3 Giugno

3 giugno 2019

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Ma nel calendario non mancano le date e con un po’ d’immaginazione ognuna di esse potrebbe adattarsi al buon proponimento. Ricordo, perché mi parve contenesse un imperativo estremamente categorico, la seguente: “Terzo giorno del sesto mese del 1912 ore 24”. Suona come se ogni cifra raddoppiasse la posta

Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923, ed. Giunti, 1994, p. 15

Nei suoi tentativi di smettere di fumare – che lo hanno portato anche in una casa di cura – Zeno Cosini annette una grande importanza alla data dell’ultima sigaretta. “Le mie giornate finirono coll’essere piene di sigarette e di propositi di non fumare più”. Le date delle tante ultime sigarette sono segnate sulle pareti, sui libri, sulla ghiaia: sono collegate ad avvenimenti storici, anniversari pubblici e privati o sono scelte in base a concordanze e relazioni fra le cifre, come questa del 3. 6. 12 ore 24, in cui la sequenza aritmetica è ironicamente (e inutilmente) salutata come un buon segno per la riuscita del proposito. 

Dicono del libro

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5 Maggio

5 maggio 2019

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Corsi da un fioraio e scelsi un magnifico mazzo di fiori che indirizzai alla signora Malfenti accompagnato dal mio biglietto da visita sul quale non scrissi altro che la data. Non occorreva altro. Era una data che non avrei dimenticata più e non l’avrebbero dimenticata forse neppure Ada e sua madre: 5 Maggio, anniversario della morte di Napoleone.
Provvidi in fretta a quell’invio. Era importantissimo che giungesse il giorno stesso

Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923, ed. cons. Giunti, 1994, p. 93

È nel capitolo 5 che Zeno racconta le vicende che, nel 1891, l’hanno portato a sposarsi con Augusta, una delle quattro figlie dell’amico Giovanni Malfenti. Zeno frequenta la casa da cinque mesi, attratto dalla sorella di Augusta, Ada, che però pare non ricambiarlo. Il 5 maggio, la signora Malfenti lo invita a diradare per un po’ le sue visite. Zeno rimarrà lontano da casa Malfenti cinque giorni “cinque giorni memorandi che mi condussero al matrimonio”. Il 5 maggio (quinto mese dell’anno), uscendo, prova un senso di temporanea liberazione dai vincoli complicati del corteggiamento e decide di inviare i fiori col sintetico messaggio: la data del giorno, che deve risuonare come un monito, legata com’è all’anniversario della morte di Napoleone, figura esemplare con la quale il capitolo 5 si era aperto (“M’aspettavo perciò anch’io di divenire e disfarmi come Napoleone e l’onda”).

 

Dicono del libro

 

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3 Novembre

3 novembre 2018

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E quando abbiamo finito di caricare le casse sul camion, uno di quegli ufficiali viene da me forse perché ero il più vecchio e mi dà la mano da stringere, ma vigliacco se io gliel’ho stretta. È stata una scena, chiedete alla gente di Alba che stava a vedere dalle finestre e non respirava nemmeno più per la paura che succedesse qualcosa da un momento all’altro. E questo è capitato il 3 di novembre ed è stata una cosa speciale perché se non è speciale che un vivo giochi la sua pelle per portare a casa dei morti, allora di speciale non c’è più niente

Beppe Fenoglio, Vecchio Blister, 1952, in I ventitré giorni della città di Alba, Mondadori 1974, p.66

Il racconto del vecchio Blister, un partigiano che si è macchiato di un furto e attende la sentenza dei compagni, rievoca un episodio della storia di Alba. Conquistata il 10 ottobre del 1944 dalle forze partigiane, la città piemontese cade di nuovo in mano all’esercito della Repubblica Sociale “alle ore due pomeridiane del giorno 2 novembre 1944”. E il 3 novembre, il vecchio Blister recupera i cadaveri dei partigiani morti nella battaglia del giorno prima.

Dicono del libro

 

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