Time’s News n.51

“Time’s News”, il magazine dell’International Society for the Study of Time (ISST) curato da Emily DiCarlo, è arrivato al suo 51° numero e – proprio alla fine del 2020 e come viatico per il 2021 – propone come tutti gli anni una selezione di ricerche in corso, di mostre e di opere che hanno affrontato il tema cruciale del tempo nel corso dei mesi precedenti.
Si inizia con l’immagine panoramica del Garden of Slow Time, uno spazio per la riflessione personale sul tempo, creato da Paul Harris per la Loyola Marymount University di Los Angeles. Proprio questa Università nel 2019 ha ospitato la 17° conferenza triennale dell’ISST, un simposio che raccoglie ricercatori indipendenti, accademici, artisti, scienziati di tutto il mondo. Il tema del 2019 era Time in Variance, affrontato da decine di interventi multidisciplinari.

Questo è accaduto prima della diffusione della pandemia. Lo spartiacque del virus ha indirizzato molte delle ricerche del 2020 sulla mutata percezione del tempo indotta dalla malattia e dai lockdown, e “Time’s News” riporta a questo proposito diversi titoli, fra cui K. Fujisawa, Time studies of the COVID-19 epidemie (Yamaguchi University). 
Un importante nucleo di ricerche registrate nel numero riguarda il tema della misurazione, dal simposio Sensing, Measuring and Feeling Times and Elements (Sozopol, Bulgaria 2020) alla mostra dello stessa curatrice Emily DiCarlo The Propagation of Uncertainty (The Art Museum,Toronto 2020), focalizzata sulla discordante simultaneità dell’ UTC (Coordinated Universal Time).


Diverse opere, illustrate nella sezione Visualizing Time (a cura di A. Sbrilli e L. Leuzzi) hanno a che fare con la misurazione:  


Metric Units for the Solar System dell’artista australiana Sara Morawetz, che indaga le scale di misurazione e la loro rilevanza nella percezione del posto dell’essere umano nell’universo

l’Histoire millimétré de l’Art di Aldo Spinelli, che rappresenta in millimetri quadrati i 1.000.056 anni dell’arte, suddividendoli nella riproduzione su carta millimetrata di alcuni capolavori della storia dell’arte dalla preistoria al presente

i Calendars di Letizia Cariello, che uniscono scrittura e cucito in una pratica meditativa sul tempo

il Climate Clock di Gan Golan e Andrew Boyd, ammonimento incessante sul tempo che manca al punto di irreversibilità del cambio climatico

la mostra 24/7 curata da Sarah Cook e ispirata all’omonimo libro di Jonathan Crary sulla mutazione dei ritmi quotidiani

A temporary Index, di Thomson & Craighead, riporta il tempo che manca prima che i siti in cui sono sepolte scorie nucleari tornino sicuri


Time out of Joint di Eva & Franco Mattes, una mostra on line su Darknet, una rete remota, alla periferia di Internet, dove il tempo di caricamento e scorrimento scorre in modo diverso.
Infine due opere che si inoltrano nelle trasformazioni profonde che il tempo produce nella natura e negli artefatti umani:

Brief History of Time del cinese Chen Qi, che visualizza le tracce lasciate dal tempo nei libri, unendo la tecnica incisoria con accurati studi di fisica

e Forcing the Landscape di Silvia Camporesi, che ha scelto nelle sue ultime serie di opere dei luoghi speciali, dove l’azione umana si confronta con i vincoli della natura e il passaggio del tempo che sommerge, restituisce, torna a sommergere gli artefatti antropici.

