I Librivori: corti d’autore

LibrivoriRisale al 1995 il progetto de I Librivori, una rubrica quotidiana per l’emittente televisiva Videomusic. Sulla traccia del Gioco dei giorni narrati, il progetto  – di Dinamo Italia, Antonella Sbrilli, Valerio Eletti – prevedeva che ogni giorno un attore leggesse, commentasse, interpretasse la citazione del giorno. La cronaca immaginaria della giornata avrebbe dovuto trovare posto fra le notizie del telegiornale e quelle del meteo, ma a ridosso della produzione, l’emittente musicale passò dalla proprietà della famiglia Marcucci a Cecchi Gori e il progetto non ebbe seguito. Rimangono alcune puntate pilota, fra le quali: Daria Nicolodi legge La campana di vetro di Sylvia Plath (17 agosto); Roberto “Freak” Antoni legge Il Giornalino di Gian Burrasca di Vamba (9 dicembre); Rosa Masciopinto e Giovanna Mori leggono Il castello di Kafka (3 giugno). Produzione Dinamo Italia (Stefano Scialotti, Massimo Lancellotti, Stefano Aria).
Antonella Sbrilli (@asbrilli)

 

5 Gennaio

5 gennaio 2013

 

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Così trascorsero mesi e mesi, tanti perché ella compisse vent’anni, e una mattina, era la vigilia dell’Epifania, il 5 gennaio del 1900, una data impossibile da dimenticare, Ersilia aveva fatto il turno di notte e usciva dall’ospedale. Erano le sette di mattina, già nell’atrio il freddo tagliava il viso; fuori il cielo era bujo, come se l’alba non si decidesse a spuntare; i lampioni a gas erano ancora illuminati sulla piazza e sotto il porticato, a metà del quale, degli uomini stavano attorno a un falò acceso dagli spazzini. Di nuovo, il cuore le salì in gola, prima ancora di poter dire a se stessa la ragione. Metello dava le spalle al falò, le mani dietro il dorso; indossava un cappotto marrone col bavero tirato fin sulla bocca, un cappello dalla tesa grande calata, ma lo stesso, quando egli si mosse, già ella lo aveva riconosciuto

Vasco Pratolini, Metello, 1955, Mondadori, 1965, p. 115

Dicono del libro
“Firenze, l875. Metello Salani nasce nel rione popolare di San Niccolò e, anche se si trasferisce quasi subito a vivere in campagna con gli zii, non dimentica la sua città d’origine. Lì è morto suo padre, annegato in Arno. Lì riconosce le sue radici. E lì fa ritorno non appena gli riesce, a soli quindici anni, in cerca di lavoro e fortuna. Sotto l’ala protettrice di Betto, il vecchio anarchico che gli farà da padre, Metello inizia a lavorare come muratore nei cantieri edili e si avvia a un apprendistato non solo nel mestiere, ma anche nella vita: muove i primi passi nel movimento sindacale, incontra Ersilia, si innamora, conosce il carcere e la lotta politica, sperimenta la tentazione e il tradimento. Dall’infanzia alla maturità, l’esistenza di Metello personaggio tra i più carismatici e poetici di Pratolini – si snoda attraverso le tappe principali della storia di un’Italia agli albori: una nazione ritratta all’indomani dell’Unità, travagliata da duri conflitti di classe, ancora – e sempre – in cerca di se stessa”

Altre storie che accadono oggi

 

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“.. L’affaire di Marina e Demon cominciò il giorno del compleanno di lui, di lei e di Daniel Veen: il 5 gennaio 1868…”
Vladimir Nabokov, Ada 

 

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“… I giorni passarono con una rapidità spaventosa; dovevamo ripartire il 5 gennaio…”
Michel Houellebecq, Piattaforma

 

 

 

 

 

