Il tempo al dettaglio: Roman Opalka

 

opalka

Cover catalogo “Roman Opalka. Il tempo della pittura” Marsilio 2011

La parola dettaglio, in italiano e in francese (détail), indica, insieme al particolare, anche l’unità, il singolo pezzo, come nell’espressione vendita al dettaglio, che si può dire anche vendita al minuto.
Dettaglio, unità, singolo elemento: la serie più impressionante fra le opere di Roman Opalka (1931-2011), artista di origine polacca vissuto in Germania e in Francia, s’intitola Détail e rappresenta sequenze di numeri progressivi, a partire dall’1 dipinto in bianco su fondo scuro nel 1965.
Da allora, le cifre sono cresciute fino a superare i 5.000.000, tela dopo tela (tutte della stessa misura), mentre il fondo si schiariva progressivamente avvicinandosi al bianco con cui è tracciato il numero. L’irreversibile e ordinato accumulo del tempo su queste tele è accompagnato dalla foto quotidiana dell’autore e dalla registrazione audio della sua voce che pronuncia i numeri dipinti in polacco, perché – come ha affermato Opalka – si conta sempre nella lingua materna. “Il tempo non può che essere fatto di elementi successivi di tempo” scrive Bruno Corà nel catalogo della mostra tenuta a Venezia nel 2011 (catalogo Marsilio), anno della morte dell’artista. Prima che alla serie dei Détail, Opalka, che è stato pittore e incisore, aveva lavorato ai Chronomes (1961- 63) e ai Phonemats (1963-64), esercitandosi con perizia nella creazione di superfici fatte di punti, segni, talvolta lettere di alfabeti, e numeri.
Un crocevia fra cultura polacca, tedesca e francese, Opalka riflette le correnti artistiche concettuali, minimaliste, antiallegoriche, tendenti al monocromo e all’essenziale e il pensiero sul tempo dei decenni post-bellici, con le ricerche matematico-filosofiche sugli infiniti.
Antonella Sbrilli (@asbrilli)

 


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