Calendiario di Maria Teresa Carbone

“aperto dopo il sogno l’occhio
scorre in sovrimpressione
the end la coda della notte
dissolvenza
domani è un altro giorno
è oggi”

Sembra scritto apposta per diconodioggi questo attacco, che viene dal libro di Maria Teresa Carbone, Calendiario, uscito nell’autunno del 2020 per i tipi di Nino Aragno editore. Sembra scritto apposta per chi sente fisicamente e mentalmente il tempo, per chi – in mezzo a qualunque situazione, evento bello o brutto, stravolgimento o noia – non può fare a meno di notare in che punto del tempo si trova, percependo le variazioni minime delle sue porzioni. 
Nello scrivere il titolo, il correttore suggerisce calendario e bisogna inserire “a mano” la i, per mescolare quello che Szymborska descriveva come il perfetto e puntuale best-seller di ogni inizio d’anno con il diario, e ottenere così la parola voluta da Maria Teresa Carbone per il suo libro.
Giornalista (il manifesto, pagina99, alfabeta2), autrice (di recente 111 cani e le loro strane storie), traduttrice (di recente Nella casa dell’interprete, di Ngu˜gı˜ wa Thiong’o), attiva nel campo dell’educazione alla lettura (associazione Monteverdelegge, Forum del libro) e alla visione, Maria Teresa Carbone raccoglie nel suo Calendiario testi che vengono da una lunga stratificazione verticale (Calendiario 2004-2020) e dall’osservazione orizzontale della torta e del corpo del tempo (Cinque quarti. Esercizi di cosmogonia quotidiana). I versi riportati all’inizio provengono dal Terzo quarto: del tempo (p. 54 e ss.)
Chi conosce le fotografie che mtcarbone pubblica su Instagram (anche esse esercizi quotidiani) può percepire una matrice comune con le poesie: la scelta di alcuni soggetti, il concatenarsi di interni e di esterni, il sentirsi osservatrice che viene osservata (o che immagina di poterlo essere nello stesso istante). Se nelle poesie queste situazioni innescano una ricerca di parole selezionate e impreviste, nelle fotografie si dispiegano in layer appena sovrapposti, in riflessi che indicano presenze contemporanee o anacronismi, spesso in chiare visioni illuminate.
E per restare nel lessico del tempo,  il libro – che va davvero letto da chi è coinvolto nella cronomania – esce nella collana “i domani”. 

La collana è a cura di Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa e Laura Pugno (che in quarta di copertina incornicia con una sua lettura il Calendiario)
Qui il sito della casa editrice
La foto in apertura viene dall’account Instagram di @mtcarbone 

(as)

#TempoinVerso: Interferenze poetiche al Macro di Roma

Il 23 settembre 2016 – al Museo Macro di Roma – ha avuto luogo #TempoinVerso, uno degli appuntamenti partecipativi che hanno accompagnato la mostra Dall’Oggi al Domani. 24 ore nell’arte contemporanea, allestita dal 29 aprile al 2 ottobre 2016 presso la Sala Bianca del Museo di via Nizza.

#TempoinVerso. Interferenze poetiche a regola d’arte – questo il titolo completo dell’evento – è un itinerario di connessioni tra alcune delle opere in mostra, tutte dedicate al Tempo, e una scelta di poesie, tratte dall’antologia Dare tempo al tempo. Variazioni sul tema nella poesia italiana del Novecento (Giulio Perrone Editore, 2016, qui recensione nel blog), a cura di Alma Gattinoni e Giorgio Marchini, con prefazione dello scrittore e critico Paolo di Paolo, che ha condotto con Antonella Sbrilli il pomeriggio al Macro.

Tempo è forse una delle parole più importanti e ricorrenti nel linguaggio dell’uomo. Non è forse vero che ogni nostra azione (o progetto) è tesa ad esorcizzare l’angoscia dell’impermanenza delle cose? Con questa riflessione dei curatori del volume ha avuto inizio il gioco di accostamenti, dove la parola gioco sottolinea l’importanza dell’elemento creativo attraverso il quale, liberandosi dalle rigide griglie del reale, si accede a quella dimensione dello spazio-tempo dove l’immaginazione e la fantasia generano nuove connessioni prima non individuate.
2016-23-settembre-macro-poesia
Una decina di poesie, selezionate dai curatori fra le 130 raccolte nell’antologia (in un ordine alfabetico che va da Accrocca  a Zeichen) sono state avvicinate ad altrettante opere in mostra, fra cui le fotografie quotidiane di Roman Opalka, le sequenze di date di Hanne Darboven, il diario del XX secolo di Daniela Comani, i calendari di Alighiero Boetti: questo artista fa da trait-d’union fra la mostra (il cui titolo è una delle frasi di 16 lettere fatte ricamare da lui) e l’antologia di Gattinoni e Marchini, il cui titolo è anch’esso una frase sul tempo scelta da Boetti per uno dei suoi quadrati magici.

