all. 

Karen Blixen, Out of Africa, 1937

Quando la calma fu ristabilita, facemmo avvicinare i due litiganti alla tavola di pietra, pigiare i pollici nel bitume e mettere le loro impronte digitali sul contratto. Quando fu il suo turno, Wainaina, riluttante, gemette come se la carta gli scottasse il pollice. Il contratto diceva:
“Il seguente contratto è stato concluso a Ngong, oggi 26 settembre, fra Wainaina e Kaninu wa Muture, alla presenza del Capo Kinanjui che ne ha preso visione

Karen Blixen, La mia Africa, 1937, tr. it. L. Drudi Demby, Garzanti, 1966, pp. 137-138

Come oggi, era un 26 settembre, in Kenya, quando la fattoria di Karen Blixen si trasforma in una corte di giustizia, per discutere di un incidente accaduto tempo prima. Intorno alla mola del mulino, fra i testimoni e la folla, la scrittrice danese (che in Africa possedeva una coltivazione di caffè), è riconosciuta come giudice. Il risarcimento del danno è fissato in una vacca e un vitello; il patto è suggellato dalle impronte digitali delle parti e controfirmato dalla Blixen, che racconta questa giornata nel racconto-diario La mia Africa, ricordando la data precisa di un 26 settembre africano.

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8 Maggio

8 maggio 2018

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L’otto di maggio, a Schloss Rosenbad nacque un piccolo Principe. Quando il primo stridulo e arcano vagito eruppe dalla camera della Principessa, intorno alla quale tutta la casa era rimasta in ascolto, il castello fremette e si trasformò dalla cantina ai solai. Un sospiro di felice sollievo percorse tutte le stanze. Ma dopo un attimo il silenzio divenne infinitamente più profondo e più solenne. Chi avrebbe avuto il coraggio di tradire la piccola, indifesa creatura appena giunta tra loro? Tutti, in quella casa, avrebbero preferito la morte

 

Karen Blixen, Ehrengard, 1963 (post.), tr. it. A. Motti, Adelphi, 1986, p. 44

La storia immaginata dalla Blixen si svolge in un piccolo principato della vecchia Germania, in un paese ormai “cancellato dalla carta geografica”, in un’epoca di ideali cavallereschi e sottili giochi di seduzione. Il bambino che viene alla luce l’otto maggio è il figlio del principe Lotario e della principessa Ludmilla, ed è stato concepito prima delle nozze. Per nascondere questo scandalo, il bimbo è fatto nascere nel castello di Rosenbad, lontano dalla corte. Le persone presenti all’evento devono tenere nascosta la nascita per due mesi e proteggere il bambino da intrighi e rapimenti, che pure avranno luogo, nel corso della storia. Ma intanto, tutti devono fare finta che quell’otto di maggio sia un giorno come un altro, in cui non è accaduto niente di speciale, mentre la data segna l’inizio di un tempo strano e segreto, portatore di cambiamenti e avventure.

 

Dicono del libro

Dicono del libro
“Riprendendo gesti e scenari del suo primo libro, le Sette storie gotiche, ma immettendoli in un gioco se possibile ancora più affilato, in una occulta matematica delle immagini, la Blixen ci racconta qui la storia della splendida vergine guerriera Ehrengard e del demoniaco pittore Cazotte, che vuole sedurla – ma senza neppure sfiorarla, facendola solo arrossire di complicità (così vuole la sua suprema perversione di artista) -, mentre intorno a loro e attraverso di loro si intreccia una contorta trama dinastica, in un felice, piccolo regno da operetta”.
(dalla quarta di copertina dell’ed. Adelphi, op. cit.)

