19 Ottobre

19 ottobre 2018

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Poteva trattarsi di una coincidenza casuale, ma le coincidenze casuali non convincevano Aomame. Era possibile che fra i due fatti ci fosse un collegamento. Anche l’espressione usata dalla signora, quel “grave incidente”, sembrava indicare l’esistenza di una connessione. Lo scontro a fuoco si era svolto il 19 ottobre di tre anni prima (secondo la teoria di Aomame, tre anni prima del 1Q84). I particolari sulla sparatoria li aveva già letti la volta precedente, scorrendo gli articoli di cronaca, quindi un’idea sufficiente dei fatti la possedeva. Quel giorno decise che avrebbe dato solo una rapida scorsa alle notizie, concentrandosi sugli articoli pubblicati in seguito e su quelli che analizzavano l’episodio da vari punti di vista

Murakami Haruki, 1Q84, 1 e 2, 2009, tr. it. G. Amitrano, Einaudi 2011, versione kindle, pos. 6258

Da quando – nel primo dei 24 capitoli del primo libro – la giovane Aomame è scesa dal taxi sulla tangenziale e ha imboccato la scala d’emergenza nella piazzola di sosta, si è ritrovata in una strana atmosfera, dove le cose – come le ha detto il tassista – “sono diverse da come appaiono”, anche se “la realtà è sempre una sola”. Uno degli indizi di una mutazione nello stato della realtà viene proprio dalle date. Consultando i giornali della biblioteca di quartiere, Aomame si accorge di non ricordare – lei così attenta alla storia – alcuni dei fatti accaduti nel 1981. In particolare la colpisce la notizia di un incidente avvenuto il 19 ottobre, uno scontro a fuoco fra la polizia e un gruppo estremista, nei pressi del lago Motosu. Non si tratta di una lacuna della sua memoria, ma di una variante nel corso degli avvenimenti, che conduce in un mondo parallelo, dove una cifra dell’anno corrente, il 9 di 1984, è diventata la Q del “question mark, il punto interrogativo”. Sui fatti del 19 ottobre, Aomame ritorna durante un’altra visita alla biblioteca, in cerca di notizie utili per orientarsi nel nuovo tempo in cui lei e la rete delle cose si trovano.

Dicono del libro

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12 Ottobre | October 12

12 ottobre 2018

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I have five thousands dollars in government high-denomination bills, he told himself. So I’m not completely helpless. And that thing is gone from my chest, including its feeding tubes. They must have been able to get ai them surgically in the hospital. So at least I’m alive; I can rejoice over that. Has there been a time lapse? he asked himself. Where’s a newspaper?
He found an L. A. Times on a nearby couch, read the date. October 12, 1988. No time lapse. This was the day after his show

Philip K. Dick, Flow My Tears, the Policeman Said, 1976

“Ho cinquemila dollari in banconote del governo di grosso taglio” si disse. “Quindi non sono del tutto inerme. E quella cosa è scomparsa dal mio petto, assieme ai suoi tubi di suzione. All’ospedale devono essere riusciti a rimuoverli chirurgicamente.
Quindi, se non altro, sono vivo; di questo posso rallegrarmi.
C’è stato un salto temporale? Dov’è un giornale?”
Trovò una copia del “Los Angeles Times” su un divano lì vicino, lesse la data: 12 ottobre 1988. Nessun salto temporale. Era il giorno dopo il suo ultimo show

Philip K. Dick, Scorrete lacrime, disse il poliziotto, 1976, tr. it. V. Curtoni, Mondadori, 1998, p. 26

Due “corridoi spaziali” – uno corrispondente alla realtà, l’altro a una “possibilità latente fra le molte”, concretizzata  da una potente droga assunta dalla sorella del generale Buckman – sono accaduti contemporaneamente, confondendo le percezioni, la memoria, le relazioni delle persone coinvolte.  L’11 ottobre il protagonista, il cantante Jason Taverner, è un celebre conduttore televisivo, con uno show seguito da milioni di spettatori. Il giorno dopo, il 12 ottobre si ritrova solo, senza documenti, in un hotel periferico, mentre tutti intorno sembrano non aver mai sentito parlare di lui. Nel corso di quel 12 ottobre entrerà in contatto con il sistema di controllo poliziesco e burocratico della società, con le psicosi e le allucinazioni degli abitanti, mentre la storia (e la lettura) oscillano fra metafore del tempo e della coscienza, ricerca di conferme sull’ora e sulla data. 

