I Novembre | November first

1 novembre 2019

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She recorded each visit on the pages of her calendar using a code she was still inventing: when exactly she left the house and when she returned; facts about the weather, recorded it all in entries like: N1T2″0412* //**KL1704 (November first; Thursday; raining; left ai 12.04; returned at 4.17; with details of the visit sandwiched in between), so that later, when she was gripped by a fear that it might not be real – that it was nothing, had not even happened – she could look at her notes and be calmed.

Jennifer Egan, Look at me, 2001

Registrava ogni incontro sulle pagine del calendario, usando un codice che stava ancora inventando: l’ora esatta in cui era uscita di casa e rientrata, notazioni sul tempo atmosferico, tutto messo per iscritto con voci del tipo: N1T2″0412* //**KL1704 (1° novembre, giovedì, pioggia, uscita alle 12.04, rientrata alle 4.17, con i dettagli dell’incontro nel mezzo), in modo tale che a posteriori, quando veniva colta dal terrore che la cosa non fosse reale – che non fosse nulla, che non fosse neanche successa – poteva dare un’occhiata a quegli appunti e tranquillizzarsi

Jennifer Egan, Guardami, 2001, tr.it. M. Colombo, M. Testa, minimum fax 2012,  versione kindle, 3502-3507

Charlotte, un’adolescente che porta lo stesso nome della protagonista del libro – ed è figlia di una sua amica d’infanzia – ha una storia con un professore della sua scuola. L’uomo, più grande di lei, è capitato nella cittadina per caso; ha un comportamento misterioso ed effettivamente nasconde il segreto di una doppia vita, che Charlotte non può immaginare. Anche lei, nel suo piccolo, tiene riservata quella relazione, inventando un codice per registrare gli incontri con lui e quello che fanno insieme, un codice fatto di asterischi e slash, lettere maiuscole e numeri. Un codice che nasconde, ma che nello stesso tempo memorizza le ore trascorse a casa dell’uomo, i percorsi in bicicletta, la pioggia, come in questo primo di novembre. 

Dicono del libro

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Il codice delle date: Marcello De Angelis

Time Frame è una tipologia di opere di Marcello De Angelis (Villafranca VR, 1977), un artista la cui ricerca è rivolta – come dichiara egli stesso in apertura del suo sito – ad “imbrigliare la materia pittorica entro un ordine razionale”, utilizzando schemi, griglie, procedure, regole, codici. 
Le opere del ciclo Time Frame, per esempio, si presentano come tele di 15×20 cm, su cui sono raffigurate, su righe sovrapposte, due sequenze di segni di colore diverso, stanghette verticali in leggero rilievo, il cui ritmo sottende un mistero da risolvere. E infatti si tratta  della traduzione in codice binario di due date: il giorno di nascita del committente dell’opera, e il giorno in cui l’opera viene commissionata. I colori variano, a seconda del gusto e del caso (oro e verde su fondo azzurro nell’esemplare qui riprodotto). 

Dietro questa configurazione tattile, visiva e matematica, c’è un certosino lavoro sul rapporto fra il codice e le date (e dunque il tempo), a cui De Angelis si dedica dal 2016, quando introduce l’uso del codice binario per la serie di opere CODEX (CDX), dapprima per codificare i colori e poi – via via che la serie procede –  per rappresentare pittoricamente in codice binario l’anno, il mese, la settimana e il giorno in cui l’opera è stata dipinta, con i suoi colori. 
Memore delle sequenze ipnotiche di tele nere con date bianche di On Kawara, De Angelis si applica a studiare la disposizione per esporre la sua serie: “in alto a sinistra una tela isolata con la codifica del primo e dell’ultimo giorno dell’anno. Accanto, dodici righe di tele a rappresentare i 12 mesi dell’anno. Per ogni riga 4 o 5 tele a rappresentare le settimane  di ogni singolo mese… e gli spazi vuoti quando non ho dipinto”.

A sua volta, dietro la serie CODEX, c’è una ricerca procedurale che risale alla formazione di De Angelis, laureato in Industrial Design al Politecnico di Milano. 
“Punto di partenza dei miei lavori è un disegno, un bozzetto che viene successivamente rielaborato al computer mediante un programma di modellazione grafica. Nascono così delle griglie vettoriali costituite da linee e curve tangenti, forme geometriche che vengono successivamente trasferite sulla tela. Da questa struttura ordinata creo una fitta trama di tratti di colore allineati”. 
Su questa base, si inserisce una tecnica particolare, che De Angelis affina con gli anni e che consiste nell’iniettare il colore acrilico sulla superficie della tela utilizzando l’ago di una siringa (strumento di cura, ma anche di morte, allusione alle polarità, agli ossimori, ai paradossi dell’esistenza e del linguaggio).
Da un punto di vista tecnico, l’injection painting produce effetti cangianti che variano con la luce, arricchendo le superfici di spessore e dinamismo. 
È con questa procedura che De Angelis realizza una serie di ritratti non fisiognomici, ma digitali, nel senso che raffigurano l’impronta del dito pollice del committente.
Ognuno di questi ritratti è una sorta di sineddoche, come spiega lo stesso artista, poiché l’impronta digitale è una piccola zona che identifica l’intera persona.
“Attraverso l’impronta – così altamente personalizzante e al contempo apparentemente priva di personalità – pongo l’attenzione sia sul singolo individuo che sulla collettività, senza distinzione di sesso, età, colore della pelle o tratti somatici.

Da questi ritratti deriva una sorta di paradosso analogico-digitale, se si considera il significato originario dei termini digitale e analogico e la loro contrapposizione: digitale poiché  attiene alle dita e alla loro rappresentazione attraverso il segno dell’impronta; analogico in quanto testimonianza della reale presenza dell’individuo nel momento in cui ha lasciato la sua impronta, la sua orma, traccia del suo passaggio nella vita, costante nel tempo, senza cambiare col passare degli anni, sempre uguale dalla nascita alla morte”.

Il tempo con le sue scansioni collettive e private, il tempo del lavoro in atelier, lento e laborioso, sono le cornici concettuali e procedurali delle opere di questo artista, che ha dedicato riflessioni creative al tema dello scarto, della stratificazione, della durata, del diario. 
Ex libris è il nome che raccoglie – in una sorta di libro d’artista – le tracce quotidiane lasciate a margine del suo lavoro, schizzi, piccoli disegni, semplici macchie di colore. 
“Queste tavole, raccolte ogni mese in un cofanetto in plexiglass, rappresentano un diario intimo e personale, la storia evolutiva dei miei quadri, lo scorrere lento del tempo mescolato alle vibrazioni dei colori che di giorno in giorno ho usato per dipingere”. 
Nel percorso di De Angelis, ogni serie di opere risponde a un nucleo di regole, che in parte variano e in parte permangono, appoggiate sulla griglia dei giorni e sulla filigrana dei segni. 

Antonella Sbrilli (@asbrilli)

Immagini: courtesy Marcello De Angelis