18 Settembre

18 settembre 2018

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Conoscevamo la data precisa, 18 settembre 1867, in cui il bisnonno del dottor Hoffman era arrivato nel mio paese, un esponente della piccola nobiltà dai magri mezzi, sfuggito a imprecisabili rovesci in un montagnoso principato slavo infestato dai lupi, che in seguito era stato soppresso giuridicamente durante la guerra franco-prussiana o qualche altra simile. Sapevamo che, quando era nato il figlio, suo padre gli aveva fatto l’oroscopo e poi aveva offerto alla levatrice che lo aveva aiutato a venire al mondo una ricompensa di alcune migliaia di dollari

Angela Carter, Le infernali macchine del desiderio, 1972, tr. it. L. Perria, Interno Giallo, 1989, p. 27

Le infernali macchine del desiderio del dottor Hoffman, romanzo del 1972, è noto anche come War of dreams (e i sogni son Desiderio, come il protagonista del libro). Riecheggia H.G.Wells ma il romanzo forse più immaginifico di Angela Carter è fantarealtà più che fantascienza. Ci ha messo dentro tutto, come in una vignetta di Jacovitti, di quello che amava e abitava il suo subconscio: femminismo, ambiguità sessuale, rapporto media e società (ed era solo il 1972!), tra ragione e sentimento, tra finzione artistica e realtà. Nel recensirlo, il “Fancy Fantasy” scrisse “ci si dimentica subito che il terreno che la Carter scruta con tanta cura è l’interno della sua stessa immaginazione, perché il mondo che descrive diventa reale come un resoconto naturalista”: e infatti nessuno come Angela Carter riesce a descrivere con precisione botanica la frutta e la verdura esposte nel banco di un mercato e allo stesso tempo collocare quel mercato in un mondo tanto lisergico da sembrare inventato da un altro Hofman(n) – Albert, il padre dell’LSD.
La storia sarebbe quella di un Dottor Faust le cui diaboliche macchine del titolo liberano il potere dell’immaginazione e la cui figlia (Albertina…vien da pensare che la Carter avesse davvero in mente lo scienziato svizzero) seduce Desiderio, l’io narrante, segretario del Ministro della Determinazione di un non identificato paese che sfugge ad Hoffman e sopravvive ai suoi inganni perché “riesce a non arrendersi al flusso dei miraggi”. Di fatto il romanzo è un affresco fiammingo, pieno zeppo di trame e figurine (e qualche data da ricordare), apparentemente normali e un po’ naif, ma che viste da vicino rivelano ghigni goffi e pose assurde. È la realtà, bellezza. And there’s nothing you can do about it. Nothing! (Commento di Silvia Veroli)

Dicono del libro

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23 Aprile | April the Twentythird

23 aprile 2018

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Rain came and settled at the window. April showers. The twenty-third of April. The destination of Melchior had been prepared for him since birth; he was doomed to wear the pasteboard crown. Hadn’t he first seen light of day on Shakespeare’s birthday?

Angela Carter, Wise Children, 1991

Arrivò la pioggia dalla finestra. Era una pioggia di aprile. Il ventitré di aprile. Già! Melchior aveva il fato segnato fin dalla nascita; era destinato a indossare la corona di cartone. Non aveva forse visto la luce nel giorno del compleanno di Shakespeare? E anche noi del resto” (…)
Non sai che oggi è il compleanno di Shakespeare? Brinda che Dio protegga l’Inghilterra, Harry e San Giorgio, e bevi alla salute dei bastardi

Angela Carter, Figlie sagge, 1991, tr. it. R. Bernascone e C. Juli, Rizzoli,  1992, p. 224, p. 228