 

Dicono del libro

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7 Agosto | 7 de agosto

7 agosto 2018

Si alguna duda le quedaba a tía Eloísa de que el hombre era una especie condenada a desaparecer del planeta se había esfumado el 7 de agosto de 1945, cuando todavía en la cama, adormilada entre sus gatos birmanos y bebiendo su primer jugo de tamarindo, leyó en un diario local que una bomba atómica había sido arrojada sobre Hiroshima. Pensó, no que la demencia humana había ocurrido infinidad de veces a lo largo de la historia – sino que parecía imposible ya detener el proceso que conducía la especie al suicidio, es decir, contar con el tiempo necesario para cambiar radicalmente la estructura de una sociedad que al consagrar la violencia come modo de acción preparaban en la ignorancia su propria ruina. 


Marvel Moreno, En diciembre llegaban las brisas, 1987

Se qualche dubbio era rimasto a zia Eloisa riguardo al fatto che l’uomo fosse una specie destinata a sparire dalla Terra, esso fu cancellato definitivamente quel 7 agosto 1945 quando, ancora a letto, mezzo addormentata fra i suoi gatti birmani, bevendo il suo primo tamarindo della giornata, lesse sul giornale locale che una bomba atomica era stata sganciata sopra Hiroshima. Non pensò che la demenza umana fosse giunta al parossismo – era già successo infinite volte nella storia – bensì che fosse ormai impossibile fermare il processo che conduceva la specie al suicidio, ovvero non c’era il tempo necessario per cambiare radicalmente la struttura di una società che, elevando la violenza a modalità d’azione, preparava nell’ignoranza la propria rovina.

Marvel Moreno, In dicembre tornavano le brezze, 1987, tr. it. M. Molteni, ed. cons. Giunti, 1991 p. 17

La storia di una grande famiglia colombiana è raccontata, in questo romanzo, dalla parte delle donne e segue il corso di diverse generazioni (nonne, figlie, nipoti) e ramificazioni (zie, prozie, amiche). Il tempo scorre in modo irregolare, con ritorni e soste, tanto che a volte si ha l’impressione che “non correva né passava”. Le date riguardano feste e traumi, matrimoni e morti, ricorrenze religiose e nazionali o – come in questo caso – eventi storici (la bomba su Hiroshima il 6 agosto del 1945) la cui eco arriva nella città di Barranquilla, confermando l’attrazione degli uomini per la distruzione agli occhi smagati delle donne di casa, come la zia Eloisa, che legge la notizia di Hiroshima, il 7 di agosto.

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11 Maggio

11 maggio 2018

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Aprì il giornale. “Un atto di pirateria flagrante veniva consumato l’11 Maggio mercé lo sbarco di gente armata alla marina di Marsala. Posteriori rapporti hanno chiarito esser la banda disbarcata di circa ottocento, e comandata da Garibaldi. Appena quei filibustieri ebbero preso terra evitarono con ogni cura lo scontro delle truppe reali, dirigendosi per quanto ci viene riferito a Castelvetrano, minacciando i pacifici cittadini e non risparmiando rapine, devastazioni… etc. etc….” 
Il nome di Garibaldi lo turbò un poco. Quell’avventuriero tutto capelli e barba era un mazziniano puro. Avrebbe combinato dei guai. “Ma se il Galantuomo lo ha fatto venire quaggiù vuol dire che è sicuro di lui. Lo imbriglieranno.”
Si rassicurò, si pettinò, si fece rimettere le scarpe e la redingote. Cacciò il giornale in un cassetto

