I Maggio | May Day

1 maggio 2019

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At nine o’clock on the morning of the first of May, 1919, a young man spoke to the room clerk at the Biltmore Hotel, asking if Mr. Philip Dean were registered there, and if so, could he be connected with Mr. Dean’s rooms. The inquirer was dressed in a well-cut, shabby suit. He was small, slender, and darkly handsome; his eyes were framed above with unusually long eyelashes and below with the blue semicircle of ill health, this latter effect heightened by an unnatural glow which colored his face like a low, incessant fever.

Francis Scott Fitzgerald, May Day (Tales of the Jazz Age), 1920 (1922)


Alle nove del mattino del primo maggio 1919, un giovanotto si rivolse al portiere dell’Hotel Biltmore, domandandogli se il signor Philip Dean alloggiasse lì e, in tal caso, se era possibile avere la comunicazione telefonica con il suo appartamento. Il giovane indossava un frusto vestito di buon taglio. Era basso di statura, esile, con una sua tenebrosa bellezza; aveva gli occhi frangiati in alto da ciglia eccezionalmente lunghe e segnati in basso dal semicerchio azzurro della salute cagionevole. E l’impressione di una salute cagionevole veniva intensificata dal rossore innaturale che gli coloriva il viso come per effetto di una febbre bassa ma incessante.

Francis Scott Fitzgerald, Primo Maggio (I racconti dell’età del Jazz), 1922, tr. it. G. Monicelli, B. Oddera, Mondadori, Milano 1980, p. 99

 

Dicono del libro
“Pubblicato per la prima volta nel 1920 sulla rivista «The Smart Set», è uno dei racconti appartenenti alla raccolta L’età del jazz, in cui Fitzgerald raccontò la vita, gli eccessi e le sommosse che squassarono gli Stati Uniti del primo dopoguerra. Alla narrazione delle difficili vite di nuovi e vecchi ricchi, reduci di guerra, membri delle confraternite e modaioli di party esclusivi, fanno da sfondo gli scontri e le aggressioni della Paura rossa (1917-1920), il periodo disseminato di attentati politici, assalti nelle redazioni dei giornali socialisti, ribellioni sindacali e scioperi nelle fabbriche. Il Primo maggio si mostra così in tutta la sua natura bifronte: da una parte la festa gioiosa per l’inizio della primavera, dall’altra il simbolo della lotta e della ribellione”.
(dalla scheda di Elliot edizioni.)

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23 Febbraio | February 23

23 febbraio 2019

 

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So in the end he entered, by way of his grandfather’s letter, that Sanctum Americanum where sat the president of Wilson, Hiemer and Hardy at his “cleared desk,” and issued therefrom employed. He was to begin work on the twenty-third of February.
In tribute to the momentous occasion this two-day revel had been planned, since, he said, after he began working he’d have to get to bed early during the week (…)
Morning now—theirs to add up the checks cashed here and there in clubs, stores, restaurants. Theirs to air the dank staleness of wine and cigarettes out of the tall blue front room, to pick up the broken glass and brush at the stained fabric of chairs and sofas; to give Bounds suits and dresses for the cleaners; finally, to take their smothery half-feverish bodies and faded depressed spirits out into the chill air of February, that life might go on and Wilson, Hiemer and Hardy obtain the services of a vigorous man at nine next morning

Francis Scott Fitzgerald, The Beautiful and Damned, 1922

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Così alla fine Anthony entrò, per mezzo di una lettera del nonno, nel Sanctum Americanum dove sedeva il presidente delle Wilson, Hiemer e Hardy al suo ‘tavolo sgombro’ e ne uscì impiegato. Doveva prendere servizio il 23 febbraio. Quest’orgia di due giorni era stata organizzata in tributo a questa circostanza  importante, perché quando Anthony avesse cominciato a lavorare avrebbe dovuto andare a letto presto durante tutta la settimana. […] E ora la mattina: a loro di addizionare gli assegni incassati qua e là in circoli, negozi, ristoranti. A loro di dare aria all’alta stanza azzurra per scacciarne il fetore rancido del vino e delle sigarette, di raccogliere i bicchieri rotti e spazzolare le stoffe macchiate delle poltrone e dei sofà; di dare a Bounds i vestiti e gli abiti da mandare in tintoria; infine di condurre i loro corpi mezzo febbricitanti e soffocati e il loro spirito sbiadito e depresso nell’aria fredda di febbraio, in modo che la vita potesse continuare e  l’indomani mattina alle nove Wilson, Hiemer e Hardy avessero i servigi di un uomo  vigoroso

