25 Aprile

25 aprile 2019

 

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L’orologio della chiesa batte due colpi: sono le due del mattino del 25 aprile 1974. E i rintocchi segnano il definitivo rientro nella realtà. È strano come certi suoni particolari si distinguano tra i rumori. Ora stanno per lasciarsi, per concludere il loro breve incontro segnato da una sciarpa e da una parola non detta. Vasco ha ancora la vista opaca e evanescente, la frizione delle pupille ha creato una cortina grigia, una nebulosa e confusa visione delle cose. La messa a fuoco si aggiusta, i toni dei colori e delle atmosphere tornano gradatamente alla normalità e, allora, il suo sguardo si sposta al profilo dell’uomo con la sciarpa, all’espressione dell’uomo al suo fianco, muto e assorto

Marco Ferrari, Alla rivoluzione sulla Due Cavalli, 1995, Sellerio (2001), p. 13

Data di liberazione, il 25 aprile, non solo per l’Italia del 1945. In Portogallo, quasi trent’anni dopo, sono i giorni della fine di aprile quelli in cui si consuma la rivoluzione contro il regime di Caetano, successore di Salazar. E mentre a Lisbona i militari depongono il dittatore, il giovane portoghese Vasco – a Parigi per diventare regista – è immerso nei film di Lubitsch e soprattutto di Truffaut, che incontra o immagina di incontrare nel cinema del Quartiere Latino, dove il racconto ha inizio nelle prime ore di giovedì 25 aprile 1974. Appena la radio gli porta le notizie di quello che sta accadendo nel suo paese, Vasco parte con un amico su una vecchia Citroen gialla; attraversa la Francia e la Spagna ancora franchista e arriva “nel cuore di Lisbona, nel cuore delle speranze” , alla vigilia del primo maggio, quando le grandi manifestazioni di piazza sono già un racconto. 

 

Dicono del libro

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25 Ottobre

25 ottobre 2018

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Poi scoppiò la rivoluzione e per ognuno di noi, anche se in momenti diversi, l’esistenza cambiò. Per qualcuno, ciò avvenne quando salì a bordo di una nave a Sebastopoli, per altri quando i soldati di Budennyj entrarono in un villaggio della steppa. Per me, nel bel mezzo della placida vita di Pietroburgo. Non c’erano lezioni al Conservatorio. Mitenka, che era a Pietroburgo già da un mese (era venuto a studiare composizione), arrivò da noi la mattina del 25 ottobre, mentre la mamma era a letto con l’influenza. Suonò il piano, mangiammo, poi si addormentò. Come mi ricordo quel giorno! Non so perché, ero indaffarata a cucire qualcosa. La sera giocammo a carte tutti e tre, mi rammento persino che a cena avevamo mangiato manzo e cavolo

Nina Berberova, L’accompagnatrice, (1934) 1985, tr. it. L. Prato Caruso, Feltrinelli 1987, pp.15-16

Prima di diventare accompagnatrice di una famosa cantante, Sonečka, la giovane pianista russa che narra questa storia, ha vissuto nella povertà e nell’umiliazione. Figlia unica di una professoressa di pianoforte, non ha mai conosciuto il padre – un giovanissimo allievo della madre- e vive delle scarse lezioni di piano che si riescono a impartire, negli anni che seguono la rivoluzione d’ottobre. L’incontro – nel 1919 – con la cantante Marija Nikolaevna, bella, amata dagli uomini e acclamata dal pubblico, porterà un cambiamento fatale nella sua vita, fatta fino ad allora di poche  presenze. Tra queste c’è Mitenka, l’unico allievo rimasto alla madre. Grazie a lui, Sonečka conoscerà la cantante e la seguirà fino a Parigi, grazie alla visita che Mitenka fa alle due donne, a Pietroburgo la mattina del 25 ottobre, giorno indimenticabile per la catena di conseguenze imprevedibili a cui dà inizio.

 

Dicono del libro

 

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