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, 1957 (1958 post.), ed. cons. Feltrinelli, 1993, pp. 54-44

L’11 maggio del 1860, le due navi partite da Quarto, con a bordo i Mille volontari al comando di Garibaldi, sono approdate a Marsala. È l’inizio della fine del Regno delle Due Sicilie. Nella sua villa presso Palermo, il Principe Fabrizio Salina apprende la notizia dello sbarco dal giornale che gli viene portato nel pomeriggio e riflette con lucido disincanto su quello che sta per accadere. Si è appena svegliato dal sonnellino, dopo il pranzo di famiglia, concluso con gelatina al rhum e vino, proprio di Marsala. La vicenda narrata dal Gattopardo inizia nel maggio del 1860, e termina nel maggio del 1910: cinquant’anni durante i quali la Sicilia diventa parte del Regno d’Italia, l’Italia diventa uno stato unitario e tutto si trasforma senza cambiare.

 

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Easter Monday

Il 6 aprile 2015, Lunedì dell’Angelo (Lunedì di Pasqua, Pasquetta),

Sandra Muzzolini segnala su Twitter un dipinto dell’artista americano (nato in Olanda) Willem De Kooning, dal titolo Easter Monday, appunto Lunedì di Pasqua. Eseguito fra il 1955 e il 1956, il quadro (un olio su tela con inserto di giornale) è conservato al Metropolitan Museum di New York. Fu esposto nel 1956 nella Sidney Janis Gallery di New York insieme ad altre tele di grandi dimensioni, definite dal critico Thomas Hess “abstract urban landscapes”. Deve il suo titolo (anche) alla data in cui fu terminato ed esposto (il 2 aprile 1956, Lunedì di Pasqua). Per altre interpretazioni, vedi qui.

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Compiere gli anni, di Gianluca Giraudo

Compiere gli anni*
di Gianluca Giraudo

Tempo fa una mia conoscente mise al mondo un bambino, era un giorno qualunque per tutti, era un giorno che da quel momento non sarebbe più stato qualunque per quella nuova vita. Qualche settimana dopo, venni a sapere che sua madre aveva riposto in un cassetto il quotidiano del giorno del parto, pagine che molti anni dopo avrebbero sfogliato insieme, madre e figlio, per rimirare ciò che il mondo fuori aveva discusso e opinato in quella data speciale.

bdayLa mia è una storia meno romantica: nato in una famiglia giornalisticamente inattrezzata, ho dovuto ricercare da me le notizie sul giorno del mio compleanno. A condividere con me la gioia di questa ricorrenza c’è, incredibilmente, Angelina Jolie: me lo comunicò la mia Comix al liceo, notificandomi la coincidenza insieme al promemoria delle interrogazioni di fine anno. A scuola imparai che nel mio giorno, qualche decina d’anni prima, le truppe alleate avevano liberato Roma dall’occupazione nazista. Su Wikipedia ho poi scoperto che il mio compleanno era anche quello di alcuni sconosciuti cantanti americani, nonché di una pornostar piuttosto famosa: ero già all’università e questa notizia aprì un divertente e futile dibattito tra me e i miei amici durante una lezione decisamente noiosa.
Oggi scopro che trent’anni fa esatti è uscito uno dei dischi più amati e ascoltati di Bruce Springsteen. Cose che portano la data del mio compleanno succedono anche nelle storie, immaginarie o meno, dei libri: «Il 4 giugno – si è verso la fine della vicenda – Van è imbarcato su una nave, dove si trova anche la sorella minore di Ada, Lucette, che va incontro al suo destino». Questo passo di Ada o ardore di Nabokov mi è ricordato da un meraviglioso progetto editoriale che quotidianamente mi rispolvera la mente, oltre che lo scaffale più alto della libreria.
Dal passato ci aspettiamo sempre che dica qualcosa in più su di noi, sul nostro presente. Dimenticandoci che, la maggior parte della vita, la passiamo nel tentativo di liberarcene, del passato: «If it was worth forgetting, it’s not worth remembering» dice la scrittrice Pat Cadigan. Abbiamo alternative? Nel bel libro di Valeria Parrella Tempo di imparare  una madre ha un rapporto problematico con il figlio, i passi delle sue giornate sono scanditi dalle paure, dalle cadute d’umore, dalle gioie incondizionate dei momenti passati insieme. Trecentosessantaquattro giorni uguali fra loro. Ma nel dì del suo compleanno la madre va a prendere il figlio a scuola un po’ prima che la campanella suoni. Si ritrova in un bar con gli amici, genitori come lei, a festeggiare. «Io […], guance gonfie e pronta al soffio, alzo gli occhi per guardarli mentre cantano». È adulta, intorno a lei nessun giornale, né una connessione a Wikipedia, niente che le riporti il passato, solo gli amici. «Dentro, un desiderio da esprimere per ognuno di loro. Fuori le candeline, e loro che sanno quanto tempo ci ho messo per accenderle tutte». È tempo di chiedere agli altri qualcosa di noi, di leggerlo nei loro occhi, nelle loro mani, nelle loro rughe rassicuranti.  È il tempo di farci insegnare la storia da chi, anno dopo anno, la vive con noi. Perché ogni compleanno sia, sempre, tempo di imparare. (g. g.)
* pubblicato il 4 giugno 2014 col titolo Tempo di compiere gli anni, tempo di imparare  nel blog Posticci

