14 Marzo

14 marzo 2017

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Il primo testimone era il Cappellaio. Si presentò con una tazza di tè in mano e un pezzo di pane imburrato nell’altra. – Chiedo perdono, vostra Maestà, – cominciò, – se sono qui con queste cose; ma non avevo ancora finito il mio tè quando sono stato convocato.
– Dovresti aver finito, – disse il Re. – Quando iniziasti?
Il Cappellaio guardò la Lepre Marzola, che l’aveva seguito in tribunale a braccetto del Ghiro. – Il quattordici marzo, mi pare, – disse.
– Il quindici, – disse la Lepre Marzola.
– Il sedici, – disse il Ghiro.
– Prendetene nota, – disse il Re alla giuria; e la giuria diligentemente annotò sulle lavagnette tutte e tre le date, poi fece la somma e convertì il totale in scellini e penny

Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, 1865, tr. it. A. Ceni, Einaudi, 2003, p. 107

La porta principale attraverso cui si entra nel Paese delle Meraviglie è quella del Tempo, avverte Stefano Bartezzaghi nell’introduzione all’edizione Einaudi delle Avventure di Alice. Il tempo – già di per sé una meraviglia, un indovinello senza soluzione – è il protagonista di situazioni e dialoghi paradossali. Le avventure di Alice si svolgono in maggio: lo dice la bambina, dopo aver incontrato la Lepre Marzola (“forse, poiché siamo di maggio, non matta da legare”). Più avanti, nel capitolo Un tè da matti, viene fuori la data del 4, insieme con un mirabile orologio che, invece dell’ora, segna il giorno del mese. Poiché il Paese delle Meraviglie è un luogo di discussioni, anche la data è oggetto di negoziazione, come in questo capitolo XI (Chi rubò le crostate?), in cui il testimone è contraddetto dalla Lepre Marzola e dal Ghiro e le cifre delle date sono commutate in denaro. Poiché il Paese delle Meraviglie è un luogo di non-certezze, anche la data pare il 14 marzo, ma anche il 15 o il 16. Dipende dall’unità di misura o di cambio del Tempo.

 

Dicono del libro

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26 Gennaio

26 gennaio 2017

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Il 26 gennaio dell’anno seguente la Società Sole acquistò un edificio nella Ginza, e in quell’occasione venne trasformata in società per azioni. Il danaro avuto in deposito superava già i dieci milioni di yen, quello prestato i cinque milioni. Gli annunci pubblicitari venivano pubblicati in neretto, entro un riquadro, nella colonna degli annunci di tre righe: il prezzo era alto, ma anche gli affari aumentavano in progressione geometrica. (…) L’immenso credito di cui godeva Makoto era una conseguenza delle pericolosissime operazioni finanziarie a cui era costretto per pagare falsi dividendi come interessi, basandosi su un principio psicologico applicabile anche alle relazioni umane: nello stesso modo in cui ci fidiamo maggiormente degli amici con cui abbiamo rapporti giornalieri che dei fratelli frequentati di rado, ugualmente i creditori cadono nel panico se vedono tardare, anche di un solo mese, il pagamento degli interessi, mentre tendono a dimenticare il capitale dato in prestito se vengono pagati puntualmente

Yukio Mishima, L’età verde, 1950, tr. it. L. Origlia, Mondadori, 1994, p. 113

Nel Giappone del dopoguerra, in cui tutti  “avevano perduto, a causa della guerra, il sentimento utopico di una durata nel tempo”, il giovane protagonista Makoto compie la sua formazione. Ispirato a uno studente di legge morto suicida per il fallimento della sua finanziaria, anche il personaggio Makoto, più che dagli studi, è attratto dai movimenti del denaro, che analizza razionalmente, così come fa con le sue giornate, scandite da un “diario ad orologio”. Inflazione, usura, passaggio sono termini intercambiabili per i soldi e il tempo. 

