13 Ottobre | October 13th

13 ottobre 2018

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Baskerville Hall, October 13th.
MY DEAR HOLMES: My previous letters and telegrams have kept you pretty well up to date as to all that has occurred in this most God-forsaken corner of the world. The longer one stays here the more does the spirit of the moor sink into one’s soul, its vastness, and also its grim charm. When you are once out upon its bosom you have left all traces of modern England behind you, but, on the other hand, you are conscious everywhere of the homes and the work of the prehistoric people. On all sides of you as you walk are the houses of these forgotten folk, with their graves and the huge monoliths which are supposed to have marked their temples. As you look at their gray stone huts against the scarred hillsides you leave your own age behind you, and if you were to see a skin-clad, hairy man crawl out from the low door fitting a flint-tipped arrow on to the string of his bow, you would feel that his presence there was more natural than your own

Arthur Conan Doyle, The Hound of the Baskervilles, 1901-02

Maniero di Baskerville, 13 ottobre 

Mio caro Holmes,

le mie lettere e i telegrammi precedenti l’hanno tenuta abbastanza al corrente su quanto è sinora accaduto in questo angolo di terra abbandonato da Dio. Più si rimane qui e più lo spirito della brughiera, la sua vastità, diciamo pure il suo lugubre fascino, prende l’anima. Una volta chiusi nella sua stretta ci si lascia alle spalle ogni traccia della moderna Inghilterra, mentre si avverte sempre più intensamente la presenza delle dimore e delle opere delle genti preistoriche. Ci si trova circondati da ogni lato dalle abitazioni di questa gente dimenticata, dalle loro tombe e dai monoliti enormi che si suppone siano le vestigia dei loro templi. Quando si guardano le grigie capanne di pietra che si stagliano contro i tormentati versanti di queste colline, ci si dimentica del nostro tempo, e se ci dovessimo imbattere in un uomo villoso, ricoperto di pelli d’animale, e lo vedessimo strisciare fuori da una bassa porta, in atto di aggiustare alla corda del proprio arco una freccia dalla punta di selce, avremmo la sensazione che la sua presenza fosse più naturale della nostra

Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville, 1901-1902, tr. it. M. Gallone, Mondadori 1992, p.84

Il caso della morte di Sir Charles Baskerville e della leggenda che aleggia sul Maniero della famiglia  – situato nel Devonshire – è raccontato dal dottor Watson, sula base delle annotazione nel diario, dei resoconti e delle lettere spedite a Sherlock Holmes. Watson si trova infatti nella residenza dei Baskerville insieme con Henry, l’erede del defunto Charles, con il compito di riferire dettagliatamente tutto quel che accade a Holmes, il quale, a sua volta, finge di essere a Londra, ma in realtà è anch’egli sul campo. È ottobre e la brughiera è avvolta dalla nebbia; il clima rende più inquietanti i racconti sul mastino diabolico e vendicatore legato alla famiglia. Il primo resoconto di Watson è datato 13 ottobre e di lì a pochi giorni il caso verrà risolto. Holmes e Watson ne discuteranno i particolari in una “sera rigida e nebbiosa” di novembre, nel salotto di Baker Street.

Dicono del libro

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Tutti i venerdì 13 dell’artista Claude Closky

Tutti i venerdì 13 dell’artista Claude Closky
Laura Leuzzi

Contare, enumerare e classificare i giorni – per l’artista francese Claude Closky (Parigi, 1963) – sono una vera e propria mania: da più di vent’anni realizza opere, sotto forma di libretti d’artista, dedicate a questo tema, a partire dal 1991, a cui risalgono Les 365 jours de l’année 1991 classés par ordre chronologique e Les 365 jours de l’année 1991 classés par ordre de taille.
Tra le sue opere più curiose e singolari vi è senz’altro Trois mille quatre cent quinze vendredis 13 (1992), in cui elenca tremila quattrocento quindici “venerdì 13” in ordine cronologico a partire dal “venerdì 13 dicembre 1991” al “venerdì 13 gennaio 1”.
Invertendo la macchina del tempo, l’artista snocciola a ritroso il calendario alla ricerca di un giorno considerato, in particolare nella società americana, “sfortunato”,  sino ad arrivare – paradossalmente – addirittura all’anno 1, in cui il calendario gregoriano non era stato ancora introdotto. Dobbiamo inoltre pensare che, secondo le ricerche più accreditate, la nascita della superstizione legata al “Friday 13th” sarebbe relativamente recente e frutto dell’unione di due elementi distintamente considerati sfortunati già nell’antichità: il numero 13 e il giorno di venerdì.

LawsonLa prima menzione del Venerdì 13 non risalirebbe che al XIX sec. nelle fonti scritte e la sua diffusione a livello popolare sarebbe stata scatenata da un romanzo del 1907 di Thomas W. Lawson intitolato Friday, The Thirteenth.
Un riferimento va fatto anche al brano del compositore Thelonious Monk, Friday the 13th, registrato nel 1953 (segnalazione di Stefano Bartezzaghi).
Ad alcuni, l’opera di Closky potrebbe apparire come un invito a verificare la reale fondatezza della credenza nei macroeventi passati alla storia. D’altronde, anche Dan Brown nel suo Il Codice Da Vinci (2003), ha fatto un’operazione simile: notando che l’arresto dei Templari in Francia era avvenuto venerdì 13 ottobre 1307, sostiene fantasiosamente nel romanzo che la superstizione del venerdì 13 sarebbe da far risalire proprio a quell’avvenimento.
Closky d’altronde sembra amare i paradossi temporali: nel 1994 ha realizzato 8560 nombres qui ne servent pas a donner l’heure in cui elenca altrettanti orari impossibili, esistenti solo nella spazio temporale fantastico dell’artista.
Numerosi sono quindi i filoni che si possono percorrere per interpretare le opere di quest’artista, in cui enumerazione, classificazione, tempo e numeri si intrecciano indissolubilmente. (l.l.)