24 Gennaio | January 24

24 gennaio 2019

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What Cornell did on January 24, 1947.
Shaved and dressed and waved good-bye to Robert on porch (Mother shopping). Waved to Robert from train. So far uneventful but rest of day picked up that kind of richness in which a revealing in detail becomes such a feast of experience – went all the way in to Penn Station. Just before going under tunnel looked up at freight cars – the word Jane scrawled on a box-car in large letters, red with a touch of pink, then toches of primary colors mingling with a scene of men working on the tracks with a long crane mounted on a car – all over in a flash but evoking a strong feeling

Charles Simic, Dime-Store Alchemy. The Art of Joseph Cornell (1992), New York Review Book

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24 gennaio 1947. Una giornata di Cornell

“Mi sono sbarbato, vestito, ho salutato Robert sulla veranda (la mamma era a far spesa). Un saluto a Robert dal treno. Fin qui niente di particolare, ma il resto della giornata ha accumulato quel genere di ricchezza per cui il godimento dei dettagli si trasforma in un’esperienza grandiosa – sono arrivato fino alla Penn Station. Un attimo prima di infilarmi nel tunnel ho alzato lo sguardo verso i carri merci – la parola Jane scarabocchiata su un vagone a larghe lettere, rosse con una punta di rosa, poi tocchi di colori primari che si fondevano in una scena di uomini al lavoro sui binari accanto a un’alta gru montata su un vagone – tutto come in un flash, ma evocando sensazioni forti

Charles Simic, Il cacciatore di immagini, 1992, tr. it. A. Cattaneo, Adelphi, Milano 2005, p. 29

Joseph Cornell (Nyack, NY 1903 – New York 1972) è un artista statunitense noto soprattutto per la sua produzione di scatole di legno chiuse da un vetro, in cui sono assemblati oggetti d’affezione (pipe d’argilla, piume, conchiglie, quadranti, spirali) che compongono delle partiture plastiche affascinanti e dense di significati. Dai primi esemplari di scatola della metà degli anni Trenta (Untitled. Soap Bubble Set, 1936) realizzati in sintonia con le invenzioni di Max Ernst e con le suggestioni surrealiste conosciute a New York nella galleria di Julien Levy, fino agli ultimi esperimenti con la tecnica del collage, le opere di Cornell si basano tutte sulla costruzione di collegamenti e risonanze tra frammenti trovati. Dalla sua casa in Utopia Parkway, dove viveva con la madre e il fratello Robert, Cornell partiva per il centro della città, dove camminava e osservava, in cerca di quei “quattro o cinque oggetti ancora sconosciuti che vanno insieme” e che, “una volta insieme, faranno un’opera d’arte”. Nel libro Il cacciatore di immagini (in inglese Dime-store Alchemy), il poeta Charles Simic immagina una giornata di gennaio dell’artista, con le sue consuetudini e gli incontri casuali che si trasformano in sorprese e ispirazioni. Una giornata unica, come tante. 

Dicono del libro

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Il 24 dicembre di Joseph Cornell

Uno dei più grandi artisti americani, Joseph Cornell (1903-1972), è celebre per la sua produzione di collage di immagini e film e soprattutto per le scatole di legno chiuse da un vetro, in cui oggetti trovati (pipe d’argilla, piume, conchiglie, spirali, carte geografiche) compongono degli assemblaggi affascinanti e densi di significati. Cornell non era solito datare le sue opere e aveva una concezione del tempo – mutuata anche dalla sua appartenenza alla setta della Christian Science – che va sotto il nome di eterniday, parola-valigia che fonde insieme l’eternità e la quotidianità, l’effimero e il senza tempo. A un periodo dell’anno però Cornell era particolarmente sensibile: i giorni intorno a Natale. Nato il 24 dicembre, Cornell amava l’atmosfera natalizia, sia nella sua casa di Utopia Parkway (Flushing, New York), sia a Manhattan, dove si recava nelle sue derive quotidiane, in cerca – come scrive Charles Simic ne Il cacciatore di immagini – di quegli “oggetti ancora sconosciuti che vanno insieme” e che, una volta riuniti, faranno un’opera d’arte. Cornell cercò sempre, per quanto possibile, di far coincidere le mostre delle sue opere con il Christmastime, ricorrenza della sua nascita, periodo di memorie e aspettative, tempo di regali, che sono – come le sue scatole e i suoi collage – il risultato di una ricerca e di una scelta accurata.
Cornell at Cooper Union 1972 (6) Al senso del Natale si collegano molti temi nell’opera di Cornell: il richiamo ai giocattoli, alle sorprese, ai dolciumi, l’uso delle miniature, l’estetica della meraviglia e soprattutto, l’infanzia. L’infanzia intesa non tanto come stato di innocenza, quanto di assoluta interezza dei significati, “quando una bilia che rotola su un parquet appare portentosa come il passaggio di una cometa” (Ashbery).
Un delle ultime mostre di Cornell si tenne, solo per bambini, alla Cooper Union School of Art and Architecture (New York) nel 1972, l’anno in cui l’artista sarebbe morto, il 29 dicembre. (Antonella Sbrilli @asbrilli)