Dicono del libro

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In Time, il tempo è denaro, di Roberta Aureli

“Il tempo è denaro”, recita il vecchio adagio, che ci ricorda quanto esso sia prezioso e quanto sia sciocco sprecarlo in occupazioni inutili. Ma se il suo senso non si esaurisse tutto qui? Se davvero, cioè, il tempo fosse la valuta di scambio in un mondo ipotetico? Alcuni artisti hanno provato ad andare oltre il semplice modo di dire, traducendolo visivamente: come Iván Argote, che ha sviluppato un’applicazione web per mostrare l’ora in tempo reale attraverso le cifre sulle banconote del dollaro (Time Is Money, 2009 http://thetimeismoney.com/). E mentre al Macro di Roma prosegue la mostra Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea e al Centro Trevi di Bolzano (fino alla primavera del 2017) è possibile interagire con la mostra multimediale Tempo & denaro. Nel cerchio dell’arte, nemmeno la finzione cinematografica si è lasciata sfuggire la possibilità di immaginare le conseguenze estreme della correlazione tra i due termini.
In Time Niccol Aureli

In Time, film distopico del 2011 scritto e diretto da Andrew Niccol (già sceneggiatore di The Truman Show), racconta di un futuro prossimo nel quale i soldi sono aboliti e le necessità o i lussi si pagano col proprio tempo. Le persone sono geneticamente progettate per smettere di invecchiare a venticinque anni: da quel momento hanno un anno bonus a disposizione, terminato il quale diventerà essenziale guadagnarsi da vivere. Letteralmente. Sul braccio di ciascuno si attiverà, infatti, un conto alla rovescia per registrare i secondi, i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni – i secoli per i super ricchi – che gli restano. Un vero orologio biologico come conto bancario, inquietante nel suo somigliare al timer degli esplosivi e azzerato il quale l’individuo cesserà di vivere.

La storia inizia il giorno del compleanno della madre del protagonista Will. Lei, nell’aspetto sua bellissima coetanea, compie in realtà cinquant’anni, o venticinque anni per la venticinquesima volta. Il suo orologio dice che le restano a malapena tre giorni di risparmi: “La metà serve per l’affitto, 8 ore per l’elettricità e c’è la rata del prestito”, ricorda al figlio, al quale tuttavia non rinuncia a dare la paghetta, “30 minuti, così avrai un pranzo decente”. Tutto in questo mondo si paga con il tempo: 4 minuti per una tazza di caffè, 1 ora per un cartone di birra, 59 anni per la macchina di lusso che Will potrà acquistare nel corso della vicenda. Al casinò si puntano secoli, mentre fuori i poveri fanno la fila davanti alla Caritas del tempo per qualche spicciolo di ora in più. E poi, all’interno di città divise in “zone orarie”, veri e propri quartieri-ghetto ordinati per fasce di reddito, si muovono i Custodi del tempo (Timekeepers nella versione originale), corpo speciale della polizia incaricato di monitorarne gli spostamenti, e la gang malavitosa dei Minute Men, che vive rubandolo agli altri.

Questo meccanismo ha effetti sulle persone e sulla loro percezione del tempo, inevitabilmente diversa tra i ricchi e i poveri. Rispetto ai primi, che possono permettersi di non badare mai al proprio orologio e aspirano a vivere per oltre un secolo, i poveri di In Time hanno un tratto distintivo che li rende ovunque riconoscibili: sono abituati ad andare sempre di fretta, per risparmiare minuti preziosi negli spostamenti tra la casa il lavoro. Anche l’espressione “vivere alla giornata” assume un significato nuovo. Normalmente intesa come propensione a cogliere l’attimo accettando ciò che arriva senza fare programmi, nel film è la cruda realtà di molti indigenti che hanno davanti ventiquattr’ore appena, rinnovabili – se si ha fortuna – con qualche espediente.

