2 Giugno

2 giugno 2017

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Adesso Quinn non era in nessun luogo. Non aveva niente, non sapeva niente. Non soltanto era stato rimandato alla partenza; ora si trovava prima della partenza, in un punto così antecedente alla partenza da essere peggio di qualunque arrivo immaginabile.
Il suo orologio faceva quasi le sei. Tornò a casa per la stessa strada dell’andata, allungando il passo di isolato in isolato. Prima di raggiungere la sua via, aveva incominciato a correre. È il due di giugno, disse fra sé. Cerca di ricordarlo. Questa è New York, e domani sarà il tre di giugno. Se tutto va bene, l’indomani sarà il quattro giugno. Ma niente è sicuro

Paul Auster, Città di vetro, 1985, tr. it. M. Bocchiola, Trilogia di New York, Einaudi, 1996, p. 109

La vicenda di Daniel Quinn, scrittore di romanzi gialli che firma con lo pseudonimo di William Wilson (nome tratto da un racconto di Edgar Allan Poe), è iniziata nel mese di maggio. In una telefonata notturna, Quinn è stato interpellato col nome di Paul Auster e incaricato- come fosse un detective – di una strana inchiesta. Deve proteggere un uomo, Peter Stillman, dal padre – omonimo – che lo ha tenuto segregato per anni per fare degli esperimenti sul linguaggio. Pedinamenti, ricerche, dialoghi fra persone e personaggi, nomi e pseudonimi, hanno luogo nella città di New York all’insegna del doppio e del dubbio, mentre maggio diventa giugno e offre, con la sequenza dei giorni, un appiglio, forse. 

Dicono del libro

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Oggi: oceano del tempo, conchiglia dell’attimo

Oggi, Diconodioggi ospita un brano tratto dal libro Il popolo di legno, di Emanuele Trevi, edito da Einaudi, un libro che “ci fa vedere il mondo con gli occhi di un personaggio infimo e irresistibile, che non ha paura di svelare quanto assurda sia la convinzione degli esseri umani di poter migliorare la propria vita”.
Il brano
parla con  sottile profondità della parola oggi ed è stato segnalato al blog da Giulia Valdi, che cura su Twitter – dall’inizio del 2015 – una raccolta quotidiana di definizioni del giorno in corso, alimentata da centinaia di partecipanti che seguono l’hashtag #zero15. Ecco la pagina di Emanuele Trevi:

“Oggi avrebbe iniziato a dire quello che aveva da dire, nello studio di Palmi, nemmeno lui sapeva bene cosa. Ma non si sarebbe fermato.
‘Oggi’ è un modo di dire e un’approssimazione, non diversamente da ‘Rosarno’.
Perché se è vero che ogni luogo è l’ombelico del mondo, è altrettanto vero che la più insignificante e transitoria delle date è lo scrigno, l’arca di tutti i tempi. La luce radente dell’eterno punge col suo tocco di spillo i mercoledì, i lunedì, i primi del mese, i giorni di scirocco, quelli di festa. Se ripetiamo nella mente per un po’ di tempo la parola oggi, siamo in grado di ascoltare in quel suono così breve la vibrazione di ciò che è sempre stato. L’oceano del tempo rinchiuso nella conchiglia dell’attimo. Questo è un giorno qualunque, un giorno della vita di un profeta”.
Emanuele Trevi, Il popolo di legno, Einaudi Stile Libero, 2015

Emanuele Trevi Valdi OggiE il commento di Giulia Valdi:

Il tempo e il suo eterno fluire. Un giorno qualunque che segna il passaggio tra un prima ed un dopo. Un uomo comune che in quell’oggi dà un corso nuovo alla sua vita e non solo alla sua. Non è un eroe, è una sorta di profeta nichilista. Il tutto in un’atmosfera di assoluta necessità dove ciò che crediamo destino è solo puro caso. Qui, il Topo, invita ognuno ad essere quello che naturalmente è, dichiarando l’inutilità di qualunque forma di impegno volto al miglioramento personale, negando valore alla ragione, alle parole e alla ricerca nella vita di un senso che non c’è.
È in questa dimensione che il tempo diventa eterno e ogni definizione dell’oggi un’approssimazione. Perché il divenire non si imbriglia, va avanti senza requie, portandosi tutto con sé come in un flusso ininterrotto a cui ognuno sarà quasi felice di non opporsi. “Tempo che scorre e si dilegua, indifferente a se stesso prima ancora che ai miliardi di anime in pena che si trascina. […] Tempo che passa, senza rimpianti e senza speranze.”

Giulia Valdi
@giuliavaldi
@anno_zero15

Wittgenstein dice di oggi

Wittgenstein dice di oggi

di Simone Zacchini

In una delle sue prime lezioni dopo il ritorno a Cambridge (1930-32), Ludwig Wittgenstein afferma che “il tempo come sostantivo è una terribile fonte di confusioni“. Sono questi gli anni in cui, tornato all’attività filosofica, Wittgenstein inizia a delineare il percorso che lo porterà alle Ricerche filosofiche, in cui rimette in discussione le sue stesse teorie, che aveva espresso nel Tractatus logico-philosophicus.

