19 Maggio

19 maggio 2017

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Erano calendari molto comuni, di quelli con i paesaggi che certi bottegai regalano ai clienti per Natale. Intorno a molte date si ammassavano appunti sbiaditi in una sorta di stenografia domestica che mi fu impossibile decifrare, e ogni giorno del mese era coperto dalla sua bella X. Sette anni erano stati cancellati in quel modo. Le X si interrompevano il diciannove di maggio, dieci giorni prima della morte di mia madre, piùo meno quando dalla fattoria, mi avevano portato in città a casa di mia zia. Mi pareva che neppure Iddio, avvolgendo la terra nelle tenebre e assicurando al creato il sonno ristoratore, avesse dimostrato maggiore autorità e controllo sul finire del giorno di quanto la marcia inesorabile delle X di mia madre sembrasse proclamare nel corso di quegli anni

John McGahern, Il pornografo, 1979, tr. it. S. Basso, Einaudi 1994, pp.203-4

Nel momento in cui il protagonista della storia – un giovane irlandese che per mestiere scrive racconti pornografici – si trova a riflettere sul tempo, la vicenda narrata è quasi al termine.  La zia con cui è cresciuto sta per morire; la ragazza con cui ha una relazione, relazione che vorrebbe chiudere, è incinta. Il pensiero va al mucchio di calendari trovati in casa alla morte della madre, che cancellava con una X tutti i giorni trascorsi, e a un calendario in particolare, in cui la sequenza arriva fino alla data del 19 maggio. È il grafico della marcia inesorabile del tempo, che ha portato “ciascuno di noi al punto in cui eravamo, ora e per sempre”. 

 

Dicono del libro

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Dieci giorni scomparsi e ritrovati, di Chiara Camoni

Dieci giorni cancellati da calendari, agende, libri di conti, diari: sono quelli fra il 5 e il 14 ottobre 1582, quando entrò in vigore la Riforma del calendario di Papa Gregorio XIII.
Elaborata per correggere l’invecchiamento del calendario istituito da Giulio Cesare, sistemare i calcoli sull’Equinozio e sulla data della Pasqua, la Riforma che introduce il calendario gregoriano ha avuto il suo peso sul senso del tempo.
Il francese Michel de Montaigne, per esempio, annotava di non riuscire ad adattarsi  al cambiamento, tanto da essere con la mente  sempre dieci giorni avanti oppure dieci giorni indietro (Saggi, libro III, capitolo X).
E nel libro di Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, lo sfasamento di dieci giorni fra i calendari in vigore dopo la Riforma – che fu accettata prima, e in diverse fasi, dai paesi cattolici e più avanti in quelli protestanti –  ha la sua rilevanza nella vicenda.

Camoni

Nel 2003, l’artista Chiara Camoni, nata a Piacenza e residente in Toscana, riprende le fila di quella storia.
“Appena scopro i documenti che testimoniano questa operazione sul tempo, cerco di capire che fine hanno fatto i dieci giorni. Mi rendo conto che nessuno li ha mai reclamati. Me ne posso quindi legalmente appropriare!”.
Disegna così due medaglioni con i profili affrontati, quello di Papa Gregorio XIII e il suo, e prepara degli atti di restituzione di quei dieci giorni, da consegnare durante una performance, che ha luogo in diverse sedi (Cartiere Vannucci,  Galleria Blanchaert di Milano) fra il 2003 e il 2004.

Camoni 2

“Potrei regalare un giorno a qualcuno, o magari venderglielo” scrive l’autrice nel decalogo di intenzioni collegato a questa performance che – come molte altre sue opere da (Di)segnare il tempo a Clessidra, a Notturni – ha a che fare con il tempo, la scansione di giorni e notti, la regolarità, la ripetizione, la durata.
“Gentile Principessa, sono sinceramente dolente di non potervi restituire l’ultimo giorno di giovinezza che io vi debbo…” scrive il mago gentiluomo del racconto di Giovanni Papini, Il giorno non restituito: per donare tempo alla figlia malata, l’uomo convince giovani donne a donargli 365 giorni per poi restituirli, uno a uno, negli anni successivi, quando le donatrici sono diventate vecchie. E non sempre la restituzione riesce.
La magia omeopatica di Chiara Camoni restituisce giorni  potenziali, riserve di 24 ore, con cui fare qualcosa, anche solo riflettere sul tempo attraverso un pezzetto di tempo.

Camoni macro 2016
Sia durante lo svolgimento della performance, sia soprattutto dopo, alla distanza, l’artista ha ricevuto riscontri in forma di fotografie, messaggi, pensieri su questo dono o baratto proposto ai visitatori, che hanno avuto da lei  l’input ad aggiungere, invece cha a togliere, giorni dal calendario.
Nel corso della mostra Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea (Museo Macro di Roma, via Nizza dal 29 aprile al 2 ottobre 2016) la performance è effettuata tutti i venerdì, sabato e domenica, alle ore 11 e alle ore 16:30, da studenti del Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo.

Antonella Sbrilli @asbrilli

Immagini: courtesy Chiara Camoni e Macro