Visualizing Time: Time’s News 2019

Mentre a Los Angeles (Marymount Loyola University) si svolge Time in Variance, il 17° simposio sul tempo organizzato dall’International Society for the Study of Time (ISST), il cinquantesimo numero del magazine dell’ISST,  “Time’s News”, esce a cura di Emily Di Carlo. 
Contiene notizie sulle attività della Società, recensioni, segnalazioni di eventi ed esperienze, call for papers, approfondimenti, interviste e una sezione, dal titolo Visualizing Time, dedicata ad opere d’arte che – nel corso del 2018-19 – hanno fatto emergere una riflessione  sul tempo, attraverso tecniche e strumenti diversi. 
La selezione di questa scelta di “time focused art”, curata da Antonella Sbrilli e Laura Leuzzi, segnala una serie di artisti internazionali, da Olafur Eliasson e Minik Rosing con il loro Time Watch a Tracey Emin (I Want My Time With You), passando per Aiko Miyanaga (Waiting for Awakening – Clock), Marco Godinho (Every Day a Poem Disappears in the Universe), Zhao Zhao (One Second) e due artiste italiane: Daniela Comani che nel 2019 ha realizzato Planet earth 21st Century (ne abbiamo parlato qui), e Mariagrazia Pontorno, con Everything I Know, un progetto che ripercorre il viaggio di Leopoldina d’Austria – appassionata di scienze – verso il Brasile, nel 1817: un diario che rintraccia, aggiorna, rimodula lo sguardo scientifico, le atmosfere geografiche, i passaggi di spazio e di tempo.


Nell’anno in cui si celebra il  cinquantenario del primo sbarco sulla Luna, non poteva mancare l’eloquente opera di Peter Liversidge, From home – how far the moon has, and is, moving away from the Earth since the moon landing, July 20th, 1969


Il numero di “Time’s News” riporta anche un interessante esperimento di Emily Di Carlo,  I Need To Be Closer To You, parte del progetto Daylight Saving Time, che indaga il concetto di “time-specificity” nell’arte contemporanea, lavorando sui fusi orari, sull’ora legale, sulla percezione della distanza temporale e delle sue variazioni. 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venezia, la griglia del tempo e Madelon Hooykaas, di Laura Leuzzi

Il tempo è una componente fondamentale nell’opera dell’artista olandese Madelon Hooykaas, presentata qui da Laura Leuzzi:
Venezia – Veni etiam, “vieni ancora”, secondo una fantasiosa etimologia di Francesco Sansovino (1581), ci invita a tornare e ritornare in laguna. Questo elemento, ciclico, di ripetizione, permea l’ultimo lavoro dedicato a Venezia della pioniera della videoarte olandese Madelon Hooykaas. Il progetto arriva a Threshold artspace alla Perth Concert Hall in Scozia, come parte della prima personale dell’artista nel Regno Unito.
L’incessante flusso turistico che ogni anno invade Venezia – e altre capitali della cultura – è stato solo uno degli spunti di riflessione per la Hooykaas, che ha iniziato questa ricerca nel 2015 e l’ha sviluppata tramite due residenze veneziane alla Fondazione Emily Harvey.
Risultato di questo lungo lavoro sono le serie di performance Virtual Walls I (Emily Harvey Archive, Venezia, settembre 2017) e Virtual Walls | Real Walls (Berlino, Amsterdam e Perth), che riflettono sul concetto di muro, nella funzione duale di protezione e segregazione, sostenibilità e rigenerazione del tessuto urbano.
Portando questa performance a Perth, peraltro, l’opera fa eco anche alle mura che cingevano in età moderna la città e il cui unico brano, sopravvissuto alla distruzione ottocentesca, si trova probabilmente appena fuori lo spazio espositivo.
Virtual Walls | Real Walls riattiva così la memoria storica della città, su cui riflette in alcuni disegni e un testo d’artista la giovane Tabitha Mckechnie (READ MORE, n. 14, 2018).
Le performance della Hooykaas – in cui confluiscono video e disegno – vedono l’artista intervenire live con un carboncino sulla proiezione delle immagini video girate a Venezia. Come evidenziato dall’artista scozzese Sue Grieson, nel corso dell’opening del 14 maggio 2018, nella performance l’azione “congela il tempo”.
Il tempo, d’altronde – come notato nel testo che accompagna la mostra (sempre in READ MORE, n. 14, 2018) – è una componente fondamentale di questa serie di opere: nella performance, infatti, due piani temporali distinti – quello passato (il video) e quello presente (l’azione) si incontrano, fondendosi. Nel video utilizzato in Virtual Walls I, inoltre, il paesaggio lagunare è visibile attraverso una griglia, che filtra l’immagine, proteggendo e limitando la visione, e marcando con la sua mediazione la distanza del tempo. In Virtual Walls | Real Walls, invece, l’elemento ciclico evoca la memoria storica delle pietre di Venezia, su cui luce e acqua continuano a incontrarsi.
Al termine delle performance, quando la proiezione e l’azione si estinguono, i disegni restano come vestigia di immagini e gesti, tracce che testimoniano il passato, guardando alla rigenerazione futura.