24 Gennaio

24 gennaio 2013

 

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beh, improvvisamente, 24 gennaio, titolo: I NORD COREANI S’IMPADRONISCONO DI UNA NAVE DA GUERRA AMERICANA.
oh dio, riecco il patriottismo! ma perché, bastardi schifosi! pensavo che QUELLA guerra fosse finita! ah, capisco – i ROSSI! fantocci coreani! sotto la telefoto della Associated Press si dice qualcosa come – la Pueblo, nave del controspionaggio americano – un tempo nave da carico della marina, ora trasformata in una delle navi spia segrete equipaggiate con apparecchiature elettroniche per le ricerche oceanografiche è stata fatta entrare con la forza nel porto di Wonsan, città costiera della Corea del Nord.
quei rossi bastardi, sempre a rompere i coglioni!
ma io HO NOTATO che la storia della bomba all’idrogeno smarrita è stata rifilata sotto un titolino: Rilevata la presenza di radiazioni sul luogo dove è precipitato il B-52; si fanno congetture secondo cui la bomba si è sganciata da sola.
ci sono venuti a raccontare che il Presidente è stato svegliato tra le 2 e le 2, 30 del mattino per avvertirlo della cattura della Pueblo.
immagino che sia tornato a letto.

Charles Bukowski, Compagno di sbronze, 1972, tr. it. C. A. Corsi, Feltrinelli, 1979, pp. 55-56

Siccome – dice Bukowski – la gente può pensare solo ad una cosa alla volta, che si deve fare per distogliere l’opinione pubblica da qualcosa? “Facile, la si induce a pensare a qualcos’altro”. Il quinto dei racconti di Compagno di sbronze, il cui titolo è La politica è come cercare di inculare un gatto, è un collage di articoli di giornale del gennaio del 1968 in cui la notizia di bombe atomiche perdute al largo della costa islandese viene allontanata dalle prime pagine dalla vicenda della nave da guerra, catturata il 24 di gennaio. Convinto che “esistano solo governi cattivi e governi pessimi”, Bukowski alla fine del suo reportage torna ad occuparsi di corse di cavalli, prima corsa ore 12,30. 