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Così trascorsero mesi e mesi, tanti perché ella compisse vent’anni, e una mattina, era la vigilia dell’Epifania, il 5 gennaio del 1900, una data impossibile da dimenticare, Ersilia aveva fatto il turno di notte e usciva dall’ospedale. Erano le sette di mattina, già nell’atrio il freddo tagliava il viso; fuori il cielo era bujo, come se l’alba non si decidesse a spuntare; i lampioni a gas erano ancora illuminati sulla piazza e sotto il porticato, a metà del quale, degli uomini stavano attorno a un falò acceso dagli spazzini. Di nuovo, il cuore le salì in gola, prima ancora di poter dire a se stessa la ragione. Metello dava le spalle al falò, le mani dietro il dorso; indossava un cappotto marrone col bavero tirato fin sulla bocca, un cappello dalla tesa grande calata, ma lo stesso, quando egli si mosse, già ella lo aveva riconosciuto

Vasco Pratolini, Metello, 1955, Mondadori, 1965, p. 115

Dicono del libro
“Firenze, l875. Metello Salani nasce nel rione popolare di San Niccolò e, anche se si trasferisce quasi subito a vivere in campagna con gli zii, non dimentica la sua città d’origine. Lì è morto suo padre, annegato in Arno. Lì riconosce le sue radici. E lì fa ritorno non appena gli riesce, a soli quindici anni, in cerca di lavoro e fortuna. Sotto l’ala protettrice di Betto, il vecchio anarchico che gli farà da padre, Metello inizia a lavorare come muratore nei cantieri edili e si avvia a un apprendistato non solo nel mestiere, ma anche nella vita: muove i primi passi nel movimento sindacale, incontra Ersilia, si innamora, conosce il carcere e la lotta politica, sperimenta la tentazione e il tradimento. Dall’infanzia alla maturità, l’esistenza di Metello personaggio tra i più carismatici e poetici di Pratolini – si snoda attraverso le tappe principali della storia di un’Italia agli albori: una nazione ritratta all’indomani dell’Unità, travagliata da duri conflitti di classe, ancora – e sempre – in cerca di se stessa”

4 Gennaio

4 gennaio 2013

 

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Comprai l’attrezzatura da pesca e le esche, e andavo fuori cento metri oltre la mia casa, prendevo corbine e sgombri, e una volta presi un halibut. Li portavo a casa, li cucinavo ed erano pessimi, li buttavo fuori sulla sabbia, e gabbiani vigili piombavano giù e se li portavano via. Un giorno dissi: devo scrivere qualcosa. Scrissi una lettera a mia madre, ma non riuscii a metterci la data. Non avevo la cognizione del tempo. Andai a trovare la giapponese e le domandai la data.
‘Il quattro gennaio’ disse lei.
Sorrisi. Ero stato lì due mesi, e non mi erano sembrati più di due settimane 

John Fante, Sogni di Bunker Hill, 1982, tr. it. F. Durante, Marcos y Marcos, Milano, 1996, p. 121

Dicono del libro
Ultimo romanzo di John Fante, Sogni di Bunker Hill è “il romanzo di uno scrittore a Hollywood. Il problema dello scrittore Arturo Bandini è sì quello del denaro, ma soprattutto quello della scrittura. Una volta ottenuto l’impiego negli studios, trovandosi a ricevere una quantità per lui enorme di danaro senza produrre una sola riga, la nevrosi gli si presenta. Vuole essere uno scrittore, ma si accorge di essere pagato per non esserlo. Come uscirne? Nell’unico modo che Arturo Bandini conosce: viaggiando, fuggendo (…) Bandini torna ben presto a essere il disperato di sempre, il vagabondo perenne delle città nella polvere”
Pier Vittorio Tondelli (prefazione edizione Marcos y Marcos, op. cit.)