Pur concentrandosi molto sugli elementi spettacolari dell’azione senza entrare nel vivo delle implicazioni sociali ed etiche, il film di Niccol fornisce qua e là spunti per riflettere sulla crescita demografica, sull’esaurimento delle risorse, sulle disuguaglianze sociali. Quello descritto è un sistema di “capitalismo darwiniano”, come spiega il banchiere Weis, uno dei personaggi con i quali Will finirà per scontrarsi. Non il più forte sopravvive in questa società, bensì il più ricco di tempo. Weis ha perfino scelto come combinazione della sua cassaforte la cifra 1221809, che altro non è se non la data di nascita di Charles Darwin, il 12 febbraio 1809.
Roberta Aureli
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Il Tempo nel Cerchio dell’Arte, a Bolzano

Il 17 maggio 2016  si è inaugurata al Centro Trevi di Bolzano Tempo e denaro – Nel Cerchio dell’Arte la mostra multimediale che fino al 31 maggio 2017 accompagna i visitatori alla scoperta del tempo e del denaro nell’arte, da Giotto a Kentridge. centro trevi Alla sua IV edizione, Nel Cerchio dell’Arte offre un’esperienza di approccio innovativo alla storia dell’arte, lungo un percorso tra dipinti, sculture, brani musicali, clip di film e cultura contemporanea: dalla sala circolare dove è proiettato il video immersivo, alla sezione approfondimenti e giochi con schermi e tavoli touch, fino al momento culminante, l’esperienza diretta con le opere originali, prestate a rotazione dal Museion di Bolzano, dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, dagli Uffizi di Firenze, da Capodimonte. cerchio interazione Nato per raccontare “la magia dell’arte a chi non ha avuto modo di avvicinarsi alla storia dell’arte”, come ha detto in conferenza stampa Antonio Lampis, direttore della Ripartizione Cultura Italiana della Provincia di Bolzano, Nel Cerchio dell’Arte si rivolge a tutti, giovani e adulti, curiosi e professionisti del settore, residenti e turisti di passaggio. Si tratta di un invito a partecipare, a farsi condurre in questo viaggio suggestivo nei tanti aspetti emergenti del tema: la presenza di tempo e denaro nella nostra vita. Perché tempo e denaro? Presenze avvolgenti e a volte ingombranti, che danno ritmo e peso alla vita quotidiana dei singoli e delle collettività, sono temi a cui negli ultimi anni si rivolge sempre più attenzione, come dimostra, per fare solo un esempio, il tema di Manifesta 11 a Zurigo: il denaro. Il nesso profondo fra l’ora e l’oro, lo ricorda – all’interno del Centro Trevi – una delle etimologie fantastiche create dall’artista Maria Sebregondi nel suo Etimologiario (Quodlibet edizioni): «orologio s. m. – strumento che informa delle ritmiche fluttuazioni dell’oro. Talvolta d’oro esso stesso, mirabile coincidenza tra sostanza e funzione, ci viene assegnato fin dall’infanzia affinché precocemente apprendiamo che il tempo è denaro». Nel corso dei secoli gli artisti si sono espressi – in tanti modi diversi – su queste due dorsali, a volte mescolandole, quando per esempio in un dipinto si vede una candela che si consuma mentre un cambiavalute conta i denari. ora ora ora Nell’arte contemporanea, il tempo entra nella natura stessa di molte opere, come video e performance che hanno una durata precisa e spesso affrontano argomenti collegati al valore del lavoro, dello scambio e del tempo stesso. La mostra al Centro Trevi si allaccia in un ponte ideale con la rassegna in corso a Roma al Museo Macro, dal titolo Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea. bolzano roma Nel cerchio dell’arte è un progetto del Dipartimento Cultura italiana della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige. Curatela scientifica: Antonella Sbrilli, Maria Stella Bottai, con la collaborazione di Paolo Fenu, Nicola Mittempergher Voce narrante: Benedetta Conte Video immersivo: Plasmedia S.r.l., Foligno Postazioni interattive: Practix srl, Trento Con  il patrocinio del Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo della Sapienza Università di Roma e con la collaborazione del Museo MACRO di Roma. Maria Stella Bottai @stellissa