Dicono del libro
“Poeta dell’eccesso, Bukowski porta alta la bandiera di un anticonformismo californiano che ha una lunga storia alle spalle. Se in Compagno di sbronze, forse più che altrove, la vena satirico-umoristica dell’autore assume talora coloriture selvagge o addiritture feroci, ciò consegue dal rilievo conferito all’atmosfera alienante di Los Angeles. Ma anche in questi racconti il vitalismo sfrenato, la scelta provocatoria dell’emarginazione e della provvisorietà, la sessualità eternamente in furore sono tanti sberleffi contro il perbenismo conformista, del quale qui si occupa opportunamente l”Agenzia Soddisfatti e Rimborsati’. In fondo al Sunset Boulevard, Charles Bukowski, il ‘folle’, il ‘fallito’, salda il conto con il Sogno Americano”
(dalla quarta di copertina dell’ed. Feltrinelli, op. cit.)

 

Altre storie che accadono oggi

 

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“… 24 gennaio 1913 Si divora lo spazio, il tempo passa, ma il paesaggio non muta…”
Guido Gozzano, Verso la cuna del mondo

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“… Sabato 24 gennaio 1932, dopo aver bussato inutilmente ripetute volte alla porta dell’eccentrico cliente della stanza 303…”
Howard Phillips Lovecraft, La morte alata (segnalazione di Laura Leuzzi)

 


 

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beh, improvvisamente, 24 gennaio, titolo: I NORD COREANI S’IMPADRONISCONO DI UNA NAVE DA GUERRA AMERICANA.
oh dio, riecco il patriottismo! ma perché, bastardi schifosi! pensavo che QUELLA guerra fosse finita! ah, capisco – i ROSSI! fantocci coreani! sotto la telefoto della Associated Press si dice qualcosa come – la Pueblo, nave del controspionaggio americano – un tempo nave da carico della marina, ora trasformata in una delle navi spia segrete equipaggiate con apparecchiature elettroniche per le ricerche oceanografiche è stata fatta entrare con la forza nel porto di Wonsan, città costiera della Corea del Nord.
quei rossi bastardi, sempre a rompere i coglioni!
ma io HO NOTATO che la storia della bomba all’idrogeno smarrita è stata rifilata sotto un titolino: Rilevata la presenza di radiazioni sul luogo dove è precipitato il B-52; si fanno congetture secondo cui la bomba si è sganciata da sola.
ci sono venuti a raccontare che il Presidente è stato svegliato tra le 2 e le 2, 30 del mattino per avvertirlo della cattura della Pueblo.
immagino che sia tornato a letto.

Charles Bukowski, Compagno di sbronze, 1972, tr. it. C. A. Corsi, Feltrinelli, 1979, pp. 55-56

Siccome – dice Bukowski – la gente può pensare solo ad una cosa alla volta, che si deve fare per distogliere l’opinione pubblica da qualcosa? “Facile, la si induce a pensare a qualcos’altro”. Il quinto dei racconti di Compagno di sbronze, il cui titolo è La politica è come cercare di inculare un gatto, è un collage di articoli di giornale del gennaio del 1968 in cui la notizia di bombe atomiche perdute al largo della costa islandese viene allontanata dalle prime pagine dalla vicenda della nave da guerra, catturata il 24 di gennaio. Convinto che “esistano solo governi cattivi e governi pessimi”, Bukowski alla fine del suo reportage torna ad occuparsi di corse di cavalli, prima corsa ore 12,30. 

Dicono del libro
“Poeta dell’eccesso, Bukowski porta alta la bandiera di un anticonformismo californiano che ha una lunga storia alle spalle. Se in Compagno di sbronze, forse più che altrove, la vena satirico-umoristica dell’autore assume talora coloriture selvagge o addiritture feroci, ciò consegue dal rilievo conferito all’atmosfera alienante di Los Angeles. Ma anche in questi racconti il vitalismo sfrenato, la scelta provocatoria dell’emarginazione e della provvisorietà, la sessualità eternamente in furore sono tanti sberleffi contro il perbenismo conformista, del quale qui si occupa opportunamente l”Agenzia Soddisfatti e Rimborsati’. In fondo al Sunset Boulevard, Charles Bukowski, il ‘folle’, il ‘fallito’, salda il conto con il Sogno Americano”

(dalla quarta di copertina dell’ed. Feltrinelli, op. cit.)