Gironi di giorni e balzi di tempo

“…tremo nella trama del tempo…”
Cercare il tempo, nell’antologia di Antonella Antonia Paolini (Il macello moderno, Nino Aragno Editore), porta in zone impervie e offre dei regali.  Intanto, la raccolta di poesie, con un prologo, inizia “in questo novembre” del 2018, e prosegue fino al 2019, anno nel quale muore Nanni Balestrini, a cui l’autrice dedica due composizioni, datate con precisione 19 e 20 maggio. Una pausa di anni – affidata alla pagina 71 del libro – conduce poi alla parte finale (“e altre poesie”) del 2023 – 2024. 
E questi sono i dati, e le date, che delimitano un tempo ben più lungo e denso, non registrabile come un diario; un tempo telescopico che va dall’infanzia al presente, incorpora esperienze vissute e lette, di dolore e di riviviscenza. 
Durante gli sbalzi di questo tempo, la “mente-corpo” dell’autrice (così la definisce Laura Pugno nella quarta di copertina) va incontro a metamorfosi profonde, i cui agenti sono i suoni e le sillabe, le lettere-formiche da cui si sente invasa e che diventano, per necessità e con grande studio, scrittura e letteratura.
“Io m’intrido di letteratura / Poi mi spremo / Scrivo, / Mi disannero”, scrive Paolini nel 2023, inventando un verbo cromatico che indica graficamente il passaggio dei segni scuri dal corpo-mente alla pagina. E subito dopo, a distanza di qualche interlinea: “Non riesco nemmeno a muovermi / incastrata nello spazio tempo”.
Una delle zone impervie esplorate da A.A. Paolini, intensa studiosa di Leopardi, sceneggiatrice e scrittrice, è la consistenza del tempo che si manifesta nel corpo, e quella del corpo che si srotola nel tempo, in intervalli di durata che includono e accostano la vita e la morte, la carne e i fantasmi, gli antichi e i moderni che vanno al medesimo macello materiale e immateriale.

In questa trama di pensieri nutriti di letteratura e di scienza, Paolini fa intravedere stati di sovrapposizione, luoghi impercepibili come il tesseratto (l’ipercubo cosmico di Interstellar), spazi mentali latenti in cui miriadi di testi sono presenti nello stesso istante:

“tremo nella trama del tempo che s’ingolfa / sempre / tante voci nella mia voce / voci vivissime di morti / li intuisco li leggo li ascolto / dacché ero bambina / La mia è un’astronave di carta”.


Tra i regali dell’antologia, le pagine di sequenze verbali e tipografiche che rimandano a paesaggi, notti, luci, atmosfere, pomeriggi, stagioni. I giorni compaiono anagrammati in gironi e a pagina 64 si allude al compleanno di un “umorista profeta” e di “un poeta profeta” nati lo stesso giorno (il 5 di marzo?). 

A. Antonia Paolini, Il macello moderno, Nino Aragno Editore, Roma 2025

(a.s.)

Nelle tappe del tempo, con Franco Rella (il 27 ottobre 2021)

In copertina c’è la riproduzione di una scatola di Joseph Cornell, della serie Aviary (voliera), in cui la sagoma di un pappagallo ci guarda da una incastellatura di quadranti d’orologio (marca Elgin), fra molle, spirali e un carillon rotto. È l’ingresso visivo, quanto mai pertinente, al libro del filosofo Franco Rella, L’arte e il tempo (Jaca Book 2020), da poco ristampato in seconda edizione, e che è presentato mercoledì 27 ottobre 2021 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. 
Come un segnatempo, anche il libro di Rella rende omaggio alla scansione delle ore e dei mesi e raccoglie – nella prima parte – dodici saggi che attraversano il pensiero, la scrittura, la visione del Novecento, con affacci sul XIX secolo di Baudelaire, su Van Gogh (Volti e paesaggi), incursioni in Dürer (Specchi e clessidre), in Leonardo (Freud e Leonardo). 
Già pubblicati in diverse sedi e occasioni, questi dodici testi sono considerati dall’autore “capitoli di un libro sostanzialmente unitario, che disegna un lungo arco temporale fatto anche di rinvii, riprese, scoperte e riscoperte. Li vedo come una storia che si è dipanata in diverse tappe. Alcune cose sono ripetute, forse è meglio dire ribadite. Non ho cercato di cancellare questi segni che indicano anche nel tempo la costanza di temi, di concetti, di immagini che costituiscono di fatto il mio sguardo”. Qualunque sia infatti il focus o l’occasione del testo – presentazione, conferenza, saggio – la prosa dell’autore si dipana come un diario intellettuale, ritmato da paragrafi contigui, in cui chi legge ritrova – per motivi sempre leggermente diversi e sempre profondamente  affini – gli interlocutori e le interlocutrici del suo pensiero e del suo sguardo, Benjamin, Rilke, Adorno, Weil, Mann, fra molti (e qui un invito all’editore: proprio perché il libro costruisce una rete di relazioni, l’indice dei nomi sarebbe prezioso).

Nella seconda parte del volume, dal titolo Micrologie, Rella propone dieci “microsaggi”, definiti “elaborazioni, senza note o riferimenti”, che si affiancano ai dodici testi della prima parte, proponendosi come “una sequenza di domande che vengono poste al pensiero”. 
Chiude il libro un album di 41 immagini, riproduzioni di opere incontrate o alluse nei testi che le precedono e che entrano in tensione con essi, sempre attraverso la porta – e il gioco di specchi –  del tempo. Volendo, si può cominciare la consultazione del libro proprio da questa sequenza, che si apre con l’Inverno di Benedetto Antelami (una stagione) e si chiude con la Lupa di Kentridge dal fregio Triumphs and Laments sul muraglione del Tevere: un’opera del 2016, ottenuta togliendo la patina dal travertino, e che sta ormai svanendo, ricoperta da nuova patina. Un’opera che si introduce consapevolmente nell’azione entropica del tempo, facendone la sua sostanza. E da questa immagine che chiude il libro, si può cominciarne, o ricominciarne, la lettura. 

Presentazione del libro di Franco Rella L’arte e il tempo (Jaca Book)
con Cristiana Collu, Maurizio Gargano, Michele Trionfera
Mercoledì 27 ottobre 2021, alle 17:30
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Roma, viale delle Belle Arti, 131

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