Altre storie che accadono oggi

 

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“… La mattina del 4 gennaio 1925 mia madre fu colta dalle doglie…”
Yukio Mishima,Confessioni di una maschera 

 

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“… Sono nato il 4 gennaio 1951, nella prima settimana del primo mese del primo anno della seconda metà del ventesimo secolo…”
Haruki Murakami, A sud del confine, a ovest del sole

 

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“4 genn.1929  La vita, insomma, è molto solida o molto instabile? Sono ossessionata da questa contraddizione ”
Virginia Woolf  (segnalazione di Adriana Giuffrida ‏@melanthea)

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Comprai l’attrezzatura da pesca e le esche, e andavo fuori cento metri oltre la mia casa, prendevo corbine e sgombri, e una volta presi un halibut. Li portavo a casa, li cucinavo ed erano pessimi, li buttavo fuori sulla sabbia, e gabbiani vigili piombavano giù e se li portavano via. Un giorno dissi: devo scrivere qualcosa. Scrissi una lettera a mia madre, ma non riuscii a metterci la data. Non avevo la cognizione del tempo. Andai a trovare la giapponese e le domandai la data.
‘Il quattro gennaio’ disse lei.
Sorrisi. Ero stato lì due mesi, e non mi erano sembrati più di due settimane 

John Fante, Sogni di Bunker Hill, 1982, tr. it. F. Durante, Marcos y Marcos, Milano, 1996, p. 121

Dicono del libro
Ultimo romanzo di John Fante, Sogni di Bunker Hill è “il romanzo di uno scrittore a Hollywood. Il problema dello scrittore Arturo Bandini è sì quello del denaro, ma soprattutto quello della scrittura. Una volta ottenuto l’impiego negli studios, trovandosi a ricevere una quantità per lui enorme di danaro senza produrre una sola riga, la nevrosi gli si presenta. Vuole essere uno scrittore, ma si accorge di essere pagato per non esserlo. Come uscirne? Nell’unico modo che Arturo Bandini conosce: viaggiando, fuggendo (…) Bandini torna ben presto a essere il disperato di sempre, il vagabondo perenne delle città nella polvere”
Pier Vittorio Tondelli (prefazione edizione Marcos y Marcos, op. cit.)

3 Gennaio

3 gennaio 2013

 

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Fin da S. Silvestro spirava un forte vento di nord-est, che nei giorni seguenti si accrebbe quasi fino a diventare una tempesta, e il pomeriggio del tre gennaio corse la voce che una nave non era riuscita ad entrare in porto, ed era naufragata a cento metri dal molo; era una nave inglese… Furono tratti in salvo tutti quanti, e mezz’ora dopo, tornando a casa con Innstetten, Effi avrebbe voluto gettarsi sulla sabbia e piangere. Un sentimento puro aveva trovato nuovamente posto nel suo cuore, ed essa si sentiva infinitamente felice che fosse così. Questo era accaduto il tre di gennaio

Theodor Fontane, Effi Briest, 1895, tr. it. E. Linder, Garzanti, 1981, p. 150

Effi è stata una spensierata fanciulla tedesca, che ha lasciato la casa paterna per seguire il marito nel profondo nord, in un ambiente desolato e solitario. Gli anni sono trascorsi fra abitudini pedanti e poco calore, malgrado la nascita di una figlia. L’arrivo di un nuovo comandante del distretto, un viaggio notturno in slitta durante le feste di Natale, la trascinano nell’avventura e nell’ambiguità. Il 3 di gennaio di un anno alla fine dell’Ottocento, mentre assiste al salvataggio dei marinai, Effi prova una gioia  pura, così diversa dalla sua condizione. E quel giorno ha come un presentimento, per contrasto, dei giorni infelici che la attendono.

Dicono del libro
“Effi Briest, più ancora di Emma Bovary, tradisce non per passione, ma per noia, per rompere la monotonia della vita coniugale. La sua vicenda è narrata con grande penetrazione psicologica da Fontane ed è stata anche ripresa in un bellissimo film del regista tedesco Rainer Fassbinder.”