 Francis Scott Fitzgerald, Belli e dannati, 1922, tr. it. F. Pivano, Mondadori 1973, pp. 183-184

Mentre in Europa si combatte la prima guerra mondiale e negli Stati Uniti comincia ad affermarsi il cinema, scorre la storia del giovane ereditiero americano Anthony Patch e di sua moglie Gloria Gilbert. Le date, nella loro vita, riguardano appuntamenti, feste, viaggi, nei quali la coppia trascorre un tempo d’ozio e di ricerca del divertimento. L’aderenza al calendario è vaga e dipende dai postumi delle feste, che a volte durano diverse giornate consecutive: “che giorno è? Martedì. Martedì? Lo spero. Se è mercoledì devo presentarmi a prendere servizio in quel posto idota”.  Poiché la rendita diminuisce, Anthony ha deciso di provare a fare qualcosa – a lavorare –  e ha chiesto aiuto al nonno Adam. Indirizzato verso la carriera in borsa, deve prendere servizio il 23 febbraio. Nei due giorni che precedono questa data, ha luogo una lunga festa d’addio alla vita non lavorativa, anche se l’impiego, col suo ritmo quotidiano, non durerà a lungo.

Dicono del libro
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29 Dicembre

29 dicembre 2018

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Oki era l’unico viaggiatore in quel vagone. Sprofondato nel sedile, guardava distratto la poltrona sull’altro lato, che continuava a girare su se stessa. Non che girasse sempre nella medesima direzione o con la medesima velocità. Accelerava, rallentava, si arrestava di tanto in tanto e a volte rimaneva completamente  immobile per qualche minuto, poi riprendeva a girare nella direzione opposta. Guardando la poltrona che girava da sola nel vagone deserto Oki sentiva affiorare la solitudine stagnante in fondo al suo cuore, dove continuavano a fluttuare pensieri incerti. Era il ventinove dicembre. L’anno stava per finire. Oki aveva preso il treno perché voleva sentire il suono delle campane a Kyoto, nell’ultima notte dell’anno

Yasunari Kawabata, Bellezza e tristezza, 1965, tr. it. A. Suga, Einaudi 1983, p. 3

A due giorni dalla fine dell’anno, il celebre scrittore Oki sta viaggiando sul treno per Kyoto. Tutti gli anni, per capodanno, la radio trasmette i rintocchi delle campane di Kyoto e Oki vuole sentirli dal vivo. Ma non solo per questo ha intrapreso il viaggio. A Kyoto vive una donna con cui molti anni prima ha avuto una relazione, quando lei era una sedicenne e lui un uomo sposato. La storia era finita male, con un bambino nato morto e un tentativo di suicidio della ragazza. Dopo quella vicenda, Oki aveva pubblicato un libro di grande successo. Ora vuole rivedere la donna, che fa la pittrice e vive nel recinto di un tempio buddista. Per questo è sul treno, il 29 dicembre, mentre viene buio presto e il monte Fuji appare all’orizzonte. 

Dicono del libro

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12 Settembre | September 12

12 settembre 2018

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Look here, this is a book he had when he was a boy. It just shows you.
He opened ii at the back cover and turned it around for me to see. On the last fly-leaf was printed the word SCHEDULE and the date September 12, 1906. And underneath:
Rise from bed………………………………… 6 A. M.

Francis Scott Fitzgerald, The Great Gatsby, 1925

Guardate, è un libro che aveva da ragazzo. Fa vedere com’era.
Sulla pagina bianca era scritta la parola ORARIO e la data del 12 settembre 1906. E sotto: Sveglia 6:00

Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby, 1925, tr. it di F. Pivano, Mondadori, Milano 1950, p. 194

Dicono del libro
“Il romantico ed enigmatico Jay Gatsby organizza feste sontuose nella speranza di avvicinare la donna amata in gioventù, Daisy, che ha sposato un uomo ricco e rozzo. Ne diventerà l’amante, ma un incidente automobilistico darà una tragica svolta al loro amore. Una descrizione spietata e partecipe del mondo fastoso e frivolo degli anni Venti nelle pagine indimenticabili dello scrittore simbolo della “generazione perduta”.

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