 

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12 Marzo | March 12

12 febbraio 2018

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During the hard weather which in the past week had supervened along the coast, there occurred in our neighborhood a calamity, which by all human reckoning must have led to a deplorable lost of life as well as of a good seaworthiness coasting-steamer, had not at the very last moment, next to the mercy of providence, a brave girl’s pluck brought  about a happiest solution. we present to pur readers a short account of the drama.
On Wednesday, March 12th, the passenger boat Sofie Hosewinckel left Arenal for Christianssand. The visibility was poor, with snow and a stiff breeze from the southeast. Late in the afternoon the wind rose to gale force, and as all know, we experienced some of the worst weather which within the memory of man has ravaged the coast. Sofie Hosewinckel had aboard sixteen passengers among whom was the well-known and respected theatre manager, Herr Valdemar Soerensenm with his company, on their way to give a performance in  Christianssand

Isak Dinesen (Karen Blixen), Tempests,  1958, Anecdotes of Destiny, Penguin Books, p. 89

Durante il cattivo tempo che per tutta la settimana scorsa ha infierito lungo la costa, sulla nostra regione si è abbattuta una catastrofe che, secondo ogni umana previsione, avrebbe provocato la deplorevole perdita di vite umane oltre che di un ottimo vapore costiero perfettamente atto alla navigazione; ma all’ultimissimo momento, come per una grazia della provvidenza, più funeste conseguenze sono state felicemente scongiurate grazie al coraggio di un’animosa ragazza. Presentiamo ai nostri lettori un breve resoconto del dramma.
Mercoledì 12 marzo la nave passeggeri Sofie Hosewinckel salpò da Arendal diretta a Christianssand. La visibilità era scarsa, c’era neve con forte vento di sud-est. Nel tardo pomeriggio il vento si tramutò in fortunale e, come tutti sanno, fummo assaliti  dal peggior uragano che mai abbia, a memoria d’uomo, sconvolto la nostra costa. La Sofie Hosewinckel aveva a bordo sedici passeggeri, trai quali era il noto e stimato capocomico Herr Valdemar Soerensen con la sua compagnia, diretto a Christianssand ove avrebbe dovuto dare una rappresentazione

Karen Blixen, Tempeste, 1958,  tr. it. P. Ojetti in Capricci del destino, Feltrinelli 1984, p.82

Una piccolo compagnia teatrale, diretta dal capocomico Herr Soerensen, si sta recando a Christianssand per rappresentare La tempesta di Shakespeare. Fa parte della compagnia la giovane Malli, destinata a interpretare la parte di Ariel, lo spirito dell’aria. La prima rappresentazione è prevista per la metà di marzo e la compagnia parte da Arendal, su una nave passeggeri dell’armatore Hosewinckel, il giorno 12 marzo. È una data centrale, intorno a cui la vicenda si snoda. Fra il tardo pomeriggio e la notte – come riporta la Gazzetta di Christianssand – una violenta tempesta mette in pericolo i viaggiatori e la stessa imbarcazione ed è grazie a Malli – fedele al ruolo che le è assegnato nella Tempesta recitata –  che la nave riesce scampare dalla tempesta reale e a guadagnare il porto. 

Dicono del libro

Dicono del libro
Capricci del destino, l’ultimo libro pubblicato in vita da Karen Blixen, contiene cinque fra i suoi racconti più significativi (…) il personaggio più significativo del libro è Ariele, intorno al quale ruota Tempeste, un racconto che prende l’avvio dalla messa in scena del capolavoro di Shakespeare architettata da un artista visionario: la giovane che personifica Ariele, e insegna agli altri a vivere all’altezza dei suoi sogni, incarna anche l’inevitabilità della rinunzia di cui è vittima chi sceglie di essere anzitutto un artista”
(dalla quarta di copertina dell’ed. Feltrinelli, op. cit.)

