12 Agosto

12 agosto 2017

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Erano otto anni che Ruth Young, il dodici agosto, perdeva la voce. La prima volta era capitato quando aveva traslocato in casa di Art, a San Francisco. Per diversi giorni, dalla bocca non le erano usciti altro che sibili, un po’ come un bollitore dimenticato sul fornello. Lì per lì, aveva pensato che si trattasse di un virus, o forse di un’allergia a qualche muffa strana che cresceva solo lì. L’anno successivo, proprio quando cadeva il primo anniversario della loro convivenza, aveva perso di nuovo la voce e Art, scherzando, aveva alluso alla possibile natura psicosomatica di quella laringite. E lei aveva cominciato a chiedersi di cosa si trattasse esattamente. Si ricordò che una volta, da bambina, quando si era rotta un braccio, per alcuni giorni aveva perso la voce. Come mai? Nel secondo anniversario della loro convivenza, Ruth e Art erano andati ad ammirare le stelle, nel Parco Nazionale dei Monti Tetons. A sentire il dépliant del parco, “durante il picco delle Perseidi, attorno al dodici agosto, il cielo è solcato da centinaia di stelle cadenti o filanti”

Amy Tan, La figlia dell’aggiustaossa, 2001, tr. it. L. Noulian, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 17

Le stelle cadenti visibili nelle notti di agosto, a cui si affidano i desideri, sono invece – per la vecchia madre cinese di Ruth – legate ai fantasmi, e non vanno guardate. Ruth, cresciuta negli Stati Uniti, editor di libri di successo, è figlia della combattiva LuLing, che non ha mai imparato bene la lingua inglese e che porta con sé le storie della famiglia d’origine, racchiuse in un diario scritto in cinese. Anche nella sua casa americana, LuLing mantiene acceso il contatto con i morti della sua stirpe, attraverso riti e oggetti magici. Nel corso della storia, Ruth viene via via in contatto con i segreti della sua famiglia, e con la dimensione prodigiosa dell’esistenza, che si rivela attraverso i segni più impensati, come – per lei – la perdita ricorrente della voce ogni 12 di agosto, in corrispondenza con il periodo delle stelle cadenti.

Dicono del libro

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17 Gennaio

17 gennaio 2017

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Il giorno diciassette gennaio dello stesso anno, qualche ora prima di iniziare la celebrazione solenne per San’Antonio Abate, ovvero il santo patrono del paese, il parroco aveva ricevuto una lettera consegnata a mano dal fattore delle tenute Palla. Nella lettera si rendeva noto al signor parroco che, da un numero di anni superiore a quelli con cui si misurano le cose umane, nella parrocchia di Sant’Antonio Abate le celebrazioni solenni avevano inizio solo quando la persona più importante del paese, e cioè il marchese Palla, aveva potuto prendere posto a sedere con comodo sulla panca a lui riservata.
Don Icilio, ricevuta la lettera, attese fino alle undici in punto, con la chiesa gremita

Marco Malvaldi, Milioni di milioni, 2012, Sellerio, pp. 56-57

Dicono del libro

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28 Dicembre

28 dicembre 2016

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Quanti, di qui a molti anni, avranno la ventura di rivedere risorte Reggio e Messina dal terribile disastro del 28 dicembre 1908, non potranno mai figurarsi l’impressione che si aveva, allorché, passando in treno, pochi mesi dopo la catastrofe, cominciava a scoprirsi, tra il verde lussureggiante dei boschi d’aranci e di limoni e il dolce azzurro del mare, la vista atroce dei primi borghi in rovina, gli squarci e lo sconquasso delle case

Luigi Pirandello, Il professor Terremoto, 1910, in Novelle per un anno, Giunti, 1994, vol. I, p. 572

In uno scompartimento di prima classe di un treno che percorre la Sicilia, i viaggiatori rievocano il terremoto che distrusse Messina il 28 dicembre 1908 e alcuni episodi di salvataggi ed eroismi che che accaddero in quella tragica occasione. Il professore protagonista della novella, però, ha un parere tutto suo sul tema dell’eroismo e sulle conseguenze di atti a prima vista sublimi. Più che esaltare l’attimo glorioso il professore considera l’evolversi successivo dei fatti, quando la vita ordinaria – passata l’emergenza – riprende il sopravvento. Come esempio porta se stesso, autore, anni prima, del coraggioso salvataggio di una famiglia di sei persone la cui riconoscenza, col tempo, è diventata una catena e un peso che ha rovinato la sua vita.

