14 Gennaio | 14 Enero

14 gennaio 2019

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El catorce de enero de 1922, Emma Zunz, al volver de la fábrica de tejidos Tarbuch y Loewenthal, halló en el fondo del zaguánuna carta, fechada en el Brasil, por la que supo que su padre había muerto. La engañaron, a primera vista, el sello y el sobre; luego, la inquietó la letra desconocida. Nueve diez líneas borroneadas querían colmar la hoja; Emma leyó que el señor Maier había ingerido por error una fuerte dosis de veronal y había fallecido el tres del corriente en el hospital de Bagé. Un compañero de pensión de su padre firmaba la noticia, un tal Feino Fain, de Río Grande, que no podía saber que se dirigía a la hija del muerto.
         
Emma dejó caer el papel. Su primera impresión fue de malestar en el vientre y en las rodillas; luego de ciega culpa, de irrealidad, de frío, de temor; luego, quiso ya estar en el día siguiente. Acto contínuo comprendió que esa voluntad era inútil porque la muerte de su padre era lo único que había sucedido en el mundo, y seguiría sucediendo sin fin

Jorge Luis Borges, Emma Zunz, 1949

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Il quattordici gennaio del 1922, Emma Zunz, di ritorno dalla fabbrica di tessuti Tarbuch e Loewenthal, trovò in fondo all’ingresso una lettera, col timbro del Brasile, dalla quale seppe che suo padre era morto. La ingannarono, a prima vista, il francobollo e la busta; poi, la inquietò la calligrafia sconosciuta. Nove o dieci righe scarabocchiate cercavano di riempire il foglio

Jorge Luis Borges, Emma Zunz, 1949, tr. it. F. Tentori Montalto, I Meridiani, Mondadori 1985, I, p. 813

Uno dei racconti della raccolta L’AlephEmma Zunz  narra l’elaborata e dolorosa vendetta di una figlia che vuole rendere giustizia al padre ingiustamente accusato di un furto. Lo “splendido argomento” – così lo definisce lo stesso Borges – del racconto si intreccia con il tema del tempo e del trovarsi nei giorni.  Quando il 14 gennaio la giovane Emma viene a sapere che il padre è morto il 3 dello stesso mese, la notizia le fa desiderare di “trovarsi già al giorno dopo”, desiderio inutile “perché la morte di suo padre era la sola cosa che fosse accaduta al mondo e che sarebbe continuata ad accadere, senza fine”.  E ancora “i fatti gravi stanno fuori del tempo, sia perché in essi il passato rimane come scisso dal futuro, sia perché le parti che li formano non paiono consecutive”.
Il 14 gennaio compare anche nel racconto 
L’anziana signora (Il manoscritto di Brodie)

Dicono del libro

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L’horror vacui cronologico di Federico Galeotti

Tra ossessione per il tempo, elenchi di date, calcoli sul tempo e la creazione di un vasto “database d’artista”, si svolge la ricerca di Federico Galeotti, dall’eloquente titolo “Encase Time Project”. Lucia Signore lo racconta in questo post:
Federico Galeotti, giovanissimo artista formatosi presso l’Accademia delle Belle Arti di Carrara, ha sin dal periodo di formazione improntato la propria ricerca sul tempo, il suo «peggior nemico» con cui ogni giorno si misura artisticamente nel tentativo di arrestarne l’incessante fluire. Egli è infatti autore dell’Encase Time Project (a lato un dettaglio), un programma artistico con il quale letteralmente racchiude, imprigiona e fissa il tempo mediante la registrazione quotidiana di una cifra nera su tela bianca, secondo una ritualità ben precisa.