Madelon Hooykaas, Virtual Walls | Real Walls
Threshold artspace, Perth Concert Hall (Scozia)
14 maggio – 26 luglio 2018
A cura di  Laura Leuzzi e Iliyana Nedkova
A questi link il trailer e altre notizie 
Immagine: Madelon Hooykaas, Virtual Walls I, performance at Archivio Emily Harvey, Venice, 2017 (courtesy the artist)

Venice, the Grid of Time and Madelon Hooykaas, by Laura Leuzzi

Venice, Venezia – Veni etiam, “come again”, following a creative ethimology invented by Francesco Sansovino (1581), invites us to come over and over again to the lagoon. This cyclical element, of repetition, permeates the latest work, dedicated to the city of Venice, by the Dutch video pioneer Madelon Hooykaas.  This project arrives to Threshold artspace at Perth Concert Hall in Scotland as part of the first solo exhibition of the artist in the UK.
The incessant touristic flow that every year invades Venice and many other cultural capitals has been one of the points for a reflection for Hooykaas, who started this research in 2015 and developed it through two Venetian residencies at the Emily Harvey Foundation.
The result of this long research is the series of performances Virtual Walls I (Emily Harvey Archive, Venice, September 2017) and Virtual Walls | Real Walls (Berlin, Amsterdam and Perth)– that reflect upon the concept of wall, in its dual function of protection and segregation, sustainability and regeneration of the urban fabric.  
Bringing this project to Perth, the work echos also the walls that used to circle the city in the modern age. What is probably last surviving piece of this wall – that was destroyed in the XIX cen – is just outside the Concert Hall. In some way Virtual Walls | Real Walls riactivates the historic memory of the city, over which the young Tabitha Mckechnie reflect with some drawings and text (READ MORE, n. 14, 2018).
 Hooykaas’s performances – in which video and drawing converge – see the artist intervening live with charcoal on the projection of images filmed in Venice.

As underlined by the Scottish artist Sue Grieson, during the Q&A at the exhibition opening (14 May 2018), the action “freezes the time” in the performance. Time, in any case, as mentioned by myself and the co-curator Iliyana Nedkova in the text that accompanies the exhibition (READ MORE, n. 14, 2018), is a key component of this series of artworks: in the performances two different time lines – that of the past (video) and that of the present (the action) meet, mingling. In the video employed in Virtual Walls I, the lagoon landscape is visible through a grid, that filters the image, protecting and limiting at the same time the vision and marks with its mediation the distance of time.
In Virtual Walls | Real Walls, on the other hand, the cyclical element evokes the historic memory of the stones of Venice, on which the light and the water continue to meet.
At the end of Hooykaas’ performances, when the projection and the action fade, the drawings stay as the vestiges of images and gestures, traces which testify the past and look to a future regeneration.  
 
Madelon Hooykaas, Virtual Walls | Real Walls
Threshold artspace, Perth Concert Hall (Scotland) 
14 May – 26 July 2018
Curated by Laura Leuzzi and Iliyana Nedkova
Trailer  and Daydreaming