2 Maggio

2 maggio 2019

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Finalmente, voltando e rivoltando per ogni verso lo specchietto, s’avvide di qualche segno tracciato a punta di diamante sul vetro. Erano lettere e cifre segnate da una mano incerta. Con paziente attenzione Marina arrivò a leggere la seguente laconica scritta:

“Io – 2 MAGGIO 1802”

Parve a Marina che una luce lontana e fioca sorgesse nell’anima sua. 1802! Non viveva in quel tempo al Palazzo la infelice prigioniera, la pazza della leggenda? Forse era lei. Quel guanto, quei capelli erano reliquie sue. Ma nascoste da chi? Marina, quasi senza sapere che si facesse, afferrò il libro di preghiere e ne sfogliò le pagine. Ne cade un foglio ripiegato, tutto, tutto coperto di caratteri giallognoli, sbiaditissimi e vi legge: 
2 maggio 1802
PER RICORDARMI. Ch’io mi ricordi, nel nome di Dio! Altrimenti perché rinascere?

Antonio Fogazzaro, Malombra, 1881, Mondadori 1992, p.93

Dopo che la sua famiglia è andata in rovina, la giovane Marina di Malombra vive nella villa sul lago dello zio, in una camera che è stata abitata da un’antenata, Cecilia, su cui si narrano leggende sinistre. Tutta concentrata sulla sua interiorità, nell’atmosfera solitaria del luogo, Marina comincia ad avere l’impressione di avere già vissuto delle situazioni che le accadono finché non trova, nella sua camera, uno specchietto con una data e una lettera. Nello scritto Cecilia, molti anni prima – un due di maggio – ha lasciato un messaggio diretto a chi, leggendolo nel futuro, avrebbe ricordato (o creduto di ricordare) la sua vita precedente.

Dicono del libro

 

Altre storie che accadono oggi

pittura

Francisco Goya, Il due di maggio 1808 a Madrid (La carica dei mammelucchi alla Porta del Sol)1814, olio su tela, 268 x 347, Madrid, Museo del Prado

 
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“…Il maresciallo Murat, lo stesso che soffocò a Madrid la sollevazione del 2 maggio, lancia allora una carica di 1550 cavalieri…”
Javier Marias, Gli innamoramenti 
 
 

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“… Si presentò il 2 maggio 1934, con mezz’ora di ritardo e, come tutti coloro che non hanno il senso del tempo, ne diede la colpa all’innocente orologio…”
Vladimir Nabokov, Guarda gli arlecchini!

 

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