Sempre del tempo si tratta. Una mostra a Ravensburg, Kunstmuseum

It’s All About Time è il titolo della mostra al Kunstmuseum della città tedesca di Ravensburg (aprile-luglio 2026).
Di fronte all’immensità del tema, la curatrice nonché direttrice del museo Ute Stuffer ha scelto di selezionare sei artisti, sei approcci nei confronti della “prospettiva invisibile”, sei visioni che esplorano la condivisione  e l’infrazione delle misure del tempo. Porta di ingresso al concept di questa mostra è la performance – ormai diventata un classico – dell’artista  Tehching Hsieh (Taiwan 1950) dal titolo One Year Perfomance 1980-81 (Time Clock Piece). Per i dodici mesi scanditi nella data riportata nel titolo, l’artista ha timbrato un orologio marcatempo ogni ora in punto, scattandosi una foto. Una delle “opere più intransigenti mai realizzate sul tema”, il risultato di un  “compito vertiginoso”, un’ammissione di adesione dell’essere umano allo scorrere del tempo che “è tutto ciò che la vita è, ed è l’unica cosa che ci rende tutti uguali”, nelle parole dello stesso artista. 
Da questa opera-mondo, si dipana  il percorso della mostra, con installazioni che esplorano il legame tra esperienza soggettiva e convenzione sociale, percezione e normalizzazione del tempo. 
L’artista americano David Horvitz è presente con le sue Proposals for Clocks (2016 – ): proposte di orologi basati sul battito cardiaco, sul ritmo del respiro, sulle ombre dei gatti o dei fiumi; ipotesi di orologi che si addormentano, tutti inventati in risposta alla domanda: “su quali criteri misuriamo e facciamo esperienza del tempo?”. E ancora con The Distance of a Day (2013), in cui due telefoni installati uno accanto all’altro mostrano un tramonto e un’alba ripresi  in un giorno di febbraio del 2013 in due punti opposti della terra dall’artista e dalla madre. L’opera riflette sulla contemporaneità e sulla distanza e anche sui termini connessi di giornata, journée, journey, il percorso, il viaggio di un giorno. 
Rafik Greiss (Egitto 1997) presenta The Longest Sleep (2024), un video che riprende i festeggiamenti della ricorrenza islamica di Mawlid in vari luoghi, dal tramonto all’alba. Il cuore del rituale è fatto di musica, danza e pratiche di immersione spirituale che tendono a generare uno stato di trance. Nella visione della mostra, l’opera testimonia l’esistenza di un momento di “presente espanso”, da cui sia il passato che il futuro sono esclusi: un periodo di “pura percezione”.
Dell’artista concettuale tedesco Hans-Peter Feldmann  (1941-2023) si può vedere 100 Jahre (1998-2000); l’opera consiste di 101 fotografie in bianco e nero che ritraggono altrettante persone (amici, parenti, conoscenti) a un’età diversa, dalla prima infanzia al centesimo anno. Da un bimbo di pochi mesi a una donna centenaria, le foto ricostruiscono il  flusso continuo e discreto della metamorfosi delle persone nel tempo, suscitando in chi guarda memorie, risonanze, flashback.
Alicja Kwade, artista polacca attiva a Berlino, con Durchbruch durch Schwäke (2009/2016) immerge i visitatori in un “fragile labirinto” fatto di 96 pesi per orologio, alcuni antichi, alcuni moderni, sospesi nello spazio grazie a catene. Di bronzo, di ottone, variamente foggiati e decorati,  questi pesi – un tempo funzionali al meccanismo di misura del tempo a cui erano collegati – oscillano, influendo sull’andatura di chi attraversa la sala. Arduo e sfidante, tradurre il titolo “Una svolta grazie alla debolezza”.
L’ultima artista presente è la statunitense Jill Baroff (1954) con  Tide Drawings: Hurricane Ida, Hurricane Zeta, Hurricane Isaac, Hurricane Ian, Hurricane Xaver ( 2022–2023), un ‘opera ispirata ai cambiamenti del livello del mare. I disegni esposti, a inchiostro su carta giapponese, seguono gli andamenti delle maree nonché il passaggio di cinque uragani sulle coste della Louisiana, della Florida, del Baltico, restituendo  i dati in cerchi concentrici, le cui distanze ed intensità si collegano all’intensità dei fenomeni riportati. In questo modo, i Tide Drawings rendono leggibili le maree, le loro regolarità e le loro anomalie nel tempo.
Bello infine, e utile ad avvicinarsi alle opere esposte, il pensiero, della  storica della cultura Rebecca Solnit “the natural world is not a static visual splendor that can be captured in a picture, but time itself as patterns, recurrences, the rhythmic passage of days and seasons and years’”.
Il mondo naturale non è una visione da catturare, ma tempo in forma di pattern, ricorrenze, ritmici passaggi di giorni, stagioni e anni.

