22 Ottobre

22 ottobre 2018

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Il ventidue ottobre, all’alba, Artemisia partì. La verità non sta nella data, ma nelle parole eternamente eguali che la fissarono. Ma una data occorre: come occorse, per far balzare il cuore di una giovane che non si è mai mossa di casa e ci ha patito vergogna. I facchini trasportarono le casse e un angolo della più pesante sbreccò il muro della scala. I vicini stupirono. Giambattista Stiattesi, suocero inonorato, alzò le mani al cielo per molti giorni susseguenti. Ma intanto la biondina partiva, seduta fra suo padre e un grosso frate romagnolo che tornava, lo disse subito, a Bologna. Dopo una notte passata sulla seggiola, vestita, l’immobilità precaria di quel primo istante di viaggio le dava una vertigine di eternità

Anna Banti, Artemisia, 1947, Bompiani, 1994, p. 37

Artemisia, la figlia del pittore toscano Orazio Gentileschi vive a Roma con i fratelli, senza madre, disegnando e dipingendo dentro casa. Molto giovane, ha subito uno stupro da parte di un uomo sposato, anche lui pittore, che l’ha lasciata disonorata e sempre più concentrata sulla  pittura. Sono i primi anni del Seicento. Il padre Orazio ha deciso di partire per Firenze e di portare con sé Artemisia,  a patto che prima lei si sposi con un vicino. Il giorno della partenza è il 22 ottobre, una data memorabile per una ragazza che “non si è mai mossa di casa” e per la quale il viaggio – accanto al padre molto temuto e molto amato – è una pausa di libertà dai vincoli del tempo e della storia.

Dicono del libro

 

Altre storie che accadono oggi

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“… data la necessaria influenza dei pianeti il 22 di ottobre 1483, quando la luna era nella dodicesima casa …”
Laurence Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo

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“… un pezzettino di carta, su cui erano scritte queste parole, già sbiadite dal tempo: Notte di luna! 22 ottobre 1849, e sotto, due nomi, congiunti da una lineetta: “Velia – Martino…”
Luigi Pirandello, Gioventù

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“… è arrivato il più glorioso dei giorni, la data immortale del 22 di ottobre dell’anno di grazia 1730, quando re Giovanni V compie 41 anni…”
José Saramago, Memoriale del convento


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