20 Febbraio

20 febbraio 2021

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Fu come se gli avessero assegnato una nuova data di nascita: 20 febbraio 1967. Fu come venire al mondo un’altra volta solo per passare notti insonni con lo sguardo rivolto alle gocce di pioggia che scivolavano luccicando lungo il vetro della finestra. E mentre la madre era nell’altra stanza che dormiva tranquilla in tutta la sua diversità, Homer se ne stava disteso sul letto ad ascoltare il ritmo del proprio respiro, il ritmo che accompagnava il buio tristissimo di quelle ore in cui tutto era immobile a parte la pioggia che veniva giù e le gocce che scivolavano luccicando lungo il vetro della finestra, un unico e immenso momento di eternità. Non dormendo mai

 Tommaso Pincio, Un amore dell’altro mondo, Einaudi 2002, p. 30

La narrazione segue la storia parallela e intrecciata di due giovani: Homer B. Alienson (Boda di secondo nome) e Kurt (che ha un amico immaginario che si chiama Boda). Mentre una serie di indizi porta via via il lettore a individuare in Kurt la figura del musicista Cobain, la storia fa avvicinare e allontanare i due personaggi, rendendo immaginari i dati reali e plausibili quelli immaginari. Quest’oscillazione fra finzione e realtà è puntellata da dettagli importanti, come la data del 20 febbraio 1967 (il giorno di nascita del “vero” Kurt Cobain), richiamata nel libro come una data spartiacque nell’esistenza del personaggio Homer. Le alterazioni del ritmo sonno-veglia e della percezione del tempo prodotte dalle droghe sono una parte cospicua della storia: “venne sfiorato dal dubbio che il sistema potesse alterare il corso del tempo, rallentarlo, incastrarlo, arrestarlo, fino a un punto in cui i giorni, anziché passare come si crede cha facciano, finissero per rovinare uno sull’altro in un gigantesco tamponamento”.

 

Dicono del libro
Dicono del libro
“Il romanzo che ha dato vita una volta per sempre al fantasma di Kurt Cobain. Ripercorrendo la sconvolgente vicenda di Homer Alienson, l’amico immaginario del leader dei Nirvana, ci tuffiamo come in un caleidoscopio nelle fine di un’epoca”
(dalla quarta di copertina dell’ed. Einaudi, op. cit.)

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17 Febbraio

17 febbraio 2021

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Non mi ero mai accorto che il pianista russo Andrej Charitonovič fu arrestato nella notte tra il 16 e il 17 febbraio 1949. Esattamente cento anni dopo che Chopin terminò di scrivere la parte finale della quarta Ballata. I fogli che ho qui davanti a me dicono: 17 febbraio 1849. Ma chissà, Charitonovič doveva conoscere quella data, e deve aver sorriso sprezzante, quando in quella notte fredda, certo più fredda che a Parigi, ottusi poliziotti pensavano di agire secondo i tempi dettati dalle pratiche e dai timbri del loro sordo regime e invece obbedivano ai tempi di un dramma a cui non avevano accesso, perché non potevano capire. Con che arroganza quello straordinario pianista, il giovane Andrej Charitonovič, può aver guardato negli occhi quegli uomini? (…) Qualche biografo sostiene che il 17 febbraio sia la vera data di nascita di Frédéric Chopin. Ma nell’intreccio di date ci si può perdere, si può uscire di senno

Roberto Cotroneo, Presto con fuoco, 1995, Mondadori, p. 201

 

Dicono del libro
“Siamo nel 1995, un celebre e inavvicinabile pianista ripercorre un episodio della sua vita: quando nel 1978, a Parigi, viene avvicinato da un misterioso esule russo che afferma di possedere un manoscritto sconosciuto della quarta Ballata di Chopin, composto per una giovane donna, una passione segreta. Da qui si snoda una narrazione a ritroso nel tempo. Dal 1849, anno della morte di Chopin, il romanzo segue il cammino iniziatico del manoscritto dalla Parigi del romanticismo alla Berlino nazista fino alla Mosca di Stalin degli ultimi anni Quaranta.”
(dalla bandella dell’edizione Mondadori, op. cit.)

 

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Il primo giorno | Day one

“Actually, I was born on the thirtieth of November very close to midnight, and my parents pushed the date so I could start off on a day one”.
Non era raro, ancora un po’ di tempo fa (quando i bambini nascevano spesso a casa o le procedure di registrazione erano meno rigide) venire a sapere che qualcuno avesse due date di nascita: quella effettiva e quella comunicata all’anagrafe.
Qui su diconodioggi Roberta Aureli ha raccontato il caso di Marina Abramović, il cui compleanno venne anticipato dai genitori per motivi politico-patriottici.
In una prospettiva meno eroica, Woody Allen – nella sua recente autobiografia Apropos of nothing, da cui è tratta la citazione in apertura – riporta le vicissitudini della sua data di nascita, spostata dai genitori dal 30 novembre al primo dicembre 1935, per l’attrazione potente esercitata dal primo giorno del mese, promessa di inizio e di sincronia. Ecco il brano, tradotto in italiano da Alberto Pezzotta: 
“Ma adesso sono pronto per nascere. Finalmente faccio il mio ingresso nel mondo. Un mondo in cui non mi sarei mai sentito a mio agio, che non avrei mai capito, che non avrei mai accettato o perdonato. Allan Stewart Konigsberg, nato il1° dicembre 1935. A dire il vero nacqui il 30 novembre, quando era quasi mezzanotte, e i miei genitori spostarono la data, in modo che potessi cominciare dal primo giorno del mese. Non ne ho ricavato alcun vantaggio, e avrei preferito che mi avessero lasciato di che vivere di rendita. Se ne parlo è solo perché, per una di quelle ironie della sorte prive di qualunque significato, otto anni dopo mia sorella nacque nello stesso giorno”.

Woody Allen, A proposito di niente. Autobiografia, trad. it. Alberto Pezzotta, La nave di Teseo 2020, p. 19