It’s All About Time, Kunstmuseum Ravensburg, Burgstr. 9 
11 aprile – 19 luglio 2026
Le citazioni sono tratte dal booklet della mostra.

(a.s.)

 

 

 

L’anno dei petali appuntiti: l’orologio floreale di Ridler

L’immagine statica che si vede riprodotta non restituisce se non in minima parte la natura dell’opera dell’artista Anna Ridler dal titolo Anno oxypetalum: il titolo è traducibile comel’anno dei petali appuntiti”, con riferimento al nome di un cactus a fioritura notturna, i cui petali hanno una tipica forma a punta, acuta (in greco ὀξύς ).
Si tratta di un’opera d’arte generativa che si muove – come sempre nella ricerca dell’artista britannica – intrecciando i temi del tempo, dei fenomeni naturali (in particolare botanici) e le occasioni che digitale e Intelligenza artificiale offrono nell’esplorazione e nella generazione di nuove forme miste di arte, calcolo, durata, interazione.
Per vedere l’opera nei suoi effetti mobili e vibratili, ci si può collegare tramite questo link al sito di Sotheby’s, che ha messo all’asta l’NFT (Non Fungible Token) collegato ad essa (2022).
Nel video, il ritmo della fioritura annuale di questo cactus che fiorisce di notte  è compresso in tre minuti. Come si legge nella scheda tecnica dell’opera, ogni mezzo secondo rappresenta un giorno, i fiori si aprono e si chiudono, mentre la luce cambia con le stagioni. Il video è sincronizzato con il solstizio d’inverno del 2021 a Londra, ma la caratteristica sorprendente è che quando viene acquistato (come NFT)  il video si sintonizza con la stagione del passaggio di proprietà.

Non solo: come spiega l’artista “la tempistica codificata algoritmicamente è precisa fino all’anno 3000. L’opera diventa una forma di cronometraggio ad alta precisione, anche se fa riferimento a una forma più medievale di calcolo del tempo, legata al tramonto e all’alba”. L’intento  è dunque anche quello di riflettere su come le capacità di calcolo, montaggio, sincronizzazione offerte dalla tecnologia attuale entrino in risonanza con una materia prima antica, ciclica, organica. Reti neurali e blockchain sono la forma attuale di un tentativo antichissimo di categorizzare tempo e natura. 
Anno oxypetalum si inserisce nella ricerca di Ridler sugli orologi crono-biologici delle piante, avviata con il progetto dal titolo Circadian Bloom, ispirato all’orologio floreale che Carlo Linneo propose nel 1751 nella sua Philosophia Botanica. Osservando come ogni fiore si apra e chiuda in momenti precisi e ricorrenti, il naturalista svedese ipotizzò  di poter utilizzare i momenti delle fioriture per segnare le ore e i minuti di quello che sarebbe stato un “horologium florae”. Sulla scorta di questa idea, Anna Ridler nel 2021 ha utilizzato la tecnologia più avanzata per realizzare una sorta di sistema di misurazione del tempo scandito dalle fioriture, un sistema che fa incontrare e reagire meccanismi naturali e artificiali, aspettative umane e algoritmi, istanti e stagioni. 

(a.s.)