25 Maggio | 25th of May

25 maggio 2019

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These documents showed everything about me, and yet they showed nothing about me. They showed that I was born on the twentyfifth of May 1949. They showed how tall I was. They showed that my skin and my eyes were the same color, brown, though they did  not say if the shade were identical. These documents all said that my name was Lucy – Lucy Josephine Potter. I used to hate all three of those names

Jamaica Kincaid, Lucy. A Novel, 1990

Questi documenti rivelavano tutto di me, eppure non rivelavano nulla. Rivelavano dov’ero nata. Rivelavano che ero nata il venticinque maggio 1949. Rivelavano quanto ero alta. Rivelavano che la mia pelle e i miei occhi avevano lo stesso colore, marrone, sebbene non chiarissero se avevano la stessa sfumatura. Tutti questi documenti dicevano che mi chiamavo Lucy – Lucy Josephine Potter. Io odiavo tutti e tre questi nomi

Jamaica Kincaid, Lucy, 1990, tr. it. A. Di Gregorio, Guanda, 1992, p. 134

Da una piccola isola dei Caraibi dove ha vissuto fino alla maggiore età, Lucy si è trasferita negli Stati Uniti, come governante di quattro bambine. È arrivata in quella parte della terra “in cui l’anno, con tutti i suoi trecentosessantacinque giorni, si divideva in quattro stagioni distinte”. E un anno ha trascorso in casa della famiglia americana. Quando riflette sulla sua data di nascita –  il 25 maggio, che è anche la data di nascita della scrittrice – ha appena cambiato casa e lavoro, cercando di depurare il presente  dai segnali  e dalle presenze del passato. 

Dicono del libro

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31 Gennaio | 31 January

31 gennaio 2019

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“The late King is to be buried at Windsor in a day or two—the 16th of the month—and the new King will be crowned at Westminster the 20th.”
“Methinks they must needs find him first,” muttered his Majesty; then added, confidently, “but they will look to that—and so also shall I.”
“In the name of—”
But the old man got no further—a warning sign from Hendon checked his remark.  He resumed the thread of his gossip—
“Sir Hugh goeth to the coronation—and with grand hopes.  He confidently looketh to come back a peer, for he is high in favour with the Lord Protector.”
“What Lord Protector?” asked his Majesty.
“His Grace the Duke of Somerset.”
“What Duke of Somerset?”
“Marry, there is but one—Seymour, Earl of Hertford.”
The King asked sharply—
“Since when is he a duke, and Lord Protector?”
“Since the last day of January.”

Mark Twain, The Prince and the Pauper, 1881

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“Il defunto Re sarà seppellito a Windsor tra un giorno o due… il 16 del mese … e il nuovo Re verrà incoronato a Westminster il giorno 20”.
“Secondo me devono anzitutto trovarlo” borbottò Sua Maestà. Poi soggiunse, fiducioso: “Ma provvederanno a questo e ci penserò anch’io”.
“In nome di…!
Ma il vecchio non aggiunse altro: un nuovo cenno ammonitore di Hendon lo fece tacere. Egli ricominciò allora con i pettegolezzi: “Sir Hugh si reca alla cerimonia dell’incoronazione, e con grandi speranze.
Conta fiduciosamente di tornare pari d’Inghilterra, poiché è assai ben considerato dal Lord Protettore”.
“Quale Lord Protettore?” domandò Sua Maestà?
“Sua grazia il Duca di Somerset”.
“Quale Duca di Somerset?”
“Ve n’è uno solo… Seymour, Conte di Hertford”.
Il re domandò in tono aspero: “Da quando in qua egli p duca e Lord Protettore?”
“Dall’ultimo giorno di gennaio”.
Mark Twain, Il principe e il povero, 1881, tr. it. Bruno Oddera, Mondadori, 1985, p. 208

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13 Novembre | trece de Noviembre

13 novembre 2018

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En Buenos Aires el Zahir es una moneda común de veinte centavos; marcas de navaja o de cortaplumas rayan las letras N T y el número dos; 1929 es la fecha grabada en el anverso. (En Guzerat, a fines del siglo XVIII, un tigre fue Zahir; en Java, un ciego de la mezquita de Surakarta, a quien lapidaron los fieles; en Persia, un astrolabio que Nadir Shah hizo arrojar al fondo del mar; en las prisiones de Mahdí, hacia 1892, una pequeña brújula que Rudolf Carl von Slatin tocó, envuelta en un jirón de turbante; en la aljama de Córdoba, según Zotenberg, una veta en el mármol de uno de los mil doscientos pilares; en la judería de Tetuán, el fondo de un pozo). Hoy es el trece de noviembre; el día siete de junio, a la madrugada, llegó a mis manos el Zahir; no soy el que era entonces pero aún me es dado recordar, y acaso referir, lo ocurrido. Aún, siquiera parcialmente, soy Borges.

Jorge Luis Borges, El Zahir, 1947

A Buenos Aires lo Zahir è una moneta comune, da venti centesimi; graffi di coltello o di temperino tagliano le lettere NT e il numero due; 1929 è la data incisa sul rovescio. (A Guzerat, alla fine del secolo XVIII, fu Zahir una tigre; in Giava, un cieco della moschea di Surakarta, che fu lapidato dai fedeli; in Persia, un astrolabio che Nadir Shah fece gettare in mare; nelle prigioni del Mahdi, intorno al 1892, una piccola bussola avvolta in un brandello di turbante, che Rudolf Cari von Slatin toccò; nella moschea di Cordova, secondo Zotenberg, una vena nel marmo di uno dei milleduecento pilastri; nel ghetto di Tetuàn, il fondo di un pozzo).
Oggi è il tredici di novembre; il giorno sette di giugno, all’alba, lo Zahir giunse alle mie mani; non sono più quello che ero allora, ma ancora mi è dato ricordare, e forse narrare, l’accaduto. Ancora, seppure parzialmente, sono Borges

Jorge Luis Borges, Lo Zahir (1947) in L’Aleph, 1949, tr. it. F. Tentori Montalto, in Tutte le opere, I Meridiani Mondadori, 1985, I, p. 847

Dopo aver passato la notte vegliando l’amica Teodelina Villar, in un giorno di giugno, come resto di un’aranciata ordinata in una mescita di Buenos Aires, il narratore di questa storia – che si chiama Borges come l’autore- riceve una moneta da 20 centesimi. Da quel momento,  il piccolo oggetto diventa un’ossessione, un pensiero a cui non si riesce a sfuggire, un’immagine forte come un incantesimo, a cui gli Arabi danno il nome di Zahir. Chi incontra lo Zahir – sotto qualunque forma – non può pensare ad altro, fino a dimenticare il mondo reale, guadagnando, però, forse, la visione di tutti i “futuri possibili”. L’oggi in cui il narratore scrive è – come oggi – un 13 di novembre. 

Dicono del libro
“i racconti di questo libro appartengono al genere fantastico”.
(Dal’Epilogo di Borges nell’ed. Mondadori, op. cit.)

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