Dicono del libro
“Pubblicata nel ‘Corriere della sera’ del 10 aprile 1910; in La trappola, Milano, Treves, 1915; in L’uomo solo, Firenze, Bemporad, 1922″.
(Dalla nota nell’ed. Giunti, op. cit.)

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29 Febbraio

29 febbraio 2016

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“Cinquantadue carte fanno cinquantadue settimane”, mormorò.
“Il tutto fa 364 giorni. Fin qui tutto bene. E poi i mesi diventano tredici, di ventotto giorni ciascuno…
E anche qui arriviamo a 364. Tutte e due le volte, però, avanza un giorno…”
“Che sarebbe il Giorno del Jolly”, spiegai.
“Per la miseria!”
Rimase a lungo a fissare gli aranci, poi 
mormora: “E tu, quando sei nato, Hans Thomas?”
Non capivo dove voleva arrivare. “Il 29 febbraio 1972”, risposi.
“Ma in quale giorno cadeva?”
Allora ebbi l’illuminazione: nel giorno ‘in più’ di un anno bisestile. Secondo il calendario dell’isola incantata, sarebbe stato il Giorno del Jolly.

Jostein Gaarder, L’enigma del solitario, 1990, tr.it. D. Braun Savio, Longanesi 1996,ed. cons. TEA, 1998, pp. 216-17

Dicono del libro
“Chi sei, tu? Sei un fante di fiori, una donna di cuori, un asso di quadri, un due di picche? Già, perché ognuno di noi non è che una carta di quel grande solitario chiamato vita, una carta che esce a un certo punto del gioco, prende il proprio posto sul grande tavolo dell’universo e segue le regole che altri hanno stabilito. Ma che cosa ci accadrebbe se, nel ‘grande solitario’, spuntasse un jolly? Probabilmente ci sentiremmo un po’ come il dodicenne Hans Thomas che, nel suo viaggio verso la Grecia alla ricerca della mamma (fuggita di casa per trovare se stessa), scopre un’isola incantata (in cui vivono cinquantadue nani, un naufrago pieno di immaginazione e un folletto molto sarcastico) e finisce per capire che l’unico modo per non essere schiacciati dal destino è trasformarsi lui stesso in un jolly curioso e impertinente, sempre pronto a porsi domande” (dalla quarta di copertina dell’ed. TEA citata)

Altre storie che accadono oggi

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“… Che santi si festeggiano sul calendario, il ventinove di febbraio?…”
Marco Malvaldi, Buchi nella sabbia

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“… So it was that on the twenty-ninth day of February, at the beginning of the thaw, this singular person fell out of infinity into Iping village…”
H. G. Wells, The Invisible Man

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“… Con la presente, dichiaro che sabato 29 febbraio 1967 ho colpito mia cognata Isabe Kerr con un posacenere e l’ho uccisa…”
Rex Stout, Nero Wolfe. Invito a un’indagine

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“… 29 febbraio ’71 Caro Michele, mi sono arrivate le dodici tutine di spugna…”
Natalia Ginzburg, Caro Michele

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“… La Repubblica fu finalmente proclamata in forma solenne a Marsiglia la mattina del 29 febbraio…”
Emile Zola, I misteri di Marsiglia (segnalazione di @atrapurpurea)

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“… Il tuo giorno fortunato è stato un 29 febbraio. Una data ballerina…”
Simona Sparaco, Se chiudi gli occhi (segnalazione di Libreria Feedbooks @feedbooks_it)

 

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“… Erano le ultime ore di un freddissimo 29 febbraio del 1936 quando nacqui ad Ampezzo…”
Luigi Schneider, Nato il 29 febbraio. Storia di un uomo fortunato (segnalazione di @atrapurpurea)

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“… campava con uno stecco 365 giorni all’anno e 366 quando l’anno era bisestile…”
Anton Giulio Barrili, La notte del commendatore (segnalazione di @atrapurpurea)