 

Altre storie che accadono oggi

 

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“…’Non sarò libero prima del mese di gennaio’ ‘Che giorno?’ ‘Le va bene il 3? Verso le sette al Criterion?'”
Raymond Queneau, Gli ultimi giorni

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“.. lo Svedese aveva trovato la data 3/1/68 scritta, con la sua calligrafia, nel quaderno a spirale…”
Philip Roth, Pastorale americana

pittura
Ben McLaughlin, January 3 2003: Raymond Baxter has condemmed the BBC for axing ‘Tomorrow’s World, 2003, olio su tavola

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“… Il quinto paio di scarpe lo comperai il 3 gennaio del ’72 in un posto denominato Lake Elsinore…”
Paul Auster, Moon Palace

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Il 3 gennaio i terroristi, guidati da Scamarcio, danno l’assalto al carcere di Rovigo, La prima linea di Renato De Maria (segnalazione di Enrico Magrelli @enricomagrelli) 

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Fin da S. Silvestro spirava un forte vento di nord-est, che nei giorni seguenti si accrebbe quasi fino a diventare una tempesta, e il pomeriggio del tre gennaio corse la voce che una nave non era riuscita ad entrare in porto, ed era naufragata a cento metri dal molo; era una nave inglese… Furono tratti in salvo tutti quanti, e mezz’ora dopo, tornando a casa con Innstetten, Effi avrebbe voluto gettarsi sulla sabbia e piangere. Un sentimento puro aveva trovato nuovamente posto nel suo cuore, ed essa si sentiva infinitamente felice che fosse così. Questo era accaduto il tre di gennaio

Theodor Fontane, Effi Briest, 1895, tr. it. E. Linder, Garzanti, 1981, p. 150

Effi è stata una spensierata fanciulla tedesca, che ha lasciato la casa paterna per seguire il marito nel profondo nord, in un ambiente desolato e solitario. Gli anni sono trascorsi fra abitudini pedanti e poco calore, malgrado la nascita di una figlia. L’arrivo di un nuovo comandante del distretto, un viaggio notturno in slitta durante le feste di Natale, la trascinano nell’avventura e nell’ambiguità. Il 3 di gennaio di un anno alla fine dell’Ottocento, mentre assiste al salvataggio dei marinai, Effi prova una gioia  pura, così diversa dalla sua condizione. E quel giorno ha come un presentimento, per contrasto, dei giorni infelici che la attendono.

Dicono del libro
“Effi Briest, più ancora di Emma Bovary, tradisce non per passione, ma per noia, per rompere la monotonia della vita coniugale. La sua vicenda è narrata con grande penetrazione psicologica da Fontane ed è stata anche ripresa in un bellissimo film del regista tedesco Rainer Fassbinder.”

 

2013: l’anno del biliardo. Un calendario di Paolo Bernacca

Da venticinque anni, il grafico e illustratore romano Paolo Bernacca (autore, fra l’altro, di giochi, agende e di dipinti sui fari), dedica un calendario all’anno nuovo, scegliendo un’immagine che rappresenti graficamente (con analogia benaugurante) le ultime cifre della data.
Paolo Bernacca 2013 Gli ori del sette di denari, due bicchieri sovrapposti, due punti e una virgola, una faccia del dado, una coppia di ciliegie, e così via per venticinque varianti, che sono altrettanti esercizi di poesia visiva sui numeri, sulla forma delle date e sull’andamento dei mesi. Il 2013 pesca la sua immagine dal gioco del biliardo: la palla con la cifra rappresenta anche lo zero e i dodici mesi si dispongono in una carambola che allude al tempo e al gioco.
Da venticinque anni, il grafico e illustratore romano Paolo Bernacca (autore, fra l’altro, di giochi, agende e di dipinti sui fari), dedica un calendario all’anno nuovo, scegliendo un’immagine che rappresenti graficamente (con analogia benaugurante) le ultime cifre della data. Gli ori del sette di denari, due bicchieri sovrapposti, due punti e una virgola, una faccia del dado, una coppia di ciliegie, e così via per venticinque varianti, che sono altrettanti esercizi di poesia visiva sui numeri, sulla forma delle date e sull’andamento dei mesi. Il 2013 pesca la sua immagine dal gioco del biliardo: la palla con la cifra rappresenta anche lo zero e i dodici mesi si dispongono in una carambola che allude al tempo e al gioco.