A questo link –  2016-settembre-23-macro-interferenze-poetiche – è  scaricabile la presentazione in pdf, con tutti gli accostamenti proposti.
Le letture, nel pomeriggio del 23 settembre, sono state fatte dai curatori del volume, da Paolo di Paolo e dagli ospiti.
Gabriella Palli Baroni ha introdotto e letto la poesia di Attilio Bertolucci Gli anni (da Lettere da casa, 1951), dove risalta – casualità –  un’atmosfera settembrina di primo autunno.
Claudio Damiani ha letto una sua poesia tratta dalla raccolta Attorno al Fuoco (2006), accostata – per l’occasione –  all’opera di Enrico Benetta, una grande clessidra in cui lo scorrere della sabbia è sostituito dal coagularsi di caratteri bodoniani, lettere e cifre che raddensandosi alle due estremità opposte della struttura protendono l’una verso l’altra senza mai raggiungersi (qui la recensione dell’opera sul blog).
Gabriella Sica ha letto 8 marzo,  tratta dalla sua raccolta Poesie Familiari (2001) e stavolta l’opera accostata era Compleanno, di Bertozzi e Casoni. La scultura in ceramica policroma dei due artisti cristallizza il tempo nei resti di una festa: nella torta di un compleanno trascorso è inserito un teschio di animale, nel vuoto di una fetta di dolce mancante, che lascia in bocca l’amaro sapore di un presagio di morte. Sica stessa introduce la poesia sottolineando la strana coincidenza dell’opera di Bertozzi e Casoni con il suo testo, composto proprio nell’ultimo compleanno di suo padre.
In questa rete di emergenze e di coincidenze, la serendipity ha voluto che  l’accostamento conclusivo mettesse vicini una intensa poesia di Vito Riviello, Tempo a pensare, da Apparizioni, e un’opera verbo-visiva di Lamberto Pignotti, una conversazione fra angeli musicanti,  in cui si legge: «Perché dobbiamo fare proponimenti proprio il 1° gennaio? Cosa c’è di male nel 16 maggio o nel 23 settembre?».
L’incontro si conclude con un invito ai presenti a ricercare altre interferenze che colgano – nei mezzi delle arti visive e in quelli della parola – gli aspetti elusivi del tempo, restituendoli all’esperienza percettiva di chi guarda e ascolta.

«Questa piazza è un orologio vasto / una macchina accordata  / che si misura lenta nel tempo.  / È un bosco pietrificato / una scogliera, / la meridiana muta della mente.»
Valerio Magrelli, Ora serrata Retinae – Rima Palpebralis

Sara Fiorelli

Donare tempo al tempo: l’antologia di Alma Gattinoni e Giorgio Marchini

È stata la poetessa Wislawa Szymborska a suggerire che il calendario è il libro best-seller per eccellenza, puntuale, di elevata tiratura, umile ed epico al tempo stesso. E proprio con un calendario – un calendario dell’anno nuovo messo in valigia come un talismano –  si conclude l’antologia Dare tempo al tempo. Variazioni sul tema nella poesia italiana del Novecentogattinoni marchini curata da Alma Gattinoni e Giorgio Marchini (Giulio Perrone Editore, 2016).

L’immagine del calendario viene da una poesia di Valentino Zeichen (A Mireille) in cui l’autore ricorda l’uso scaramantico di un calendario all’inizio dell’anno nuovo, come amuleto di “un ricambio / di giorni futuri”. È l’ultima poesia fra quelle scelte dai due curatori per accompagnare i lettori in un vero viaggio nel Tempo, non nel passato o nel futuro, ma nelle parole – molto presenti – con cui la poesia italiana ha cercato di tradurre “il grande enigma del tempo”, catturandolo “con una rete che vorrebbe accerchiarlo e invece si fa sempre più larga, fino ad abbracciare il mondo”.

La poesia di Zeichen è ultima, in questa antologia di centotrenta componimenti di altrettanti autori nati nel XX secolo, perché il cognome del poeta inizia con la Z e conclude la sequenza alfabetica scelta come criterio e ordine di apparizione dei protagonisti. In un’antologia di poesie sul tempo, è escluso l’ordine cronologico, perché il susseguirsi degli anni – di nascita degli autori, di stesura e pubblicazione delle poesie – non è che uno dei possibili segni del tempo, quello della linearità, del prima e del dopo. Il criterio alfabetico – con la possibilità di accedere da un punto qualunque, in una interrogazione quasi ipertestuale – sgancia i testi poetici dalla linea diritta della storia e li sistema invece nei riquadri con le lettere degli alfabetieri, che possiamo spostare a piacere, ricombinare, sistemare – volendo –  in quadrati. Non per niente il titolo del libro di Alma e Giorgio si richiama a uno dei quadrati magici di Alighiero Boetti, dove le sedici lettere della frase “Dare tempo al tempo” sono scritte in quattro righe verticali, consentendo variazioni e percorsi imprevisti e personali.

Come bussola per la lettura, c’è il lungo e articolato commento dei curatori, dal titolo Per un alfabeto poetico del tempo, che ripercorre tutte le presenze poetiche dell’antologia e le lega insieme con accortezza, accostando citazioni poetiche e commento in prosa, perché risaltino le rime interne fra un poeta e un altro, i ritorni (di temi, di parole) fra poeti distanti, le felici coincidenze risaltanti dalla contiguità.

Come nell’opera di Boetti evocata dal titolo si leggono, zigzagando dal basso all’alto, le parole  “permeato” e “date”, così nell’antologia si incontrano tutte le misure del tempo, insieme – come nota nella prefazione Paolo di Paolo – con i segni del tempo atmosferico. E poi le date, i segnatempo, le sveglie, le memorie sinestetiche, gli avverbi del tempo quotidiano, tutto reso ancora più pregnante dalla sostanza metrica, e dunque temporale, del linguaggio poetico.
A suggello di questa opera rigorosa e accostevole, sta in copertina un collage del grande poeta visivo Jiří Kolář, dal titolo Omaggio all’alfabeto (1990).

Il 23 settembre 2016, nella sala Cinema del Macro di Roma (ore 17-19), presentazione del volume con gli autori, Paolo di Paolo, Claudio Damiani, Gabriella Palli Baroni, Gabriella Sica. Interferenze poetiche a regola d’arte. #TempoinVerso
(Antonella Sbrilli @asbrilli)