22 Settembre | September 22nd

22 settembre 2018

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The eldest of these, and Bilbo’s favorite, was young Frodo Baggins. When Bilbo was ninety-nine he adopted Frodo and his heir, and brought him to live at Bag End; and the hopes of the Sackville-Bazgginses were finally dashed. Bilbo and Frodo happened to have the same birthday, September 22nd. ‘You had better come and live here, Frodo, my lad’, said Bilbo one day; ‘and then we can celebrate our birthday-parties comfortably together.’ At that tine Frodo was still in his tweens, as the hobbits called the irresponsible twenties between childhood and coming of age at thirty-three.

J. R. Tolkien, The Lord of the Rings, 1954-55

Il maggiore ed il preferito era Frodo Baggins. A novantanove anni Bilbo lo adottò e lo portò con sé a Casa Baggins, e tutte le speranze dei Sackville-Baggins sfumarono. Si dà il caso che tanto Bilbo quanto Frodo festeggiassero il compleanno il 22 settembre.
“Sarebbe meglio che tu venissi a stare da me”, disse un giorno Bilbo, “così potremmo festeggiare insieme i nostri compleanni”.
A quell’epoca Frodo era ancora negli enti, come gli Hobbit chiamavano gli irresponsabili anni tra l’infanzia e la maggiore età (33)

John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli, 1954-55, tr. it. Q. Principe, ed. cons. Rusconi,1993, pp. 47-48

Nella terra di mezzo, mondo fantastico abitato da creature fatate, la Contea è un’isola di rustica serenità e spensieratezza abitata da piccoli esseri laboriosi chiamati hobbit. Creature per natura longeve, uno fra loro è in procinto di raggiungere la veneranda età di cento undici anni: si tratta di Bilbo Baggins, zio adottivo del protagonista Frodo e possessore di un anello incantato, oggetto della brama di re e stregoni. Ereditato il magico anello, il destino dei popoli liberi sarà nelle mani del giovane hobbit, che lascerà per la prima volta il proprio locus amoenus per un viaggio ricco di peripezie. È proprio il 22 settembre – compleanno sia del vecchio Bilbo che del giovane Frodo – che l’avventura ha inizio, con una grande festa nella giornata assolata. (Commento di Oliviero Eletti)

Dicono del libro

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1 Agosto | Der 1. August

1 agosto 2018

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Der 1. August!
Ein Abend, eine Nacht und ein Tag sind ohne besondere Dinge vorübergegangen. Der Abend ist wieder da, es ist der Festabend. Schon fängt man an, Kerzen in Brand zu stecken. Aus der Ferne dringen die dumpfen Schläge der Böllerschüsse zu den Ohren der um das Haus Versammelten. Tobler hat für einige Flaschen guten Weines gesorgt. Der Mechaniker, der den »Schützenautomaten« in Arbeit hat, ist vom Nachbardorf zu der festlichen Veranstaltung zu Toblers herübergekommen. Auch die beiden Parketteriefrauen sind da. Man sitzt im Gartenhaus und hat die Weine bereits angestochen. Tobler glänzt vor Festnachtfreude, schon jetzt, und je dunkler es am Himmel und auf der Erde wird, um so feuriger drückt sich dieser eigentümliche Glanz auf seinem rötlichen Gesicht ab. Joseph zündet Kerzen und Lampen an, er muß sich unter jeden Busch hinabducken, um Beleuchtungsstellen zu suchen. Vom Dorf her hört man ein murmelndes Singen und Lärmen, als müsse dort, in der Entfernung eines schwachen Kilometers, eine rauschende Freude herrschen. Neue Schüsse! Diesmal donnern sie vom andern Seeufer herüber. 

Robert Walser, Der Gehülfe, 1908

Il primo agosto. Una sera, una notte e un giorno sono passati senza nulla di particolare. Ora è di nuovo sera, la sera della festa, e già si comincia ad accendere le candele. Alle orecchie delle persone raccolte intorno alla casa giungono da lontano i colpi sordi dei mortaretti. Tobler ha fatto venire alcune bottiglie di vino buono. Il meccanico che sta lavorando alla Cartuccera Automatica è venuto, dal villagio vicino, ai festeggiamenti della famiglia Tobler. Ci sono anche le due donne della falegnameria. Tutti sono venuti nella veranda e hanno incominciato ad assaggiare i vini. Tobler è raggiante per la gioia della notte festiva, già ora, e quanto più il cielo e la terra si oscurano, tanto più luminoso appare quello strano splendore sul suo viso arrossato. Giuseppe accende candele e lampadine, deve accucciarsi sotto a ogni cespuglio in cerca degli attacchi. Dal villaggio giunge un mormorio di canti e parole come se là, alla distanza di uno scarso chilometro, regnasse una gioia rumorosa. Altri spari! Questa volta tuonano dalla sponda opposta del lago

Robert Walser, L’assistente, 1908, tr.it. E. Pocar, Einaudi 1978, pp.58-59

Giuseppe (Joseph) Marti, un giovane di pochi mezzi, ha preso servizio in primavera presso la casa dell’ingegner Tobler, in una località sul lago di Zurigo. Si tratterrà per un anno, seguendo gli insuccessi imprenditoriali dell’ingegnere e la lenta decadenza della famiglia, che non impediscono però di godere di alcuni piaceri della vita quotidiana, del paesaggio, della convivialità. Il primo di agosto si celebra la festa nazionale, ai cui preparativi l’assistente contribuisce, aiutando ad allestire le luminarie. La ricorrenza del primo di agosto è festeggiata animatamente con brindisi e fuochi d’artificio, la cui “pioggia di scintille” – come in una premonizione – ” crepita con molto fracasso ed effetto momentaneo, ma ricade subito nel nulla”.

