2 Gennaio

2 gennaio 2017

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2 gennaio 1922. Sui fogli posati sopra il tavolo, al posto dei soliti bozzetti, ho scritto con una grafia che stento a riconoscere: “Sono le sei del mattino e Diego non è qui”. Con stupore osservo lo scarabocchio sul foglio bianco che non mi azzarderei mai a usare se non per un disegno: “Sono le otto del mattino, non sento Diego far rumore, andare in bagno, percorrere il tratto dall’entrata sino alla finestra e guardare il cielo con un movimento lento e grave come era sua abitudine fare, credo che diventerò pazza”. (…) Le ultime parole sono tracciate con violenza, strappano quasi il foglio e piango davanti all’ingenuità del mio sfogo. Quando l’ho scritto? Ieri? L’altro ieri? La sera scorsa? Quattro sere fa? Non so, non ricordo

Elena Poniatowska, Caro Diego ti abbraccia Quiela, 1978, tr. it. S. Zatta, Giunti, Firenze, 1992, p.44

Dicono del libro

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Easter Monday

Il 6 aprile 2015, Lunedì dell’Angelo (Lunedì di Pasqua, Pasquetta),

Sandra Muzzolini segnala su Twitter un dipinto dell’artista americano (nato in Olanda) Willem De Kooning, dal titolo Easter Monday, appunto Lunedì di Pasqua. Eseguito fra il 1955 e il 1956, il quadro (un olio su tela con inserto di giornale) è conservato al Metropolitan Museum di New York. Fu esposto nel 1956 nella Sidney Janis Gallery di New York insieme ad altre tele di grandi dimensioni, definite dal critico Thomas Hess “abstract urban landscapes”. Deve il suo titolo (anche) alla data in cui fu terminato ed esposto (il 2 aprile 1956, Lunedì di Pasqua). Per altre interpretazioni, vedi qui.

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Le vedute con data di Ben McLaughlin

BenL’artista britannico Ben McLaughlin (nato nel 1969) è autore di decine di quadri nel cui titolo è segnata una data, nel formato mese, giorno, anno (talvolta anche ora) insieme con la trascrizione di un fatto. Spesso drammatici, i titoli contrastano con le immagini di strade, locali, giardini, dipinti con una cultura visiva memore di Hopper. Definiti come una “quinta dimensione” dei dipinti, i titoli sono il residuo dell’accumulo di notizie lette sui giornali o ascoltate alla radio nell’arco di una giornata. La data è l’oggetto di un lavoro accurato da parte di questo artista (come lo è stato in modi diversi per Andy Warhol o per On Kawara), che annota in piccoli album le effemeridi del sole e della luna, la qualità dell’aria a Londra, le definizioni non trovate nel cruciverba e la notizia di prima pagina del giornale. “The prettier the painting, the more sinister the title”: più un’immagine è piacevole, più il titolo può essere sinistro. In quest’affermazione del pittore si riflette, rovesciata, la tradizione di certi sistemi di memoria, per i quali, per ricordare qualcosa bisogna associarla a una figura insolita e straniante. Qui l’immagine è familiare, mentre il titolo non lo è, collegando la data di un giorno qualsiasi in un posto qualsiasi a un fatto singolare, a un evento politico. Una strada con le strisce, il lampione e tranquilli passanti porta come titolo – per esempio – la notizia dei tragici disordini nello stato di Timor Est: September 07 1999: Indonesian Army and militia groups continue to run amok in East Timor. Sono opere che hanno a che fare con la memoria, con i meccanismi che fissano informazioni esterne sulla scena quotidiana, mentre la data fa da cerniera e registro. L’artista ha dedicato serie di opere anche ai giorni della settimana e alle ore. Una selezione su Bridgeman Art Library. (a.s.)

La serie dell’oggi. Le date dipinte dell’artista giapponese On Kawara

La data ha una presenza formidabile nella produzione dell’artista giapponese On Kawara (nato nel 1932), autore di quasi duemila tele che riportano la data dell’oggi: si tratta della Today-Series, inaugurata il 4 gennaio 1966. La data è dipinta a mano, con parecchie mani di colore, chiara su fondo scuro contrastante, a indicare per alcuni l’alternanza di giorno e notte. C’è un vincolo che governa questa produzione: l’opera dev’essere finita nel giorno rappresentato dalla data scritta. Se non riesce a terminarla per la fine della giornata, l’artista la distrugge. Ai dipinti sono talvolta allegate pagine di quotidiani del giorno stesso e le date sono scritte secondo la convenzione linguistica del paese in cui l’artista si trova in quel momento.
In questa galleria, tutte le opere si somigliano ma sono uniche, perché le date trascritte, pur nell’uniformità del lettering, sono tutte diverse.  Come accade per i giorni e per le scansioni regolari del tempo, in cui la varietà degli accadimenti è inquadrata in una cornice uniforme. All’apparenza oggettive, queste tele diventano “personali ed evocative” – com’è stato osservato – quando ci si imbatte in una data legata alla nostra vita o ad avvenimenti condivisi, come il primo allunaggio.
L’interesse di On Kawara per il tempo si rivela in tutte le sue opere, dai telegrammi con la scritta “I am still alive” (“Sono ancora vivo”) ai due volumi dal titolo One Million Years, che riportano l’elenco degli anni dal remoto passato a un futuro altrettanto lontano. Una selezione di opere di On Kawara (Phaidon). (a.s.)