La battuta è di Dora Chance, la protagonista dell’ultimo romanzo scritto da Angela Carter , “Figlie Sagge”, e condensa (la battuta e il romanzo) tutti i punti forti della poetica della sua irripetibile autrice: Vecchia Europa, illegittimità, teatro, voglia di vita sconveniente, dotta e pop.
Il compleanno di Shakespeare cade convenzionalmente il 23 aprile (data che si fa coincidere con quella, cinquantadue anni dopo, della sua morte) giorno di nascita di Dora e della sua gemella Nora, nate nel lato sbagliato del Tamigi e del letto, figlie naturali del più grande attore shakespeariano del loro tempo (Melchior Hazard) o forse chissà di suo fratello gemello Peregrine, anche loro venuti al mondo il giorno di San Giorgio. Il romanzo si apre il 23 aprile col racconto autobiografico di Dora, ballerina di avanspettacolo, settantacinquenne, e la data ritorna lungo tutto il pazzesco memoriale che procede a salti di tempo. I fatti più sensazionali accadono puntualmente nel giorno genetliaco (il settimo, il quattordicesimo, il ventunesimo, il settantacinquesimo compleanno delle ragazze ovvero il centesimo dei fratelli Hazard) sempre inevitabilmente percorso da folate di elettrizzante vento d’aprile. Nel libro, zeppo di citazioni e rimandi al mondo del teatro e di tutte le sue arti sorelle bastarde (dall’operetta al cinema) la parte del Deus ex  machina è riservata al gemello “buono”, prestigiatore prodigo ed immane, Peregrine-Perry che a fine romanzo diventa  anche cacciatore e cultore di farfalle: un omaggio, piace pensare, a Vladimir Nabokov, nato il 23 aprile del 1899, anche lui per convenzione: la data per il calendario giuliano sarebbe stata il 10 aprile, cambiata nel 1900 con la corrispondente del calendario gregoriano: il nostro giorno di San Giorgio, giorno in cui l’UNESCO celebra la Giornata mondiale del Libro e del Diritto d’Autore e la Catalogna anche  quello delle rose. (Commento di Silvia Veroli)

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Le Sorelle Marinetti da un 8 settembre all’altro

Le Sorelle Marinetti da un 8 settembre all’altro
Silvia Veroli

Il progetto del trio canoro en travesti “Sorelle Marinetti” è un viaggio nel tempo rigorosissimo: le tre signorine di molto riguardo, al secolo (scorso) Nicola Olivieri, Andrea Allione e Marco Lugli, parto trigeminodi Giorgio Bozzo (P-Nuts), incarnano in modo filologicamente ineccepibile non solo la musica ma anche il mood degli Anni Trenta di un Novecento, perbene e finto naif; quello dell’EIAR e del Minculpop, dei Papaveri e delle Papere, dei Gatti morti Maramao e dei Pinguini Innamorati che aggiravano la censura con testi nonsense, l’epoca delle maschiette sugli sci che fumavano e scoprivano il collo con tagli alla Zelda.

sorelle marinetti

Dopo sei anni sul palcoscenico dietro al microfono, le Sorelle si cimentano con Risate sotto le bombe uno spettacolo teatrale, a intarsi musicali, e una storia originale firmata Bozzo e Gianni Fantoni che si dipana dentro una data fatidica: l’8 settembre del 1943. Durante un attacco aereo una compagnia teatrale si rifugia nello scantinato di un teatro di provincia e gli attori per ammazzare il tempo (e la fame) e non finire ammazzati che fanno? provano e ci provano a stare su ballando e cantando. I Quaranta sono iniziati e si rimpiangono i Trenta (quando le Marinetti erano all’apice della carriera radiofonica) per tacere dell’Ottocento (quando alle donne bastava un gingillino e un cerchietto d’or per essere felici). Viene in mente Midnight in Paris di Woody Allen (altra trama sulla ricerca perenne dell’età d’oro) e viene in mente ogni epoca, compresa la presente e viva il suon di lei, quando in chiusura il cast ricorda, tra le altre cose, che siamo tutti vivi per miracolo e il capocomico Fantoni riannoda il tempo passato all’attuale cercando tra il pubblico uno spettatore che sia nato se non l’8 settembre del 1943 perlomeno da quelle parti. E quando lo trova gli fa un regalo di non compleanno. (s.v.)