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2 Febbraio | 2 Fevereiro

2 febbraio 2018

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Os dias iniciais desse namoro sem declaração formal e sem formal consentimento, foram inesquecíveis. Todos os anos no verão, na oportunidade das festas do bairro, costumava Flor passar uns tempos com os tios, aos quais era muito afeiçoada. No mês de fevereiro a Escola de Culinária não funcionava.
Vinha para a procissão do presente a Yemanjá, a dois de fevereiro, quando os saveiros cortam as ondas carregados de flores e dádivas para Dona Janaína, mãe das águas, da tempestade, da pesca, da vida e da morte no mar. Ofertava-lhe um pente, um frasco de perfume, um anel de fantasia. Yemanjá habita no Rio Vermelho, seu peji ergue-se numa ponta de terra sobre o oceano

Jorge Amado, Dona Flor e seus dois maridos, 1966

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I giorni che segnarono l’inizio di quell’innamoramento senza dichiarazione formale né formale consenso, furono indimenticabili. Tutti gli anni in estate, in occasione della festa del quartiere, Flor era solita passare qualche giorno dagli zii, ai quali era molto affezionata. In febbraio la scuola non funzionava.
Andava per la processione del dono a Yemanjá , il due febbraio, quando i pescherecci solcano le onde carichi di fiori e di regali per donna Janaína , madre delle acque, della tempesta, della pesca della vita e morte sul mare. Le offrivano un pettine, una bottiglia di profumo, un anello in similoro. Yemanjà abita al Rio Vermelho, il suo peji s’innalza su di una lingua di terra sopra l’oceano

 Jorge Amado, Dona Flor e i suoi due  mariti, 1966. tr. it. E. Grechi, Garzanti 1992, pp. 106-107

In Brasile, febbraio è un mese estivo e il 2 ricorre la festa di Yemanjá (o Janaína), divinità marina che regola i venti e la pesca, “sincretizzata con N. S. della Concezione” e onorata da processioni di barche piene di doni. Intorno a questa data sboccia l’attrazione potente – più potente della morte – fra Vadinho e Dona Flor. 

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5 Dicembre

5 dicembre 2017

 

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Si tratta di questo: non ho ancora detto che il giorno dopo era il 5 dicembre, e cioè il mio compleanno (finivo sedici anni precisamente). Per orgoglio, io la sera avanti non aver ricordato a mio padre questa data. E lui, per proprio conto, non ero solito a rammentarsi mai dei compleanni, e di cose del genere. Ma stavolta io mi misi a sperare che la sua memoria, quasi ispirata da un miracolo, d’un tratto, in viaggio, lo avvisasse della sua dimenticanza. E che senz’altro, a tale richiamo egli decidesse di tornare indietro per farmi gli auguri e magari trascorrere il giorno della mia festa sull’isola assieme a me.

Elsa Morante, L’isola di Arturo, 1957, ed. cons. Einaudi 1995, p. 350

 

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21 Novembre

21 novembre 2017

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Era il ventuno novembre; una folla immensa e festosa traboccava di contrada in contrada sul corso di Porta Orientale e di là fuori nel campo del Lazzaretto, battezzato novellamente pel campo della Federazione. Tuonavano le artiglierie, migliaia di bandiere tricolori sventolavano; era uno scampanio a festa, un gridare, un lanciar di cappelli, un agitarsi di fazzoletti di teste di braccia in quella calca allegra tumultuosa e non pertanto calma e dignitosa. Né io né l’Aglaura ebbimo cuore di fermarci in una camera mentre alla luce del sole, alla libera aria del cielo doveva inaugurarsi poco stante il governo stabile ed italiano della Repubblica Cisalpina. Posto giù il mio fagotto e senza ch’ella volesse deporre il travestimento virile ci mescolammo alla gente, contentissimi di esser giunti in tempo di quel solenne e memorabile spettacolo

Ippolito Nievo, Le Confessioni d’un Italiano, 1867 (post.), ed. cons. Rizzoli, 2010, p. 608

 

Carlo Altoviti, detto Carlino, è “testimone ed attore d’un bel capitolo di storia”,  dalla rivoluzione all’arrivo dei Francesi in Italia, dalla caduta di Napoleone ai moti del 1848. Un capitolo di storia osservato all’inizio da una postazione laterale, il castello dei conti di Fratta nella bassa friulana, dove Carlo – orfano di madre e figlio di un gentiluomo-avventuriero –  trascorre l’infanzia e l’adolescenza, innamorato della Pisana, figlia dei conti. Crescendo, Carlo si muove fra Padova, Venezia, Milano e si trova coinvolto nei cambiamenti politici che l’arrivo di Napoleone comporta. Avventure private e rivolgimenti pubblici si mescolano nelle giornate del 1797 quando Carlo approda a Milano, proprio durante l’insediamento ufficiale delle due Camere di Consiglio della Repubblica Cisalpina, il 21 novembre, giornata di sole e di festa popolare. 

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