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Già in quest’opera troviamo un’analisi del concetto di tempo. Wittgenstein istituisce, nella proposizione 6.4312 del Tractatus, un nesso tra quello che egli chiama l’“enigma della vita” e il riconoscimento che la vita umana si svolge “nello spazio e nel tempo”:

«L’immortalità temporale dell’anima dell’uomo, dunque l’eterno suo sopravvivere anche dopo la morte, non solo non è per nulla garantita, ma, a supporla, non si consegue affatto ciò che, supponendola, si è sempre perseguito. Forse è sciolto un enigma perciò che io sopravviva in eterno? Non è forse questa vita eterna così enigmatica come la presente? La risoluzione dell’enigma della vita nello spazio e nel tempo è fuori dello spazio e del tempo. (I problemi da risolvere qui non sono problemi della scienza naturale)».

Il problema della sopravvivenza eterna della nostra anima, della nostra infinita durata nel tempo, è uno di quei problemi che, da sempre, i filosofi hanno considerato più importanti, più universali, di altri.

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Unacosaalgiorno.it

Oggi, un concetto tanto ovvio quanto difficile da definire, uno stato emergente del tempo, in cui tutte le possibilità in potenza si allineano in una configurazione che esclude le altre, producendo continuamente il presente. Oggi, questo giorno, che sta passando come tutti gli altri  fra la solita routine e qualche novità, è il luogo – parole del sociologo Henri Lefebvre (Critica della vita quotidiana) – dove la ripetizione e la sorpresa si confrontano; e la bilancia può pendere sull’alienazione o sulla creatività, sull’adeguamento all’identico o sullo scatto del nuovo. cosa giornoIl sito www.unacosaalgiorno.it, inventato “in un giorno di marzo” da Rocco Rossitto, con Claudia Vago e Alessandro Pancosta, ha scelto di far cominciare ogni oggi proprio con una sorpresa, inviando agli iscritti – tutte le mattine – una cosa:  una curiosità, un’esperienza originale, un’informazione insolita, selezionata nella rete e recapitata in forma di link. Diconodioggi, iscrittosi appena letta la recensione di Loredana Lipperini su “Repubblica” dell’8 giugno 2014, finora ha ricevuto – come viatico di questi giorni –  il primo “selfie” della storia, una realtà aumentata piena di ironia, la mappa dei luoghi in cui si fa ricerca sull’internet delle cose. Una cosa bellissima, a cui si può anche contribuire, segnalando cose che aumentino il gradiente di novità della giornata. (a.s.)

Diteci di oggi, “attenzione”

Gioco Diteci di oggi – Pagina99 we: settimana 24 – 31  maggio 2014 (si partecipa fino a lunedì 26 maggio)

Diconodioggi collabora con il giornale Pagina99, con Diteci di oggi: una rubrica di giochi e interazioni che hanno a che fare con la scrittura e con il tempo raccontato, in particolare con le date.

Satellite1427

Ecco il gioco di questa settimana:
Facile parlare di un luogo, più difficile parlare del tempo, specialmente se questo tempo è Oggi, “una cosa sempre nuova, incalzante”, come si legge in una pagina del romanzo Malina (ed. it. Adelphi) della scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann: “è quasi impossibile pe rme dire ‘oggi’, sebbene ogni giorno si dica, anzi, si debba dire ‘oggi’…”  “Come può richiamare la mia attenzione sul 31 maggio! … È oggi. Sono qui e oggi”.
L’invito per il prossimo gioco è a fare attenzione al termine Oggi e a provare a spiegarlo, definirlo, raccontarlo, in un testo di non più di 800 caratteri, da inviare entro lunedì 26 maggio a giochi@pagina99.it .
Appuntamento col giornale in edicola, sabato 31 maggio, per una scelta dei testi arrivati e un commento.

todayIl gioco prosegue su Twitter, con l’hashtag #oggi, grazie a Francesca Chiusaroli, che gli dedica un post nel suo blog Scritture brevi

Ed ecco l’antologia di @atrapurpurea Waiting for Today

Julieta Aranda e la linea internazionale della data – IDL

Presentata anche alla 54° Biennale di Venezia 2011, l’opera dell’artista messicana Julieta Aranda dal titolo You had no 9th of May! tratta di un luogo sulla terra dove si effettua il cambio di data: l’arcipelago delle isole Kiribati nel Pacifico,  attraversato dall’IDL (International Date Line).

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L’International Date Line è una linea convenzionale che separa due giorni consecutivi del calendario, oggi e domani. Nel 1995 l’arcipelago decise di modificare l’assetto della IDL in modo da far rientrare l’intero territorio in una sola data. Colpita da questa notizia, Julieta Aranda (la cui ricerca sul tempo non tralascia la prospettiva politica) ha elaborato l’opera-installazione You had no 9th of May!, in cui un muretto di mattoni segue l’andamento della linea, separando le due scritte, Today e Tomorrow. (a.s.)

Leggi un’intervista a Julieta Aranda sul tempo

Vedi su Youtube: How the International Date Line works