4 Gennaio

4 gennaio 2019

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Sono nato il 4 gennaio 1951, nella prima settimana del primo mese del primo anno della seconda metà del ventesimo secolo. Lo si potrebbe quasi considerare un evento da commemorare ed è per questo che i miei genitori mi hanno chiamato Hajime che significa ‘inizio’. A parte questa singolare coincidenza, non ci sono altri particolari degni di nota riguardo la mia nascita. Mio padre lavorava in una grande società di intermediazione mobiliare, mentre mia madre era una comune casalinga. Mio padre era stato mandato a Singapore a combattere insieme agli altri studenti ed era rimasto lì in un campo di prigionia per un po’, anche dopo la fine della guerra. Nell’ultimo anno del conflitto la casa di mia madre era stata completamente distrutta dalle fiamme, dopo il bombardamento di un B29.  Quella dei miei genitori era una generazione che aveva sofferto le ferite di una lunga guerra.
Alla mia nascita, però, non era rimasto quasi nulla che potesse richiamarne alla mente il ricordo…

Haruki Murakami, A sud del confine, a ovest del sole1992, tr. it. M. De Petra, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 9

Dicono del libro

 

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5 Dicembre

5 dicembre 2015

 

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Il 5 dicembre fu una splendida giornata. Alla base H. vidi le scintillanti sagome argentee della squadriglia da combattimento degli aerei supersonici F 104, allineati sul campo di volo. Gli addetti al controllo si stavano occupando dello 016 che mi avrebbe ospitato. (…)
Le due e mezza. Lo 016 si immise dolcemente nella pista di decollo, poi si arrestò per provare al massimo i motori. Traboccavo di felicità. La gioia di partire verso un mondo in cui non sarei stato importunato dagli affanni quotidiani e terrestri, di potermi separare completamente da essi in quell’attimo, non era paragonabile alle sensazioni della partenza di un aereo di linea, che si limita a trasportare un’esistenza borghese. Quanto intensamente avevo desiderato, quanto ardentemente avevo atteso questo istante! Alle mie spalle c’era quello che già conoscevo, di fronte a me l’ignoto: questo istante era simile a una sottilissima lametta da barba

Yukio Mishima, Sole e acciaio, 1968, tr. it. L. Origlia, Guanda 1982, pp.84-85

Nel Giappone del dopoguerra, il protagonista di Sole e acciaio, in un lungo monologo, illustra la sua visione di sé e della realtà, la sua  lotta contro l’irreversibilità del tempo, all’insegna del coraggio e del pericolo. Nell’epilogo, c’è il racconto dell’esperienza più significativa del suo percorso: il volo su un aereo  F 104, lanciato oltre la velocità del suono, a quarantacinquemila piedi di altezza nella limpida giornata del 5 dicembre. Chiuso nel suo abitacolo, con la sensazione  di una corrispondenza perfetta fra esterno e interno, fra la sua mente e l’aereo, fra l’aereo e il pianeta, il narratore attraversa lo spazio e il tempo ruotando intorno al cratere del monte Fuji. 

Dicono del libro

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