14 Marzo | March 14

14 marzo 2021

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The first witness was the Hatter. He came in with a teacup in one hand and a piece of bread-and-butter in the other. ‘I beg pardon, your Majesty,’ he began, ‘for bringing these in: but I hadn’t quite finished my tea when I was sent for.’
‘You ought to have finished,’ said the King. ‘When did you begin?’
The Hatter looked at the March Hare, who had followed him into the court, arm-in-arm with the Dormouse.
‘Fourteenth of March, I think it was,’ he said.
‘Fifteenth,’ said the March Hare.
‘Sixteenth,’ added the Dormouse.
‘Write that down,’ the King said to the jury, and the jury eagerly wrote down all three dates on their slates, and then added them up, and reduced the answer to shillings and pence

Lewis Carroll, Alice in Wonderland, 1865

Il primo testimone era il Cappellaio. Si presentò con una tazza di tè in mano e un pezzo di pane imburrato nell’altra. – Chiedo perdono, vostra Maestà, – cominciò, – se sono qui con queste cose; ma non avevo ancora finito il mio tè quando sono stato convocato.
– Dovresti aver finito, – disse il Re. – Quando iniziasti?
Il Cappellaio guardò la Lepre Marzola, che l’aveva seguito in tribunale a braccetto del Ghiro. – Il quattordici marzo, mi pare, – disse.
– Il quindici, – disse la Lepre Marzola.
– Il sedici, – disse il Ghiro.
– Prendetene nota, – disse il Re alla giuria; e la giuria diligentemente annotò sulle lavagnette tutte e tre le date, poi fece la somma e convertì il totale in scellini e penny

Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, 1865, tr. it. A. Ceni, Einaudi, 2003, p. 107

La porta principale attraverso cui si entra nel Paese delle Meraviglie è quella del Tempo, avverte Stefano Bartezzaghi nell’introduzione all’edizione Einaudi delle Avventure di Alice. Il tempo – già di per sé una meraviglia, un indovinello senza soluzione – è il protagonista di situazioni e dialoghi paradossali. Le avventure di Alice si svolgono in maggio: lo dice la bambina, dopo aver incontrato la Lepre Marzola (“forse, poiché siamo di maggio, non matta da legare”). Più avanti, nel capitolo Un tè da matti, viene fuori la data del 4, insieme con un mirabile orologio che, invece dell’ora, segna il giorno del mese. Poiché il Paese delle Meraviglie è un luogo di discussioni, anche la data è oggetto di negoziazione, come in questo capitolo XI (Chi rubò le crostate?), in cui il testimone è contraddetto dalla Lepre Marzola e dal Ghiro e le cifre delle date sono commutate in denaro. Poiché il Paese delle Meraviglie è un luogo di non-certezze, anche la data pare il 14 marzo, ma anche il 15 o il 16. Dipende dall’unità di misura o di cambio del Tempo.

 

Dicono del libro

Dicono del libro
“Le avventure straordinarie della piccola Alice in un bizzarro mondo alla rovescia sono molto piú di un classico per l’infanzia. Se da un lato vi si può leggere una parabola che svela le assurdità e le incoerenze della vita adulta, dall’altro vi si coglie, immediata, una raffinatissima abilità linguistica, dove il gusto per il paradosso e il calembour, il nonsenso e la parodia si esprimono con impareggiabile inventiva. Un classico, quindi, cui hanno guardato molti protagonisti della letteratura del Novecento da Queneau a Nabokov”
(dalla quarta di copertina dell’ed. Einaudi, op. ci.t)

 

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Cosa segnano certi orologi

What day of the month is it_1907Nel settimo capitolo del libro di Lewis Carroll, Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie, Alice si accorge del buffo orologio del Cappellaio: “Segna il giorno del mese e non segna le ore!”, in inglese “It tells the day of the month, and doesn’t tell what o’clock it is!”.
Allo stupore della bambina, il Cappellaio replica con un paradosso: Perché un orologio dovrebbe segnare le ore?  Forse che l’orologio di Alice segna (dice) che anno è?  L’anno – risponde a sua volta Alice – dura un sacco di tempo di seguito. Ma non è lo stesso tempo misurato dall’orologio del Cappellaio, ammesso che la parola misurare abbia un senso.
La porta principale da cui si entra nel Paese delle Meraviglie è proprio quella del Tempo, avverte Stefano Bartezzaghi nell’edizione Einaudi 2003, e nell’edizione di Alice annotata dal matematico Martin Gardner (tradotta in italiano da Longanesi nel 1971), i nonsense, le inversioni, gli orologi “strampalati”, le allusioni alle misure del tempo sono messe opportunamente in luce.
Un secolo dopo i paradossi di Lewis Carroll, l’artista Alighiero Boetti – che al tempo e all’impossibilità di misurare ciò che sembra scorrere ha dedicato opere straordinarie – ebbe l’idea di una serie di orologi annuali. Il quadrante riporta – al posto delle cifre delle ore 12, 3, 6, 9 – quelle dell’anno in corso. Il primo di questi orologi fu realizzato da una ditta milanese per il 1977 (Catalogo generale, II, n. 844): i quattro numeri 1, 9, 7, 7 sono posizionati in senso orario, così che la lettura convenzionale dell’orologio da polso è sospesa e sorpresa da questo scambio di misure.
Qualche anno prima, Boetti aveva cominciato a interessarsi allo scambio fra anno e giorni.
“Alla vigilia del 1974, poi sistematicamente all’avvicinarsi di ogni capodanno dal 1978 al 1994”, come racconta Annemarie Sauzeau in Shaman showman,  Boetti realizza dei calendari che riportano la cifra dell’anno che sta per arrivare, ottenuta usando i foglietti dei giorni di un calendario a blocchetto, quelli con il numero scritto in rosso su fondo bianco. Dei 365/366 giorni disponibili, ne sono scelti alcuni, con numeri (unità o decine) utili a comporre, a collage, la cifra dell’anno.
Sostituire, condensare, ricombinare: misure temporali di ordine diverso si scambiano di posto, innestandosi una nell’altra,  in un Wonderland dove il tempo che – come dice ancora Lewis Carroll – non sopporta di essere battuto, può essere almeno giocato. “A patto di non mettersi contro di lui -cosa che avviene piuttosto spesso – il tempo può far fare agli orologi tutto ciò che gli si chiede” (Catalogo Boetti. Quasi tutto, 2004, alla voce: Tempo)  (a.s.)