Galeotti Encase Time 1

Questa operazione artistica rievoca immediatamente il lavoro del polacco Roman Opalka che, infatti, è il suo principale ispiratore. Però Galeotti è molto vicino anche ad On Kawara per il gesto artistico di fissare un’unica data al giorno, con la differenza che il giovane carrarese non ripropone la data per esteso indicando giorno mese e anno, ma la condensa in un’unica cifra riportata su una tela che, come quelle realizzate da Opalka, si riempie giorno dopo giorno. La vicinanza ad On Kawara è anche data dall’uso di quotidiani con cui Galeotti crea dei collages, appartenenti alla serie Days, che rientrano nel più vasto progetto volto ad inscatolare il tempo.
È bene sottolineare che, parallelamente alla realizzazione di questi lavori, Galeotti aggiorni quotidianamente un database in cui sono registrate tutte le date dipinte, a partire da quella a cui risale l’inizio del progetto, il 20 maggio 2011: si tratta di un’operazione artistica che rievoca la compilazione di registri o libri d’artista, come One Million Years di On Kawara, in cui viene annotato il succedersi degli anni. Dunque, la compilazione informatica effettuata da Galeotti si esplica in un ”database d’artista”, corrispettivo virtuale dell’ormai quasi desueto libro: in maniera complementare all’attività pittorica svolta manualmente, la rappresentazione del tempo viene resa anche in modo razionale, riproponendo in maniera codificata l’arithmetical enigma alla base dell’irreversible time teorizzato da Roman Opalka e riproposto con atteggiamento cronofobico dal giovane artista. Allora diviene ridondante la presenza delle cifre numeriche, le quali vengono combinate in tre modalità differenti per rappresentare allo stesso tempo la medesima data: una singola cifra sulla tela, tra le sei e le otto cifre nel database, una stringa di numeri che traduce nel linguaggio informatico quel dato/data inserito nel sistema. Ciò testimonia il proliferare dell’uso del codice numerico non solo per misurare il tempo mediante calendari, diari, agende, o quadranti e schermi di radiosveglie, cellulari e altri supporti tecnologici, ma anche e soprattutto per rappresentarlo, senza ricorrere alla tradizionale personificazione del mitico Kronos. La serie Numbers – costituita da scatti fotografici in cui si può notare la presenza di una delle tavole dell’Encase Time affiancata ad un oggetto, di qualsiasi natura, recante uno dei numeri presenti sulla tela ove viene mascherato con materiale coprente – testimonia ulteriormente tale profusione numerica.

galeotti 1 2 3

Federico Galeotti, Encase Time part I-II-III (unfinished)

Possiamo tentare una ricostruzione dell’arco temporale racchiuso nell’Encase Time Part I, e precisamente stabilire gli estremi cronologici di un’esperienza molto significativa memorizzata in questa tavola e contrassegnata con il colore azzurro: si tratta del fatidico viaggio effettuato a Parigi alla scoperta (non a caso!) di Roman Opalka. Ciò permette di constatare quanto sia determinante per il giovane Galeotti l’insegnamento dell’artista polacco, la cui morte lo ha spinto, seppur silenziosamente, a presentare il suo progetto ad un pubblico più vasto, pur nell’incertezza metaforicamente rappresentata dall’opera Confidence. A questo viaggio ne hanno fatto seguito altri, come si può evincere dalle tele successive ove alcune cifre sono contraddistinte cromaticamente dalle altre che riempiono questo horror vacui cronologico. Mediante un atteggiamento ludico di boettiana memoria, è possibile risalire ai giorni trascorsi a Parigi e racchiusi nella prima tavola: considerando che il numero 1 corrisponde al 20 maggio 2011, egli ha pertanto soggiornato nella capitale francese dal 17 giugno 2011 al 23 giugno 2011. Ma stabilire gli estremi cronologici del soggiorno effettuato a Madrid e rievocato nella seconda tela con il colore rosso, risulta più complesso, poiché la nostra mente fatica ad effettuare il calcolo creando un parallelismo tra singola cifra e data corrispondente. In aggiunta si pone anche il problema della geo-localizzazione: è grazie ad un’intervista che mi ha gentilmente rilasciato che posso indicarvi con esattezza dove egli si è
recato in quei giorni cromaticamente contraddistinti da quelli racchiusi in cifre nere che rappresentano la quotidianità. Opalka dipingeva sempre nel suo studio e On Kawara in giro per il mondo, rendendo però comprensibile ove si trovasse, non solo grazie ai suoi “database” che aggiornava quotidianamente con svariate informazioni, ma anche grazie alla modalità di scrittura della data che rispettava la convenzione del paese in cui realizzava l’opera. Galeotti dipinge nel suo studio e in giro per il mondo, dato che porta con sé la tavola durante i soggiorni all’estero, ma lascia avvolto nel mistero luogo e data, esplicitati solo nel suo personale e misterioso database, un diario precluso ad ogni accesso esterno.
Lucia Signore
Foto courtesy Federico Galeotti