 

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2 Novembre

2 novembre 2017

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Il giorno dei Morti i due fidanzati godevano di una grande occasione: anche Mussia accompagnava il marito nella consueta visita al cimitero ed essi potevano così fare tutto con loro comodo, giovandosi anche del letto dei genitori. Si spogliavano un poco alla volta e Mirella andava a dipingersi il viso e gli occhi con rossetto, bistri e matite perché così piaceva a Luigi. E poi compariva nuda nella cupa stanza di noce, dipinta come un’attrice o una ballerina, con un paio di orecchini arabi di filigrana d’argento che tinnivano per tutto il pomeriggio come due campanelli. 
Durante sei anni di fidanzamento il giorno dei Morti e l’amore nella camera buia e ingombra di mobili lucidi e torniti, di specchiere e di arazzi, trascorsero tranquilli fin dopo l’imbrunire: quando una vaga tristezza s’impadroniva dei due fidanzati al punto da far diventare Mirella sempre più intraprendente e fantasiosa come per cacciare l’oscurità e la solitudine

Goffredo Parise, Il fidanzamento, 1956, ed. cons. in La grande vacanza. Il fidanzamento. Atti impuri, Mondadori, 1993, pp. 185-186

Dicono del libro

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15 Gennaio

15 gennaio 2013

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Il 15 gennaio la Fortuna II, insieme alla corsara Three Friends, aveva catturato sei legni nemici, e con essi faceva rotta verso Drogden, per metterli in vendita a Copenaghen, quando una delle navi andò a incagliarsi sul Middelgrund. Era un grosso brigantino carico di tela da vele, valutato sui centomila risdalleri; al mattino di quel giorno i corsari lo avevano tagliato fuori da un convoglio inglese. I vascelli inglesi li inseguivano tuttora e di fronte all’incidente inviarono subito in soccorso al brigantino un forte distaccamento composto di sei scialuppe. I corsari, dal canto loro, non erano affatto disposti a cederlo, e attaccarono gli inglesi, i quali furono ricacciati da un fuoco di mitraglia, e dovettero rinunciare al recupero. Ma il brigantino era perduto in tutti i modi. Il capitano d’una delle corsare che l’aveva abbordato, alla vista delle scialuppe nemiche, le cui forze erano in soprannumero, vi aveva appiccato il fuoco affinché non tornasse a ricadere nelle mani degli inglesi. L’incendio divampò così violento che la nave non poté essere salvata, e per tutta la notte quelli di Copenaghen poterono vedere lo smisurato terribile falò, lassù al nord

Karen Blixen, La cena a Elsinore, 1934, tr. it. A. Scalero, A. Motti, in Sette storie gotiche, ed. cons. Bompiani, 1985, p. 218,  (altra ed.: Adelphi)

Nella quinta delle sue Sette storie gotiche, Karen Blixen racconta le vicende dei tre figli della famiglia De Coninck: le gemelle Fanny ed Eliza, invecchiate senza sposarsi, e l’avventuroso Morten, che ha perso la vita lontano dalla Danimarca, e torna come fantasma nella casa di Elsinore. Da ragazzo, come altri marinai della sua nazione, ha armato un battello  corsaro, la Fortuna II, che ha ingaggiato diverse battaglie contro le navi inglesi. “Grandi tempi erano quelli, per chi aveva coraggio”  e le date delle sue gesta sono memorabili. Fra queste, il 15 gennaio di un anno al principio dell’Ottocento, il cui ricordo permane mentre la pendola prosegue con il suo ticchettio “come per andare avanti, tanto per far qualcosa, per tutta l’eternità”.

Dicono del libro
“Prima opera narrativa di Karen Blixen, la scrittrice danese che esordì in questo genere a cinquant’anni, Sette storie gotiche è una straordinaria successione di ‘racconti lunghi’ ambientati tra la fine del ‘700 e la metà dell’800 in Italia, Francia o Germania. Fantastici arabeschi tipicamente nordici, queste ‘fiabe per adulti’ si svolgono sempre su scenari magici e grandiosi, dove, assieme ad eroi ed eroine, dame di corte, badesse e principi, non mancano tuttavia figure grottesche e bizzarre. (…) conduce con eccezionale intensità narrativa splendide storie di destini intrecciati, per vie pericolose e inaccessibili e che rivelano al fondo l’assoluta ambiguità della vita”
(dalla quarta di copertina dell’edizione Bompiani, op. cit.)